Indipendenza, la parola mancante

11 maggio 2017 07:110 commenti
Indipendenza, la parola mancante

di Paolo Maninchedda
A Oristano sta succedendo che esiste un partito indipendentista, il Partito dei sardi, il nostro partito, e che questo partito ha costruito insieme ad altre forze politiche una proposta politica credibile per la città.
Abbiamo proposto alla carica di Sindaco l’urologo Vincenzo Pecoraro che da anni frequenta e anima le nostre iniziative. Un professionista apprezzato che interpreta la grande bandiera dell’indipendenza della Sardegna a partire dalla restituzione alle comunità cittadine del diritto di governarsi da sole, al posto della pena di subordinarsi a elites politiche oligarchiche e burocratiche.
Questa candidatura a Oristano è sotto il segno del simbolo della casata di Arborea, perché noi, non solo noi, grazie a Dio, ma certamente noi, conserviamo la memoria dell’essere stati un popolo che si è autogovernato.
Noi non abbiamo accettato la rimozione della memoria e la sua sostituzione con la frustrazione del passato e quindi con la debolezza del pensiero secondo cui la Sardegna può esistere solo se adottata dall’Italia.
Noi conosciamo uno per uno i sardi che, forti della loro libertà e delle loro competenze, cambiano la realtà, realizzano ricchezza e la distribuiscono sotto forma di reddito, di scambio, di servizi. Gente che sta insegnando ai giovani a non chiedere ad altri di compierli, ma a correre il rischio del libero compimento di sé.
A Oristano, lontano dalla politica, che distribuisce un miserrimo bilancio e parla spesso di cose ormai prive di senso o talmente ordinarie da non avere alcun merito, esistono imprenditori, professionisti, educatori, intellettuali, artigiani, sportivi, musicisti, insegnanti che sono l’ossatura di una nuova società fondata sulla responsabilità e sulla libertà. Noi frequentiamo queste persone. Vincenzo vuole rappresentare questo mondo. Un mondo educato, europeista, inclusivo, che non usa la violenza verbale, non giudica nessuno e educa alla convivenza, ma che sta in piedi, dritto, che non chiede ad altri di fare ciò che la storia ha affidato a noi stessi. (CONTINUA)

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Quando tocca a noi Sardi?

9 maggio 2017 07:322 commenti
Quando tocca a noi Sardi?

di Paolo Maninchedda
Ieri, mentre in tv passavano le immagini dei francesi in festa, mia figlia mi ha chiesto: «Pà, quando tocca a noi sardi?».
Non si può essere frivoli in Sardegna.
Essere sardi non è un modo di sentirsi italiani.
Gli italiani cercano sempre un capo; noi cerchiamo uno Stato. Il Nostro.
Gli italiani usano la bellezza per il denaro; noi vorremmo difendere la bellezza anche per l’anima.
Gli italiani non hanno disciplina; noi non possiamo non essere disciplinati e molto ben organizzati.
Gli italiani sono chiassosi; noi silenziosi.
Gli italiani non sanno più che cosa insegnano nelle scuole: noi sappiamo bene di quale sapere abbiamo bisogno.
Gli italiani sono educati al monolinguismo e alla celebrazione della loro lingua; noi siamo sempre stati nella storia poliglotti.
Gli italiani mangiano la natura; noi ci confessiamo con gli alberi.

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La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

7 maggio 2017 08:1352 commenti
La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

di Paolo Maninchedda
La Sardegna ha fatto uno sforzo enorme per accogliere il Giro d’Italia e trasformarlo in un evento europeo di promozione del territorio. Il lavoro fatto prima da Francesco Morandi e ora da Barbara Argiolas (raro caso di assessori che si alternano e non si annullano reciprocamente, dando corpo alla tanto celebrata e poco praticata continuità amministrativa) ha fatto sì che durante lo svolgimento della gara la complessità estetica della Sardegna emergesse in tutta la sua bellezza.
Ebbene ieri il Tg1 delle 20 fa un’operazione non giornalistica ma letteraria che rasenta il razzismo.
Voi, quando il Tg1 parla di Firenze, non sentite il bisogno che vi ricordino i luoghi del Mostro di Firenze, o no? Non sentite il bisogno, quando parla il Papa che, subito dopo qualcuno faccia un servizio per ricordare i preti pedofili, o no? Se il Tg1 parla di Renzi, non sentite il bisogno che un altro servizio ricordi la Banca Etruria. Se un servizio parla di Milano, non sentite il bisogno che il servizio successivo vi ricordi le infiltrazioni mafiose all’Expo?
Quando c’è di mezzo la Sardegna c’è sempre l’italiano standard che fa la facile equazione Barbagian=nBanditismo, per cui mentre lo speaker del TGg1 annuncia che subito dopo la cronaca sportiva del Giro ci sarebbe stato un altro servizio sui luoghi del giro, il servizio ‘dei luogi’ li declina nell’immagine del cartello di Orune sforacchiato a pallettoni, nella memoria dell’ultimo delitto di Orune e in una visita a Orgosolo e ai suoi murales, con un’intervista al bibliotecario (bravo a rispondere alla domanda originalissima sul ‘sardo chiuso’ con una battuta intelligente: tutti appaiono chiusi finché non li conosci). Forse il giornalista voleva evocare Cagnetta, ma ha solo evocato una gran figura da cani.
Al giornalista italiota poco importa che io gli ricordi che aveva, a proposito di luoghi, a un tiro di schioppo Su Tempiesu, che a Orgosolo aveva il Supramonte sotto i piedi con alberi, rocce, pozzi, fenomeni endemici e carsici unici al mondo, che a Mamoiada aveva le maschere che evocano una delle pochissime sopravvivenze del mondo pagano antico, che a Nuoro aveva la casa di un premio Nobel per la letteratura, che a Dorgali aveva l’accesso a Tiscali e a Gorroppu, e sotto, lungo la costa, le bellissime spiagge e grotte barbaricine e ogliastrine. Questi e altri sono i luoghi del Giro (tra i quali metterei anche la fierezza dello sguardo di Caterina Murino) di cui il servizio pubblico (CONTINUA)

