La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

7 maggio 2017 08:1352 commenti
La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

di Paolo Maninchedda
La Sardegna ha fatto uno sforzo enorme per accogliere il Giro d’Italia e trasformarlo in un evento europeo di promozione del territorio. Il lavoro fatto prima da Francesco Morandi e ora da Barbara Argiolas (raro caso di assessori che si alternano e non si annullano reciprocamente, dando corpo alla tanto celebrata e poco praticata continuità amministrativa) ha fatto sì che durante lo svolgimento della gara la complessità estetica della Sardegna emergesse in tutta la sua bellezza.
Ebbene ieri il Tg1 delle 20 fa un’operazione non giornalistica ma letteraria che rasenta il razzismo.
Voi, quando il Tg1 parla di Firenze, non sentite il bisogno che vi ricordino i luoghi del Mostro di Firenze, o no? Non sentite il bisogno, quando parla il Papa che, subito dopo qualcuno faccia un servizio per ricordare i preti pedofili, o no? Se il Tg1 parla di Renzi, non sentite il bisogno che un altro servizio ricordi la Banca Etruria. Se un servizio parla di Milano, non sentite il bisogno che il servizio successivo vi ricordi le infiltrazioni mafiose all’Expo?
Quando c’è di mezzo la Sardegna c’è sempre l’italiano standard che fa la facile equazione Barbagian=nBanditismo, per cui mentre lo speaker del TGg1 annuncia che subito dopo la cronaca sportiva del Giro ci sarebbe stato un altro servizio sui luoghi del giro, il servizio ‘dei luogi’ li declina nell’immagine del cartello di Orune sforacchiato a pallettoni, nella memoria dell’ultimo delitto di Orune e in una visita a Orgosolo e ai suoi murales, con un’intervista al bibliotecario (bravo a rispondere alla domanda originalissima sul ‘sardo chiuso’ con una battuta intelligente: tutti appaiono chiusi finché non li conosci). Forse il giornalista voleva evocare Cagnetta, ma ha solo evocato una gran figura da cani.
Al giornalista italiota poco importa che io gli ricordi che aveva, a proposito di luoghi, a un tiro di schioppo Su Tempiesu, che a Orgosolo aveva il Supramonte sotto i piedi con alberi, rocce, pozzi, fenomeni endemici e carsici unici al mondo, che a Mamoiada aveva le maschere che evocano una delle pochissime sopravvivenze del mondo pagano antico, che a Nuoro aveva la casa di un premio Nobel per la letteratura, che a Dorgali aveva l’accesso a Tiscali e a Gorroppu, e sotto, lungo la costa, le bellissime spiagge e grotte barbaricine e ogliastrine. Questi e altri sono i luoghi del Giro (tra i quali metterei anche la fierezza dello sguardo di Caterina Murino) di cui il servizio pubblico (CONTINUA)

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Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo

24 marzo 2017 07:321 commento
Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo

di Paolo Maninchedda
In un liceo di Olbia si è svolto un incontro sulle servitù militari in Sardegna, presente il presidente della Commissione parlamentare sull’uranio impoverito Giampiero Scanu. Tre senatori di Forza Italia, e cioè: Maurizio Gasparri, Bruno Licata e, ahimé, il sardo Emilio Floris, hanno presentato un’interrogazione in Senato per chiedere al Governo «se non ritenga opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto».
Questo evento ha due risvolti: uno culturale e l’altro politico.
Culturalmente occorre chiedersi che idea si ha della scuola.
Se la scuola statale fosse obbligata a celebrare lo Stato e le sue articolazioni, verrebbe confermata la tesi di chi sostiene che l’ombra del misticismo istituzionale di Giovanni Gentile è ancora attivo. (…) Politicamente i tre senatori lanciano un sasso nello stagno che riguarda soprattutto noi indipendentisti.
L’accusa è lì, neanche velata, è diretta, con la mascella in fuori: separatisti.
L’accusa di separatismo è un punto di vista relativo spacciato per assoluto. È il punto di vista di Roma che sin dai tempi del Risorgimento ha strutturato l’ideologia dell’unità della Repubblica su quella del corpo mistico della Chiesa. (…) Bisogna rifiutare ideologicamente e smentire praticamente che gli indipendentisti siano estremisti. Bisogna spostare il variegato mondo progressista da posizioni unitariste e/o autonomiste a posizioni quanto meno federaliste per poi arrivare a posizioni indipendentiste condivise. (…) Noi abbiamo una prateria davanti: dobbiamo togliere la paura della piena e sovrana responsabilità all’area progressista sarda. Fatto questo, il futuro è nostro.

