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Abbasanta 23/9: l’inizio dell’unione dei sardi senza padrone
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Abbasanta 23/9: l’inizio dell’unione dei sardi senza padrone

Ma oggi sappiamo anche che siamo sufficientemente saturi del dominio occulto dello Stato e del disprezzo esplicito di molti poteri non sardi e sufficientemente colti per guidare il nostro riscatto.
Gramsci aveva ben descritto il senso di rabbia e di ribellione che ogni sardo prova da secoli (ne parla spesso Franciscu Sedda). Lo riporto qui oggi, ma con un’avvertenza: oggi siamo più istruiti, razionali e competenti di allora. Oggi sappiamo non come ribellarci ma come conquistare i poteri che ci spettano, oggi sappiamo governare. (LEGGI)

Scuola e università in Sardegna: la prevalenza della burocrazia sulla cultura
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Scuola e università in Sardegna: la prevalenza della burocrazia sulla cultura

Le parole spese dalla ministra nel suo tour a parlare della politica del governo dimissionario (mah!) mi hanno riportato alla bocca la sensazione di disagio che provo ogni volta che parlo con gli insegnanti e che sto provando ogni giorno nella mia attività di professore dell’Università di Cagliari.
Il cuore della scuola non è più la qualità dell’insegnante e il sistema di relazioni tra il docente, l’alunno e la sua famiglia. No; il cuore è il meccanismo burocratico. L’insegnante è un dipendente di un’azienda governata da un manager, il preside. La prevalenza del modello aziendalista è un vero disastro, sia per la psicologia di molti dirigenti scolastici che non hanno un misurato senso di sé, sia per la cultura. (…) Questo è diventato molto più evidente nelle università.
È cambiata anche la retorica. Prima si aveva consapevolezza che l’università era il rapporto tra i docenti e gli studenti. Quando Abelardo si spostò sulla rive gauche, lo fece con i suoi studenti. L’università è universitas studiorum, associazione di chi studia e di chi apprende.
Oggi l’Università è un mostro burocratico che è egemonizzato dal controllo di gestione, dai parametri per accedere ai finanziamenti e dal dominio degli apparati che gestiscono questa macchina. Oggi i docenti sono impiegati degli impiegati e dei dirigenti. (LEGGI)

La giornata di ieri. Vogliamo un piano straordinario del lavoro. Serve uno psicanalista a Sassari
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La giornata di ieri. Vogliamo un piano straordinario del lavoro. Serve uno psicanalista a Sassari

Provo ad essere sintetico sulla giornata di ieri.
Sassari. Lo psicodramma della crisi al comune di Sassari deve chiudersi perché sta screditando le istituzioni. Noi del Partito dei Sardi non abbiamo alcuna responsabilità nella crisi aperta e abbiamo sempre detto che va chiusa in modo razionale.
Sul futuro della città ieri si leggeva di un’ipotesi secondo la quale noi a breve andremo ad aggiungerci non ho capito bene a quale schieramento.
Potremmo apparire presuntuosi, ma noi siamo uno schieramento, non un dato aggiuntivo. (…)

Come si trova lavoro in Italia? Da soli o con gli ‘amici’
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Come si trova lavoro in Italia? Da soli o con gli ‘amici’

di Paolo Maninchedda
Ricordatevi questa sigla: Inapp, Istituto per l’Analisi delle Politiche Pubbliche.
Questo istituto ha realizzato uno studio sui canali di intermediazione utilizzati dagli universitari per trovare lavoro, mettendo a confronto ciò che accadeva prima del 2005 e ciò che accade oggi.
Prima del 2005 il 43,8% degli ingegneri, dei matematici, dei fisici ecc, trovavano lavoro attraverso concorsi pubblici; oggi solo il 14,6% di loro trova un impiego con un concorso pubblico.
Prima del 2005 il 56,6% dei medici trovava lavoro attraverso concorsi pubblici, oggi solo il 26,6% .
L’Inapp commenta (scoprendo l’acqua calda): il settore pubblico si sta privando delle alte formazioni in ambito scientifico. Già. A ciò si aggiunga che prima del 2005 il 39,1% dei laureati in discipline economiche, giuridiche e sociali (cioè, più o meno, le lauree della Pubblica Amministrazione) trovava lavoro attraverso un pubblico concorso. Oggi questa percentuale è scesa a un misero 12,7%. Già. (CONTINUA)