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Perché i sardi non sono criceti

4 maggio 2017 06:520 commenti
Perché i sardi non sono criceti

Quando ieri sera ho letto l’articolo di Franciscu che riporto di seguito, mi è venuta in mente un’immagine: i criceti che corrono nella gabbia. Secondo una consolidata teoria autonomistica, noi sardi per poter stare in Europa diversamente da come ci stanno gli italiani (cioè con un diritto che funzioni, con una scuola efficiente, seria, efficace, con trasporti degni di questo nome ecc. ecc.) prima avremmo l’ingrato compito di dimostrare di saper usare i diritti di cui già disponiamo come Regione autonoma. “Se il criceto non sa fare dieci giri di ruota nella gabbia, come può percorrere i chilometri della storia?”, si chiedono i pedagoghi della paura. Il problema per questi pedagoghi della dipendenza siamo noi, che non ci sentiamo criceti. E come al solito, il più grande esempio della storia è lo spirito libero degli uomini, che nessuno può comprimere.

di Franciscu Sedda
Perché diciamo no al “regionalismo differenziato”? Perché il documento firmato a Cagliari il 28 aprile scorso dai Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni a Statuto speciale e delle Provincie autonome parte dal presupposto implicito che la Sardegna sia una regione d’Italia mentre la Sardegna è una nazione storica differente dalla nazione italiana. In quanto tale, quando la Sardegna pone il problema del superamento dell’attuale organizzazione dei poteri, lo fa – lo deve fare – non per riformare l’Italia ma per affermare davanti all’Italia la necessità del popolo sardo di avanzare sulla strada dell’esercizio dei suoi diritti nazionali e della sua prospettiva di autodeterminazione nazionale all’interno del quadro europeo.

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La Maddalena e i piedi sporchi del governo italiano

2 maggio 2017 07:140 commenti
La Maddalena e i piedi sporchi del governo italiano

di Paolo Maninchedda
Sono giorni molto difficili, perché è sempre più chiaro che nell’area progressista della Sardegna e in ampi settori del mondo liberal-democratico immune da subordinazioni leaderistiche si deve arrivare a definire la strategia migliore per difendere gli interessi nazionali dei sardi. Ma sono anche giorni nei quali occorre difendere questi stessi interessi nella contingenza data di una Repubblica italiana ormai in fuga da gran parte del suo territorio e limitata nelle funzioni a interventi tampone.
Parliamo della Maddalena.
Metà febbraio: il Presidente della Regione mi dà l’incarico di rimettere in moto la macchina per arrivare a gestire efficacemente il plafond finanziario oggi disponibile per la riqualificazione e la bonifica dell’isola. (…) In poche parole, il 24 marzo la parte di procedura affidata alla Regione e alla Protezione civile era conclusa.
Ovviamente il prosieguo prevedeva che il Governo reperisse la somma necessaria alla transazione e procedesse a stabilizzare l’accordo. Evidentemente mancano i soldi (perché della volontà della Boschi e di Gentiloni non dubito). Fatto è che nei giorni scorsi la società Mita ha comunicato all’avvocatura che l’accordo raggiunto ha la scadenza fissata a trenta giorni a far data da questa ultima comunicazione. (CONTINUA)

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Il Governo italiano scritturato per Alice in Wonderland

