Moirano e il sardomasochismo

17 maggio 2017 07:162 commenti
Moirano e il sardomasochismo

di Paolo Maninchedda
Ieri, mentre i normali mortali si occupavano di strade franate, di aziende dello Stato italiano che fanno quello che vogliono perché nessuno le controlla, di siccità, di pozzi e aziende che fingono di essere agricole e invece producono mais per produrre energia elettrica e bevono acqua come disperate, mentre i mortali combattevano con i problemi vecchi e nuovi e con l’invecchiamento biologico delle proprie cellule, l’imperatore Moirano, di porpora vestito, ha visitato i senatori laticlavi del Consiglio regionale.
Anche chi aveva una sola psoriasi al suo passaggio è guarito. Basta toccarlo e l’organismo si rinnova.
Oggi sui giornali c’è un po’ di polemica. Se la prendono col PD che lo porta in giro come la madonna di Bonaria. Ma che male c’è? Gli dedichino anche una festa patronale, non è rilevante.
Di rilevante c’è invece che Moirano non ha ancora dimostrato la sua utilità e non per colpa sua, per colpa del sardomasochismo esterofilo sardo, questa sì una malattia che colpisce soprattutto gli uomini di cultura che odiano la Sardegna, che pensano che la Sardegna sia solo un luogo di fallimenti storici e che quindi necessiti sempre di un legato propretore che venga dalla capitale dell’Impero e integri, con la sua scienza, la periferica e incivile Sardegna nel mirabile mondo civile della Repubblica italiana intesa come porta di ingresso nella civiltà e nella modernità (CONTINUA)

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La mia vita privata è privata

14 maggio 2017 08:323 commenti
La mia vita privata è privata

di Paolo Maninchedda
Vedo pubblicate sui siti di mezzo mondo le immagini del primo ministro canadese che gioca col figlio.
Al contrario io, quando ieri sera ho ricevuto le immagini della presentazione del libro di Antonello Soro a Macomer, ho provato fastidio nel notare che al mio arrivo sono stato fotografato con mia moglie, che pochi, grazie a Dio, conoscono.
Non capisco che cosa un uomo pubblico voglia mostrare pubblicando pezzi della sua vita privata.
Si vuole mostrare che si è persone normali? E chi ne dubita?
Si vuole apparire accattivanti? E per che cosa? (…) Si pensa che le immagini domestiche desacralizzino il potere e lo rendano più popolare?
Ho qualche dubbio. Più probabile che si pensi a una disponibilità ad usare anche il privato per la ricerca del consenso. Se convincere gli altri delle proprie idee diventa un’ossessione pervasiva da indurre a mettere in gioco tutto e tutti, allora si è superato il limite tra la coscienza della pochezza di sé, che ogni uomo dovrebbe sempre aver presente, e la temporanea apparente grandezza che la popolarità sembra accreditare. Se ci si ammala di ‘consenso ad ogni costo’ si perde se stessi e si diventa icone, immagini, manifesti, cioè un centesimo di ciò che vale un uomo.

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Internet e Infernet: per non arrenderci a essere linciati. Stasera se ne parla a Macomer

12 maggio 2017 06:330 commenti
Internet e Infernet: per non arrenderci a essere linciati. Stasera se ne parla a Macomer

di Paolo Maninchedda
Oggi alle 18, nel quadro delle manifestazioni per la Mostra del Libro, aiuterò Antonello Soro, garante della Privacy della Repubblica italiana, a presentare il suo libro: Liberi e connessi.
È uno dei pochi libri pubblicati negli ultimi anni da uomini delle istituzioni che centra temi assolutamente essenziali per i diritti individuali.
Il diritto alla tutela dell’identità; il problema del processo mediatico; il cyberbullismo; gli abusi sessuali su minori in rete; le intercettazioni e i nuovi sistemi invasivi di controllo a distanza; oggi si parlerà di tutto questo nonché dell’ambiguità costante del progresso tecnologico che, come sempre, apre nuovi orizzonti e contestualmente produce nuove e più aggressive minacce. Internet e Infernet oggi saranno di fronte. Io farò la mia parte marginale, con lo spirito di chi immagina uno Stato diverso, con leggi più giuste, con amministrazioni più serie: il nostro Stato sardo che continuo a pensare come uno Stato occidentale, con poteri equilibrati, liberato dalla paura del potere e dei poteri, libertario, giusto.