Google ne sa più del professore. Con un post scriptum su università e politica
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Google ne sa più del professore. Con un post scriptum su università e politica

di Paolo Maninchedda
Un libro sulla scuola curato da studiosi sardi comincia a far discutere. Che cosa vi si dimostra? Tra le altre cose che ormai tra i ragazzi è diffusa la convinzione che Google ne sappia più del professore, cioè, alla fine, che il professore è colui cui il sistema delega la notevole funzione di accendere la Lim.
Leggo oggi dell’avvenuta nomina del Cda del Crs4, l’importante centro di calcolo e di ricerca della Regione. (…)
A dirigerlo è stato chiamato il prorettore per la Ricerca dell’Ateneo cagliaritano, professoressa Elisabetta Bonfiglio, che non conosco di persona ma che possiede un indiscutibile curriculum.
A far parte del Cda anche Mario Mariani, che invece conosco come uno dei più capaci imprenditori e manager della Sardegna, un rappresentante vero dell’innovazione non solo in terra sarda.
Faccio solo una riflessione che svilupperò nei mesi prossimi: sono certo che i miei colleghi docenti universitari e attualmente incaricati di funzioni di governo condividano che serve un approfondimento, a ormai quasi dieci anni dalla legge 7 del 2007, sulle fonti di finanziamento della ricerca universitaria, rispetto alle forme con cui si esercita l’egemonia culturale sui processi che decidono l’allocazione delle risorse. Parliamone.

La bellezza degli uomini liberi
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La bellezza degli uomini liberi

di Paolo Maninchedda
Diceva Giovanni Falcone: «Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare».
Questa frase sta in un sito di amici professori universitari e ogni volta che la leggo mi rafforzo, perché io vorrei continuare a vivere con le maniche alzate.
Trovare intellettuali che non badano alla propria convenienza, alle comode abitudini e alle consuetidini rassicuranti, non è per niente facile.
In questi giorni è stato pubblicato il nuovo libro di Giuseppe Mele, professore di storia moderna dell’Università di Sassari. La sua premessa è un canto di dignitosa e ferma libertà di un uomo di cultura che non vuole farsi sopraffare dai burocratismi italici, dalle ipocrisie che si stanno sovrapponendo come polvere alla nobilissima arte dello studiare, la quale necessita di tempo, di riflessione e non di meccanismi da fabbrica fordista. Noi l’Università della Repubblica di Sardegna la faremo con questo spirito di libertà.

Ecco il testo:
«Negli ultimi anni è diventato sempre meno agevole condurre ricerche storiche di ampio respiro. E non tanto (CONTINUA)

La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene
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La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

di Paolo Maninchedda
La Sardegna ha fatto uno sforzo enorme per accogliere il Giro d’Italia e trasformarlo in un evento europeo di promozione del territorio. Il lavoro fatto prima da Francesco Morandi e ora da Barbara Argiolas (raro caso di assessori che si alternano e non si annullano reciprocamente, dando corpo alla tanto celebrata e poco praticata continuità amministrativa) ha fatto sì che durante lo svolgimento della gara la complessità estetica della Sardegna emergesse in tutta la sua bellezza.
Ebbene ieri il Tg1 delle 20 fa un’operazione non giornalistica ma letteraria che rasenta il razzismo.
Voi, quando il Tg1 parla di Firenze, non sentite il bisogno che vi ricordino i luoghi del Mostro di Firenze, o no? Non sentite il bisogno, quando parla il Papa che, subito dopo qualcuno faccia un servizio per ricordare i preti pedofili, o no? Se il Tg1 parla di Renzi, non sentite il bisogno che un altro servizio ricordi la Banca Etruria. Se un servizio parla di Milano, non sentite il bisogno che il servizio successivo vi ricordi le infiltrazioni mafiose all’Expo?
Quando c’è di mezzo la Sardegna c’è sempre l’italiano standard che fa la facile equazione Barbagian=nBanditismo, per cui mentre lo speaker del TGg1 annuncia che subito dopo la cronaca sportiva del Giro ci sarebbe stato un altro servizio sui luoghi del giro, il servizio ‘dei luogi’ li declina nell’immagine del cartello di Orune sforacchiato a pallettoni, nella memoria dell’ultimo delitto di Orune e in una visita a Orgosolo e ai suoi murales, con un’intervista al bibliotecario (bravo a rispondere alla domanda originalissima sul ‘sardo chiuso’ con una battuta intelligente: tutti appaiono chiusi finché non li conosci). Forse il giornalista voleva evocare Cagnetta, ma ha solo evocato una gran figura da cani.
Al giornalista italiota poco importa che io gli ricordi che aveva, a proposito di luoghi, a un tiro di schioppo Su Tempiesu, che a Orgosolo aveva il Supramonte sotto i piedi con alberi, rocce, pozzi, fenomeni endemici e carsici unici al mondo, che a Mamoiada aveva le maschere che evocano una delle pochissime sopravvivenze del mondo pagano antico, che a Nuoro aveva la casa di un premio Nobel per la letteratura, che a Dorgali aveva l’accesso a Tiscali e a Gorroppu, e sotto, lungo la costa, le bellissime spiagge e grotte barbaricine e ogliastrine. Questi e altri sono i luoghi del Giro (tra i quali metterei anche la fierezza dello sguardo di Caterina Murino) di cui il servizio pubblico (CONTINUA)