Dopo Trump ci tocca la solita ricetta italiana: se non hai ragione almeno cerca di far paura.

14 novembre 2016 07:221 commento
Dopo Trump ci tocca la solita ricetta italiana: se non hai ragione almeno cerca di far paura.

di Paolo Maninchedda
La Lega, mi pare per la prima volta, ha usato ieri il termine “sovranista”.
Come è noto, la parola è stata coniata in Sardegna, poi utilizzata in varie sigle e in varie posizioni politiche nella penisola, ma mi pare solo ieri, a Firenze, adottata da un dirigente nazionale italiano con un segno totalmente diverso da quello attribuitogli in Sardegna.
Infatti, il sovranismo di Salvini, non è altro che un maquillage del nazionalismo della Destra italiana.
La camaleontica destra del Nord, che fino a qualche anno fa parlava di Roma ladrona, ora si fa paladina dell’orgoglio nazionale italiano, antieuropeo, antiglobal, antitutto.
Noi abbiamo sempre avuto un dubbio su questa parola e abbiamo sempre preferito la parola ‘indipendentista’, che ha almeno il vantaggio di dire quale è il progetto politico. (…)
Ne è una riprova il referendum. Renzi adesso gioca la pedagogia della paura.
non sapendo in sostanza come si governa uno Stato, adesso dice che se vince il NO arrivano i cavalieri dell’Apocalisse. Schema consolidato dai tempi dei tempi: quando non hai ragione, cerca almeno di fare paura.

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I giornali sardi fatti a Roma

11 novembre 2016 07:000 commenti
I giornali sardi fatti a Roma

di Paolo Maninchedda
Provo a raccontare una storiella semplice semplice.
Da mesi era noto a Cagliari che il presidente della Repubblica Cinese avrebbe fatto uno scalo tecnico in Sardegna.
Come mai in Sardegna e non in Sicilia? È giusto chiederselo, visto che proprio la Sicilia, con un rapidissimo colpo di mano governativo ha scippato a metà anno il G8 alla Sardegna. È giusto chiederselo perché sui rapporti col gigante asiatico, come sulle risorse del G8, c’è il solito scannatoio competitivo che la Repubblica italiana richiede e impone alle sue regioni e ai suoi cittadini.
Il presidente della Repubblica Cinese viene in Sardegna perché la Regione Sarda ha lavorato nei mesi scorsi per costruire relazioni virtuose (basti ricordare la missione in Cina di Paci).
Ebbene, è bastato che il Primo Ministro Renzi annunciasse la sua venuta nell’Isola che tutto il lavoro fatto dalla Sardegna venisse dimenticato dai media.
È colpa di Renzi? No, è responsabilità di un’abitudine a farsi dettare la linea da chi è più grande e quindi sembra più forte.
Ma è certo che se il 16 ci sarà un ‘accudidu’ quello sarà proprio il Presidente del Consiglio italiano.
Non ho forze per commentare l’inchiesta sui lavori dopo l’alluvione di Olbia. Non ne ho voglia, dico solo

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Il benaltrismo dell’Italia; e intanto Matteo gioca e Francesco paga. Ma Francesco è di Orune

10 novembre 2016 07:202 commenti
Il benaltrismo dell’Italia; e intanto Matteo gioca e Francesco paga. Ma Francesco è di Orune

di Paolo Maninchedda
L’Italia è uno Stato ipocrita, come è a tutti noto; non è una nazione perché non ha vincoli fiduciari tra le persone (i vincoli letterari e calcistici sono o troppo elitari o politicamente spuri per essere incidenti). Il vincolo sociale più forte è un mix tra sospetto e furbizia.
Tra le tante astuzie italiche vi è il benaltrismo. Quando qualcuno pone un problema vero e serio, vi è sempre un altro, in genere dotato di autorità e potere, che dice che ‘il problema è ben altro’.
L’apogeo del benaltrismo è stato raggiunto con il referendum se lo si valuta alla luce delle valutazioni sulla crescita dell’talia pubblicate ieri dall’Unione europea. Mentre Matteo è impegnato a parlare delle sue urgenze che non sono quelle del Paese (il Paese infatti non ha bisogno di sapere chi comanda – domanda al centro del referendum – ma che cosa fare, domanda drammatica e irrisolvibile per chi è educato a cercare il successo facile), noi sardi siamo impegnati con le strade che cadono apezzi, con i bacini vuoti, con la devastazione di Valledoria (dove dobbiamo mettere soldi, posto che i carciofi sono un pezzo del nostro Pil) e a difendere la permanenza in Sardegna almeno di ciò che c’è (non vorrei che qualcuno stia pensando, per esempio, che mentre si gioca al risico del referendum e tutti guardano il dito, nel frattempo una abile mano toscana sposti il centro operativo di Meridiana a Firenze, per esempio).