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Indipendenza, la parola mancante

11 maggio 2017 07:110 commenti
Indipendenza, la parola mancante

di Paolo Maninchedda
A Oristano sta succedendo che esiste un partito indipendentista, il Partito dei sardi, il nostro partito, e che questo partito ha costruito insieme ad altre forze politiche una proposta politica credibile per la città.
Abbiamo proposto alla carica di Sindaco l’urologo Vincenzo Pecoraro che da anni frequenta e anima le nostre iniziative. Un professionista apprezzato che interpreta la grande bandiera dell’indipendenza della Sardegna a partire dalla restituzione alle comunità cittadine del diritto di governarsi da sole, al posto della pena di subordinarsi a elites politiche oligarchiche e burocratiche.
Questa candidatura a Oristano è sotto il segno del simbolo della casata di Arborea, perché noi, non solo noi, grazie a Dio, ma certamente noi, conserviamo la memoria dell’essere stati un popolo che si è autogovernato.
Noi non abbiamo accettato la rimozione della memoria e la sua sostituzione con la frustrazione del passato e quindi con la debolezza del pensiero secondo cui la Sardegna può esistere solo se adottata dall’Italia.
Noi conosciamo uno per uno i sardi che, forti della loro libertà e delle loro competenze, cambiano la realtà, realizzano ricchezza e la distribuiscono sotto forma di reddito, di scambio, di servizi. Gente che sta insegnando ai giovani a non chiedere ad altri di compierli, ma a correre il rischio del libero compimento di sé.
A Oristano, lontano dalla politica, che distribuisce un miserrimo bilancio e parla spesso di cose ormai prive di senso o talmente ordinarie da non avere alcun merito, esistono imprenditori, professionisti, educatori, intellettuali, artigiani, sportivi, musicisti, insegnanti che sono l’ossatura di una nuova società fondata sulla responsabilità e sulla libertà. Noi frequentiamo queste persone. Vincenzo vuole rappresentare questo mondo. Un mondo educato, europeista, inclusivo, che non usa la violenza verbale, non giudica nessuno e educa alla convivenza, ma che sta in piedi, dritto, che non chiede ad altri di fare ciò che la storia ha affidato a noi stessi. (CONTINUA)

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Il vizietto giornalistico di non verificare le fonti a Oristano è una malattia

10 maggio 2017 06:560 commenti
Il vizietto giornalistico di non verificare le fonti a Oristano è una malattia

di Paolo Maninchedda
Oggi L’Unione Sarda, oltre a mischiare le mele con le pere e gli gnocchi coi biscotti, come da consolidata tradizione, pubblica un articolo sulle amministrative di Oristano che sembra scritto da un dirigente (intelligente) del Pd anziché da una giornalista.
Secondo questa cronaca a fumetti, noi del Partito dei Sardi avremmo proposto al Pd di azzerare le candidature dei candidati alla carica di sindaco e il Pd avrebbe respinto l’offerta.
I fatti, invece, sono andati diversamente.
Il segretario del Pd, Giuseppe Luigi Cucca, mio amico personale, non ha chiamato me, ma ha chiamato il Presidente della Regione, chiedendogli di verificare a quali condizioni sarebbe stata possibile una ricomposizione di un’alleanza vasta a Oristano che comprendesse anche il Pd.
Il Presidente della Regione mi ha convocato e io ho trasferito il messaggio ai compagni di partito di Oristano, i quali mi hanno subito ricordato il punto di rottura col Pd: l’indisponibilità sia alle primarie che alla valutazione del nome da noi proposto su quel tavolo alla carica di sindaco. Per cui, qualora il Pd revocasse le forzature precedenti, tutti i partiti alleati avrebbero valutato positivamente lo sforzo per un candidato di sintesi di un’alleanza indipendentista e di centrosinistra.
Dopo due giorni il Pd ha comunicato che l’accordo poteva avvenire solo sul nome della loro candidata. Fine delle trasmissioni. Per sapere queste cose, sarebbe bastata una piccola telefonata di verifica, come accadeva un tempo. (CONTINUA)

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Quando tocca a noi Sardi?

