A leccare gli italiani ci si perde la lingua
In basso la delibera sulle strade

8 marzo 2017 07:311 commento
A leccare gli italiani ci si perde la lingua  In basso la delibera sulle strade

di Paolo Maninchedda
Lo so perfettamente che è uno sforzo titanico tentare di sollecitare una coscienza nazionale sarda nella Coldiretti, che per sua natura è un’articolazione regionale del più forte sindacato italiano organizzato, sopravvissuto al terremoto politico della Repubblica che dura ormai da vent’anni; lo so ma ci provo lo stesso.
Ricordate poco più di un mese fa i grandi ringraziamenti rivolti al santissimo, bravissimo e amicissimo degli amicissimi ministro Martina, lo stesso che era venuto prima a perorare la causa del referendum istituzionale dell’allora Primo Ministro Renzi (19 novembre 2016), dicendo che avrebbe impegnato una parte rilevante dei 14 milioni allora disponibili per il bando indigenti a favore del pecorino Romano, e poi era ritornato a gennaio (post res perditas) a dichiarare che per il pecorino ci sarebbero stati 4,5 milioni di euro? (…) Ebbene, gl italiani sono stati coerenti con il loro Dna peggiore (ci sono anche segmenti buoni, anzi buonissimi): hanno pubblicato il bando per gli indigenti.
Quanto hanno riservato al Pecorino Romano?
Esattamente il 55% di 6.520.000, pari a 3.586.000, giusto giusto 1 milione in meno della somma ipotizzata e promessa a suo tempo dal santissimo e venerato taumaturgo caseario Martina.

Ieri è stata distribuita in sala stampa a tutte le testate giornalistiche e alle agenzie presenti, la delibera sulla manutenzione straordinaria delle strade sarde DELIBERAZIONE N. 12 22 DEL 7.03.2017.pdf e le relative tabelle.

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Cosa siamo e cosa non siamo

21 gennaio 2017 09:210 commenti
Cosa siamo e cosa non siamo

di Paolo Maninchedda
Se c’è una poesia che rende bene il crollo di ogni certezza che il Novecento derivò dall’aver assistito a guerre, stragi, tirannidi e odi inestinguibili, è “Non chiederci la parola” di Montale. Gli ultimi versi sono i più celebri: «Codesto solo oggi possiamo dirti / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Sembrano parole arrendevoli, ma sono semplicemente realistiche. A volte è già molto sapere ciò che non si vuole e non si vuole essere.
Tra le cose che qualsiasi europeo con un po’ di memoria non può volere vi sono i nazionalismi con i loro parenti stretti: isolazionismo, razzismo, totalitarismo, dogmatismo e bellicismo.
Ieri il presidente americano ha portato al potere la vecchia destra euro-americana, forse un po’ più caciarona di quella inglese o francese, ma pur sempre quella maledetta destra che ha sempre portato l’Occidente alla guerra.
Noi sardi siamo dentro un secolare scenario bellico. Noi siamo una vecchia terra di mezzo mediterranea, un luogo di contatto e di transito che si trasforma in confine nei momenti di tensione tra l’Europa e l’Africa.
Noi dobbiamo stare molto attenti a ogni minima variazione degli scenari internazionali.

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I corvi sanitari e le intelligenze perdute

17 gennaio 2017 07:491 commento
I corvi sanitari e le intelligenze perdute

di Paolo Maninchedda
Mentre la politica sarda si impegna ad affidare i certificati medici agli uccelli del malugurio, nel mondo succedono cose per noi molto rilevanti.
La parola chiave è la degenerazione del concetto di concorrenza.
Nelle università italiane si ripete ormai da decenni che la concorrenza è tutto, che competere è la vita, che la qualità dipende dalla qualità della competizione. Nelle università italiane si è insegnato che la globalizzazione è comunque un’opportunità, che bisogna prendere atto che tutto nel mondo è integrato e che i prezzi e i valori si decidono sul piano planetario.
Adesso ci si comincia a svegliare e a scoprire:
1) che l’effetto di tutto questo è che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri; 2) che la corsa al prezzo più basso a prescindere dalle condizioni generali (diritti, garanzie,

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Sul latte servono scelte nuove, non vecchie liturgie

10 gennaio 2017 07:041 commento
Sul latte servono scelte nuove, non vecchie liturgie

di Paolo Maninchedda
Se i produttori (la Coldiretti?) e tutte le cooperative si sedessero intorno a un tavolo e si accordassero su un prezzo di vendita delle eccedenze e sulle quote di produzione del Pecorino Romano, controllate dal Consorzio di tutela, per gli anni a venire, il valore del latte si apprezzerebbe immediatamente.
Se il fondo rotativo partisse subito, le cose migliorerebbero immediatamente.
Se la Sfirs fosse più efficiente e meno verbosa, le cose migliorerebbero subito.
La politica regionale dovrebbe fare un’altra e più grande politica della filiera del latte, non solo del latte ovino. Ma nel dibattito politico sardo non sono ancora penetrate le categorie moderne per affrontare l’utilizzo di questa grande risorsa alimentare.
Per fare qualunque cosa in questo settore così intrecciato con la storia e la struttura dell’insediamento umano in Sardegna serve una capacità dei sardi di non consumare con parole troppo forti tutti gli spazi di mediazione; una capacità dei protagonisti di stipulare accordi veri e di mantenerli; una nostra capacità di sentirci popolo. La cosa peggiore è invece usare le emergenze per provvedimenti emergenziali, scegliendo sempre l’uovo oggi e mai la gallina domani.

