Ambiente, Politica

Difendiamo Golgo come patrimonio della Sardegna anche a dispetto di Sovrintendenza e Corpo Forestale

di Stefano Orrù, Capogruppo del Partito dei Sardi nel Comune di Baunei

Succede che l’amministrazione di Baunei guidata da Salvatore Corrias ha assegnato in concessione al signor Mauro Monni, cugino primo del sindaco, un’area di 4,7 ettari (così è indicato nel provvedimento) di territorio in Uso Civico nell’altopiano di Golgo, che comprende l’unicum archeologico di “As Piscinas” e “Su Sterru”, la voragine di Golgo, bene, questo, classificato Monumento Naturale.
Il beneficiario ha dunque proceduto nei giorni scorsi a recintare tutta l’area al fine di imporre a tutti coloro che per il futuro vorranno visitare il sito, il pagamento di un biglietto di accesso. Le immagini sono eloquenti, a rappresentare lo scempio, più di qualsiasi descrizione!
Segno di una politica piccola piccola che, posta di fronte ad un bene di eccezionale pregio, riconosciuto attrattore turistico, anziché valorizzarlo lasciandolo nella piena fruizione dei visitatori e implementando e sostenendo le iniziative imprenditoriali che attorno ad esso ruotano, trasforma inammissibilmente il bene stesso in oggetto di appropriazione ed occupazione da parte di un singolo.
Il grave fatto ha richiamato l’attenzione di tutti i baunesi, compattando la popolazione nella difesa del proprio territorio da inammissibili rapaci aggressioni che lo minacciano, come non si vedeva dall’epoca del fermo “No al Parco”!
E questo perché “l’Uso Civico”, a Baunei, non è una mera definizione giuridica del regime delle terre comunali, ma è un moto dell’anima di noi baunesi, un sentimento atavico che affonda le sue origini in una relazione strettissima col territorio, un sentimento di identificazione collettiva con esso, che non ammette l’appropriazione: una forma di godimento collettivo primigenio in una dimensione di condivisione. Questo rispetto del bene collettivo è però oggi violato da una cieca politica di sostanziale privatizzazione che non può essere tollerata.
Sotto il profilo normativo, l’azione commessa è totalmente illegittima poiché attuata in totale spregio delle norme regolamentari che lo stesso Comune di Baunei si è dato, al fine di disciplinare le terre civiche, preservandole dagli abusi ed impedendo che chiunque possa destinarle arbitrariamente a parenti o affini.
Il punto di riferimento normativo è il tanto citato, ma forse non letto, Piano di Valorizzazione e Recupero delle Terre soggette ad uso Civico e il Regolamento Comunale per l’Esercizio degli Usi Civici, approvato dal Consiglio Comunale nel novembre 2012, che disciplina le modalità concrete di utilizzo e concessione delle terre demaniali.
’art. 5 (Requisiti per la concessione) del Regolamento, stabilisce che “Non possono essere oggetto di concessione (…) sorgenti e acque pubbliche, beni archeologici o storici”.
La chiara norma che vieta e rende illegittima ogni assegnazione in concessione di beni archeologici o storici, come anche delle acque pubbliche, richiama il capitolo 11.2 (pag. 38) del Piano di Valorizzazione, capitolo intitolato Monumenti storico archeologici che elenca tra i siti archeologici “nella località Golgo, le “Piscinas”: conche naturali formatesi nella roccia, dove si raccolgono le acque piovane, modificate dall’uomo per la fusione dei metalli e per riti magici o di culto”. Ripetiamo, la fonte del potere del Comune di dare dei beni d’uso civico in concessione è e resta il Piano ed il Regolamento degli Usi Civici, ed essi, inequivocabilmente e opportunamente, lo vietano!
L’enorme rilevanza archeologica e paesaggistica del sito è, poi, confermato (se ce ne fosse bisogno) dal PUC del Comune di Baunei che, nella Relazione dei Beni Archeologici a firma dell’archeologa dott.ssa Silvana Scattu (documento PUC 1.2.0 – pag. 6) annovera tra i siti archeologici di rilevante interesse l’ insediamento megalitico Vasche As Piscinas.
D’altronde tutti vorremmo capire come possa essere sostenuto che l’assegnazione in concessione di beni di tale pregio il cui canone di concessione ammonta alla esigua cifra di poche centinaia di euro all’anno, determini un reale notevole vantaggio per la collettività, come richiede la L.R. n.12/1994. Dov’è il vantaggio per la collettività baunese?
È, allora, evidente che quell’area, patrimonio di tutti e di ciascun baunese, non possa e non debba essere data in concessione ad alcuno, neppure se questo sia il cugino del Sindaco.
Sul punto, però, non si deve omettere di rilevare che quelle vasche naturali rappresentano l’unica fonte di approvvigionamento idrico per la fauna, selvatica e non, nell’Altipiano carsico di Golgo. Acque che dunque, non solo non possono essere concesse, secondo quanto stabilito dall’art. 6 del Regolamento, ma che giammai possono essere recintate, antropizzate e così interdette a tutte le specie, stanziali e migratorie, che su di esse fanno affidamento. Per tale ragione, di fronte a tale scelta scellerata che arreca inestimabile danno all’habitat, modificandolo, tanto le associazioni venatorie, comunque attente alla salvaguardia di esso, quanto quelle ambientaliste, è necessario che facciano sentire la propria voce di dissenso.
Per queste ragioni fa specie che il Corpo Forestale, servizio STIR, abbia assentito un’opera del genere, le cui ricadute negative su un ecosistema fragile è sotto gli occhi di tutti. Non può, dunque, non invocarsi un perentorio intervento in autotutela che valuti con l’attenzione che merita l’impatto di una recinzione lunga chilometri che stravolge un habitat da preservare.
Dunque, lo ribadiamo, concessione illegittima da parte del Comune, come illegittima evidentemente è la via utilizzata, quella del SUAP. È evidente a tutti, infatti, che la gestione di un sito archeologico, soprattutto di tale importanza, debba percorrere altre vie autorizzative che quella di una pratica commerciale. Come è evidente che la gestione di un sito di tal fatta, richieda per legge nel beneficiario competenze e titoli professionali e gestionali piuttosto che relazioni politiche e sociali. Di personale professionalizzato parla infatti la L.R. n. 14/2006 (Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura). Contrariamente alla regolarità autorizzativa sbandierata dal sindaco, è evidente che il silenzio assenso della Soprintendenza sull’impatto paesaggistico di diversi chilometri di rete metallica attorno As Piscinas e Su Sterru, lontano dall’essere l’autorizzazione che Corrias vuole far passare, discenda dell’evidente circostanza che la Soprintendenza non ha prestato alcuna attenzione alla pratica, forse omettendo di analizzarla, trattandola come una comunissima questione relativa ad attività produttive. Ma la scelta di presentare la questione al solo SUAPE, non può di certo essere premiata. Ciò, si badi, non sminuisce di nulla la responsabilità della Soprintendenza, sempre pronta ad ostacolare e rendere a volte impossibile l’attività edilizia del privato e delle imprese, ma che omette di analizzare il caso di un’alterazione ambientale e paesaggistica di questo tipo, non valorizzando i tempi per il silenzio – assenso.
Queste sono le ragioni per cui noi ci opponiamo fermamente a che lo stato di cose determinato dall’occupazione e recinzione de As Piscinas e di Su Sterru si consolidi e permanga e assicuriamo di farci strumento affinché quei beni di tutti tornino nella loro condizione, primordiale ed eterna, di beni collettivi.
Il Gruppo consiliare Libertà e Sviluppo