Il Movimento 5 Stelle ha fatto del tintinnio di manette o, se si vuole, dell’attuazione piena e indiscussa dei teoremi Davigo, il proprio argomento politico di punta, quello più identificativo. Il Pd partito del potere, il Pd che ha affidato l’amministrazione della giustizia alla peggiore politicizzazione criminalizzante della politica che la storia ricordi, paga uno scotto altissimo e dimostra che Renzi aveva ragione: c’è una storia da archiviare, quella della fusione confusa tra post cattolicesimo democratico e post comunismo.

Perse le politiche, perse le regionali, perse Cagliari e Alghero, persa Sassari. Il modello ‘egemonia Pd + collateralismo delle altre forze’ è stato nuovamente sanzionato. (…) Campus è a Sassari la vendetta della questione morale sul centrodestra.
Reggerà?
Si vedrà dai primi e dai secondi passi.
A Sassari, infatti, non c’è solo da evitare il sacco della città da parte di interessi privati di tipo parassitario…
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Una nuova legge elettorale no?

Ieri tutti hanno guardato verso il Tar sperando che i giudici riaprissero le danze elettorali. Delusi, in molti hanno cercato un nuovo campo di battaglia, un nuovo luogo dell’azzannamento reciproco. (…) L’elettore intelligente, dal canto suo, conscio di avere due sole mani, avendone impegnata una, perché vive in Italia, a pararsi il di dietro e l’altra a tapparsi il naso, non riesce a prendere la matita per votare e rinuncia a farlo.
Anziché guardare al Tar, perché chi ha ancora un po’ di sale in zucca non fa… (LEGGI)

Europa, indipendenza e Sardegna

L’Europa e le elezioni europee richiedono dei presupposti informativi e culturali minimi per essere capite e partecipate. Non possiamo non chiederci quanti sardi dispongano delle informazioni e delle competenze minime per partecipare consapevolmente alle elezioni di oggi. (…) La verità ci rende liberi davvero, ma la verità è una grandissima fatica che non tutti vogliamo sopportare. (LEGGI)

Prendo atto del risultato elettorale tutt’altro che soddisfacente di cui mi assumo interamente la responsabilità. Il trend dello spoglio sembra comunque attestare il Partito su risultati significativi in valore assoluto che sarebbe un errore sprecare e non valorizzare. Il voto per schieramenti ha evidentemente schiacciato la valutazione della qualità delle proposte. Convocherò a breve gli organi di partito per i necessari adempimenti. Continuerò a lavorare come intellettuale per la costruzione di un grande partito indipendentista e per cambiare l’informazione e la formazione della gente sarda in modo da sottrarre ogni persona a qualsiasi manipolazione.

Non da soli, ma da Sardi

Una campagna elettorale intensa nel corso della quale abbiamo incontrato migliaia di persone che, giorno dopo giorno, si sono unite intorno a uno slogan semplice quanto efficace: “Non da soli, ma da Sardi”. Questo per dire che l’unico voto utile in queste elezioni è quello per la Sardegna, contro i partiti italiani che da sempre ci negano poteri e libertà, diritti e progresso. In 70 anni di autonomia abbiamo provato a cambiare la Sardegna per parti ma la Sardegna non si cambia a piccoli passi. Si deve prendere atto che senza i poteri necessari al nostro sviluppo non riusciamo a guardare al futuro della nostra isola. Non abbiamo poteri sulle servitù militari, sul fisco, sui trasporti. Non abbiamo i poteri che ci servono, non abbiamo i poteri che servono alla nostra vita. Quei poteri li hanno gli altri. Ecco, scegliere il Partito dei Sardi significa decidere di prendere quei poteri.
Serve una rivoluzione intelligente.
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Nell’ultima settimana della campagna elettorale, assisterete a una nuova strategia, quella del “CHIAMO MIO CUGINO”.
I candidati alla presidenza del centrosinistra, del centrodestra e del Movimento Cinque Stelle si scopriranno privi di idee e di contenuti da dire ai sardi e chiameranno Toninelli, Di Maio, Zingaretti e, ovviamente, Salvini.
Ecco, “chiamo mio cugino” è l’altra faccia del voto inutile, cioè il voto che affida il potere al cugino, perché evidente che se si candida il cugino comanda lui e non ai Sardi.
Forse è il caso di non far governare la Sardegna dai romani, dai piemontesi, dai lombardi e dai napoletani.
Parliamo da Sardi tra Sardi e lasciamo perdere i parenti serpenti.
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Noi abbiamo messo in campo l’unica proposta seria di cui tutti adesso parlano senza citarci (20 milioni di euro per svuotare dalle eccedenze i magazzini attraverso il bando per gli indigenti), ma il Governo, che gestisce i fondi europei utilizzabili, non ha preso alcun impegno. (…) C’è un clima di paura in Sardegna con le forze dell’ordine che lo osservano a braccia conserte.
I Sardi si stanno dilaniando tra sardi per colpa delle bugie degli italiani e il Ministro degli interni della Repubblica italiana ne è contento. I caseifici sono fermi. I pastori non sanno che fare del latte. La ricchezza prodotta in Sardegna da sardi viene distrutta per le strade sotto gli occhi della Polizia e dei Carabinieri. Tutto questo è casuale? No. È elettorale. (LEGGI)