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I Sardi derubati

9 gennaio 2017 07:190 commenti
I Sardi derubati

di Paolo Maninchedda
Tutti sappiamo che la Sardegna ha bisogno di poteri sovrani per produrre più ricchezza e per trattenere al suo interno quella prodotta. Senza nuove regole fiscali, le commesse pubbliche continueranno ad alimentare ricchezze continentali già esistenti e la capacità di accumulazione di capitale della Sardegna scomparirà.
Tutti sappiamo che i Sardi, anche in condizioni di grande crisi economica, sono dei grandi risparmiatori. Prima mettevano i soldi sotto il materasso, ora li portano in banca. Dalla banca, questi soldi, col denaro a costo zero di questi tempi, prendono il volo verso i mercati finanziari. E qui i sardi vengono derubati per la seconda volta (dopo il fisco italiano ignobilmente ingiusto).
Riporto due frasi di Federico Caffé, il celebre economista della Sapienza di Roma, morto ormai quasi trent’anni fa

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Il coraggio di un pensiero politico socialista per la Sardegna

3 gennaio 2017 08:390 commenti
Il coraggio di un pensiero politico socialista per la Sardegna

di Paolo Maninchedda
Mai nascoste le radici del sistema politico-culturale che cerco di tenere sempre a mente.
Sono sostanzialmente cinque: un’ evoluzione personalissima del giusnaturalismo, il libertarismo, il socialismo democratico, la laicità dello Stato della tradizione liberale, il solidarismo cristiano.
Data questa premessa, non stupirà ciò che sto per dire. Noi abbiamo bisogno di un periodo di media durata di interventi pubblici in economia.
Un cambiamento di sistema è impossibile affidandosi al laissez faire verso i mercati o semplicemente alle strategie di singole imprese private.
Faccio un esempio. La connessione indispensabile per noi tra il turismo, la valorizzazione del territorio e l’agroalimentare, non si può realizzare senza un grande piano di investimenti pubblici e di massicci interventi in economia.
Ancora: non è possibile trasformare l’isola in una grande destinazione per la qualità della vita, il benessere, i beni culturali e ambientali, e non orientare in modo radicalmente diverso il nostro sistema formativo. Qual è l’orizzonte culturale di riferimento che meglio è in grado di interpretare sfide così grandi? A mio avviso è quello del socialismo riformista. Ma in Sardegna questa tradizione di pensiero – cui si deve, per esempio, il grande investimento sul CRS4, da cui poi sono nate Video on line e Tiscali ecc. ecc. – non è riconosciuta come di valore strategico nazionale, a differenza dell’autonomismo burocratico che è proprio ciò che ancora oggi consuma ricchezza senza produrne.

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Sanità e trasporti: col Governo italiano c’è solo una strada, il conflitto

16 dicembre 2016 07:254 commenti
Sanità e trasporti: col Governo italiano c’è solo una strada, il conflitto

di Paolo Maninchedda
Come è noto, sin dal principio di questa legislatura il Partito dei Sardi ha esplicitato una posizione diversa da quella prevalente nella coalizione e, soprattutto, diversa da quella del Presidente della Regione.
Noi eravamo, siamo e saremo per una posizione di scontro dialettico con il Governo italiano, fondato sulla constatazione del conflitto dei legittimi interessi dei sardi con quelli italiani.
Faccio un primo esempio (per poi passare a ciò che oggi è importante dire): i trasporti.
Noi siamo convinti che essere costretti a costruire una politica sarda dei trasporti sull’egemonia dei due hub italiani di Roma e di Milano sia un grave danno per la Sardegna. È una posizione diversa da quella di tutti gli altri, se si vuole è una posizione isolata, ma noi siamo convinti che il problema dei trasporti in Sardegna non è un problema di persone, di questo o quell’assessore, come la ferocia degli scontri politici vorrebbe fare intendere, ma un problema di poteri e di potere: essere costretti a pensare i trasporti sardi all’interno delle gerarchie di ruolo, di traffico e di pianificazione dell’Italia, danneggia in modo mortale la Sardegna.

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Dieci notizie che non avete trovato sui giornali

11 dicembre 2016 10:572 commenti
Dieci notizie che non avete trovato sui giornali

di Paolo Maninchedda
1) I giornali italiani non spostano più un voto e questo ha diminuito moltissimo il loro valore.
2) I talk show italiani sono ammuffiti. I dati di ascolto dicono che andare da Bruno Vespa rende meno che fare un buon video su Youtube.
3) Nessuno lo dice ma tutti lo sanno: bisogna ritornare all’intervento pubblico in economia. I leader della sinistra italiana che si sono concettualmente subordinati al tatcherismo sono usciti sconfitti dalla storia.
4) Il Qatar congelerà, a mio avviso, la sua attività in Italia. Troppi soldi in ballo in un Paese che è un disastroso pasticcio. O la Sardegna fa qualcosa in proprio o perderà anche l’investimento nel Mater Olbia e nella Costa Smeralda.

