Attenzione alle fake news sarde

Parlare di un fatto accaduto ma conosciuto per sentito dire è forse il modo più comune di dire bugie. Al secondo posto della frequenza sta la produzione di un aspetto falso su una notizia vera. Il terzo modo di produrre bugie è quello di attribuire a un fatto una rilevanza che non ha: si ha così un fatto vero spacciato per più importante di quello che è.
Anche in Sardegna si applicano queste tecniche, più o meno consapevolmente.
Primo esempio: la Commissione sanità del Consiglio regionale ha varato la bozza della Rete ospedaliera che adesso il Consiglio dovrà esaminare. La bozza non è stata pubblicata, non è disponibile in rete, per cui per tutti il testo approvato è ancora quello vecchio, al punto che le smentite di quanti hanno partecipato a elaborare il testo nuovo sono flebili voci all’interno di un coro di proteste. Nel vociare complessivo, si mischiano le proposte della nuova rete ospedaliera con la riduzione dei servizi legati agli accorpamenti degli ospedali e all’atto aziendale dell’Ats e con la progressiva opacità dell’arrivo qatarino nella sanità sarda. Risultato? Tutte le vacche sono grigie, nessuna distinzione delle posizioni (il Partito dei Sardi, per esempio, è contrario radicalmente all’Ats, è radicalmente critico sulle modalità di accorpamento degli ospedali e sulla conseguente pessima organizzazione dei servizi e ha lavorato moltissimo a svincolare l’organizzazione della rete ospedaliera dal DM 70, ossia dall’atto ministeriale che vorrebbe dettare standard dimensionali uguali in tutta l’Italia, ma di tutto questo si sa poco o nulla) e dunque tutti macinati nel tritacarne dell’indignazione.
Secondo esempio: ieri la Giunta regionale ha approvato un Disegno di legge importante che destina 148 milioni di euro, cioè, per dare le dimensioni giuste, circa 300 miliardi vecchie lire, quasi un piano di Rinascita, in larga misura (117 milioni) a sanare il debito della Sanità e marginalmente (30 milioni) a aumentare gli spazi finanziari degli enti locali. La Giunta fa un’operazione intelligente di comunicazione, non dice bugie, ma dà un segno positivo a un’operazione che destina il maggior gettito in entrata dovuto al positivo ciclo economico, non a politiche di sviluppo e a serie politiche attive del lavoro ma a pagare il debito generato da una sanità in stato confusionale permanente. Come riesce a farlo? Evitando di parlare di ‘debito’ e usando l’eufemismo ‘spese’. Debito, si chiama DEBITO, e in politica si traduce con la Sanità che continua ad anemizzare il Bilancio di Paci . Nel frattempo a Roma il governo si tiene prepotentemente gli accantonamenti (400 milioni circa), non si sente minacciato dai timidi vagiti di protesta della Giunta per questo furto reiterato e dunque preclude al Governo dei sardi di riprendersi il proprio gettito fiscale per produrre e distribuire ricchezza.
Terzo esempio: a leggere i giornali (sempre meno letti, ma non lo sanno) sembrerebbe che la Sardegna sia attraversata da un fremito per il dibattito sulla legge urbanistica. In realtà non è per niente così. Se si vive la società sarda si scopre che è attraversata dalla crisi dei redditi, dall’angosciante ricerca del lavoro, dalla sproporzione tra le competenze possedute da chi cerca lavoro (tendenzialmente molto basse) e quelle richieste dalle imprese e dalla Pubblica Amminstrazione, dalle preoccupazioni per l’accesso all’università ecc. ecc.
In secondo luogo, la stragrande maggioranza dei sardi è interessata alle parti sostanzialmente condivise e condivisibili di tutti i disegni di legge presentati, cioè esattamente alle parti sulle quali non vi è contrasto e che riguardano la vita quotidiana delle città e dei paesi della Sardegna. Si potrebbe fare un esperimento: decidere di discutere e approvare prima tutti gli articoli non riferibili alla fascia dei 300 metri e poi decidere in un mese le norme sulla fascia costiera (che, leggendo i testi presentati e le posizioni più ragionate apparse sui siti qualificati in queste settimane, sono più a portata di mano di quel che sembri).
Invece no. L’argomento costiero è stato ‘religiosizzato’ per cui viene letto come nelle antiche chanson de geste: Paien unt tort e chretiens unt dreit, “I pagani hanno torto, i cristiani hanno ragione”, ovviamente con ognuna delle parti che iscrive l’altra nel campo pagano. Ogni giorno un nuovo cavaliere viene a tenzone, ogni giorno c’è un monaco che predica e recluta crociati e nel frattempo anche le cose più banali hanno tempi biblici di realizzazione.

Gli effetti complessivi di un sistema politico nutrito dalle bugie e dalle manipolazioni sono noti e riassumibili in due parole: ignoranza, instabilità e immobilismo.