Che cosa si deve fare per conoscere la posizione ufficiale del governo sardo su una data materia?
La risposta è semplice: si dovrebbe andare sul sito ufficiale della Regione e cercare o il comunicato stampa o la delibera di Giunta relativi a quell’argomento.
Ieri Cagliari è stata surriscaldata da migliaia di pastori.

La crisi delle imprese per la siccità e la flessione del mercato si può fronteggiare con circa 30 milioni di euro già esistenti e o mal impegnati o mal depositati. Bisogna però cambiare abitudini e attitudini: su connottu è sbagliato, perché molto spesso spreca le risorse sia naturali che finanziarie. Dove sono i contatori per l’acqua? Si continua a irrigare a pioggia e a coltivare il riso per allagamento? Che dire delle imprese che irrigano per produrre biomasse?

di Paolo Maninchedda
Ieri è stato dato solennemente l’annuncio che il porto di Trieste è porto franco, l’unico porto franco d’Europa.
Effetto della seconda guerra mondiale, si dice.
Fatto è che Trieste sarà, come ha dichiarato il presidente dell’autorità portuale «l’unico punto in Europa in cui si può fare attività industriale e punto franco. Non solo attività terminalistiche, quindi, ma anche logistiche e addirittura industriali di trasformazioni delle merci. Durante la recente missione in Cina abbiamo visto brillare gli occhi degli interlocutori quando si sentivano dire che siamo l’unico vero Punto franco esistente in Europa, in cui si può fare anche manifattura industriale».
Se c’è una cosa sommamente ingiusta è fare un vero punto franco a Trieste e non fare di tutta la Sardegna almeno altrettanto.
C’è da arrabbiarsi profondamente per una storica slealtà di Stato, per l’insipienza della politica autonomistica e per la debolezza del pensiero politico diffusa in molte forze politiche. (CONTINUA)

di Paolo Maninchedda
Già l’anno scorso il Partito dei Sardi denunciò in Consiglio regionale l’urgenza di un intervento per difendere i boschi di querce e di lecci della Sardegna da un lepidottero defogliatore, la Lymantria dispar. La Giunta stanziò a favore dell’Agenzia Agris 800 mila euro, di cui si è persa notizia. Quest’anno Pier Mario Manca è tornato alla carica in modo più insistente e abbiamo ottenuto lo stanziamento di 600 mila euro che pareva adeguato ai 32 mila ettari che risultavano colpiti.
Fatto è che la finanziaria 2017 è stata approvata il 13 aprile, quando ormai era già finito il periodo in cui sarebbe stato utile intervenire per eliminare le larve.
Adesso ci troviamo di fronte a due eventi, la siccità, che non dipende da noi, e l’invasione dei lepidotteri defogliatori, che potevamo combattere bene sin dall’anno scorso, e che non abbiamo combattuto, nonostante stia colpendo duramente il nostro patrimonio boschivo.
Guardate queste foto e proviamo insieme una giusta pena che ci porti a reagire, a combattere. (CONTINUA)

di Paolo Maninchedda
Iniziamo dalle strade. L’Anas ieri ha annunciato la fase 2 dell’operazione rebranding della ex Salerno-Reggio Calabria (…) investimenti tecnologici per fare dell’autostrada la smart road italiana: sarà interamente cablata, dotata di hot spot wi-fi ogni 300 metri per dare e ricevere informazioni e creare una connessione unica.
In Sardegna, invece, si combatte per cose meno tecnologiche: asfalti, buche, crolli e ritardi. (…) Cosa serve? Servono poteri prima che risorse; poteri per poter fare noi e non dover chiedere ad altri, per di più spesso distratti quando non imbroglioni.
Se sembra troppo ardita la parola ‘imbroglione’, rivelo una piccola anticipazione di un dossier che sto raccogliendo sulle imprese non sarde che vincono gli appalti in Sardegna. Lo sto raccogliendo per poi pubblicarlo (…)
Nel frattempo due ministri della Repubblica, Carlo Calenda e il vacanziere Gianluca Galletti, hanno sottoposto al dibattito pubblico il documento sul Sistema Energetico Nazionale (SEN). La Sardegna vi ha un posto di assoluto rilievo, si decide sulle sue centrali elettriche, vi si scrive che si vuol fare un nuovo elottrodotto da 1000 MW, ma soprattuto si capisce (pag. 16) che non si crede nella dorsale e che invece si ritiene più percorribile “la metanizzazione della Sardegna tramite Small Scale GNL potrebbe consentire di avviare la fornitura di gas in modo modulare, utilizzando e completando le reti esistenti, avviando al contempo il primo pilota di Sulphur Emission Controlled Area (SECA)per il traffico marittimo nel Mediterraneo”. Nell’allegato 2, poi, la metanizzazione della Sardegna occupa uno spazio rilevante, da p.224 a p. 231. Leggete queste pagine dove viene delineata chiaramente la strategia dei depositi costieri e anche la loro ubicazione (Cagliari, Oristano e Sassari) e poi fatevi la domanda chiave: giuste o sbagliate che siano queste scelte, quanto e dove hanno coinvolto i Sardi?