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Non è roba da rimpasto, è roba da Don Chisciotte. Chi vale di più, deve fare di più

7 dicembre 2016 07:424 commenti
Non è roba da rimpasto, è roba da Don Chisciotte. Chi vale di più, deve fare di più

di Paolo Maninchedda
Quali sono i due più grandi problemi della Sardegna?
La mancanza di lavoro e la mancanza di speranza.
Ai Sardi del rimpasto frega veramente poco. Immaginiamo che sia già fatto. Embé?
Siamo in grado di fare un serio piano per il lavoro? A questa domanda i Sardi sono molto interessati, non solo i Sardi espulsi dalle fabbriche, ma anche i Sardi diplomati e laureati, i piccoli imprenditori, i professionisti impoveriti. Se non siamo in grado di dare questa risposta non è che è in crisi una Giunta, è in crisi la democrazia, incalzata dalla rabbia dell’umilazione che oggi sfocia nell’anarchia.
Siamo in grado di indicare una rotta sicura? Noi pensiamo di sì e chiamiamo questa rotta ‘libertà, sovranità, autogoverno, responsabilità, indipendenza’.
Il ragionamento che ho fatto è troppo semplice? NO, è vero. Un tempo si diceva che le bugie non si vedono dal naso lungo ma dalle spiegazioni lunghe.

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I ricchi votano SÌ e pretendono obbedienza. Chi è in difficoltà ed è libero vota NO.
Regole e video per non farsi manipolare

27 novembre 2016 10:310 commenti
I ricchi votano SÌ e pretendono obbedienza. Chi è in difficoltà ed è libero vota NO. Regole e video per non farsi manipolare

di Paolo Maninchedda
Mai vista una pressione propagandistica del Governo italiano sulle masse così articolata, capillare, ossessiva, ripetuta e martellante come quella che l’insieme degli apparati di Stato, la Rai, Mediaset, la stampa veramente di regime (si pensi al giornale unico Repubblica-Corriere-La Stampa), stanno mettendo in atto per indurre la gente a votare SÌ.
Bisogna ribellarsi alla manipolazione. Bisogna resistere.
È in atto un vero colpo di Stato delle coscienze che meriterebbe una grande resistenza politica e morale.
Ho fatto la mia scelta in Africa nel 1982: non sto con banche e finanzieri, sto con l’altra parte del mondo, con chi produce ricchezza, con chi lavora, con chi educa, con chi ama e non si approffitta degli altri, con chi pretende di difendere la propria libertà, la propria intimità, la grandezza, unicità e intimità della propria anima. Uso per combattere l’unico potere di cui realmente dispongo: questo sito.
Le dieci regole della manipolazione: conoscerle per difendersene

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I sardi conoscono l’inglese, ma Vaporenzi non lo sa

22 novembre 2016 07:390 commenti
I sardi conoscono l’inglese, ma Vaporenzi non lo sa

di Paolo Maninchedda
Ieri il Quotidiano Unico (Repubblica, il Corriere e La Stampa) ha tentato, ignorando milioni di persone che ormai ‘masticano’ se proprio non ‘parlano’ l’inglese, di manipolare per l’ennesima volta gli elettori in vista del referendum.
Il Financial Time, celeberrimo giornale finanziario inglese, noto anche a chi non lo legge per una mirabile barzelletta sull’analfabetismo dei nonni di un tempo e sull’avverbio ‘evidentemente’, ha pubblicato un articolo di Wolfang Münchau intitolato: “Italy’s referendum holds the key to the future of the euro”, e cioè: “Il referendum italiano ha la chiave del futuro dell’euro”.
Titolo pauroso del Corriere: Allarme del Financial Times sul referendum: il «No» potrebbe accelerare l’ uscita dell’Italia dall’euro. (…)
il resto del ragionamento è frutto dello schematismo geometrico inglese, ben noto agli scrittori britannici che ci hanno scritto sopra tante pagine satiriche. In sostanza il buon Wolfang scrive che se Renzi perde, vincono le opposizioni (Forza Italia, Movimento Cinque Stelle e Lega) accomunate dall’antieuropeismo e dall’ostilità all’Euro. Ma come, Münchau non si è accorto che proprio nelle ultime settimane Renzi sta facendo l’antieuropeista? Non si è accorto che in Italia la cosa più probabile che possa accadere è l’accordo Renzi-Forza Italia, posto che Confalonieri, custode delle aziende di Berlusconi, è chiaramente orientato, come tutte le televisioni del cavaliere, per il Sì? No, non se n’è accorto, ma non appena il Financial Times emette un piccolo peto di confusa preoccupazione, ecco che i corifei della paura, i Mangiamorte della ragione, ripetono con la bocca ciò che altri fanno con parti meno addestrate del nostro fragile corpo umano.

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