Nuovo diritto scrotoelastico

Siamo al diritto scrotoelastico (cioè alla distensione estrema del diritto in forma simile a quella di tessuti umani termo sensibili che si distendono col caldo e si accorciano col freddo). Nella nuova regione del LasciateciFareiFattiNostri si procede così: prima si assume chi si vuole e li si paga; poi si nota che i tessuti scrotoelastici del Diritto si sono avvizziti per l’orrore del contrasto dell’assunzione con le norme del diritto vigente; allora si cambia il diritto. Quindi da ora in poi i Presidenti di regione prima assumono e poi adeguano le norme. Questo è Diritto? Questa è Giustizia? È vigente il diritto del Presidente, questa è la verità e nessuno fiata perché tutti portano famiglia.

E può darsi che mi sbagli, ma l’indagine Ippocrate della Procura di Oristano ha tanto il sapore, piuttosto che di Ippocrate e del suo giuramento, di Dreyfus e di tutta la confusione che portò all’ingiusto arresto dell’ufficiale ebreo, alla sua ingiusta detenzione, finché alcuni intellettuali francesi cominciarono a svelare l’intrigo di Stato che lo aveva colpito, e un filologo, guarda un po’, dimostrò che il celebre biglietto a lui attribuito non era suo. (…) Veniamo al diritto. Andiamo a p. 27 dell’Ordinanza. Si è nell’esame del concorso per ostetriche e il GIP scrive…

Delogu è stato senza dubbio un valente avvocato, una persona di spirito e di cultura, certamente rappresentativo della destra cagliaritana, negli anni ruggenti di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, di Gianfranco Fini alla presidenza della Camera (ma anche di Gianfranco Anedda sottosegretario alla Giustizia e, non ultimo, di Antonangelo Liori alla direzione dell’Unione Sarda).

Non aveva un fisico bestiale

Sono certo della sua sofferenza. Dietro quelle sbarre. Non aveva un fisico “bestiale”. Il collo incavato e la schiena piegata da una gobba evidente. Il corpo minuto che reggeva una grande “testa”. Febbri ricorrenti. Il destino lo teneva in vita. Scriveva e scriveva. Con quei moncherini di matita regalati dai suoi carcerieri, in ogni tipo di carta, in quaderni poveri. L’avrebbero lasciato a consumarsi così, nella galera umida. A leggere libri dei filosofi e dei cronisti di regime.

La Coldiretti è un argomento tabù dell’informazione sarda: troppo potente. Però, come sanno i suoi dirigenti, c’è anche chi non confonde il rispetto per il potere (e la Coldiretti ne ha tanto) con la complicità e il servilismo. C’è anche chi comincia a fare due più due: 1) la Coldiretti è contrapposta in giudizio con il Cacio Romano al Pecorino Romano (tutelato dal Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano, di cui la Coldiretti vorrebbe assumere il controllo); 2) la Coldiretti ha voluto il trasferimento nella penisola degli albi genealogici delle pecore della Sardegna; 3) adesso l’ultimo assalto alla Sardegna ha il nome venerando del Grano Cappelli. La Coldiretti ce l’ha con la Sardegna?

Il linguaggio della giustizia

(Pubblicato il 6 dicembre a p. 41 dell’Unione Sarda) La risposta data ieri dal Procuratore della Repubblica di Oristano («Non ho tempo») alle domande dell’Unione Sarda, che hanno preso spunto da un mio intervento, merita un breve commento. È vero: un procuratore non dovrebbe avere tempo per il dibattito pubblico. Egli agisce e parla in […]


Dopo di che, io non sono Davide, ma so di avere davanti Golia, uno Stato marcio ma feroce, non combattuto dai politici e umilmente servito dagli avvocati (pochissimi combattono davvero in giudizio, molti negoziano) e riverito dagli universitari, che pure sono pagati per essere ed educare a sapere essere liberi.
Per cui, per rimanere vivo, me ne sto a casa. Ai domiciliari.

Il Pd non ce la fa più a reggere il manettismo, il cinesismo e l’antieuropeismo caotico dei Cinquestelle, ma non può neanche completamente emanciparsi dal proprio poterismo, quel cinico, pessimo, opportunistico piegare tutto alla conquista del potere che ha dalle origini ucciso buona parte della Sinistra italiana. Tuttavia, sulla pretesa di abolire la prescrizione, mi pare di registrare un sussulto che stia impedendo di barattare potere con diritti fondamentali. Speriamo. Meglio votare e perdere le elezioni che perdere la libertà.

Sei mesi di galera senza motivo

Oggi la Corte di Cassazione ha sancito che l’arresto del Sindaco di Bibbiano era immotivato. Sei mesi: sei mesi di via Crucis, di berlina, di gogna e linciaggio morale. Questa è la Giustizia in Italia: prima devi farti massacrare dall’Accusa, poi, se rimani vivo, puoi sperare che si applichi il diritto.

In una città come Sassari, dove ‘tutto si tiene’, dove cioè le relazioni tra diversi livelli di potere sono animate da esplicito e forte spirito corporativo di autotutela (a Cagliari, invece, le relazioni tra poteri passano per zone imperscrutabili di vizio e vantaggio), che ci sia stato un giudice del lavoro che abbia fatto giustizia nello scontro che ha contrapposto il Rettore al responsabile dell’Avvocatura di Ateneo è un fatto clamoroso.

Posto che non sono stato certo io a volere un processo in piazza, cosa che mi fa profondamente schifo (mentre le indagini – lunghissime – sono in corso) attraverso una clamorosa Conferenza stampa, e posto che mi stavo serenamente avviando a un ritiro totale dalla vita politica quando sono stato investito da una campagna di […]

Io faccio il filologo di mestiere e sono abituato a controllare tutto; ebbene, in ciascuna delle batterie di domande somministrate all’esame per il concorso ve n’è almeno una in maiuscolo. Mi auguro che nessuno sia in galera per una panzana così grande e così facilmente accertabile come quella che sostiene che le domande erano attinte tutte dal gruppo delle redatte in minuscolo.