Il grande freddo

3 marzo 2017 06:122 commenti
Il grande freddo

di Paolo Maninchedda
Ci sono momenti di entusiasmo nella vita di un governo e momenti di assoluta fatica, aumentata dall’assenza di entusiasmo.
Ieri il Gruppo del Partito dei Sardi ha notificato al Presidente della Giunta un giudizio severo sul rimpasto annunciato che credo verrà meglio strutturato nei prossimi giorni.
Per noi è vincolante il patto elettorale: non possiamo romperlo.
Tuttavia abbiamo il diritto di far capire agli elettori ciò che è addebitabile alle nostre convinzioni e al nostro lavoro e ciò che non lo è.
Il modello cui risponde il rimpasto illustrato ieri ai capigruppo non ci appartiene

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L’urgenza di un piano per il lavoro

2 marzo 2017 07:000 commenti
L’urgenza di un piano per il lavoro

di Paolo Maninchedda
L’Assessorato dei lavori pubblici è impegnato da qualche settimana a determinare i coefficienti di usura delle strade sarde, in modo da ripartire secondo criteri oggettivi le risorse rese disponibili dal Patto per la Sardegna per le manutenzioni straordinarie.
Lo stesso lavoro era stato fatto l’anno scorso per le infrastrutture idriche e fognarie.
Nelle more di questo lavoro, emerge che i data-base regionali non sono all’altezza delle sfide. (…) Da tutto questo consegue che l’Amministrazione pubblica ha bisogno di raccogliere dati e conoscenze di dettaglio e che dunque è potenzialmente un grande committente di servizi e di lavoro a tempo determinato ma non brevissimo che coinvolgerebbero figure di istruzione media e medio alta.
Perché non fare queste vere politiche keynesiane?
Discutere di queste cose, mi sembra che sarebbe più interessante che continuare con i semiultimatum sul cosiddetto rimpasto finalizzato al cosiddetto rafforzamento della Giunta, realizzato a valle della cosiddetta analisi delle criticità e opportunità dell’attuale fase della Sardegna. Vedo parole grosse e sbagliate usate per oggetti diversi da quelli reali. Un vero pasticcio.

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Nessuno regala coraggio

21 febbraio 2017 07:101 commento
Nessuno regala coraggio

di Paolo Maninchedda
Ciò che sta accadendo dentro il Partito Democratico italiano è un fatto, forse largamente annunciato, ma comunque significativo. È uno scontro tutto politicista (il politicismo sta ai partiti come il clericalismo sta alla chiesa) non facilmente comprensibile dalla e nella società. Intendo dire che è uno scontro tra classi dirigenti che hanno presupposti ideologici differenti, ma che non si stanno scontrando sulle idee, piuttosto lo fanno sul loro reciproco ruolo di maggioranza e minoranza. Mi spiego meglio.
La democrazia può essere regolata o dal modello ‘chi vince prende tutto’ o dal modello ‘chi perde prende comunque qualcosa’.
Il secondo modello garantisce le minoranze, il primo no. (….) Oggi che il dibattito del Pd e la crisi di identità del Centrodestra sta rendendo debole la Repubblica italiana e si vedono all’orizzonte grandi possibilità di cambiamento, utilissime per la Sardegna e per la sua legittima ambizione di essere uno stato moderno, europeo, pacifico, internazionalizzato, colto, produttivo e tollerante, nella sinistra sarda tutti tacciono, aspettando il vincitore.

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Silenzio, si urla

17 febbraio 2017 07:192 commenti
Silenzio, si urla

di Paolo Maninchedda
Le notizie ieri non mancavano. Provo a elencarle.
Al Senato veniva sconfitto il tentativo degli apparati ministeriali di sottrarre alla Sardegna i 600 milioni di euro della contabilità speciale della Sassari – Olbia. La Regione ha lavorato con i senatori Luciano Uras e Silvio Lai perché fosse presentato un emendamento che li salvasse, diversamente la Regione avrebbe dovuto riversarli all’Anas. I senatori sardi sono stati bravissimi e hanno anche ottenuto che sulla loro posizione si schierasse il governo Gentiloni. La Sardegna può continuare a presidiare i lavori della Sassari-Olbia e a difenderli da burocrazie e corruzione.
Sempre sulla Sassari-Olbia è stato riaperto il Lotto 9, il vero cantiere della vergogna alle porte di Olbia, fermo da anni.
Può darsi che io non sappia comunicare. Può darsi che abbia la psoriasi a fare un comunicato per ogni cosa che si fa, però è anche vero che ormai il sistema comunicativo che viene veicolato da Videolina e dall’Unione ha una direzione inversa: qualcuno chiama il giornalista e il giornalista gli fa un servizio sulla notizia comunicata. Quanto sia rilevante e fondata o semplicemente quanto sia nei termini posti da chi segnale e denuncia, poco importa.