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I ricchi votano SÌ e pretendono obbedienza. Chi è in difficoltà ed è libero vota NO.
Regole e video per non farsi manipolare

27 novembre 2016 10:310 commenti
I ricchi votano SÌ e pretendono obbedienza. Chi è in difficoltà ed è libero vota NO. Regole e video per non farsi manipolare

di Paolo Maninchedda
Mai vista una pressione propagandistica del Governo italiano sulle masse così articolata, capillare, ossessiva, ripetuta e martellante come quella che l’insieme degli apparati di Stato, la Rai, Mediaset, la stampa veramente di regime (si pensi al giornale unico Repubblica-Corriere-La Stampa), stanno mettendo in atto per indurre la gente a votare SÌ.
Bisogna ribellarsi alla manipolazione. Bisogna resistere.
È in atto un vero colpo di Stato delle coscienze che meriterebbe una grande resistenza politica e morale.
Ho fatto la mia scelta in Africa nel 1982: non sto con banche e finanzieri, sto con l’altra parte del mondo, con chi produce ricchezza, con chi lavora, con chi educa, con chi ama e non si approffitta degli altri, con chi pretende di difendere la propria libertà, la propria intimità, la grandezza, unicità e intimità della propria anima. Uso per combattere l’unico potere di cui realmente dispongo: questo sito.
Le dieci regole della manipolazione: conoscerle per difendersene

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Scritti di linguistica e filologia del sardo medievale. Il nuovo libro di Giovanni Lupinu

26 novembre 2016 14:000 commenti
Scritti di linguistica e filologia del sardo medievale. Il nuovo libro di Giovanni Lupinu

di Paolo Maninchedda

La Nuova Sardegna ha pubblicato una parte della prefazione che ho scritto per il libro di Giovanni Lupinu Scritti di linguistica e filologia del sardo medievale, appena pubblicato da Universitas Studiorum. Eccola.

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Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque

18 novembre 2016 07:175 commenti
Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque

di Paolo Maninchedda
Esattamente come il Berlusconi in difficoltà poco prima di lasciare Palazzo Chigi, anche Renzi prova non ad accettare il duro confronto con la realtà ma a costruire una realtà di comodo.
Come Berlusconi, butta il pallone in tribuna e dà la colpa all’Europa dell’austerity. Cosa c’entra l’Europa con la crisi del sistema bancario italiano? Nulla. Cosa poteva fare Renzi? Tutto, ma non l’ha fatto per gli evidenti imbarazzi sulla questione Banca Etruria. (…)
Ieri però Renzi era in Sardegna, intervistato e omaggiato da tutti, ma nessuno, dico nessuno, gli ha fatto la domanda che era indispensabile fargli: perché ancora oggi il governo italiano non ha avviato alcuna procedura per notificare a Bruxelles che la Sardegna è un’isola? Io so cosa rischio a non associarmi al coro. Personalmente vedo lo strapotere appannato di Renzi, ma non mi impressiona. Io sto da un’altra parte e so perfettamente che votando NO ho un’opportunità di cambiamento, mentre il Sì significa la ripetizione ad oltranza del mondo inconcludente di facciata che in questi due anni ha avuto un potere enorme e non l’ha saputo usare per il bene di tutti.