di Paolo Maninchedda
Posto che oggi abbiamo la luminosa notizia sanitaria, secondo la quale l’imperatore Moirano ha assicurato lo sblocco delle assunzioni a Nuoro (nessuno che abbia il coraggio di chiedere a sua Maestà, che ancora deve dimostrare di possedere i requisiti di eccellenza extra sarda che gli hanno consentito di conquistare la corona, se e come il piano dei risparmi che sta programmando non stia incidendo sul livello dei servizi – Sassari e Nuoro sono già scoppiate, a breve salta per aria Oristano) e posto anche che tanto è inutile occuparsi della tragedia finanziaria della sanità perché sembra ineluttabile che ci si vada a rompere la testa fino a spappolarsela, occupiamoci di altro. Occupiamoci di latte.
Non ho ancora potuto leggere la forma assunta dopo il dibattito in Aula dall’articolo della finanziaria che stanzia i 14 milioni di euro per rafforzare la misura indigenti, ossia il ritiro delle eccedenze del formaggio pecorino romano. Non mi stupì che la prima versione dell’emendamento avesse trovato tutti concordi i dirigenti dell’amministrazione regionale: era talmente complicato da destare la certezza che i soldi non si sarebbero spesi. Ma poniamo che il testo sia stato migliorato e che i soldi siano spendibili e ottengano l’effetto desiderato: l’aumento del prezzo del latte e quindi del reddito dei produttori (continua)

di Paolo Maninchedda
Io non ricordo a memoria che ci sia mai stata una Giunta che abbia registrato a poco più della metà del suo mandato un incremento del 14% dei posti di lavoro, registrato a gennaio. A gennaio dico, non nei trimestri delle stagioni turistiche: a gennaio.
Non ricordo neanche un’altra Giunta che abbia visto registrare, come invece è accaduto a questa Giunta, un incremento del 20% delle cessazioni dei contratti a tempo determinato e una diminuzione delle cessazioni dei contratti a tempo indeterminato del 10%.
Ignazio Ganga ha ragione di essere prudente e di volere aspettare conferme, ma il dato è lì a dire che evidentemente la Giunta “drummida” di cui tanti parlano, non è poi proprio così “drummida”. Se anche vogliamo interpretare questi dati come sintomi e non come dati strutturali, essi non vogliono dire che manca una politica dello sviluppo, ma che una politica dello sviluppo comincia a dare i suoi frutti. Tutto il retoricume autonomista degli anni passati; tutta l’autocelebrazione di alcune scelte di governo, attraverso anche megafoni universitari, non può annoverare sintomi di ripresa di questo tipo. Questa Giunta ha il difetto di non sapere raccontare ciò che fa; però è meglio essere pessimi parolai ma efficienti amministratori, che eccellenti incantatori di serpenti che addormentano il popolo con le sinuosità delle proprie menzogne.
Qui se c’è qualcuno “drummidu” è chi è fermo nel fare politica ai soliti sistemi italici: interdizione, malevolenza, maldicenza, conservazione, dissipazione, distribuzioni a pioggia e quant’altro. Il cancro morale della vecchia politica animata dall’odio, dall’ignoranza e dal parassitismo di classi dirigenti che senza politica sarebbero senza mestiere, è sempre lì pronto ad aggredire ogni nobiltà come la ruggine sui metalli.

di Mariano Meloni
Noam Chomsky, uno dei maggiori linguisti viventi, nei suoi scritti esplicita la strategia utilizzata per privatizzare i servizi pubblici: «Questa è la tecnica standard per la privatizzazione: togli i fondi, assicurati che le cose non funzionino, fai arrabbiare la gente, e lo consegnerai al capitale privato». Tale strategia può essere modificata, senza peraltro snaturarne l’idea base: togli i fondi, assicurati che le cose non funzionino, fai arrabbiare la gente, e potrai abolire l’ente pubblico.
Questo mi pare sia accaduto alle province italiane negli ultimi tempi e meno male che il referendum per la loro abolizione riguardava anche altri aspetti, sia costituzionali che politici, altrimenti sono convinto che l’applicazione di questa strategia sarebbe stata definitiva.