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Il fermo biologico del referendum: il problema non è alzarsi presto, ma all’ora giusta

8 novembre 2016 07:302 commenti
Il fermo biologico del referendum: il problema non è alzarsi presto, ma all’ora giusta

di Paolo Maninchedda
Ieri è emersa dall’assemblea del Pd un’indicazione chiara: fino al referendum non si parlerà non solo di rafforzamento (ma va anche considerata l’altra opzione, quella dell’alleggerimento) della Giunta, ma anche di tutte le altre cose salienti.
In sostanza il Pd ha proposto che l’ultimo mese di campagna elettorale non venga disturbato da altre emergenze.
Il problema è che le emergenze ci sono tutte e non hanno l’orologio biologico del referendum, per cui il 5 dicembre, quando ci sveglieremo da questa orgia di mistificazioni e di veleni di cui si sta riempendo il dibattito referendario, ci troveremo di fronte a situazioni incancrenite e per di più in un contesto drammatico.

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Questi siamo noi

5 novembre 2016 08:362 commenti
Questi siamo noi

di Paolo Maninchedda
In che anno siamo? Iniziamo da qui.
Siamo forse nel dopoguerra?
No, siamo 71 anni dopo. Che significa?
Significa che gli analfabeti in Sardegna praticamente non esistono; significa che abbiamo migliaia di laureati e di diplomati, una buona minoranza dei quali, sufficiente alle funzioni di governo della Sardegna, hanno più successo altrove che in patria; significa che ogni suggestione industrialistica e dirigistica è finita; significa che la terra, oggi, non è più sinonimo di arretratezza contadina ma di opportunità e di salute; significa che il sapere non è più distinto in scientifico e umanistico, ma è uno, con il mondo delle scienze esatte che guarda all’immaginazione come alla migliore delle sue risorse (sicut Einstein docet); significa che l’innocenza della Sinistra e l’arroganza della Destra italiane sono finite con una guerra – gli anni del terrorismo – e con un omicidio di Stato, quello di Moro; significa che noi abbiamo visto fallire gli anni dell’Autonomia, trascorsi in dissipazioni e trionfalismi, in egemonie oligarchiche e in carriere personali

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Le malattie morali dell’Italia. Con una postilla sul partito dei sindaci

3 novembre 2016 07:271 commento
Le malattie morali dell’Italia. Con una postilla sul partito dei sindaci

di Paolo Maninchedda
Non sono pochi quelli che ritengono che la politica sia e debba essere immune da sentimenti, amicizie e affinità personali.
Io non sono tra questi.
Non vi è una sola attività sociale che possa prescindere dalla fiducia, la quale scatta non solo per motivi razionali, ma anche per ragioni affettive, perché si ‘sente’ che l’interlocutore è in buona fede, che è una brava persona, che non ti vuole colpire, che ha a cuore i tuoi stessi obiettivi generali, che ti riconosce e ti apprezza come interlocutore, che è consapevole del bene che riceve da quanti danno più del dovuto.
All’interno di questo perimetro ci stanno anche tutte le dialettiche su problemi specifici che la realtà può proporre. Fuori da questo perimetro sta la bassa insinuazione, la maldicenza, l’attacco tanto più gratuito quanto più disinformato, l’odio di potere.
Personalmente ho da tempo assunto una regola: non litigo né polemizzo con chi scivola nei bassifondi dell’invidia e dell’odio. Un tempo pensavo che occorresse contrastarli, oggi penso che debbano cuocere nel loro brodo. Ovviamente fino ad una certa soglia, oltre la quale non polemizzo, ma denuncio. Sto passando settimane difficili

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Referendum all’italiana: incapaci di produrre ricchezza, producono potere. L’ombra delle radici del fascismo

30 ottobre 2016 08:180 commenti
Referendum all’italiana: incapaci di produrre ricchezza, producono potere. L’ombra delle radici del fascismo

di Paolo Maninchedda
Bisogna dire che, per la piega scandalosamente bugiarda che sta prendendo il dibattito sul referendum, a parlarne dovrebbero essere Jannacci e Gaber, purtroppo scomparsi. Servirebbe la loro intelligente ironia per mostrare quanta rogna stia sotto le facce truccate che promettono radiosi futuri o impellenti catastrofi.
La prima domanda, sempre la stessa, che in politica occorre farsi è: «Chi decide per noi?» La seconda: «Perché?»
Chi sta decidendo di che cosa è opportuno parlare durante la campagna elettorale?
Renzi sostiene che non si deve parlare dell’incapacità italiana di produrre ricchezza e della crisi paurosa delle attività produttive. Dice che si deve parlare dell’abolizione del Senato punto e basta (perché sulle Regioni è più prudente, svicola, non si fa stringere su quella solenne porcheria che è il nuovo art.117; sa di avere la coscienza sporca).
Troppo semplice, troppo facile.