9 maggio 2017 07:322 commenti
Quando tocca a noi Sardi?

di Paolo Maninchedda
Ieri, mentre in tv passavano le immagini dei francesi in festa, mia figlia mi ha chiesto: «Pà, quando tocca a noi sardi?».
Non si può essere frivoli in Sardegna.
Essere sardi non è un modo di sentirsi italiani.
Gli italiani cercano sempre un capo; noi cerchiamo uno Stato. Il Nostro.
Gli italiani usano la bellezza per il denaro; noi vorremmo difendere la bellezza anche per l’anima.
Gli italiani non hanno disciplina; noi non possiamo non essere disciplinati e molto ben organizzati.
Gli italiani sono chiassosi; noi silenziosi.
Gli italiani non sanno più che cosa insegnano nelle scuole: noi sappiamo bene di quale sapere abbiamo bisogno.
Gli italiani sono educati al monolinguismo e alla celebrazione della loro lingua; noi siamo sempre stati nella storia poliglotti.
Gli italiani mangiano la natura; noi ci confessiamo con gli alberi.

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La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

7 maggio 2017 08:1352 commenti
La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

di Paolo Maninchedda
La Sardegna ha fatto uno sforzo enorme per accogliere il Giro d’Italia e trasformarlo in un evento europeo di promozione del territorio. Il lavoro fatto prima da Francesco Morandi e ora da Barbara Argiolas (raro caso di assessori che si alternano e non si annullano reciprocamente, dando corpo alla tanto celebrata e poco praticata continuità amministrativa) ha fatto sì che durante lo svolgimento della gara la complessità estetica della Sardegna emergesse in tutta la sua bellezza.
Ebbene ieri il Tg1 delle 20 fa un’operazione non giornalistica ma letteraria che rasenta il razzismo.
Voi, quando il Tg1 parla di Firenze, non sentite il bisogno che vi ricordino i luoghi del Mostro di Firenze, o no? Non sentite il bisogno, quando parla il Papa che, subito dopo qualcuno faccia un servizio per ricordare i preti pedofili, o no? Se il Tg1 parla di Renzi, non sentite il bisogno che un altro servizio ricordi la Banca Etruria. Se un servizio parla di Milano, non sentite il bisogno che il servizio successivo vi ricordi le infiltrazioni mafiose all’Expo?
Quando c’è di mezzo la Sardegna c’è sempre l’italiano standard che fa la facile equazione Barbagian=nBanditismo, per cui mentre lo speaker del TGg1 annuncia che subito dopo la cronaca sportiva del Giro ci sarebbe stato un altro servizio sui luoghi del giro, il servizio ‘dei luogi’ li declina nell’immagine del cartello di Orune sforacchiato a pallettoni, nella memoria dell’ultimo delitto di Orune e in una visita a Orgosolo e ai suoi murales, con un’intervista al bibliotecario (bravo a rispondere alla domanda originalissima sul ‘sardo chiuso’ con una battuta intelligente: tutti appaiono chiusi finché non li conosci). Forse il giornalista voleva evocare Cagnetta, ma ha solo evocato una gran figura da cani.
Al giornalista italiota poco importa che io gli ricordi che aveva, a proposito di luoghi, a un tiro di schioppo Su Tempiesu, che a Orgosolo aveva il Supramonte sotto i piedi con alberi, rocce, pozzi, fenomeni endemici e carsici unici al mondo, che a Mamoiada aveva le maschere che evocano una delle pochissime sopravvivenze del mondo pagano antico, che a Nuoro aveva la casa di un premio Nobel per la letteratura, che a Dorgali aveva l’accesso a Tiscali e a Gorroppu, e sotto, lungo la costa, le bellissime spiagge e grotte barbaricine e ogliastrine. Questi e altri sono i luoghi del Giro (tra i quali metterei anche la fierezza dello sguardo di Caterina Murino) di cui il servizio pubblico (CONTINUA)

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Perché i sardi non sono criceti

4 maggio 2017 06:520 commenti
Perché i sardi non sono criceti

Quando ieri sera ho letto l’articolo di Franciscu che riporto di seguito, mi è venuta in mente un’immagine: i criceti che corrono nella gabbia. Secondo una consolidata teoria autonomistica, noi sardi per poter stare in Europa diversamente da come ci stanno gli italiani (cioè con un diritto che funzioni, con una scuola efficiente, seria, efficace, con trasporti degni di questo nome ecc. ecc.) prima avremmo l’ingrato compito di dimostrare di saper usare i diritti di cui già disponiamo come Regione autonoma. “Se il criceto non sa fare dieci giri di ruota nella gabbia, come può percorrere i chilometri della storia?”, si chiedono i pedagoghi della paura. Il problema per questi pedagoghi della dipendenza siamo noi, che non ci sentiamo criceti. E come al solito, il più grande esempio della storia è lo spirito libero degli uomini, che nessuno può comprimere.

di Franciscu Sedda
Perché diciamo no al “regionalismo differenziato”? Perché il documento firmato a Cagliari il 28 aprile scorso dai Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni a Statuto speciale e delle Provincie autonome parte dal presupposto implicito che la Sardegna sia una regione d’Italia mentre la Sardegna è una nazione storica differente dalla nazione italiana. In quanto tale, quando la Sardegna pone il problema del superamento dell’attuale organizzazione dei poteri, lo fa – lo deve fare – non per riformare l’Italia ma per affermare davanti all’Italia la necessità del popolo sardo di avanzare sulla strada dell’esercizio dei suoi diritti nazionali e della sua prospettiva di autodeterminazione nazionale all’interno del quadro europeo.

