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La puzza non è uno scherzo. I razzismi latenti e la politica debole
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La puzza non è uno scherzo. I razzismi latenti e la politica debole

Questo è l’articolo del Messaggero, unico quotidiano a dare la notizia, che riporta l’affermazione di Grillo contro il Psd’Az. Si tratta di una frase carpita durante una festa e ha dunque il valore che ha (…) Poi c’è un’altra consapevolezza: a discettare, come dice Grillo, del popolo sardo dall’attico dei benpensanti, non si paga nulla. Perché Grillo non se la prende, che so io, con capo del Mossad? O perché non prova a dire: «Oh, c’è una puzza di ascelle che manco in un Commissariato della Polizia di Stato». Lo capiamo bene perché non lo dice, perché costerebbe molto dirlo (…)

La giornata di ieri. Vogliamo un piano straordinario del lavoro. Serve uno psicanalista a Sassari
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La giornata di ieri. Vogliamo un piano straordinario del lavoro. Serve uno psicanalista a Sassari

Provo ad essere sintetico sulla giornata di ieri.
Sassari. Lo psicodramma della crisi al comune di Sassari deve chiudersi perché sta screditando le istituzioni. Noi del Partito dei Sardi non abbiamo alcuna responsabilità nella crisi aperta e abbiamo sempre detto che va chiusa in modo razionale.
Sul futuro della città ieri si leggeva di un’ipotesi secondo la quale noi a breve andremo ad aggiungerci non ho capito bene a quale schieramento.
Potremmo apparire presuntuosi, ma noi siamo uno schieramento, non un dato aggiuntivo. (…)

Google ne sa più del professore. Con un post scriptum su università e politica
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Google ne sa più del professore. Con un post scriptum su università e politica

di Paolo Maninchedda
Un libro sulla scuola curato da studiosi sardi comincia a far discutere. Che cosa vi si dimostra? Tra le altre cose che ormai tra i ragazzi è diffusa la convinzione che Google ne sappia più del professore, cioè, alla fine, che il professore è colui cui il sistema delega la notevole funzione di accendere la Lim.
Leggo oggi dell’avvenuta nomina del Cda del Crs4, l’importante centro di calcolo e di ricerca della Regione. (…)
A dirigerlo è stato chiamato il prorettore per la Ricerca dell’Ateneo cagliaritano, professoressa Elisabetta Bonfiglio, che non conosco di persona ma che possiede un indiscutibile curriculum.
A far parte del Cda anche Mario Mariani, che invece conosco come uno dei più capaci imprenditori e manager della Sardegna, un rappresentante vero dell’innovazione non solo in terra sarda.
Faccio solo una riflessione che svilupperò nei mesi prossimi: sono certo che i miei colleghi docenti universitari e attualmente incaricati di funzioni di governo condividano che serve un approfondimento, a ormai quasi dieci anni dalla legge 7 del 2007, sulle fonti di finanziamento della ricerca universitaria, rispetto alle forme con cui si esercita l’egemonia culturale sui processi che decidono l’allocazione delle risorse. Parliamone.

La bellezza degli uomini liberi
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La bellezza degli uomini liberi

di Paolo Maninchedda
Diceva Giovanni Falcone: «Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare».
Questa frase sta in un sito di amici professori universitari e ogni volta che la leggo mi rafforzo, perché io vorrei continuare a vivere con le maniche alzate.
Trovare intellettuali che non badano alla propria convenienza, alle comode abitudini e alle consuetidini rassicuranti, non è per niente facile.
In questi giorni è stato pubblicato il nuovo libro di Giuseppe Mele, professore di storia moderna dell’Università di Sassari. La sua premessa è un canto di dignitosa e ferma libertà di un uomo di cultura che non vuole farsi sopraffare dai burocratismi italici, dalle ipocrisie che si stanno sovrapponendo come polvere alla nobilissima arte dello studiare, la quale necessita di tempo, di riflessione e non di meccanismi da fabbrica fordista. Noi l’Università della Repubblica di Sardegna la faremo con questo spirito di libertà.

Ecco il testo:
«Negli ultimi anni è diventato sempre meno agevole condurre ricerche storiche di ampio respiro. E non tanto (CONTINUA)

La mia vita privata è privata
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La mia vita privata è privata

di Paolo Maninchedda
Vedo pubblicate sui siti di mezzo mondo le immagini del primo ministro canadese che gioca col figlio.
Al contrario io, quando ieri sera ho ricevuto le immagini della presentazione del libro di Antonello Soro a Macomer, ho provato fastidio nel notare che al mio arrivo sono stato fotografato con mia moglie, che pochi, grazie a Dio, conoscono.
Non capisco che cosa un uomo pubblico voglia mostrare pubblicando pezzi della sua vita privata.
Si vuole mostrare che si è persone normali? E chi ne dubita?
Si vuole apparire accattivanti? E per che cosa? (…) Si pensa che le immagini domestiche desacralizzino il potere e lo rendano più popolare?
Ho qualche dubbio. Più probabile che si pensi a una disponibilità ad usare anche il privato per la ricerca del consenso. Se convincere gli altri delle proprie idee diventa un’ossessione pervasiva da indurre a mettere in gioco tutto e tutti, allora si è superato il limite tra la coscienza della pochezza di sé, che ogni uomo dovrebbe sempre aver presente, e la temporanea apparente grandezza che la popolarità sembra accreditare. Se ci si ammala di ‘consenso ad ogni costo’ si perde se stessi e si diventa icone, immagini, manifesti, cioè un centesimo di ciò che vale un uomo.