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Ciò che la sinistra italiana non sa

9 novembre 2016 07:280 commenti
Ciò che la sinistra italiana non sa

di Paolo Maninchedda
Trump sta vincendo, spiego il perché.
C’è un motivo per cui per un lungo periodo la parola ‘democrazia’ fu sostituita nei libri e nei discorsi dalla parola ‘repubblica’. In Grecia, dove la parola era nata, la democrazia aveva costantemente generato la tirannide, perché prima aveva generato il terrore dell’ostracismo e di altre pratiche incapaci di accogliere il dissenso. Oggi c’è da chiedersi perché la democrazia stia generando leader così simili a quelli tragici, per gli altri e non per se stessi, comparsi sulla scena in momenti drammatici della storia universale.
La prima risposta è che la democrazia genera, come suo modello di gestione, l’oligarchia, ossia il governo stabile di pochi, sovrapposto all’apparente sovranità di tutti. In Italia accadde con la partitocrazia del secondo dopoguerra, la cosiddetta Prima Repubblica. I partiti etnici, i partiti tribù, come li chiamava Pannella, sostituirono uno Stato debole, garantirono a una piccola élite una lunga permanenza nei posti di potere,

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Questi siamo noi

5 novembre 2016 08:363 commenti
Questi siamo noi

di Paolo Maninchedda
In che anno siamo? Iniziamo da qui.
Siamo forse nel dopoguerra?
No, siamo 71 anni dopo. Che significa?
Significa che gli analfabeti in Sardegna praticamente non esistono; significa che abbiamo migliaia di laureati e di diplomati, una buona minoranza dei quali, sufficiente alle funzioni di governo della Sardegna, hanno più successo altrove che in patria; significa che ogni suggestione industrialistica e dirigistica è finita; significa che la terra, oggi, non è più sinonimo di arretratezza contadina ma di opportunità e di salute; significa che il sapere non è più distinto in scientifico e umanistico, ma è uno, con il mondo delle scienze esatte che guarda all’immaginazione come alla migliore delle sue risorse (sicut Einstein docet); significa che l’innocenza della Sinistra e l’arroganza della Destra italiane sono finite con una guerra – gli anni del terrorismo – e con un omicidio di Stato, quello di Moro; significa che noi abbiamo visto fallire gli anni dell’Autonomia, trascorsi in dissipazioni e trionfalismi, in egemonie oligarchiche e in carriere personali

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Da “The young Pope” agli errori giudiziari, dai linciaggi di stampa a Napalm 51

23 ottobre 2016 09:530 commenti
Da “The young Pope” agli errori giudiziari, dai linciaggi di stampa a Napalm 51

di Paolo Maninchedda
Il Vangelo di oggi agita tanti fantasmi civili, scuote alle fondamenta l’ipocrita cultura italiana in cui, ahimé, siamo cresciuti. Ne riporto il testo: (…) Verremo giudicati, questo è il primo punto. E già su questo ci sarebbe da ridire. L’uomo non ha sempre pensato di essere giudicato al termine della sua vita. Anzi, per un lungo periodo ha ritenuto che la vita non fosse sua davvero, ma che in realtà si trattasse di un copione scritto da altri di cui ciascuno è solo un interprete, come può esserlo un bravo e convincente attore. Come si sarebbe potuto giudicare un attore per aver interpretato un copione non scelto? Certi studi sul cervello e sul patrimonio genetico di ciascuno inducono a pensare che i copioni esistano. (…)
La piccola borghesia italiana ha formato i bambini sul libro Cuore e gli adulti sul rancore.

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Ieri a Bonorva un allarme per la Giunta

10 ottobre 2016 07:392 commenti
Ieri a Bonorva un allarme per la Giunta

di Paolo Maninchedda
Ieri sono andato a Bonorva, con Pier Mario Manca e con Gianfranco Congiu, a sostenere i progetti di sviluppo e di legalità proposti e realizzati dall’Amministrazione comunale.
Venerdì avevo accompagnato il sindaco nell’incontro con il Presidente Pigliaru che ha riguardato sia la foresta di Mariani a Bonorva, sia Surigheddu e Mamuntanas. Il Presidente avrebbe voluto che già venerdì scorso venisse assunta la delibera che coinvolgerà Forestas e Corpo Forestale in un’attività di recupero delel terre pubbliche all’uso pubblico e ai programmi di sviluppo locale: probabile che venga assunta questo venerdì.
Tuttavia, ieri il Consiglio Comunale aperto è stata anche un’occasione per una discussione non rituale tra gli amministratori presenti e la Regione (in questo caso rappresentata dal sottoscritto). Ne è venuto fuori un quadro severo per la Giunta regionale, ma non tanto sulle grandi prospettive (certo, è stato chiesto che se si intende fare un Master Plan per le zone interne, le zone interne siano conosciute e ascoltate), ma molto sul quotidiano svolgersi della vita istituzionale (un po’ ciò che ha scritto Biolchini nei giorni scorsi sull’incapacità della macchina regionale, sia politica che amministrativa, di essere coesa ed efficiente sul ‘quotidiano’).

