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Dopo la protesta dei pastori, la confusione regna sovrana

Che cosa si deve fare per conoscere la posizione ufficiale del governo regionale su una data materia?
La risposta è semplice: si dovrebbe andare sul sito ufficiale della Regione e cercare o il comunicato stampa o la delibera di Giunta relativi a quell’argomento.
Ieri Cagliari è stata surriscaldata da migliaia di pastori.
Ci sono state le consuete comunicazioni dal trattore, ma chi oggi volesse trovare un pezzo di carta stabilizzato, con parole certe, impegni definiti, programmi da realizzare, non trova un fico secco.
Anche la piattaforma rivendicativa del Movimento pastori era molto generica: da una parte la rivendicazione legata alla siccità relativa alle scorte di foraggio e all’acqua (e in entrambi i casi si può intervenire sotto la fattispecie della calamità naturale, rispetto alla quale il de minimis non c’entra un bel nulla), dall’altra si segnalavano fatti di natura previdenziale e fiscale che invece accenderebbero mille difficoltà in sede europea, a meno di utilizzare il fondo di solidarietà di cui il mitico e sempre ottimista ministro Martina ha parlato ieri in Commissione ambiente.
Una cosa è certa: l’impegno assunto coram populo di trovare 35 milioni di euro non era concordato tra le forze politiche e tanto meno col Partito dei Sardi che, nell’ordine: 1) ha varato con Abbanoa il primo e unico piano di riduzione delle perdite in rete; 2) ha difeso da mille assalti il piano di investimenti per l’ammodernamento delle reti; 3)  ha segnalato l’emergenza foraggio da marzo; 4) ha ricordato che il mancato varo dell’organismo pagatore regionale sta facendo scontare mesi di ritardo nei pagamenti da parte di un’Agea in stato confusionale (l’ultima bozza di disegno di legge di riforma è del 28 luglio scorso); 5) ha sempre ribadito che il mercato del latte va regolato, modernizzato, rivoluzionato e non assistito; 6) ha proposto, con sonora bocciatura di tutta la struttura tecnica della RAS, il noleggio di dissalatori mobili per alcune aree della Sardegna, restando totalmente inascoltato; 7) ha segnalato da tempo la follia dell’irrigazione a pioggia o del lussuoso riso ad allagamento, della mancanza dei contatori in tante parti della superficie irrigata, nonché della mancata distinzione tra l’agricoltura per il cibo e l’agricoltura per le biomasse destinate all’energia elettrica che è un’agricoltura che divora tantissima acqua prima durante e dopo la classica stagione irrigua.
Tuttavia, è chiaro ciò che è successo: non sempre la forza della piazza viene orientata virtuosamente ed è da diversi anni che i governi regionali si trovano ad essere sballottati tra le manifestazioni della Coldiretti e quelle del Movimento Pastori.
Entrambe le organizzazioni devono portare a casa qualcosa una volta che mobilitano la gente e questo qualcosa è tutto fuorché ragionevole, perché non proviene da analisi, ragionamenti e calcoli, ma da impeto e da lotta per l’egemonia politica e economica del mondo delle campagne. Il problema è che se tutti i settori in emergenza imparassero la strada delle grandi manifestazioni per ottenere milioni, la stessa funzione di un governo regionale verrebbe meno: basterebbero i direttori generali e la piazza.
Noi riteniamo che serva una rivoluzione civile in Sardegna, durissima nella disciplina interna dei sardi e per i sardi, profonda nelle trasformazioni da realizzare, legale e pacifica, ma capace di aggredire i problemi strutturali, non di consumare risorse sempre e solo per le emergenze.
Siamo curiosi di capire da dove verranno fuori i 35 milioni di cui si è parlato ieri. Dagli investimenti? Sarebbe un errore tragico. Dai risparmi di parte corrente? E allora perché non li abbiamo fatti prima? Dalla sanità? D’accordissimo, ma nel frattempo dobbiamo coprire 200 milioni di disavanzo del primo semestre del 2017. In più, e per chi conosce il bilancio armonizzato, chi non verrà pagato per riuscire a pagare i 35 milioni per gli agricoltori? La cassa quella è, non si allunga alla bisogna, è regolata dall’ammontare dell’Entrata, quindi se si pagano 35 milioni non previsti, bisogna togliere 35 milioni di pagamenti già previsti. Chi resterà fuori?
Noi abbiamo detto che occorre lavorare sul Psr e che serve un intervento serio di organizzazione sul mercato del latte ovicaprino. Abbiamo detto e ripetiamo che la siccità e l’acqua vanno inquadrate dentro il tema della calamità naturale in modo da non sfiorare neanche da lontano l’argomento degli aiuti. Vedremo nei prossimi giorni se la confusione regnante sarà diradata da una sana brezza di razionalità e lavoro.