28 marzo 2017 08:050 commenti
Il Governo italiano scritturato per Alice in Wonderland

di Paolo Maninchedda
Alice nel paese delle meraviglie! Ho pensato a lei quando ho sentito Debora Serracchiani dichiarare ai microfoni dei Tg italiani che, udite udite, le regole del pareggio di bilancio varate dai parlamenti italiani negli ultimi cinque anni sono incompatibili con la politica degli investimenti.
E buongiorno!
Ma quando lo dicevamo noi che l’applicazione del Decreto Legislativo 118 del 2011 sarebbe stata un massacro per le politiche di investimento, tutti a dire che le regole per l’equilibrio di bilancio erano la panacea di tutti i mali. Come al solito l’Italia vive di moralismi: prima bisboccia e se ne fotte di tutto e di tutti, poi si pente e alza a tal punto l’asticella del dovere da indurre tutti a passarci sotto.
Ma la cosa più assurda è dichiarare queste cose e far finta di non sapere (non ce l’ho con la Serracchianni, ce l’ho col sistema politico italiano che è privo di senso morale, di serietà, di spirito di sacrificio) che il famoso 118 ha una chiara funzione: impedire l’uscita di denaro dalle casse dello Stato. Perché? Perché non c’è un soldo, questa è la verità.
Il decreto legislativo 118 è stato varato dal governo Berlusconi come foglia di fico sulla finanza dissestata della Repubblica italiana. Erano i mesi che precedevano il varo del Governo Monti; lo spread era l’incubo dei risparmiatori italiani. Ovviamente il campione dei gaudenti varò la norma, secondo i costumi italici, degna del migliore dei priori trappisti. Comuni e Regioni per realizzare un’opera pubblica o comunque un investimento in conto capitale da quel moneto in poi devono fare salti mortali. (…)
È in questo quadro che va letta anche la dichiarazione imbarazzata di Gentiloni sulle richieste di Paci dell’apertura di un tavolo Sardegna sugli accantonamenti. Il fatto che se ne parlerà già prima di Pasqua non depone a favore della resurrezione dell’onestà intellettuale dello Stato italiano.
La Sardegna ha ragione da vendere e lo sa benissimo.
Il furto di Stato sugli accantonamenti vale, dal 2012 al 2016 2 miliardi 644 milioni.

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Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo

24 marzo 2017 07:321 commento
Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo

di Paolo Maninchedda
In un liceo di Olbia si è svolto un incontro sulle servitù militari in Sardegna, presente il presidente della Commissione parlamentare sull’uranio impoverito Giampiero Scanu. Tre senatori di Forza Italia, e cioè: Maurizio Gasparri, Bruno Licata e, ahimé, il sardo Emilio Floris, hanno presentato un’interrogazione in Senato per chiedere al Governo «se non ritenga opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto».
Questo evento ha due risvolti: uno culturale e l’altro politico.
Culturalmente occorre chiedersi che idea si ha della scuola.
Se la scuola statale fosse obbligata a celebrare lo Stato e le sue articolazioni, verrebbe confermata la tesi di chi sostiene che l’ombra del misticismo istituzionale di Giovanni Gentile è ancora attivo. (…) Politicamente i tre senatori lanciano un sasso nello stagno che riguarda soprattutto noi indipendentisti.
L’accusa è lì, neanche velata, è diretta, con la mascella in fuori: separatisti.
L’accusa di separatismo è un punto di vista relativo spacciato per assoluto. È il punto di vista di Roma che sin dai tempi del Risorgimento ha strutturato l’ideologia dell’unità della Repubblica su quella del corpo mistico della Chiesa. (…) Bisogna rifiutare ideologicamente e smentire praticamente che gli indipendentisti siano estremisti. Bisogna spostare il variegato mondo progressista da posizioni unitariste e/o autonomiste a posizioni quanto meno federaliste per poi arrivare a posizioni indipendentiste condivise. (…) Noi abbiamo una prateria davanti: dobbiamo togliere la paura della piena e sovrana responsabilità all’area progressista sarda. Fatto questo, il futuro è nostro.

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Per la Coldiretti: rigirate la frittata, se volete, ma non dividete i sardi

10 marzo 2017 07:571 commento
Per la Coldiretti: rigirate la frittata, se volete, ma non dividete i sardi

di Paolo Maninchedda
Con la Coldiretti ho un rapporto dialettico che dura da anni. Ci stimiamo, ma non ci nascondiamo i differenti punti di vista.
Oggi il dissenso è forte perché il comportamento della Coldiretti intacca la formazione di una coscienza nazionale dei sardi.
La Coldiretti, dinanzi al tradimento del taumaturgo del formaggio (altrui), il ministro Martina, fa dichiarazioni contro il governo e il consiglio regionali – che, lo ricordo, hanno istituito il Pegno rotativo e stanziato 14 milioni di euro per il sostegno al reddito delle imprese agricole – sostenendo, in buona sostanza, che Martina ha disatteso gli impegni assunti, con la Coldiretti e con quei creduloni che l’hanno abbracciato quando venne in Sardegna per il referendum, perché la classe politica sarda non è unita e coesa nella rivendicazione.
Ma stiamo scherzando?
Stiamo ripercorrendo la strada che ha devastato l’anima dei sardi per secoli? La strada secondo cui dinanzi a un problema di cui sono esplicita causa gli italiani, i sardi vengono colpevolizzati e ammeschinati dicendo che è colpa loro perché non si fanno valere?
Affermare queste cose è come dire che dinanzi a un carnefice e la sua vittima, la colpa è della vittima perché non sa difendersi.