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Umberto Eco: “Pericle era un figlio di puttana”. Una lettura per esercitare l’intelligenza e l’indipendenza in un tempo di grandi manipolazioni

8 ottobre 2016 08:291 commento
Umberto Eco: “Pericle era un figlio di puttana”. Una lettura per esercitare l’intelligenza e l’indipendenza in un tempo di grandi manipolazioni

di Paolo Maninchedda
Ieri, un amico mi ha messo sul tavolo il discorso di Pericle agli ateniesi, pronunciato agli inizi della Guerra del Peloponneso. Lo scopo era sostanzialmente quello di suggeririmi di lavorare per l’indipendenza della Sardegna, producendo nei sardi quella suggestione democratica che Pericle era stato capace di suscitare negli ateniesi.
E mi parte un malumore! E non so il perché! Mi rimane in testa per tutta la giornata un fastidio immotivato.
Il discorso di Pericle è bellissimo, anche troppo! C’era qualcosa che sapevo su quel testo e che non mi ricordavo.
Poi ieri notte, al ritorno da un incontro di cantina con indipendentisti, l’illuminazione: avevo letto un articolo di Umberto Eco che contestualizzazva bene il vero scopo di Pericle, il quale era un grande populista e quindi uno che a me non piaceva e non piace.
Basta leggere i giornali di oggi o i blog e per rendersi conto che la giornata di ieri è stata allietata da tanti colleghi di Pericle, da tanti comizi facili facili e ad effetto, da tanti discorsi immemori, tutti però orientati non a cambiare in meglio la realtà, ma solo a replicare l’ennesima disputa per l’egemonia sul popolo.
Le egemonie non mi piacciono, sanno tanto di impero. Come pure non mi piacciono i pericolosissimi furbi che lanciano il pane ai poveri per chiedere loro di impiccare i loro avversari. L’abuso del popolo è pur sempre un abuso che personalmente comtrasto.
Riporto in successione una traduzione del discorso di Pericle e il bellissimo articolo di Eco.

Il discorso di Pericle

L’articolo di Umberto Eco

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Il complesso di ostilità e il complesso di inferiorità: due malattie morali della Sardegna

4 ottobre 2016 08:073 commenti
Il complesso di ostilità e il complesso di inferiorità: due malattie morali della Sardegna

di Paolo Maninchedda
Ieri in Consiglio regionale è andata in onda l’ennesima replica della Commedia dell’Arte. L’opposizione, giacché è prigioniera dell’idea che fare l’opposizione vuol dire essere sempre e comunque contro, ha voluto fare l’opposizione dicendo una marea di sciocchezze sul Patto della Sardegna, guidate non da una visione alternativa o da verifiche puntuali, ma solo ed esclusivamente da uno spirito di contrapposizione condito con battute ad effetto. Uno scrittore li ha chiamati “ragionamenti all’urbigna”, quei ragionamenti contro tutto e contro tutti, rivolti all’universo-mondo (l’urbe globale, da cui ‘urbigna’), che cercano e trovano, per atterrare nel cuore degli ingenui, l’estetica delle paronomasie, del tipo ‘patto/pacco’, o ‘donna/danno’: roba da bar, insomma.
Da cosa sono guidati questi comportamenti? Non certo dal confine ideologico tra la Destra e la Sinistra, ma solo dal complesso di ostilità, ossia dalla prigione concettuale di chi vuole farsi avversario e nemico di qualcuno a prescindere da ciò che dice e da ciò che fa.

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