Ladri di libertà

5 giugno 2017 07:474 commenti
Ladri di libertà

di Paolo Maninchedda
Sulla legge elettorale italiana possiamo fare esercizi di libertà di pensiero.
Primo punto e prima domanda ai parlamentari sardi che stanno votando in queste ore la legge: la Sardegna è un’isola?
La risposta è sì.
Tuttavia si può essere isole in vari modi: in teoria anche un territorio che dista dieci metri dal territorio continentale europeo ed è circondato dal mare è un’isola. Risulta però, ed è bene ribadirlo, che la Sardegna disti dall’Italia circa 200 km.
Quindi, la Sardegna è veramente un’isola ed è anche una tra le isole europee più distanti dalla piattaforma continentale. (…) Fatte queste premesse, e lasciando da parte le amenità rassicuranti che oggi trovate sui giornali sardi sulla libera scelta dell’elettore (ne riparleremo), oggi poniamo una domanda semplice semplice: la soglia di sbarramento per accedere alla ripartizione dei seggi sardi deve essere calcolata sulla base della popolazione e dei votanti sardi o su quella della popolazione e dei votanti della Repubblica italiana?
La ragione dice che lo sbarramento deve avvenire, in un’isola distante dal continente europeo, minoranza linguistica e con una peculiarità demografica evidente, sulla base della popolazione residente e votante nell’isola.
Invece no, lo sbarramento, pari a un milione e mezzo di voti, cioè più dei votanti in Sardegna, è calcolato per la Sardegna sulla popolazione residente e votante nella Repubblica italiana. (CONTINUA)

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Si può fare politica e non odiare

4 giugno 2017 07:146 commenti
Si può fare politica e non odiare

di Paolo Maninchedda
Ieri sera, verso le 20, mi hanno chiamato dalla redazione della Nuova Sardegna per chiedermi se intendevo replicare alla lettera aperta di Claudia Zuncheddu che oggi L’Unione pubblica integralmente. Ho risposto che non conoscevo il testo e che quindi non potevo replicare. Me lo hanno inviato. Ho risposto come segue, ma non prima di aver notato un fatto. Dopo le dimissioni ho registrato un moto di simpatia da parte della gente che mi ha fatto compagnia. Mi sembra però che dia fastidio a una parte del ceto politico. Quando accadono queste cose, quando succede che i sentimenti diano fastidio, allora significa che c’è qualcosa di profondo che non va. L’Unione, dal canto suo, oggi pubblica il testo della Zuncheddu come apertura di un dibattito nel mondo indipendentista a partire dalle mie dimissioni. Il mio testo non era un’apertura di dibattito e non aveva come contenuto solo il mio modo di vedere la costruzione dell’indipendenza della Sardegna. Inoltre né io né il mio partito abbiamo mai voluto parlare solo col mondo indipendentista, ma con tutti i sardi. Pensiamo che parlare solo tra indipendentisti sia un grave errore politico. Ma se si ritiene di aprire un dibattito con una lettera che per l’80% del suo testo persegue lo scopo di dileggiare un’altra persona, allora si raggiunge un altro risultato: si fraintende la politica. Pazienza, si supererà anche questa. Questo il mio testo, che trovate sulla Nuova.(CONTINUA)

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Bisogna dirlo ai Sardi: non siete liberi di scegliere

2 giugno 2017 09:168 commenti
Bisogna dirlo ai Sardi: non siete liberi di scegliere

di Paolo Maninchedda
Per capire la nuova legge elettorale italiana bisogna esercitare l’intelligenza per svelare l’imbroglio.
Se una persona non è naturalmente portata all’intrigo, alla scaltrezza e soprattutto al fastidio per la libertà altrui, deve faticare per sperare di capirla. Siccome gli imbrogli e le truffe sono sempre sofisticate e ormai il tempo medio dedicato alla lettura di un testo non supera il minuto, è molto probabile che la nuova legge elettorale italiana verrà approvata senza che alcuno ne capisca bene il meccanismo. L’Italia non è mai stata educata a capire.
Tuttavia, siccome la legge elettorale italiana è pessima per il futuro della Sardegna, sapendo che non verrò letto da molti perché gli argomenti richiedono pazienza, voglio comunque scriverne, come dire, a futura memoria. (CONTINUA)

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E adesso dietrologia e fango, secondo la migliore tradizione italiana

31 maggio 2017 08:063 commenti
E adesso dietrologia e fango, secondo la migliore tradizione italiana

di Paolo Maninchedda

Riepilogo della giornata di ieri: non ho risposto al telefono ai vari giornalisti che chiamavano, né ai colleghi della Giunta.
Sono andato a Terralba per una manifestazione del mio partito.
Tutto quello che avevo da dire l’ho detto nella mia lettera e quindi non ho altro da aggiungere.
Oggi La Nuova Sardegna ospita due inteventi paradigmatici di come si monta il tritacarne in Italia, uno di Luciano Marroccu e l’altro, immancabile, di Marcello Fois.

