Poi ci sono gli annunci spot che appaiono e scompaiono su Facebook e che è difficile documentare. Me ne hanno mandato uno dell’anno scorso che è emblematico, lo trovate sotto. Come potete leggere si cercava per 600 euro mese e otto ore di lavoro giorno una banconiera che doveva essere “formosa” e “gentile” e “automunita…” (coi puntini). Serve altro per capire? No. Ci siamo capiti. Se ne avete altri più recenti, inviateli all’indirizzo del sito. Mi impegno a pubblicarli.
Denunciate la schiavitù (…)

Il 28 Rapporto sull’economia della Sardegna, elaborato dal CRENoS, centro di ricerche economiche delle università di Cagliari e di Sassari che tutto può essere definito meno che ‘socialista’, o ‘liberal-socialista’, e che dunque non è sospettabile di moralismi ideologici o di pentimenti capitalistico-sentimentali (i sentimenti stanno al CRENoS come il morbillo al sesso), ha dedicato delle pagine implacabili e giuste al rapporto tra la povertà e l’utilizzo, a mio avviso eccessivamente e ingiustificatamente diffuso in Sardegna, dei contratti di lavoro temporanei (…)

Tutti raccontano i problemi della Sardegna ma pochi raccontano la qualità della Sardegna.
Noi stiamo incontrando tante persone che fanno cose positive e che tirano l’economia e l’educazione della Sardegna.
Abbiamo incontrato persone che sanno fare con le mani e che sanno fare con il cervello. Nel corso di questa campagna elettorale siamo andati in aziende agricole non disperate e in piccole aziende di giovani ingegneri che hanno fatto cose egregie e vendono in tutto il mondo.
Esiste una Sardegna buona, positiva, che produce, che sa fare e sa insegnare. Questa Sardegna ci sta riconoscendo.
Il Partito dei Sardi è più di un partito. È una comunità di persone che uniscono l’ottimismo, il saper fare, il saper educare e il sapere combattere. (LEGGI e guarda il VIDEO)

In Sardegna stanno sotto i Mille euro non solo molti operai, che sono sempre di meno, ma molti diplomati e molti laureati. Esistono i liberi professionisti del mezzo mese: lavorano per trenta giorni, guadagnano per quindici. (…) Non serve una banale riforma. Serve una intelligente, capillare, bene organizzata e profonda rivolta.
Il Partito dei Sardi sta facendo liste ad alta coerenza programmatica. Stiamo pulendo le liste da ogni opportunismo e lo stiamo facendo felicemente. (LEGGI)

Ieri il Sole 24 ore ha pubblicato un’indagine di Unioncamere sul commercio on line nelle province della Repubblica italiana. Leggetela.
Nelle prime 11 province ve ne sono due sarde: Cagliari all’8 posto e Nuoro all’11.
A Cagliari 47 persone su 100 comprano on line in tuti i settori, esclusi credito, giochi e turismo.
Sassari è al 99esimo posto su 106 e Oristano all’86esimo.
Sta accadendo la terza rivoluzione nel commercio che porterà alla crisi dei grandi centri commerciali e della Gdo (Grande Distribuzione Organizzata).

Noi del Partito dei Sardi abbiamo sempre detto che la risposta all’emergenza siccità doveva avvenire attraverso una rimodulazione del Por e un rifinanziamento di almeno 20 milioni della misura 5.2 e che la crisi legata al prezzo del latte andava affrontata con interventi strutturali e non con interventi a pioggia (si vedano a proposito i ripetuti interventi di Pier Mario Manca, di Mario Uras, di Gianfranco Congiu e di Roberto Desini).

Dietro tante polemiche c’è la guerra tra la Coldiretti e il Movimento Pastori, guerra di egemonia politica piuttosto che di governo del settore. Nel frattempo la Banca d’Italia ha chiesto di chiudere gli uffici italiani della Bsi, la Banca d’Affari incaricata dalla Sfirs nel 2016 di fare l’advisor per i Pecorino bond. L’ansia di integrazione nella modernità e nei salottini vellutati della finanza porta chi non è educato allo spirito critico a dare a Dracula le riserve di sangue.