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La nostra posizione su Oristano: mai centristi

15 febbraio 2017 07:433 commenti
La nostra posizione su Oristano: mai centristi

di Paolo Maninchedda
Oggi L’Unione Sarda dedica alle elezioni di Oristano un lungo articolo nel quale ci colloca in una coalizione centrista.
Posto che abbiamo fatto da poco una riunione con gli iscritti a Oristano (e siamo tra i pochissimi che fanno ancora riunioni) e dunque siamo legittimati a parlare sull’argomento, cominciamo col chiarire che se c’è una cosa certa è che il Partito dei Sardi non è centrista e mai farà parte di coalizioni centriste.
Il Centrismo è stata un’esperienza della politica italiana tipica dei decenni della guerra fredda e si è caratterizzata per essere quella posizione incapace di rappresentarsi per le sue convinzioni, ma capace di definirsi per differenza dalle posizioni, giudicate estremiste, dei suoi contendenti.
Il Centrismo è una posizione tattica, non culturale, che si sviluppa nei contesti bloccati. Non è questo il caso della Sardegna: l’alternanza democratica è garantita dalle leggi e dal momento politico.
Il Partito dei Sardi è un partito indipendentista sardo. Il suo obiettivo è la costruzione dello Stato sardo, della coscienza nazionale dei sardi, della responsabilità dei sardi verso il loro futuro. Le sue radici politico-culturali sono quelle dell’area progressista europea:

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Botta e risposta con Coldiretti

5 febbraio 2017 08:111 commento
Botta e risposta con Coldiretti

Ricevo, volentieri pubblico e rispondo
Egregio Assessore, quello che Lei dice avrebbe un senso solo se in Sardegna facessimo tutto quello che è necessario fare per risolvere i nostri problemi, invece così non è. Lo si vede ogni giorno, basta uscire dagli uffici ovattati della Regione e stare in mezzo alla gente. Per non essere vago e qualunquista però le voglio fare due esempi che rientrano nell’ambito del mio compasso: il mancato rinnovo delle concessioni demaniali marittime a fini di pesca ed acquacoltura.
RISPOSTA
Ringrazio vivamente il signor Manca perché ci mette nome e faccia, a differenza di altri.
Entriamo subito nel merito.
(…) A questo punto sono maturate distanze notevoli tra la Coldiretti e le mie personali convinzioni politiche.
Io penso che le responsabilità dell’Agea e del ministero dell’immacolato ministro Martina siano enormi e di conseguenza penso che non solo la Coldiretti abbia sbagliato a coricarsi sul e con il ministro ma abbia anche inaugurato una subordinazione ministeriale pericolossissima per la Sardegna, perché se chi da anni commette abusi con i soldi dei sardi viene anche ringraziato dal più grande sindacato di categoria, potete ben capire che cosa farà negli anni a venire. La Coldiretti ha coscienza sindacale ma non ha coscienza nazionale sarda (e lo si è visto anche durante il referendum costituzionale, durante il quale la Coldiretti è stata costretta dai suoi vertici romani a schierarsi per il Sì). Questa volta, però, l’assenza di coscienza nazionale sarda ha un costo economico, perché il prezzo del latte migliorerà a breve solo se (…)

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Ci risiamo. Via le preferenze, avanti i preferiti. Si ricomincia da su connottu

16 gennaio 2017 07:331 commento
Ci risiamo. Via le preferenze, avanti i preferiti. Si ricomincia da su connottu

di Paolo Maninchedda
Ieri Renzi, nell’intervista a Repubblica, ha individuato – come dice lui – «nuove polarità», in particolare la coppia identità-innovazione, precisando subito dopo che non si deve lasciare l’identità alla Destra (bisognerebbe capire di quale Destra parli, ma è un altro argomento). (…)
Se questo è l’inizio di un ragionamento serio (ma ho qualche dubbio che si tratti di una cosa buttata lì ma non adeguatamente approfondita) allora sarebbe opportuno spingerlo fino a fare emergere una verità scioccante per la Repubblica Italiana: l’identità nazionale italiana è una costruzione unitarista posticcia che incombe sui destini di tanti come un dogma inviolabile e indiscutibile. La Sardegna è dentro questa storia senza alcuna convenienza (…). Se ci si sta realmente emancipando dal dogmatismo della cultura politica italiana, allora c’è un banco di prova utile: la legge elettorale. Andrebbe discussa in modo molto trasparente, invece così non accade. Anzi, già si parla di liste bloccate senza preferenze. Ci risiamo. Papi, cardinali, vescovi, canonici e dogmi per fare liste che proteggano le élites interne dei partiti. Si ricomincia da su connottu.

