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Attenzione alle fake news sarde
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Attenzione alle fake news sarde

Parlare di un fatto accaduto ma conosciuto per sentito dire è forse il modo più comune di dire bugie. Al secondo posto della frequenza sta la produzione di un aspetto falso su una notizia vera. Il terzo modo di produrre bugie è quello di attribuire a un fatto una rilevanza che non ha: si ha così un fatto vero spacciato per più importante di quello che è.
Anche in Sardegna si applicano queste tecniche, più o meno consapevolmente. Facciamo alcuni esempi.
Gli effetti complessivi di un sistema politico nutrito dalle bugie e dalle manipolazioni sono noti e rissumibili in due parole: ignoranza, instabilità e immobilismo.

Urbanistica in Sardegna: imparare a dialogare. Meglio ‘materassi’ che ‘muri’
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Urbanistica in Sardegna: imparare a dialogare. Meglio ‘materassi’ che ‘muri’

Non ho mai capito perché la cultura fatichi a farsi carne, cioè comportamento e fatica quotidiana di miglioramento etico. In Sardegna anche le persone più colte arrivano rapidamente nel dibattito a superare le forme della cortesia e a concedersi alle forme dello scontro ancestrale. (…) Personalmente ho rapporti di affetto e di stima con molti protagonisti dell’accesissimo dibattito sulla legge urbanistica della Sardegna che sta caratterizzando in questi giorni il dibattito politico. Li conosco come persone profonde. Nessuno di loro merita di essere collocato sulle posizioni estremistiche dei ‘cementificatori’ o degli estremisti ambientali che dicono No a tutto. (…)

Contro la politica che produce le zone interne
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Contro la politica che produce le zone interne

Stasera alle 18.30 sarò a Burcei, nella sala consiliare, a parlare di zone interne. Ovviamente si parlerà anche della strada per Maracalagonis, ma non solo. Le zone interne non nascono da sole, sono il prodotto di una politica ed è di questa politica, che dura da secoli ed è il vero problema della Sardegna, cioè il più importante fenomeno di lunga durata che caratterizzi la nostra isola, di questa politica intendo parlare, di quante volte me la sono trovata di fronte quando ho dovuto difendere le aree più isolate (Sadali, Desulo, Tempio, Onanì, Urzulei ecc.). Esiste un’ideologia trasversale della naturalità dell’isolamento. L’isolamento è un fatto culturale e politico non naturale e bisogna parlarne.

La Sardegna bloccata
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La Sardegna bloccata

La Sardegna è immobile. Nessuna crisi industriale risolta. La crisi del lavoro è incombente. Il rapporto tra i paesi dell’interno e le città irrisolto. Gli investimenti infrastrutturali in ostaggio di leggi, controlli e conflitti. L’agricoltura fatta male ci fa dipendere in tutto dalle importazioni. Le future elezioni dovranno avere un mandato popolare rivoluzionario negli obiettivi e pacifico e legale nei metodi.

L’inferno dei poligoni e delle forze armate: ecco il testo della relazione della Commissione d’inchiesta. Vaccini non dovuti, depositi avvelenati, più di 4000 missili su Quirra, il torio nelle terre della Sardegna. Sarà il caso di alzare la voce?
Ambiente Politica Stato sardo

L’inferno dei poligoni e delle forze armate: ecco il testo della relazione della Commissione d’inchiesta. Vaccini non dovuti, depositi avvelenati, più di 4000 missili su Quirra, il torio nelle terre della Sardegna. Sarà il caso di alzare la voce?

Oggi Gian Piero Scanu ha depositato la Relazione sull’attività della Commissione d’inchiesta sull’Uranio impoverito.
Non la commento. Leggetela. Una denuncia fredda, lucida, senza orpelli, di uno Stato distratto, che manda a morire i militari per trascuratezza più che per calcolo, che non controlla, che sporca e inquina. Finalmente si esce dal gioco delle parti degli innocentisti e dei colpevolisti e si dice la verità: non credo che ci sia un solo generale italiano in giro che abbia piacere di far morire i suoi soldati per mancanza di precauzioni. (CONTINUA)

Il dibattito non pubblico sulla siccità
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Il dibattito non pubblico sulla siccità

di Paolo Maninchedda
Forse non tutti sanno che negli anni scorsi nelle stanze degli assessorati regionali si è svolto un complesso dibattito sulla siccità.
Esso ha riguardato in primo luogo la valutazione dell’opportunità di costruire nuove dighe.
Io rimango dell’idea, per esempio, che serva e anche con urgenza pensare a una nuova diga a monte di Maccheronis. L’ho detto e lo ripeto, nonostante il varo oggi del parco di Tepilora renda questa posizione impopolare. Ma molti dei tecnici dell’assessorato dei lavori pubblici, come pure del Distretto Idrografico, condividevano l’opportunità di questa scelta, che renderebbe meno pericolosa Maccheronis e consentirebbe di conservare più acqua per l’uso irriguo e potabile.
Vi era poi il discorso dei dissalatori, di cui io sono convinto ma solitario sostenitore.
Rimango convinto che i dissalatori mobili, quelli per centri urbani equivalenti di 10/20 mila persone, possano e debbano essere utilizzqati in condizioni pluviometriche gravi, quale quella in corso. (CONTINUA)