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Le mie dimissioni

30 maggio 2017 07:4418 commenti
Le mie dimissioni

Carissimo presidente,

ti prego di voler prendere formalmente atto di questa mia lettera, con la quale mi dimetto dalla carica di Assessore dei Lavori Pubblici.
Ti ringrazio moltissimo per la fiducia che hai riposto in me e non ho niente da rimproverarti. (…)
Non riesco però a liberarmi anche da un senso di solitudine molto profonda, inestinguibile.
La questione sarda è la questione dello Stato Sardo. (…)
Una sola cosa rende credibili questi ideali: il sacrificio.
Ho patito profondamente, senza darlo a vedere, la faciloneria con cui in diversi ambienti politici, non solo dei partiti ma anche della Giunta, si è sostenuto che in fin dei conti ero pronto a accettare più o meno tutto da parte dei partiti e dello Stato italiano pur di mantenere il mio ruolo. Così, mentre lavoravo con dedizione per dimostrare che i Sardi possono governarsi meglio se si assumono integralmente la responsabilità del loro autogoverno, vi era chi mi rappresentava come un uomo di potere per il potere. Questa campagna per me calunniosa è stata ed è insopportabile.
Mi spoglio di tutti gli incarichi e le responsabilità istituzionali. Da domani riprendo servizio nell’Università, leggo, studio, scrivo e faccio conferenze.
Lo faccio a freddo, senza preparare alcunché.
(CONTINUA)

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In risposta all’assessore Paci: piccolo è chi piccolo si sente

27 maggio 2017 10:351 commento
In risposta all’assessore Paci: piccolo è chi piccolo si sente

di Franciscu Sedda
Leggo che l’Assessore Paci ritiene che senza riforme in Italia la Sardegna non possa ripartire.
Un po’ come dire che se l’Italia si butta in un fosso allora la Sardegna è costretta ad andarle appresso!
La verità è che le riforme dell’Italia per la Sardegna si chiamano accantonamenti dei nostri soldi, impugnazioni delle nostre leggi, misconoscenza della nostra insularità, arroganza attraverso enti di Stato, sovrintendenti, prefetti.
La verità è che noi dobbiamo ora più che mai fare a meno dell’Italia, facendo riforme nazionali nostre, sarde, per non vanificare quel po’ di lavoro faticosamente fatto dal nostro Governo in questi anni.
Questa è la verità: piccolo è chi piccolo si sente. Perduto è chi si vuole perdente.
Non è questo il destino dei sardi

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Ci censurano, ma noi andiamo avanti. Finalmente comincia a essere disponibile un po’ di letteratura sulla Asl unica e dice che è sbagliata

23 maggio 2017 07:041 commento
Ci censurano, ma noi andiamo avanti. Finalmente comincia a essere disponibile un po’ di letteratura sulla Asl unica e dice che è sbagliata

di Paolo Maninchedda
Ieri il Consigliere regionale del Partito dei Sardi Augusto Cherchi ha diffuso questo comunicato: «(…) Il provvedimento non è stato votato in attesa delle audizioni dei direttori generali della aziende sanitarie e con l’impegno dell’assessore, in previsione dell’approvazione definitiva in Giunta, di stralciare quelle parti che si pongono in contrasto con le prerogative del Consiglio. Si pone dunque una questione politica rilevante: perché si propongono alla Giunta atti che intaccano le prerogative consiliari, per poi dichiarare la disponibilità a modificarli quando il problema viene sollevato in Commissione? Ritengo quanto meno che ciò che è accaduto oggi in Commissione sia meritevole di una riflessione politica».
Ecco, io non so rispondere alla domanda e la cosa mi dispiace profondamente.
Nel frattempo comincia ad essere disponibile qualche studio sul valore, l’efficacia e l’efficienza della nascita delle Asl uniche, fenomeno dogmatico diffuso nell’Italia centralistica. È uscito su Saluteinternazionale.info questo articolo. Leggetelo e convincentevi che non sempre ‘grande’ è ‘bello’. È una regola che vale per tutto: non sono le dimensioni a fare la differenza, ma l’intelligenza dell’organizzazione.