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La Maddalena e i piedi sporchi del governo italiano

2 maggio 2017 07:140 commenti
La Maddalena e i piedi sporchi del governo italiano

di Paolo Maninchedda
Sono giorni molto difficili, perché è sempre più chiaro che nell’area progressista della Sardegna e in ampi settori del mondo liberal-democratico immune da subordinazioni leaderistiche si deve arrivare a definire la strategia migliore per difendere gli interessi nazionali dei sardi. Ma sono anche giorni nei quali occorre difendere questi stessi interessi nella contingenza data di una Repubblica italiana ormai in fuga da gran parte del suo territorio e limitata nelle funzioni a interventi tampone.
Parliamo della Maddalena.
Metà febbraio: il Presidente della Regione mi dà l’incarico di rimettere in moto la macchina per arrivare a gestire efficacemente il plafond finanziario oggi disponibile per la riqualificazione e la bonifica dell’isola. (…) In poche parole, il 24 marzo la parte di procedura affidata alla Regione e alla Protezione civile era conclusa.
Ovviamente il prosieguo prevedeva che il Governo reperisse la somma necessaria alla transazione e procedesse a stabilizzare l’accordo. Evidentemente mancano i soldi (perché della volontà della Boschi e di Gentiloni non dubito). Fatto è che nei giorni scorsi la società Mita ha comunicato all’avvocatura che l’accordo raggiunto ha la scadenza fissata a trenta giorni a far data da questa ultima comunicazione. (CONTINUA)

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Su Oristano l’informazione latita ma il consenso aumenta

29 aprile 2017 05:500 commenti
Su Oristano l’informazione latita ma il consenso aumenta

di Paolo Maninchedda
A Oristano il Partito dei Sardi sta facendo una battaglia di libertà, di democrazia e di indipendenza.
Una persona libera e stimata, non iscritta al Partito dei Sardi ma incardinata nella cultura progressista come Anna Maria Uras si sta candidando a proporre alla città un’offerta politica divergente, non nata dalla convergenza delle convenienze ma dal coraggio, dalla competenza e dall’appello all’impegno civile rivolto alle persone dotate di autonomia, competenza e slancio verso la condizione umana.
Ovviamente che accada questo, cioè che accada un’esperienza di libertà, non risulta essere una notizia per i media tradizionali, che trattano la politica come gossip raccolto sotto la torre del giudice architetto.

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L’incoscienza autonomista. Perché è sbagliato dedicare Sa Die a Giorgio Asproni

28 aprile 2017 07:294 commenti
L’incoscienza autonomista.  Perché è sbagliato dedicare Sa Die a Giorgio Asproni

di Franciscu Sedda

  • Un italiano vero, anzi, verissimo
    “Io voglio vivere e morire italiano”.

    Così si esprimeva Giorgio Asproni nel 1852 in una lettera indirizzata da Napoli al suo amico, il canonico Giovanni Spano. Del resto fin dagli esordi del suo impegno politico e del suo ingresso nel Parlamento Subalpino nel 1848 i suoi intenti erano chiari, anzi, adamantini:

    «Mio principio massimo e primordiale è l’Unità dell’Italia a qualunque prezzo. Indi il convocamento sollecito della Costituente per stabilire un Regno vasto sopra basi le più democratiche, e restituire all’antica dignità la regina del Mondo” (8 luglio 1848). (…)»
    Ci sarebbe davvero ben poco da aggiungere alla storia di questo sardo che spende la vita per farsi più italiano degli italiani e conclude la sua esistenza a Roma – dal 1871 la tanto agognata Capitale d’Italia – dove scelse di vivere – dopo aver risieduto a Genova, Torino, Palermo, Napoli, Firenze, Milano – dove morì nel 1876. Dove tuttora giace al Verano. Dove è giusto lasciarlo. (CONTINUA)
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