Oggi Gian Piero Scanu ha depositato la Relazione sull’attività della Commissione d’inchiesta sull’Uranio impoverito.
Non la commento. Leggetela. Una denuncia fredda, lucida, senza orpelli, di uno Stato distratto, che manda a morire i militari per trascuratezza più che per calcolo, che non controlla, che sporca e inquina. Finalmente si esce dal gioco delle parti degli innocentisti e dei colpevolisti e si dice la verità: non credo che ci sia un solo generale italiano in giro che abbia piacere di far morire i suoi soldati per mancanza di precauzioni. (CONTINUA)

di Paolo Maninchedda
Forse non tutti sanno che negli anni scorsi nelle stanze degli assessorati regionali si è svolto un complesso dibattito sulla siccità.
Esso ha riguardato in primo luogo la valutazione dell’opportunità di costruire nuove dighe.
Io rimango dell’idea, per esempio, che serva e anche con urgenza pensare a una nuova diga a monte di Maccheronis. L’ho detto e lo ripeto, nonostante il varo oggi del parco di Tepilora renda questa posizione impopolare. Ma molti dei tecnici dell’assessorato dei lavori pubblici, come pure del Distretto Idrografico, condividevano l’opportunità di questa scelta, che renderebbe meno pericolosa Maccheronis e consentirebbe di conservare più acqua per l’uso irriguo e potabile.
Vi era poi il discorso dei dissalatori, di cui io sono convinto ma solitario sostenitore.
Rimango convinto che i dissalatori mobili, quelli per centri urbani equivalenti di 10/20 mila persone, possano e debbano essere utilizzqati in condizioni pluviometriche gravi, quale quella in corso. (CONTINUA)

di Paolo Maninchedda
Già l’anno scorso il Partito dei Sardi denunciò in Consiglio regionale l’urgenza di un intervento per difendere i boschi di querce e di lecci della Sardegna da un lepidottero defogliatore, la Lymantria dispar. La Giunta stanziò a favore dell’Agenzia Agris 800 mila euro, di cui si è persa notizia. Quest’anno Pier Mario Manca è tornato alla carica in modo più insistente e abbiamo ottenuto lo stanziamento di 600 mila euro che pareva adeguato ai 32 mila ettari che risultavano colpiti.
Fatto è che la finanziaria 2017 è stata approvata il 13 aprile, quando ormai era già finito il periodo in cui sarebbe stato utile intervenire per eliminare le larve.
Adesso ci troviamo di fronte a due eventi, la siccità, che non dipende da noi, e l’invasione dei lepidotteri defogliatori, che potevamo combattere bene sin dall’anno scorso, e che non abbiamo combattuto, nonostante stia colpendo duramente il nostro patrimonio boschivo.
Guardate queste foto e proviamo insieme una giusta pena che ci porti a reagire, a combattere. (CONTINUA)

Acqua, dighe e danni

di Paolo Maninchedda
Cominciamo dalle cose che sono andate bene.
Per il maltempo non ci sono stati morti (sebbene ci siano stati due decessi successivi agli eventi e legati a distrazione o imprudenza che devono comunque far riflettere). Rispetto a questo obiettivo, cioè rispetto alla tutela della vita, la Sardegna sta imparando a gestirsi in modo corretto davanti agli eventi calamitosi.
Le scorte d’acqua sono aumentate.
Ieri sono entrati circa 10 milioni di metri cubi di acqua nel bacino della diga del Liscia. Nel Flumendosa ne sono entrati più di 45. Sono numeri importanti, se si tiene conto che dal 20 dicembre al 20 gennaio il sistema idrico multisettoriale della Sardegna aveva visto crescere i volumi invasati complessivamente di poco più di 87 milioni di metri cubi in un mese. Il Liscia va oggi ad attestarsi intorno ai 48 milioni di metri cubi invasati, cifra che dà un po’ di ossigeno e consente di fare i lavori previsti con un pizzico in più di tranquillità. Ora l’area di criticità è il complesso del Bidighinzu e del Cuga, che devono e possono essere rinforzati con l’acqua del Coghinas.
Abbiamo gestito correttamnete la diga di Maccheronis che, lo dico anche per chi scrive i comunicati istituzionali, “deve” sfiorare, è nata per sfiorare, cioè per laminare la piena. Quando vediamo l’acqua scendere dal colmo della diga, vediamo la diga fare ciò per cui è progettata.