di Paolo Maninchedda
Alice nel paese delle meraviglie! Ho pensato a lei quando ho sentito Debora Serracchiani dichiarare ai microfoni dei Tg italiani che, udite udite, le regole del pareggio di bilancio varate dai parlamenti italiani negli ultimi cinque anni sono incompatibili con la politica degli investimenti.
E buongiorno!
Ma quando lo dicevamo noi che l’applicazione del Decreto Legislativo 118 del 2011 sarebbe stata un massacro per le politiche di investimento, tutti a dire che le regole per l’equilibrio di bilancio erano la panacea di tutti i mali. Come al solito l’Italia vive di moralismi: prima bisboccia e se ne fotte di tutto e di tutti, poi si pente e alza a tal punto l’asticella del dovere da indurre tutti a passarci sotto.
Ma la cosa più assurda è dichiarare queste cose e far finta di non sapere (non ce l’ho con la Serracchianni, ce l’ho col sistema politico italiano che è privo di senso morale, di serietà, di spirito di sacrificio) che il famoso 118 ha una chiara funzione: impedire l’uscita di denaro dalle casse dello Stato. Perché? Perché non c’è un soldo, questa è la verità.
Il decreto legislativo 118 è stato varato dal governo Berlusconi come foglia di fico sulla finanza dissestata della Repubblica italiana. Erano i mesi che precedevano il varo del Governo Monti; lo spread era l’incubo dei risparmiatori italiani. Ovviamente il campione dei gaudenti varò la norma, secondo i costumi italici, degna del migliore dei priori trappisti. Comuni e Regioni per realizzare un’opera pubblica o comunque un investimento in conto capitale da quel moneto in poi devono fare salti mortali. (…)
È in questo quadro che va letta anche la dichiarazione imbarazzata di Gentiloni sulle richieste di Paci dell’apertura di un tavolo Sardegna sugli accantonamenti. Il fatto che se ne parlerà già prima di Pasqua non depone a favore della resurrezione dell’onestà intellettuale dello Stato italiano.
La Sardegna ha ragione da vendere e lo sa benissimo.
Il furto di Stato sugli accantonamenti vale, dal 2012 al 2016 2 miliardi 644 milioni.

di Paolo Maninchedda
Lo so perfettamente che è uno sforzo titanico tentare di sollecitare una coscienza nazionale sarda nella Coldiretti, che per sua natura è un’articolazione regionale del più forte sindacato italiano organizzato, sopravvissuto al terremoto politico della Repubblica che dura ormai da vent’anni; lo so ma ci provo lo stesso.
Ricordate poco più di un mese fa i grandi ringraziamenti rivolti al santissimo, bravissimo e amicissimo degli amicissimi ministro Martina, lo stesso che era venuto prima a perorare la causa del referendum istituzionale dell’allora Primo Ministro Renzi (19 novembre 2016), dicendo che avrebbe impegnato una parte rilevante dei 14 milioni allora disponibili per il bando indigenti a favore del pecorino Romano, e poi era ritornato a gennaio (post res perditas) a dichiarare che per il pecorino ci sarebbero stati 4,5 milioni di euro? (…) Ebbene, gl italiani sono stati coerenti con il loro Dna peggiore (ci sono anche segmenti buoni, anzi buonissimi): hanno pubblicato il bando per gli indigenti.
Quanto hanno riservato al Pecorino Romano?
Esattamente il 55% di 6.520.000, pari a 3.586.000, giusto giusto 1 milione in meno della somma ipotizzata e promessa a suo tempo dal santissimo e venerato taumaturgo caseario Martina.

Ieri è stata distribuita in sala stampa a tutte le testate giornalistiche e alle agenzie presenti, la delibera sulla manutenzione straordinaria delle strade sarde DELIBERAZIONE N. 12 22 DEL 7.03.2017.pdf e le relative tabelle.

di Paolo Maninchedda
Se c’è una poesia che rende bene il crollo di ogni certezza che il Novecento derivò dall’aver assistito a guerre, stragi, tirannidi e odi inestinguibili, è “Non chiederci la parola” di Montale. Gli ultimi versi sono i più celebri: «Codesto solo oggi possiamo dirti / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Sembrano parole arrendevoli, ma sono semplicemente realistiche. A volte è già molto sapere ciò che non si vuole e non si vuole essere.
Tra le cose che qualsiasi europeo con un po’ di memoria non può volere vi sono i nazionalismi con i loro parenti stretti: isolazionismo, razzismo, totalitarismo, dogmatismo e bellicismo.
Ieri il presidente americano ha portato al potere la vecchia destra euro-americana, forse un po’ più caciarona di quella inglese o francese, ma pur sempre quella maledetta destra che ha sempre portato l’Occidente alla guerra.
Noi sardi siamo dentro un secolare scenario bellico. Noi siamo una vecchia terra di mezzo mediterranea, un luogo di contatto e di transito che si trasforma in confine nei momenti di tensione tra l’Europa e l’Africa.
Noi dobbiamo stare molto attenti a ogni minima variazione degli scenari internazionali.

di Paolo Maninchedda
Mentre la politica sarda si impegna ad affidare i certificati medici agli uccelli del malugurio, nel mondo succedono cose per noi molto rilevanti.
La parola chiave è la degenerazione del concetto di concorrenza.
Nelle università italiane si ripete ormai da decenni che la concorrenza è tutto, che competere è la vita, che la qualità dipende dalla qualità della competizione. Nelle università italiane si è insegnato che la globalizzazione è comunque un’opportunità, che bisogna prendere atto che tutto nel mondo è integrato e che i prezzi e i valori si decidono sul piano planetario.
Adesso ci si comincia a svegliare e a scoprire:
1) che l’effetto di tutto questo è che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri; 2) che la corsa al prezzo più basso a prescindere dalle condizioni generali (diritti, garanzie,