Se io, da assessore ai Lavori Pubblici, avessi incontrato dei portatori di interesse e li avessi accompagnati a vedere luoghi e opere, per esempio i porti, prima dell’aver pubblicato una chiara manifestazione d’interesse che chiarisse per tutti le intenzioni della Regione, credo che mi sarei seriamente trovato di fronte a problemi con l’autorità giudiziaria, e a ragione.
Prima le regole, poi la competizione tra gli interessi legittimi. (…) Ogni tanto rivedo, soprattutto sui media, riemergere questa vocazione al camerierismo che mi lascia molto perplesso. (LEGGI)

I paesi della Sardegna e i ceti produttivi stanno finalmente sollevando la testa. Sta finendo l’epoca del privilegio burocratico e economico delle città. Sta finendo la trasformazione dei Sardi in passivi consumatori. Dobbiamo metterci al servizio di questa rinascita morale e politica che sta attraversando la Sardegna, perché in larga misura la abbiamo determinata. I confini della competizione politica italiana, inadatti agli interessi dei sardi, sono superati da questo moto moralmente rivoluzionario. (LEGGI)

È accaduto che ieri al mio rientro da una due giorni tutta filologica, un sindacalista mi fa leggere, quasi di nascosto e al buio, intimorito e tremebondo, una lettera con cui i vertici del megamostro Brotzu-Oncologico-Microcitemico contestavano a un primario (nome cancellato, reparto cancellato, paura dilagante) alcune dichiarazioni apparse sulla stampa. Tornato a casa, non mi è stato difficile, scartabellando nelle rassegne stampa dei giorni scorsi, trovare l’articolo contestato, ma, e qui la cosa mi ha fatto veramente indignare, ho ritrovato i toni e i modi degli inquirenti fraintendenti di cui da anni mi occupo per togliermi i ricorrenti pugnali dalla schiena.

Adesso chiamo mio fratello

La Giunta regionale, con i compìti comunicati stampa di protesta verso il governo italiano che impugna ogni legge della Regione Sardegna sembra un bel condensato del piccolo amico mio che prendeva schiaffi, si rialzava e ne prendeva altri. Faccio un piccolo riepilogo degli sganassoni: Renzi viola l’accordo con Paci e mentre negozia le norme di attuazione conferma gli accantonamenti; neanche un centimetro di sabbia delle servitù militari è stato restituito alla Regione Sardegna, anzi è stata impunemente confermata la servitù sull’isola di Santo Stefano alla Maddalena; tutte le leggi finanziarie sono state impugnate…

Il Partito dei Sardi ha approvato nella sua Assemblea Nazionale del 24 giugno la bozza di una Costituzione della Repubblica di Sardegna che oggi sottopone all’attenzione di tutti i sardi disponibili a immaginare e costruire un futuro diverso, fatto di nuove opportunità, nuove responsabilità, nuove libertà e nuove solidarietà.
Si tratta dell’ossatura di una carta costituzionale aperta a tutti i contributi che possano ulteriormente migliorarla. Dà solo un’idea dello Stato che vorremmo costruire, fondato su un forte equilibrio tra le libertà individuali, il sistema dei diritti e dei doveri, i vincoli sociali, le solidarietà civiche.

Che cosa si deve fare per conoscere la posizione ufficiale del governo sardo su una data materia?
La risposta è semplice: si dovrebbe andare sul sito ufficiale della Regione e cercare o il comunicato stampa o la delibera di Giunta relativi a quell’argomento.
Ieri Cagliari è stata surriscaldata da migliaia di pastori.

Oggi Gian Piero Scanu ha depositato la Relazione sull’attività della Commissione d’inchiesta sull’Uranio impoverito.
Non la commento. Leggetela. Una denuncia fredda, lucida, senza orpelli, di uno Stato distratto, che manda a morire i militari per trascuratezza più che per calcolo, che non controlla, che sporca e inquina. Finalmente si esce dal gioco delle parti degli innocentisti e dei colpevolisti e si dice la verità: non credo che ci sia un solo generale italiano in giro che abbia piacere di far morire i suoi soldati per mancanza di precauzioni. (CONTINUA)

Ieri il Pd ha avviato una complessa mediazione sulla rete ospedaliera che è già un passo avanti rispetto al muro contro muro che sulla sanità il Partito dei Sardi ha dovuto subire in questi tre anni.
Tuttavia, ormai, il tempo stringe.
La sanità in una condizione così grave, descritta negli ambienti del Mef come più grave di quella patita anni fa dalla sanità del Lazio, impedisce le politiche dello sviluppo e del lavoro che sarebbe necessario mettere in campo.