di Paolo Maninchedda
La vita è facile? No. La politica è facile? No.
Gli uomini facili non hanno dubbi mai, dice un poeta.
Invece in Sardegna abbiamo una fiorente politica del take away, tipo pizze da asporto, la politica facile delle soluzioni facili. Come pure abbiamo giornali da asporto, usa e getta.
Qualche esempio per sorridere.
La Magistratura di Nuoro ha rinviato a giudizio sugli eventi alluvionali del 2013 non una ma 38 persone, tra cui alti dirigenti dell’amministrazione regionale.
Questa è una notizia che spiega molto bene che la vita non è per niente facile non solo per chi non fa nulla, ma soprattutto per chi cerca di fare qualcosa, perché basta essere stati nei paraggi di un evento calamitoso drammatico per essere indagati e avere un’alta probabilità di essere rinviati a giudizio.
È una notizia degna di attenzione democratica che la magistratura italiana non contempla il caso dell’imperfezione del mondo, dell’esistenza di eventi calamitosi e ne addebita sempre la colpa a qualcusno? Sì, è una notizia, ma non è take away, non è facile, è drammatica, riguarda la dignità e il lavoro di tante persone, non sipuò facilmente raccontare e dunque non si racconta come si dovrebbe.
Viceversa, sul rischio idrogeologico si gioca e si scherza col fuoco.
Ogni giorno sorge un nuovo esperto di tutto, che conosce l’acqua e i territori meglio di chiunque altro, che ha pronta in tasca una soluzione pensata al bar, disegnata su un foglio di carta e subito adottata da qualche forza politica come giusta e geniale. Nel frattempo io mi trovo al bivio di decisioni drammatiche con Comuni che fanno parcheggi e ingressi di campeggi nell’alveo dei fiumi, con Comuni che fanno passare le strade comunali su ponti abusivi,

Paolo Maninchedda
Il maltempo mette sempre a dura prova tutta la Sardegna. Ogni volta che piove c’è qualcosa che crolla, qualcosa che si allaga, più di un disagio che colpisce una o più persone. Tuttavia, di fronte a queste difficoltà si registrano due atteggiamenti degli uomini politici e dei funzionari e dirigenti coinvolti nel superamento dell’emergenza.
C’è chi lavora tutto l’anno a migliorare le procedure, a verificare le strutture, ad esser pronto per le emergenze, a spiegare ai cittadini che in tutto il mondo le emergenze climatiche producono disagi e danni e che occorre stringersi in un forte vincolo di fattività operosa per superarle, e chi invece, come unica soluzione, o protesta o si lamenta. Per carità, è più che legittimo sia protestare che lamentarsi, ma per costruire uno Stato che risponda al nostro giusto desiderio di libertà e di sviluppo, sono migliori gli atteggiamenti più costruttivi, soprattutto quando hanno motivi reali per esserlo. Insomma, vorrei solo dire che i sindaci dei paesi, le popolazioni, la macchina della protezione civile, il sistema di previsione, il sistema di gestione delle dighe, fino ad ora non è andato male, perché non esserne soddisfatti? Perché non apprezzare la nostra maturità e la nostra organizzazione? Si può essere contenti del comportamneto di un popolo? Io credo di sì e credo che questo faccia più bene all’anima o, per chi non ci crede, alla società, delle consuete giaculatorie lamentose della tradizione autonomistica.

di Paolo Maninchedda
C’è il referendum ‘parlato’ e c’è il referendum ‘realizzato’. C’è il referendum delle discussioni tra costituzionalisti, quello tutto memoria della lotta partigiana e dei mirabili effetti – tutti da dimostrare – della Costituzione italiana, contrapposto ai discorsi sulla necessità di cambiare, e c’è il referendum anticipato, c’è il referendum dei pratici, dei rapporti di forza sbilanciati dalla partigianeria di Stato per questa o quella impresa, dell’azione sbagliata, prevalente e di vago sapore lobbistico dei vertici del governo italiano sulle terre e le aziende della Sardegna.
Cos’è infatti la vicenda del progetto del solare termodinamico di Villasor-Decimoputzu se non un’anticipazione degli effetti della famosa clausola di supremazia dello Stato sulla Regione?
Ieri l’assessore Donatella Spano e il Direttore generale dell’assessorato dell’ambiente Paola Zinzula hanno partecipato al tavolo convocato dalla Presidenza del Consiglio per la discussione sull’impianto solare

