Oggi possiamo raccontare, dopo avere assunto un’alta dose di antiemetici, la conclusione farsesco-autoritaria-giullaresco andante di questa storia di ordinaria umiliazione delle istituzioni sarde. (…) Se il Personale dispone l’assegnazione immediata a Argea di 26 persone che lavorano per altri rami dell’amministrazione regionale, significa che aveva ragione la Commissaria di Argea a dire che mancava personale. Nel caso contrario, avrebbe avuto ragione l’Assessora (…)

Che cosa dice l’Assessore? Smentisce categoricamente il Commissario Argea: «Sennonché, le informazioni del Commissario Straordinario, relative al personale che sarebbe impiegato per lo svolgimento delle funzioni di organismo pagatore, non appaiono esatte, e sono sospettabili (…)». Ma quale logica può guidare queste imbarazzanti esibizioni di fratricida impudenza? Non ho risposte. Penso sia una questione di educazione, di cultura, di incapacità di capire che si rappresenta più di se stessi e che se ci si scanna di fronte a un’autorità esterna si procura un danno incalcolabile al vantaggio di tutti (…)

Alza la toga, trovi il Cacio

Sembrerebbe che nelle pieghe dello spaccato palomariano dello Stato italiano trovi spazio anche la vicenda che qualche anno fa vide contrapposti in giudizio il marchio Dop Pecorino Romano e il marchio commerciale Cacio Romano. In primo grado vinse il Pecorino, in secondo il Cacio (…)

Il 18 maggio il Ministero delle Politiche agricole ha scritto al Commissario di Argea e le ha detto chiaro e tondo che deve mettere in atto azioni concrete se vuole che Argea sia riconosciuta come Organismo pagatore. (…) Cosa fa la Commissaria? Ovviamente (si fa per dire) scrive all’Assessora all’agricoltura e le dice che è colpa della Giunta e della gestione precedente e della normativa vigente. Vero? No, (…) Lo stesso giorno scrive al Ministero e dice che è tutto a posto (…)

Quindi il capolavoro in agricoltura di questi giorni epidemici è il seguente:
– la Regione paga i CAA per farsi certificare dai CAA che l’impresa ha presentato la domanda alla Regione;
– i CAA sono già pagati da Agea per tenere il fascicolo da cui attingono i dati per le domande presentate alla Regione e già in possesso della Regione, ma volentieri si fanno pagare dalla regione altri 12 euro a domanda presentata alla Regione stessa (che ha già tutte le domande) (…)

Lettera aperta di Mimmia ‘e Zappone alla Commissaria di Argea.

Scusi Commissaria, Lei dice che la legge n. 24/2019 non risolve i problemi, perché c’è il virus, e che bisognerebbe invece (?) fare uno sforzo enorme per far arrivare gli aiuti già disponibili: siccità 2017, aiuti alle OP, aiuti per acquisto riproduttori bovini e fattrici.
Ma si rende conto?! Ma es tottu una brulla?
Legga bene Commissaria, guardi che la legge n. 24/2019 parla proprio di quegli aiuti (…)

Continuiamo, nostro malgrado, a fare un resistente lavoro di svelamento delle rozze campagne di manipolazione cui i sardi sono sottoposti dai media e da certa politica, in particolare dal governo regionale.
Tutti ricorderanno il sensazionalismo, prima, e il trionfalismo, poi, intorno alla leggina approvata a dicembre per l’istituzione di una Task Force destinata allo smaltimento delle pratiche degli allevatori e dei pastori sardi accumulatesi in Argea. Costo stimato per il solo anno 2020, 1 milione di euro […]

Qualcuno spieghi all’assessore che è seduta su una montagna di denaro – fatta di risorse regionali e europee – che non sa spendere, che ha alle sue dipendenze tre agenzie (Agris, Laore e Argea) e che controlla tutti i Consorzi di Bonifica della Sardegna. Non si governa individuando un nemico; si governa avendo un’idea, chiarezza di obiettivi e capacità di coordinamento delle risorse finanziarie e umane, producendo motivazione più che obbedienza.

Latte: il grande bluff

Siamo a dicembre. Acconto: 0,74 centesimi a litro. Saldo: tra 0,76 e 0,80. È stato un bluff, un grande bluff, con migliaia di bluffati che hanno la responsabilità di aver creduto a ciò che non era razionalmente credibile. La destra, e in particolare la Lega, ha la responsabilità della manipolazione politica; chi si fece manipolare consapevolmente, ha la responsabilità di essersi ridotto a strumento docile in mani terribili. Quando si afferma un padrone, significa che c’è sempre stato un uomo che ha accettato di servirlo. I pastori dicono che gli industriali hanno fatto cartello. A me pare che sia vero, ma è difficilissimo dimostrarlo. Il primo problema, dunque…

La Coldiretti è un argomento tabù dell’informazione sarda: troppo potente. Però, come sanno i suoi dirigenti, c’è anche chi non confonde il rispetto per il potere (e la Coldiretti ne ha tanto) con la complicità e il servilismo. C’è anche chi comincia a fare due più due: 1) la Coldiretti è contrapposta in giudizio con il Cacio Romano al Pecorino Romano (tutelato dal Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano, di cui la Coldiretti vorrebbe assumere il controllo); 2) la Coldiretti ha voluto il trasferimento nella penisola degli albi genealogici delle pecore della Sardegna; 3) adesso l’ultimo assalto alla Sardegna ha il nome venerando del Grano Cappelli. La Coldiretti ce l’ha con la Sardegna?

L’assessorato regionale dell’Agricoltura è allo sbando. Quello che pubblichiamo (lo trovate cliccando qui) è il ricorso che ieri le associazioni sindacali hanno inviato al presidente della Regione Christian Solinas, chiedendogli di sospendere l’efficacia e di annullare le direttive con le quali l’assessora Gabriella Murgia pretende di controllare il lavoro della struttura, ovvero di vedersi recapitare le bozze delle determinazioni dirigenziali prima della loro adozione.