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Per dire la verità

29 ottobre 2016 09:141 commento
Per dire la verità

di Paolo Maninchedda
Ieri a Decimannu ho detto che uno dei compiti di chi governa è assumersi le responsabilità delle cose più difficili ma necessarie. Un uomo di governo, se la situazione è grave, non dice il contrario, semmai la affronta e cerca di risolverla, mettendosi nel suo ruolo di guida, non scansandosi.
Oggi leggo su giornali degni dell’ironia di Leopardi (ma chi lo legge più?) e delle sue magnifiche sorti e progressive, che stiamo tutti bene, manco vivessimo in un ridente stato di grazia.
Mi sento di fare alcune precisazioni.

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Agenzia della sovranità

26 ottobre 2016 06:291 commento
Agenzia della sovranità

di Paolo Maninchedda
Ieri il Consiglio regionale ha approvato la legge istitutiva dell’Agenzia Sarda delle Entrate.
Franciscu dà un bel quadro dei nostri motivi di soddisfazione.
Ci siamo ingoiati un mare di amarezze pur di arrivare qui e abbiamo imparato a pazientare e a convincere, arte tanto più faticosa quanto più si sa di avere ragione. Ci ha fatto bene questo percorso accidentato: siamo più prudenti e più determinati di prima.
Siamo maratoneti dell’indipendenza. Abbiamo più fiato.
Ieri i nostri consiglieri regionali hanno dato prova di che cosa sia uno spirito di squadra giocato senza superbia e senza supponenza. E infine c’è il Pd. Si voglia o non si voglia ammetterlo, ma in questa circostanza il Pd è stato un vero galantuomo. Ha messo in campo come relatore il presidente della Commissione Sabatini, ha riunito il Gruppo prima dell’ingresso in Aula per discutere al proprio interno e poi ha sostenuto lealmente, con convinzione. Se gli indipendentisti e i progressisti riuscissero a tirare su la stessa bandiera sempre, la Sardegna cambierebbe volto in pochissimo tempo.

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Il referendum e il furto di Stato di aziende agricole sarde

18 ottobre 2016 06:542 commenti
Il referendum e il furto di Stato di aziende agricole sarde

di Paolo Maninchedda
C’è il referendum ‘parlato’ e c’è il referendum ‘realizzato’. C’è il referendum delle discussioni tra costituzionalisti, quello tutto memoria della lotta partigiana e dei mirabili effetti – tutti da dimostrare – della Costituzione italiana, contrapposto ai discorsi sulla necessità di cambiare, e c’è il referendum anticipato, c’è il referendum dei pratici, dei rapporti di forza sbilanciati dalla partigianeria di Stato per questa o quella impresa, dell’azione sbagliata, prevalente e di vago sapore lobbistico dei vertici del governo italiano sulle terre e le aziende della Sardegna.
Cos’è infatti la vicenda del progetto del solare termodinamico di Villasor-Decimoputzu se non un’anticipazione degli effetti della famosa clausola di supremazia dello Stato sulla Regione?
Ieri l’assessore Donatella Spano e il Direttore generale dell’assessorato dell’ambiente Paola Zinzula hanno partecipato al tavolo convocato dalla Presidenza del Consiglio per la discussione sull’impianto solare

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Lo scontro sulla rinegoziazione dei mutui regionali

16 ottobre 2016 07:282 commenti
Lo scontro sulla rinegoziazione dei mutui regionali

Questo è il testo della lettera inviata nei giorni scorsi al Banco di Sardegna e alla Unipol sulla mancata rinegoziazione dei mutui regionali.

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I nostri soldi, gli errori del passato e i consumi del presente. Le infrastrutture e il bruco della sanità

12 ottobre 2016 06:302 commenti
I nostri soldi, gli errori del passato e i consumi del presente. Le infrastrutture e il bruco della sanità

di Paolo Maninchedda
Il comune di Nuoro reclama dalla Regione 4 milioni di euro per sistemare le gallerie di Pratosardo e di Mughina.
Sebbene non sia colpa dell’attuale amministrazione né della precedente, quelle gallerie hanno difetti strutturali e dimenticanze manutentive gravi che vengono dal glorioso passato autonomistico. La Regione interverrà, secondo forme e dimensioni possibili e compatibili col magro bilancio regionale.
Chi amministra oggi la Regione non ha le risorse per tutto: investimenti, manutenzioni, sostegno alle imprese, diritto allo studio, protezione civile, università, ricerca, innovazione tecnologica ecc.
Deve scegliere perché il gettito fiscale, decurtato impunemente dallo Stato di 600 milioni di accantonamenti, non è in grado di sostenere l’attesa di diritti civili e di sviluppo economico che la gente avverte come dovuta e non negoziabile.
Il tema centrale è dunque aumentare la ricchezza e non sprecare. Noi dobbiamo coprire ancora i 238 milioni di euro del disavanzo finanziario della sanità per l’anno 2015, previsti dalle manovre messe in atto dalla finanziaria 2016 (qui una tabella per avere il quadro delle uscite e delle coperture previste dalla manovra).