Io, Gandhi e la giustizia italiana

Oggi L’Unione Sarda ce la fa. A pagina 8 (cioè non nella pagina della cronaca locale, ma nella pagina regionale) dà notizia di un’indagine in corso della procura di Oristano che ha portato alla perquisizione dell’ufficio di un indagato. Il reato ipotizzato è il voto di scambio, realizzato, secondo il giornale e secondo gli inquirenti, nella forma ‘posti di lavoro’ in cambio di voti. Tale indagato è stato candidato nella liste del Partito dei Sardi e il giornalista immediatamente ricorda che il Partito dei Sardi è guidato da Paolo Maninchedda e vi milita anche il sindaco di Macomer Antonio Succu, primario del reparto in cui lavora l’indagato. A scanso di equivoci, è verissimo che io guido politicamente il Partito dei Sardi, ma è ancora più certo che non mi occupo né mi sono occupato di concorsi.

di Paolo Maninchedda
Ho letto sulla Nuova Sardegna una lettura ottimistica dell’ultima sentenza della Corte Costituzionale che ha rigettato i ricorsi delle regioni a statuto speciale sugli accantonamenti.
Intanto è opportuno leggersela per intero: la trovate qui.
La sentenza è durissima, altro che chiacchiere, e peserà enormemente sugli equilibri finanziari della Sardegna.
Ciò che è più rilevante è la parte in cui viene dimostrato che l’accordo tra la Regione e il Governo Renzi stipulato il 21 luglio 2014 non era stato adeguatamente protetto dalla possibilità per il Governo di prevedere ulteriori oneri per la Sardegna, mentre era stato espressamente previsto che la Sardegna realizzasse il pareggio di bilancio. L’unico accordo stipulato da una Regione a Statuto Speciale che abbia previsto clausole severe anche per lo Stato è stato quello del Trentino Alto Adige, nel quale si esclude testualmente la possibilità di apportare modifiche peggiorative, con la sola salvezza della ricorrenza di esigenze eccezionali di finanza pubblica, ma, in tal caso, per importi già predeterminati nelle clausole del patto. (…) In sostanza, la Corte Costituzionale della Repubblica Italiana ha sancito che è colpa degli ingenui se lo Stato è sleale, perché è dimostrato che chi non è stato ingenuo e ha presupposto la slealtà di Stato, alla fine si è rivelato prudente e ha difeso adeguatamente gli interessi della sua gente (vedi Trentino).
Dinanzi a una slealtà di Stato che si impanca anche a ideologia giuridica della slealtà di Stato, occorrerebbe reagire come popolo e come istituzioni, ma per farlo bisogna credere nella possibilità e nell’opportunità di mobilitare il popolo (CONTINUA)

di Paolo Maninchedda

Su Quotidiano Sanità è apparso un articolo interessante, firmato dai responsabili dell’ANAAO, sulla riforma sanitaria lombarda, ispirata, come quella sarda, agli accorpamenti e alle fusioni.
Il dato su cui riflettere è il seguente: davvero è sempre ragionevole accorpare gli ospedali? La domanda è ancora più esigente se si considera che in Commissione sanità è iniziata l’analisi della rete ospedaliera sarda, sulla base del primo documento elaborato dalla Giunta che oggi è assolutamente datato.
Anche in Lombardia si è cercato di chiudere alcuni punti nascita e alcuni piccoli ospedali con numeri non adeguati. Poi è accaduto che là dove la popolazione si è fatta sentire si sono salvati ospedali e punti nascita, dove ha taciuto si è chiuso tutto. Si vuole procedere così anche in Sardegna?
In Lombardia, non solo su base regionale, ma anche su base cittadina i problemi piuttosto che diminuire sono aumentati, soprattutto quando le fusioni hanno riguardato presidi ospedalieri distanti tra loro o con consolidate differenti specializzazioni.
A Cagliari, l’accorpamento dell’Oncologico, del Microcitemico e del Brotzu tutto ha prodotto fuorché un miglioramento dei servizi. In questi giorni, gli accorpamenti previsti di diversi Pronti Soccorso sta facendo tremare i polsi a non pochi medici.
A Sassari la situazione sembra aver raggiunto il livello di guardia, diversamente un servizio quale quello andato in onda sulla 7 non sarebbe stato realizzato (le cause per danni spaventano molto le emittenti).
La politica delle fusioni è chiara: se prima i direttori generali dovevano ridurre i doppioni presenti all’interno dello stesso ospedale (CONTINUA)