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L’Anas usa i cerotti. Moirano va in Piemonte. La Giunta ci dà ragione, ma sottovoce

22 maggio 2017 09:111 commento
L’Anas usa i cerotti. Moirano va in Piemonte. La Giunta ci dà ragione, ma sottovoce

di Paolo Maninchedda
Venerdì, mentre ritornavo da Sassari a Cagliari, con la mia macchina (lo dico a scanso di equivoci con la severissima Corte dei Conti italiana, che costa 600mila euro l’anno alla Regione Sardegna senza alcun vantaggio per la Regione Sardegna e che sta ancora sbucciando il bilancio 2016 così da tenere bloccato il 2017, con grande felicità di comuni e imprese che non vedono un euro da ottobre. È la siccità di bilancio che accompagna quella idrica. Le cose che uso io sono tutte mie: telefono, macchina, penne, matite ecc. ecc.; della Regione ho solo la fatica in presa diretta e indirettamente gli acciacchi – non pochi – dovuti agli odiatori seriali che si scatenano contro tutti coloro che hanno un ruolo) ho avuto una visione: un tratto di ben tre chilometri di asfalto nuovo: dal km 172 al km 175 nella direzione verso Cagliari la macchina ha smesso di rumoreggiare, rimbalzare, grattugiare, sbandare e lamentarsi. È un miracolo, ho pensato, poi sono arrivato a Campeda e mi sono ritrovato proiettato nel consueto film di guerra (…) Invece che cosa fa Moirano o chi per lui, il 18 aprile? Per la gara degli infusori si avvale di una convenzione con la Centrale di Committenza della Regione Piemonte. La ragione? Perché la progettazione di questa difficilissima gara per gli infusori dei diabetici era già conclusa in Piemonte. Valutate voi. Io non credo che sia incidente questo argomento, perché è veramente troppo debole, ma noto che mentre la Regione Sardegna fa molto per creare la sua centrale di committenza, mentre l’assessorato rafforza la politica delle Asl capofila, la Ats va in Piemonte per una banalissima gara di infusori. Sotto sotto c’è la sfiducia verso i sardi, verso la capacità delle strutture della Sardegna di saper fare ciò che peraltro hanno già dimostrato in passato di saper fare. (…) Il 3 maggio abbiamo approvato in Giunta gli indirizzi per la redazione dell’atto aziendale dell’Ats. (…) La cosa più bella per me, però, è stata leggere le pagine 26-29: si istituiscono i dipartimenti territoriali della prevenzione, della salute mentale e del farmaco. E quanto sono grandi questi genialissimi dipartimenti? Sentite qui: si prevede che siano tre: 1) dipartimento zona nord: Sassari-Gallura; 2) Dipartimento zona centro: Oristano, Nuoro e Ogliastra; 3) Dipartimento zona Sud: Sulcis, Medio Campidano, Cagliari e Città Metropolitana.
Adesso tornate ai tempi del dibattito sulla Asl unica e ricordate che il Partito dei Sardi, da solo, aveva sostenuto che la cosa più razionale sarebbe stata passare non a una sola Asl, ma a tre. Ci fecero a pezzi in modo cortese, nel senso che manco ci considerarono esistenti in vita. Si andò dritti al varo del dogma dell’Immacolata Asl Unica. Poi però, appena si è costretti a passare dagli ideologemi ai servizi reali alle persone, si scopre che non si possono gestire i servizi di prevenzione, della salute mentale e del farmaco da Sassari, ma neanche dalle 8 aree socio sanitarie neo istituite. E quindi, sotto sotto, in silenzio, si fanno i tre dipartimenti, cioè si dà ragione al Partito dei Sardi, ma con stizza, tra le righe.

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No Graziano, su Anas non ci siamo. La sentenza del Tar di Milano sugli accordi quadro