La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene
Cultura Indipendenza Informazione Istruzione Politica Stato sardo

La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

di Paolo Maninchedda
La Sardegna ha fatto uno sforzo enorme per accogliere il Giro d’Italia e trasformarlo in un evento europeo di promozione del territorio. Il lavoro fatto prima da Francesco Morandi e ora da Barbara Argiolas (raro caso di assessori che si alternano e non si annullano reciprocamente, dando corpo alla tanto celebrata e poco praticata continuità amministrativa) ha fatto sì che durante lo svolgimento della gara la complessità estetica della Sardegna emergesse in tutta la sua bellezza.
Ebbene ieri il Tg1 delle 20 fa un’operazione non giornalistica ma letteraria che rasenta il razzismo.
Voi, quando il Tg1 parla di Firenze, non sentite il bisogno che vi ricordino i luoghi del Mostro di Firenze, o no? Non sentite il bisogno, quando parla il Papa che, subito dopo qualcuno faccia un servizio per ricordare i preti pedofili, o no? Se il Tg1 parla di Renzi, non sentite il bisogno che un altro servizio ricordi la Banca Etruria. Se un servizio parla di Milano, non sentite il bisogno che il servizio successivo vi ricordi le infiltrazioni mafiose all’Expo?
Quando c’è di mezzo la Sardegna c’è sempre l’italiano standard che fa la facile equazione Barbagian=nBanditismo, per cui mentre lo speaker del TGg1 annuncia che subito dopo la cronaca sportiva del Giro ci sarebbe stato un altro servizio sui luoghi del giro, il servizio ‘dei luogi’ li declina nell’immagine del cartello di Orune sforacchiato a pallettoni, nella memoria dell’ultimo delitto di Orune e in una visita a Orgosolo e ai suoi murales, con un’intervista al bibliotecario (bravo a rispondere alla domanda originalissima sul ‘sardo chiuso’ con una battuta intelligente: tutti appaiono chiusi finché non li conosci). Forse il giornalista voleva evocare Cagnetta, ma ha solo evocato una gran figura da cani.
Al giornalista italiota poco importa che io gli ricordi che aveva, a proposito di luoghi, a un tiro di schioppo Su Tempiesu, che a Orgosolo aveva il Supramonte sotto i piedi con alberi, rocce, pozzi, fenomeni endemici e carsici unici al mondo, che a Mamoiada aveva le maschere che evocano una delle pochissime sopravvivenze del mondo pagano antico, che a Nuoro aveva la casa di un premio Nobel per la letteratura, che a Dorgali aveva l’accesso a Tiscali e a Gorroppu, e sotto, lungo la costa, le bellissime spiagge e grotte barbaricine e ogliastrine. Questi e altri sono i luoghi del Giro (tra i quali metterei anche la fierezza dello sguardo di Caterina Murino) di cui il servizio pubblico (CONTINUA)

Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo
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Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo

di Paolo Maninchedda
In un liceo di Olbia si è svolto un incontro sulle servitù militari in Sardegna, presente il presidente della Commissione parlamentare sull’uranio impoverito Giampiero Scanu. Tre senatori di Forza Italia, e cioè: Maurizio Gasparri, Bruno Licata e, ahimé, il sardo Emilio Floris, hanno presentato un’interrogazione in Senato per chiedere al Governo «se non ritenga opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto».
Questo evento ha due risvolti: uno culturale e l’altro politico.
Culturalmente occorre chiedersi che idea si ha della scuola.
Se la scuola statale fosse obbligata a celebrare lo Stato e le sue articolazioni, verrebbe confermata la tesi di chi sostiene che l’ombra del misticismo istituzionale di Giovanni Gentile è ancora attivo. (…) Politicamente i tre senatori lanciano un sasso nello stagno che riguarda soprattutto noi indipendentisti.
L’accusa è lì, neanche velata, è diretta, con la mascella in fuori: separatisti.
L’accusa di separatismo è un punto di vista relativo spacciato per assoluto. È il punto di vista di Roma che sin dai tempi del Risorgimento ha strutturato l’ideologia dell’unità della Repubblica su quella del corpo mistico della Chiesa. (…) Bisogna rifiutare ideologicamente e smentire praticamente che gli indipendentisti siano estremisti. Bisogna spostare il variegato mondo progressista da posizioni unitariste e/o autonomiste a posizioni quanto meno federaliste per poi arrivare a posizioni indipendentiste condivise. (…) Noi abbiamo una prateria davanti: dobbiamo togliere la paura della piena e sovrana responsabilità all’area progressista sarda. Fatto questo, il futuro è nostro.

I ricchi votano SÌ e pretendono obbedienza. Chi è in difficoltà ed è libero vota NO. Regole e video per non farsi manipolare
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I ricchi votano SÌ e pretendono obbedienza. Chi è in difficoltà ed è libero vota NO.
Regole e video per non farsi manipolare

di Paolo Maninchedda
Mai vista una pressione propagandistica del Governo italiano sulle masse così articolata, capillare, ossessiva, ripetuta e martellante come quella che l’insieme degli apparati di Stato, la Rai, Mediaset, la stampa veramente di regime (si pensi al giornale unico Repubblica-Corriere-La Stampa), stanno mettendo in atto per indurre la gente a votare SÌ.
Bisogna ribellarsi alla manipolazione. Bisogna resistere.
È in atto un vero colpo di Stato delle coscienze che meriterebbe una grande resistenza politica e morale.
Ho fatto la mia scelta in Africa nel 1982: non sto con banche e finanzieri, sto con l’altra parte del mondo, con chi produce ricchezza, con chi lavora, con chi educa, con chi ama e non si approffitta degli altri, con chi pretende di difendere la propria libertà, la propria intimità, la grandezza, unicità e intimità della propria anima. Uso per combattere l’unico potere di cui realmente dispongo: questo sito.
Le dieci regole della manipolazione: conoscerle per difendersene