di Paolo Maninchedda
Ieri sono andato a Bonorva, con Pier Mario Manca e con Gianfranco Congiu, a sostenere i progetti di sviluppo e di legalità proposti e realizzati dall’Amministrazione comunale.
Venerdì avevo accompagnato il sindaco nell’incontro con il Presidente Pigliaru che ha riguardato sia la foresta di Mariani a Bonorva, sia Surigheddu e Mamuntanas. Il Presidente avrebbe voluto che già venerdì scorso venisse assunta la delibera che coinvolgerà Forestas e Corpo Forestale in un’attività di recupero delel terre pubbliche all’uso pubblico e ai programmi di sviluppo locale: probabile che venga assunta questo venerdì.
Tuttavia, ieri il Consiglio Comunale aperto è stata anche un’occasione per una discussione non rituale tra gli amministratori presenti e la Regione (in questo caso rappresentata dal sottoscritto). Ne è venuto fuori un quadro severo per la Giunta regionale, ma non tanto sulle grandi prospettive (certo, è stato chiesto che se si intende fare un Master Plan per le zone interne, le zone interne siano conosciute e ascoltate), ma molto sul quotidiano svolgersi della vita istituzionale (un po’ ciò che ha scritto Biolchini nei giorni scorsi sull’incapacità della macchina regionale, sia politica che amministrativa, di essere coesa ed efficiente sul ‘quotidiano’).

di Paolo Maninchedda
Giampiero Scanu, deputato, è presidente della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito e non è certo Michelangelo. Però sta condividendo con il grande artista un’attività indecente volta in teoria a rendere più segreta l’indecenza, ma in pratica a manifestarla in tutta la sua vergogna.
Mi spiego.
Poco dopo la morte di Michelangelo, avvenuta il 18 febbraio del 1564, in Vaticano si decise che i corpi nudi e muscolosi del Giudizio universale della Cappella Sistina dovevano essere ‘mutandati’, cioè che si doveva procedere a mettere le braghe (le mutande) a tutti i piselli, i pubi, i sederi e i seni che Michelangelo aveva lasciato all’aria. Giampiero Scanu ha pensato bene di portare la Commissione d’inchiesta a visitare i luoghi dell’inchiesta (ma qui siamo a livelli di intelligenza irraggiungibili per il Ministero). Dal suo canto lo stellatissimo Ministero della Difesa, guidato dalla ministra Pinotti, ricordata in Sardegna più come elicotterista – dato un suo celebre volteggiamento sul territorio sardo in periodo estivo – che come ministro, ha pensato bene di non fare accedere la stampa ai poligoni e ai lavori della Commissione che, nelle audizioni, ha i poteri della magistratura.

di Paolo Maninchedda
Si chiama inerzia, si legge abitudine. Anche giornalisti e cronisti dinanzi alla realtà che cambia non riescono a trovare nuove parole, nuovi concetti, nuove impostazioni narrative per raccontare ciò che sta accadendo.
Provo a dare un contributo sulle notizie di ieri e avantieri.
Test di medicina Come ogni anno i risultati dei test di ammissione alle Università sarde e italiane svelano una difficoltà degli studenti sardi ad accedere alle facoltà a numero chiuso, in testa Medicina. La prima domanda è: le scuole sarde preparano adeguatamente gli studenti? Siamo più ignoranti degli altri o meno allenati alla forma del test?
Pannelli solari Ieri il Consiglio regionale della Sardegna si è schierato contro le speculazioni sul solare termodinamico che si vorrebbero far passare non per quello che sono, affari, ma addirittura come investimenti strategici per la Nazione Italiana, fino al punto da consentire l’esproprio di un’azienda privata. La sostanza di questo voto, la sostanza politica, sfuggita a molti degli intervenuti ma molto chiara ai più informati, è che questo no è detto dritto in faccia a chi c’è dietro questa iniziativa, che è un conglomerato politico-amminsitrativo incardinato nell’entourage del Governo Renzi.
Formaggi

di Paolo Maninchedda
Trovate qui l’ennesima intervista di Flavio Briatore. Non sarebbe significativo citarla, se non fosse che parla anche dei Sardi.
Ecco il passaggio che ci riguarda:

La Sardegna è finita, come si va dicendo da anni?
«Noi, nel 2016, siamo stati in perdita, ma abbiamo ancora 140 dipendenti. Montecarlo e Dubai vanno molto bene e compensiamo».

Che cosa non va in Sardegna?
«I sardi non si rendono conto che è un’isola. I voli Meridiana hanno il monopolio e ci sono sempre scioperi. Arrivi in barca e mancano i servizi… I sardi sono riusciti a far esasperare prima l’Aga Khan, poi Tom Barrack, ora gli emiri del Qatar, che l’anno scorso avevano creato un villaggio spettacolare di Harrod’s sulla spianata di cemento del porto. Il Comune di Porto Cervo l’ha bloccato, loro hanno fatto ricorso al Tar e hanno vinto. Quest’anno, di nuovo: volevano riaprire e il Comune si è opposto. I qatarini hanno rinunciato e Harrod’s non c’è più. E comunque, uno arriva e non c’è una promenade per lo jogging o una pista ciclabile, lasci l’auto e per arrivare al mare devi fare mezz’ora a piedi su strade sterrate fra la polvere, sulle spiagge libere non c’è un bagno pubblico».