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Sta arrivando un altro ‘pacco’ sanitario

14 gennaio 2017 09:333 commenti
Sta arrivando un altro ‘pacco’ sanitario

di Paolo Maninchedda
Ogni volta che vedo un ministro della Repubblica italiana comparire raggiante in televisione per un risultato conseguito, mi chiedo se non stia per arrivare un fregatura per i sardi.
Ieri e oggi è stata la volta del ministro Lorenzin che ha dalla sua solo la cortesia, il garbo e l’educazione.
Il ministro è apparso soddisfatto e raggiante per il varo dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, che in buona sostanza sono il vademecum di ciò che nel sistema sanitario nazionale viene sostenuto finanziariamente con le imposte pagate dai cittadini. Adesso ognuno ricordi che in base all’accordo del 2006, la Sardegna ‘si paga’ interamente il costo della Sanità.
Veniamo al dunque.
Quanto costano in più i nuovi livelli di assistenza?

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Il coraggio di un pensiero politico socialista per la Sardegna

3 gennaio 2017 08:390 commenti
Il coraggio di un pensiero politico socialista per la Sardegna

di Paolo Maninchedda
Mai nascoste le radici del sistema politico-culturale che cerco di tenere sempre a mente.
Sono sostanzialmente cinque: un’ evoluzione personalissima del giusnaturalismo, il libertarismo, il socialismo democratico, la laicità dello Stato della tradizione liberale, il solidarismo cristiano.
Data questa premessa, non stupirà ciò che sto per dire. Noi abbiamo bisogno di un periodo di media durata di interventi pubblici in economia.
Un cambiamento di sistema è impossibile affidandosi al laissez faire verso i mercati o semplicemente alle strategie di singole imprese private.
Faccio un esempio. La connessione indispensabile per noi tra il turismo, la valorizzazione del territorio e l’agroalimentare, non si può realizzare senza un grande piano di investimenti pubblici e di massicci interventi in economia.
Ancora: non è possibile trasformare l’isola in una grande destinazione per la qualità della vita, il benessere, i beni culturali e ambientali, e non orientare in modo radicalmente diverso il nostro sistema formativo. Qual è l’orizzonte culturale di riferimento che meglio è in grado di interpretare sfide così grandi? A mio avviso è quello del socialismo riformista. Ma in Sardegna questa tradizione di pensiero – cui si deve, per esempio, il grande investimento sul CRS4, da cui poi sono nate Video on line e Tiscali ecc. ecc. – non è riconosciuta come di valore strategico nazionale, a differenza dell’autonomismo burocratico che è proprio ciò che ancora oggi consuma ricchezza senza produrne.

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Saper pensare in grande

20 dicembre 2016 07:281 commento
Saper pensare in grande

di Paolo Maninchedda
Il problema è emanciparsi dalle consuetudini di pensiero italiane; bisogna smetterla di adagiarsi sui luoghi comuni di una politica e di una cultura ormai sterili, ammuffite, le cui parole d’ordine non hanno presa su nessuno. Oggi l’Italia che non produce, che ha metà del suo territorio senza acquedotti e fogne, che ha un sistema scolastico fatiscente, che combatte la corruzione con la schedatura dei suoi cittadini, che incentiva la maldicenza e l’insinuazione depenalizzando la diffamazione, che accetta che ci siano consiglieri comunali che firmano contratti in cui si impegnano ad obbedire non all’elettorato che li ha eletti ma al presidente di un’associazione, che obbliga i presidi delle scuole a pubblicare il proprio patrimonio on line ma lascia zone franche di segretezza nell’alta dirigenza di alcune istituzioni, questa Italia oggi parla del Mattarellum, del nuovo Ulivo, della psoriasi elettorale dei parlamentari esattamente come se ne parlava vent’anni fa, uno strazio.
Oggi il problema è capire il pluralismo, rendere efficiente la differenza, la pluralità dei poteri, le libertà.
Occorre insegnare che non esiste libertà senza coraggio.

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Sanità e trasporti: col Governo italiano c’è solo una strada, il conflitto

16 dicembre 2016 07:254 commenti
Sanità e trasporti: col Governo italiano c’è solo una strada, il conflitto

di Paolo Maninchedda
Come è noto, sin dal principio di questa legislatura il Partito dei Sardi ha esplicitato una posizione diversa da quella prevalente nella coalizione e, soprattutto, diversa da quella del Presidente della Regione.
Noi eravamo, siamo e saremo per una posizione di scontro dialettico con il Governo italiano, fondato sulla constatazione del conflitto dei legittimi interessi dei sardi con quelli italiani.
Faccio un primo esempio (per poi passare a ciò che oggi è importante dire): i trasporti.
Noi siamo convinti che essere costretti a costruire una politica sarda dei trasporti sull’egemonia dei due hub italiani di Roma e di Milano sia un grave danno per la Sardegna. È una posizione diversa da quella di tutti gli altri, se si vuole è una posizione isolata, ma noi siamo convinti che il problema dei trasporti in Sardegna non è un problema di persone, di questo o quell’assessore, come la ferocia degli scontri politici vorrebbe fare intendere, ma un problema di poteri e di potere: essere costretti a pensare i trasporti sardi all’interno delle gerarchie di ruolo, di traffico e di pianificazione dell’Italia, danneggia in modo mortale la Sardegna.

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