Provo ad essere sintetico sulla giornata di ieri.
Sassari. Lo psicodramma della crisi al comune di Sassari deve chiudersi perché sta screditando le istituzioni. Noi del Partito dei Sardi non abbiamo alcuna responsabilità nella crisi aperta e abbiamo sempre detto che va chiusa in modo razionale.
Sul futuro della città ieri si leggeva di un’ipotesi secondo la quale noi a breve andremo ad aggiungerci non ho capito bene a quale schieramento.
Potremmo apparire presuntuosi, ma noi siamo uno schieramento, non un dato aggiuntivo. (…)

Ieri il Pd ha avviato una complessa mediazione sulla rete ospedaliera che è già un passo avanti rispetto al muro contro muro che sulla sanità il Partito dei Sardi ha dovuto subire in questi tre anni.
Tuttavia, ormai, il tempo stringe.
La sanità in una condizione così grave, descritta negli ambienti del Mef come più grave di quella patita anni fa dalla sanità del Lazio, impedisce le politiche dello sviluppo e del lavoro che sarebbe necessario mettere in campo.

di Paolo Maninchedda
Ricordatevi questa sigla: Inapp, Istituto per l’Analisi delle Politiche Pubbliche.
Questo istituto ha realizzato uno studio sui canali di intermediazione utilizzati dagli universitari per trovare lavoro, mettendo a confronto ciò che accadeva prima del 2005 e ciò che accade oggi.
Prima del 2005 il 43,8% degli ingegneri, dei matematici, dei fisici ecc, trovavano lavoro attraverso concorsi pubblici; oggi solo il 14,6% di loro trova un impiego con un concorso pubblico.
Prima del 2005 il 56,6% dei medici trovava lavoro attraverso concorsi pubblici, oggi solo il 26,6% .
L’Inapp commenta (scoprendo l’acqua calda): il settore pubblico si sta privando delle alte formazioni in ambito scientifico. Già. A ciò si aggiunga che prima del 2005 il 39,1% dei laureati in discipline economiche, giuridiche e sociali (cioè, più o meno, le lauree della Pubblica Amministrazione) trovava lavoro attraverso un pubblico concorso. Oggi questa percentuale è scesa a un misero 12,7%. Già. (CONTINUA)

di Paolo Maninchedda
Iniziamo dalle strade. L’Anas ieri ha annunciato la fase 2 dell’operazione rebranding della ex Salerno-Reggio Calabria (…) investimenti tecnologici per fare dell’autostrada la smart road italiana: sarà interamente cablata, dotata di hot spot wi-fi ogni 300 metri per dare e ricevere informazioni e creare una connessione unica.
In Sardegna, invece, si combatte per cose meno tecnologiche: asfalti, buche, crolli e ritardi. (…) Cosa serve? Servono poteri prima che risorse; poteri per poter fare noi e non dover chiedere ad altri, per di più spesso distratti quando non imbroglioni.
Se sembra troppo ardita la parola ‘imbroglione’, rivelo una piccola anticipazione di un dossier che sto raccogliendo sulle imprese non sarde che vincono gli appalti in Sardegna. Lo sto raccogliendo per poi pubblicarlo (…)
Nel frattempo due ministri della Repubblica, Carlo Calenda e il vacanziere Gianluca Galletti, hanno sottoposto al dibattito pubblico il documento sul Sistema Energetico Nazionale (SEN). La Sardegna vi ha un posto di assoluto rilievo, si decide sulle sue centrali elettriche, vi si scrive che si vuol fare un nuovo elottrodotto da 1000 MW, ma soprattuto si capisce (pag. 16) che non si crede nella dorsale e che invece si ritiene più percorribile “la metanizzazione della Sardegna tramite Small Scale GNL potrebbe consentire di avviare la fornitura di gas in modo modulare, utilizzando e completando le reti esistenti, avviando al contempo il primo pilota di Sulphur Emission Controlled Area (SECA)per il traffico marittimo nel Mediterraneo”. Nell’allegato 2, poi, la metanizzazione della Sardegna occupa uno spazio rilevante, da p.224 a p. 231. Leggete queste pagine dove viene delineata chiaramente la strategia dei depositi costieri e anche la loro ubicazione (Cagliari, Oristano e Sassari) e poi fatevi la domanda chiave: giuste o sbagliate che siano queste scelte, quanto e dove hanno coinvolto i Sardi?