Indipendenza

L’italiano in Sardegna è una lingua straniera, la politica peggio: è estranea
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L’italiano in Sardegna è una lingua straniera, la politica peggio: è estranea

Autonomismo: È la parola meretrice del lessico politico sardo. Quando non si ha più un’identità politica o la si è persa si diventa autonomisti. È un po’ la escort secolare del lessico politico sardo. Si fa poi l’errore di attribuirla un po’ a tutti, anche a quelli che non la vogliono perché autonomisti non sono. (…) Autodeterminazione: Tutto si può dire di Arturo Parisi ma non che non parli chiaro e ieri ha fatto bene a ricordare al Presidente della Regione che i catalani sono in galera non per un reato di opinione ma perché la Spagna e l’Unione Europea considerano il principio di autodeterminazione dei popoli un reato perché mette in discussione l’unità degli stati tradizionali europei. Pigliaru da sempre ha difficoltà a confrontarsi con la relazione tra i temi alti della politica (libertà, diritti, sviluppo ecc.) e il soggetto che regola questi temi, cioè lo Stato. (LEGGI)

Il filo rosso che lega i pastori che non vogliono votare e chi si vuole candidare
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Il filo rosso che lega i pastori che non vogliono votare e chi si vuole candidare

I pastori si lamentano perché Agea (agenzia dei pagamenti goevrnativa italiana, con sede a Roma ) non paga. Molte persone per bene escluse dalle candidature si lamentano delle decisioni di partiti governati monarchicamente e centralmente sempre a Roma, cui loro stessi si sono in precedenza affidati. Vi racconto il filo rosso che lega la delusione e come la dleusione porti alal ribellione, cioè alla sconfitta. La Sardegna ha i cimiteri pieni di ribelli giustiziati e di delusi morti in esilio. Proviamo a imparare: mai ribelli, sempre forti e centrati uomini di governo, capaci di pensiero, organizzazione, riforme e autentica libertà. (LEGGI)

Il fisco non è mai leale
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Il fisco non è mai leale

Per esemplificare oggi parliamo di fisco.
La questione dell’eccessivo prelievo fiscale in Sardegna, (cioè, detto in altri termini, del fisco tragicamente ingiusto) è una questione strategica. È la questione sarda con la storia più lunga, perché affonda le sue radici almeno nei sette secoli che ci precedono. La questione delle questioni è stata ed è l’eccesso di prelievo statale rispetto alla ricchezza prodotta, prelievo che non riesce minimamente a tradursi in servizi pubblici che radichino una struttura statale diffusa in tutto il territorio sardo giudicabile come apprezzabile e giusta da parte di tutti.
Il corollario all’eccessiva pressione fiscale è la sproporzione tra i poteri sostanzialmente polizieschi e inquisitori attribuiti all’Agenzia delle Entrate e i poteri del cittadino di far, non dico valere, ma semplicemente sentire le proprie ragioni.
Facciamo qualche esempio di slealtà vissuta in Sardegna. (LEGGI)

Paulu, no votamus pro apedhare a sa luna
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Paulu, no votamus pro apedhare a sa luna

Ricevo e volentieri pubblico questa lettera di Mario Puddu. Rimango dell’idea che non dobbiamo pronunciare giudizi severi contro chi non la pensa come noi. Non serve strappare le schede elettorali, ma accumulare le schede di chi vota per la Sardegna. Non ribelli, ma profondamente riformisti.
Mi piace l’idea dell’allenamento alla dipendenza che tanti anni di autonomismo hanno prodotto. Inauguriamo gli anni invece dell’allenamento alla responsabilità.

Salude, Paulu!
Apo apretziadu meda totu su chi iscries e contas fintzas a propósitu de custas eletziones de su Parlamentu italianu, chirchendhe de fàghere fortza paris sos Sardos in Sardigna pro sos Sardos. (CONTINUA)

Dove vota chi ha una coscienza?
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Dove vota chi ha una coscienza?

Diceva il dottor Schweitzer che la coscienza tranquilla è un’invenzione del diavolo.
Noi non abbiamo la coscienza tranquilla in vista delle prossime elezioni politiche italiane. Ci pare che la Sardegna, i suoi diritti, i suoi bisogni e le sue attese siano assolutamente messi in un angolo.
Ci sembra che ci competa il dovere di offrire un luogo dove votare a chi non si rassegna ad essere obbligato a votare per confermare uno stato delle cose già definito (CONTINUA)

Catalogna e Sardegna: indipendenza, governo e libertà
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Catalogna e Sardegna: indipendenza, governo e libertà

Sono state elezioni di polizia, questa è la verità. Aleggiava il sospetto che l’idea dell’autodeterminazione catalana fosse un’idea illegale. Aleggiava il sospetto che dichiararsi per l’indipendenza potesse significare essere indagati e inquisiti. (…) Questo successo catalano rafforza il nostro percorso politico, deciso dal Congresso. Noi continuiamo a costruire la Convergenza Nazionale Sarda, una proposta di governo per la Sardegna guidata da noi e aperta a chi concorra e sottoscriva un programma impegnativo e innovativo per la Sardegna. Ci saremo e vinceremo.
(LEGGI)

Risposta a Roberto Deriu
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Risposta a Roberto Deriu

Ieri Roberto Deriu ha scritto su di noi parole che almeno consentono di dibattere in questo clima stagnoso e stagnante. Nessuno ha in mente, e tanto meno noi, di «voler cioè instaurare una democrazia indipendente senza un procedimento democratico». Tutt’altro. Noi abbiamo in mente di costruire la Repubblica di Sardegna legalmente, non con un processo eversivo; quindi intendiamo farlo convincendo i sardi e modificando le leggi che oggi impedirebbero, qualora anche i sardi fossero convinti, di esprimere e rendere attuale la loro volontà. Già, perché oggi, se anche il 100% dei sardi fosse per l’indipendenza, le leggi italiane impedirebbero che si procedesse a qualsiasi iniziativa che la legittimasse e attuasse.
Noi siamo per la gradualità.
Noi abbiamo più volte detto e ripetuto che non chiediamo che tutti si diventi indipendentisti.
Abbiamo posto una domanda: i poteri attualmente disponibili per la Regione Sardegna sono adeguati alle sue esigenze di sviluppo, di libertà e di partecipazione?
Noi riteniamo, e ci pare non da soli, di no. CONTINUA

Sardegna. Amministratori indipendentisti uniti a sostegno della Repubblica Catalana
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Sardegna. Amministratori indipendentisti uniti a sostegno della Repubblica Catalana

Più di 150 amministratori indipendentisti sardi, Sindaci e Consiglieri municipali, hanno sottoscritto un manifesto bilingue per il riconoscimento della Repubblica Catalana.
Ecco il testo del documento:
Nois sìndigos e sìndìgas, amministradores e amministradoras indipendentistas de Sardigna, firmamus custa declaratzione pro manifestare chi semus serentes a su pòpulu e a sas istitutziones democràticas de sa Catalugna e pro bogare a campu su reconnoschimentu nostru de sa Repùblica catalana costituida.

Aderimus a tìtulu individuale o sende rapresentantes de sas fortzas polìticas a sas cales apartenimus (Fronte Indipendetista Unidu, iRS, Liberu, Partito dei Sardi, Partito Sardo d’Azione, Progetu Repùblica de Sardigna, Rossomori, Sardegna Possibile, Sardigna Natzione, Sardigna Libera, Sardos). (CLICCA SUL TITOLO PER LEGGERE TUTTO)