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Esiste la bellezza in politica?

4 marzo 2017 07:533 commenti
Esiste la bellezza in politica?

di Paolo Maninchedda
Bonum est pulchrum diceva san Tommaso, e viceversa Pulchrum est bonum: Il Bene è bello e Il Bello è Bene.
Alla fine di queste poche righe si capirà perché mi è venuta in mente un po’ di filosofia medievale (quel tanto che serve ai miei studi, quel poco che accompagna la mia visione del mondo).
Ieri un amico ruvido (gli amici ruvidi sono quelli che ti vogliono bene ma che ti danno sempre la colpa di un’omissione, perché secondo loro tu dovresti fare qualcosa che non fai, ma quando la fai, ti dicono che l’hai fatta male) mi ha lasciato questo commento sul sito: «oh maninchedda!! arribare a lampadas est in picada. su trettu est longu pro andare a punt’in susu, mescamente in cumpantzia de imbrogliones. hasta la vista “comandante paule”».
Anche i miei amici di sempre mi hanno chiamato ‘comandante’ il giorno del mio matrimonio, ma loro, che hanno uno spiccato senso dell’ironia, lo fecero per prendermi in giro, perché sanno molto bene che piuttosto che comandare il mio istinto è comprarmi un orto inaccessibile, scosceso e con qualche quercia, con un capanno di 50 metri quadri e non ricevere nessuno. Mi misero dietro una foto di Che Guevara e mi fecero, come si dice, a beffe.
L’amico ruvido di ieri, invece, mi sta contestando (e non è la prima volta) la solita omissione. Io dovrei fare un gesto, assumere una posizione ‘da comandante’, da uomo che guida le truppe e nella fattispecie dovrei abbandonare Pigliaru, andare all’opposizione e da lì candidarmi a guidare gli stessi che ho prima abbandonato, più qualcun’altro, nella nuova alleanza per la Nazione Sarda. A parte la logica, si sottovalutano due cose: il cuore e il sacrificio.

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Il grande freddo

3 marzo 2017 06:122 commenti
Il grande freddo

di Paolo Maninchedda
Ci sono momenti di entusiasmo nella vita di un governo e momenti di assoluta fatica, aumentata dall’assenza di entusiasmo.
Ieri il Gruppo del Partito dei Sardi ha notificato al Presidente della Giunta un giudizio severo sul rimpasto annunciato che credo verrà meglio strutturato nei prossimi giorni.
Per noi è vincolante il patto elettorale: non possiamo romperlo.
Tuttavia abbiamo il diritto di far capire agli elettori ciò che è addebitabile alle nostre convinzioni e al nostro lavoro e ciò che non lo è.
Il modello cui risponde il rimpasto illustrato ieri ai capigruppo non ci appartiene

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L’urgenza di un piano per il lavoro

2 marzo 2017 07:000 commenti
L’urgenza di un piano per il lavoro

di Paolo Maninchedda
L’Assessorato dei lavori pubblici è impegnato da qualche settimana a determinare i coefficienti di usura delle strade sarde, in modo da ripartire secondo criteri oggettivi le risorse rese disponibili dal Patto per la Sardegna per le manutenzioni straordinarie.
Lo stesso lavoro era stato fatto l’anno scorso per le infrastrutture idriche e fognarie.
Nelle more di questo lavoro, emerge che i data-base regionali non sono all’altezza delle sfide. (…) Da tutto questo consegue che l’Amministrazione pubblica ha bisogno di raccogliere dati e conoscenze di dettaglio e che dunque è potenzialmente un grande committente di servizi e di lavoro a tempo determinato ma non brevissimo che coinvolgerebbero figure di istruzione media e medio alta.
Perché non fare queste vere politiche keynesiane?
Discutere di queste cose, mi sembra che sarebbe più interessante che continuare con i semiultimatum sul cosiddetto rimpasto finalizzato al cosiddetto rafforzamento della Giunta, realizzato a valle della cosiddetta analisi delle criticità e opportunità dell’attuale fase della Sardegna. Vedo parole grosse e sbagliate usate per oggetti diversi da quelli reali. Un vero pasticcio.

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