Il Pd si fa in tre, Forza Italia in quattro, la sinistra extra Pd in cinque. Ma sempre quelli sono. Queste sono le liste della paura. Giacché si teme di non avere consenso sul programma e sui propri presupposti politici, si aumentano gli effettivi del proprio esercito mandando vecchi e bambini al fronte.
Che ruolo si riserva agli elettori in questa fantasmagoria moltiplicativa?
Solo quella di confermare chi già c’è, ma distribuendo il solito ceto e le solite proposte politiche sotto più bandiere.
Meglio, molto meglio fare come abbiamo fatto noi e altri: una proposta, un presidente, una lista. (LEGGI)

Non scappate, combattete

Mi fa più male un sardo che va via di un sardo che vota Pd o Lega. Il primo è dolore puro, il secondo è solo lavoro, prima o poi capirà che quel voto è contro i nostri interessi e i nostri diritti. Ma l’altro, quello che va via, come riprenderlo, come trattenerlo, come convincerlo che la battaglia che lo riguarda è in corso, come dirgli che il futuro è oggi, mentre lui pensa che il futuro non ci sia?
Tratteniamoci, riconosciamoci, aiutiamoci a combattere. Se le cose andranno come io penso, le prossime elezioni saranno uno spartiacque della storia sarda. Non manchiamo questo appuntamento. (LEGGI)

di Giovanni Panunzio
Chi vincerà le Primarias, organizzate dal Partito dei Sardi, sfiderà altri quattro candidati alla Presidenza della Regione: tre autorizzati dall’empireo e uno da un blog. Il centrodestra e il centrosinistra si sono ricompattati con due esponenti scelti dagli apparati di sempre, vincolati a Roma e Milano e riassemblati per l’occasione perché impauriti dal successo del M5S alle politiche del 4 marzo scorso. Il M5S, a sua volta, si è affidato alle cosiddette “regionarie”: potrebbe apparire una scelta dal basso, ma non lo è. Il motivo è semplice. Il M5S non è un movimento che è nato dalla base, ma dall’altezza: sua altezza Beppe Grillo. Se dicessi sua bassezza, Beppe si rattristerebbe. LEGGI

Bisognerebbe dire con chiarezza che si ha paura della libertà delle Primarias – Primarie nazionali della Sardegna.
Si ha paura proprio delle regole che le caratterizzano: apertura, universalità, segretezza e non ricostruibilità del voto, modernità. Non i clienti al voto, ma i liberi. Non in fila sotto il controllo dei padrini, ma da casa. Noi chiederemo il voto per dire che la Sardegna è una Nazione. Questo è il contenuto politico più importante per noi: affermare l’esistenza politica della Sardegna, dire all’Europa e al mondo che l’Italia dichiara nella sua Costituzione una cosa falsa. Non esiste solo la Nazione italiana, esclusiva, totalizzante, dogmatica e pervasiva.
Esiste la Nazione Sarda. (LEGGI)