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Ieri a Bonorva un allarme per la Giunta

10 ottobre 2016 07:392 commenti
Ieri a Bonorva un allarme per la Giunta

di Paolo Maninchedda
Ieri sono andato a Bonorva, con Pier Mario Manca e con Gianfranco Congiu, a sostenere i progetti di sviluppo e di legalità proposti e realizzati dall’Amministrazione comunale.
Venerdì avevo accompagnato il sindaco nell’incontro con il Presidente Pigliaru che ha riguardato sia la foresta di Mariani a Bonorva, sia Surigheddu e Mamuntanas. Il Presidente avrebbe voluto che già venerdì scorso venisse assunta la delibera che coinvolgerà Forestas e Corpo Forestale in un’attività di recupero delel terre pubbliche all’uso pubblico e ai programmi di sviluppo locale: probabile che venga assunta questo venerdì.
Tuttavia, ieri il Consiglio Comunale aperto è stata anche un’occasione per una discussione non rituale tra gli amministratori presenti e la Regione (in questo caso rappresentata dal sottoscritto). Ne è venuto fuori un quadro severo per la Giunta regionale, ma non tanto sulle grandi prospettive (certo, è stato chiesto che se si intende fare un Master Plan per le zone interne, le zone interne siano conosciute e ascoltate), ma molto sul quotidiano svolgersi della vita istituzionale (un po’ ciò che ha scritto Biolchini nei giorni scorsi sull’incapacità della macchina regionale, sia politica che amministrativa, di essere coesa ed efficiente sul ‘quotidiano’).

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Il complesso di ostilità e il complesso di inferiorità: due malattie morali della Sardegna

4 ottobre 2016 08:073 commenti
Il complesso di ostilità e il complesso di inferiorità: due malattie morali della Sardegna

di Paolo Maninchedda
Ieri in Consiglio regionale è andata in onda l’ennesima replica della Commedia dell’Arte. L’opposizione, giacché è prigioniera dell’idea che fare l’opposizione vuol dire essere sempre e comunque contro, ha voluto fare l’opposizione dicendo una marea di sciocchezze sul Patto della Sardegna, guidate non da una visione alternativa o da verifiche puntuali, ma solo ed esclusivamente da uno spirito di contrapposizione condito con battute ad effetto. Uno scrittore li ha chiamati “ragionamenti all’urbigna”, quei ragionamenti contro tutto e contro tutti, rivolti all’universo-mondo (l’urbe globale, da cui ‘urbigna’), che cercano e trovano, per atterrare nel cuore degli ingenui, l’estetica delle paronomasie, del tipo ‘patto/pacco’, o ‘donna/danno’: roba da bar, insomma.
Da cosa sono guidati questi comportamenti? Non certo dal confine ideologico tra la Destra e la Sinistra, ma solo dal complesso di ostilità, ossia dalla prigione concettuale di chi vuole farsi avversario e nemico di qualcuno a prescindere da ciò che dice e da ciò che fa.

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Il nuovo nome del Ministero della Difesa: Braghettone. La censura sta alla verità come le braghe al Giudizio universale di Michelangelo

3 ottobre 2016 08:221 commento
Il nuovo nome del Ministero della Difesa: Braghettone. La censura sta alla verità come le braghe al Giudizio universale di Michelangelo

di Paolo Maninchedda
Giampiero Scanu, deputato, è presidente della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito e non è certo Michelangelo. Però sta condividendo con il grande artista un’attività indecente volta in teoria a rendere più segreta l’indecenza, ma in pratica a manifestarla in tutta la sua vergogna.
Mi spiego.
Poco dopo la morte di Michelangelo, avvenuta il 18 febbraio del 1564, in Vaticano si decise che i corpi nudi e muscolosi del Giudizio universale della Cappella Sistina dovevano essere ‘mutandati’, cioè che si doveva procedere a mettere le braghe (le mutande) a tutti i piselli, i pubi, i sederi e i seni che Michelangelo aveva lasciato all’aria. Giampiero Scanu ha pensato bene di portare la Commissione d’inchiesta a visitare i luoghi dell’inchiesta (ma qui siamo a livelli di intelligenza irraggiungibili per il Ministero). Dal suo canto lo stellatissimo Ministero della Difesa, guidato dalla ministra Pinotti, ricordata in Sardegna più come elicotterista – dato un suo celebre volteggiamento sul territorio sardo in periodo estivo – che come ministro, ha pensato bene di non fare accedere la stampa ai poligoni e ai lavori della Commissione che, nelle audizioni, ha i poteri della magistratura.

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