19 maggio 2017 07:432 commenti
No Graziano, su Anas non ci siamo. La sentenza del Tar di Milano sugli accordi quadro

di Paolo Maninchedda
Una premessa: Graziano Delrio è uno dei pochi ministri italiani (se non l’unico) che stimo molto perché è un uomo profondo e non dice balle.
Leggo oggi sul giornale (e dunque ho anche qualche dubbio che le cose siano andate esattamente come dicono gli organi di informazione) che avrebbe detto di aver lavorato con Anas per “risolvere le criticità e stabilire le priorità sulle strade dell’Isola. Sulla Sassari-Olbia e sulla SS 131 abbiamo risolto tutti i problemi, restano quelli sulla SS 195 e sulla SS 554 ma ci stiamo lavorando assieme alla Regione”.
Prima di tutto confermo una cosa: è vero che Delrio è un ministro che lavora con noi. Non ha mai mancato un impegno.
In secondo luogo, dissento profondamente dall’affermazione, se è stata fatta in questi termini, che sulla SS 131 e sulla Sassari-Olbia siano stati risolti tutti i problemi. In primo luogo segnalo che il manto stradale della SS 131 nord è in larghi tratti inesistente e che, invece, l’Anas rifà gli asfalti dappertutto fuorché lì. L’appalto è già aggiudicato da mesi; da mesi si diceva che le temperature dovevano salire ma, a meno che non si voglia attendere i 40 gradi di luglio, non si vede un metro di nuovi asfalti da Campeda a Muros. Da notare: anche il contratto di manutenzione sulla SS 131 Nord è assegnato con l’accordo quadro.
Veniamo adesso alla genialissima soluzione messa in campo per bandire le gare sui nodi critici, cioè sugli svincoli, della SS 131 nord (e cioè: Paulialtino, Mulargia, Bonorva, Cossoine). (…)
Infine una domanda: ma dove sono finiti i sindacati e la confindustria sardi?
Dove sono le organizzazioni pronte periodicamente a snocciolare statistiche sugli appalti elaborate dai dati Istat già noti ma evidentemente considerati più saporiti se ricicciati da qualche consulente capitolino?
Dov’è l’esercito dei lamentanti che si lamentano più forte con la Regione di quanto non facciano con i carnefici di Stato del mercato isolano?
O si pensa che tutto debba fare il solito disperato che si mette da solo di fronte a un carro armato?
Si ha una vaga idea di quanto le cellule di un uomo si possano consumare se esposte troppo a lungo a insostenibili tensioni?

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Moirano e il sardomasochismo

17 maggio 2017 07:162 commenti
Moirano e il sardomasochismo

di Paolo Maninchedda
Ieri, mentre i normali mortali si occupavano di strade franate, di aziende dello Stato italiano che fanno quello che vogliono perché nessuno le controlla, di siccità, di pozzi e aziende che fingono di essere agricole e invece producono mais per produrre energia elettrica e bevono acqua come disperate, mentre i mortali combattevano con i problemi vecchi e nuovi e con l’invecchiamento biologico delle proprie cellule, l’imperatore Moirano, di porpora vestito, ha visitato i senatori laticlavi del Consiglio regionale.
Anche chi aveva una sola psoriasi al suo passaggio è guarito. Basta toccarlo e l’organismo si rinnova.
Oggi sui giornali c’è un po’ di polemica. Se la prendono col PD che lo porta in giro come la madonna di Bonaria. Ma che male c’è? Gli dedichino anche una festa patronale, non è rilevante.
Di rilevante c’è invece che Moirano non ha ancora dimostrato la sua utilità e non per colpa sua, per colpa del sardomasochismo esterofilo sardo, questa sì una malattia che colpisce soprattutto gli uomini di cultura che odiano la Sardegna, che pensano che la Sardegna sia solo un luogo di fallimenti storici e che quindi necessiti sempre di un legato propretore che venga dalla capitale dell’Impero e integri, con la sua scienza, la periferica e incivile Sardegna nel mirabile mondo civile della Repubblica italiana intesa come porta di ingresso nella civiltà e nella modernità (CONTINUA)

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Indipendenza, la parola mancante

11 maggio 2017 07:110 commenti
Indipendenza, la parola mancante

di Paolo Maninchedda
A Oristano sta succedendo che esiste un partito indipendentista, il Partito dei sardi, il nostro partito, e che questo partito ha costruito insieme ad altre forze politiche una proposta politica credibile per la città.
Abbiamo proposto alla carica di Sindaco l’urologo Vincenzo Pecoraro che da anni frequenta e anima le nostre iniziative. Un professionista apprezzato che interpreta la grande bandiera dell’indipendenza della Sardegna a partire dalla restituzione alle comunità cittadine del diritto di governarsi da sole, al posto della pena di subordinarsi a elites politiche oligarchiche e burocratiche.
Questa candidatura a Oristano è sotto il segno del simbolo della casata di Arborea, perché noi, non solo noi, grazie a Dio, ma certamente noi, conserviamo la memoria dell’essere stati un popolo che si è autogovernato.
Noi non abbiamo accettato la rimozione della memoria e la sua sostituzione con la frustrazione del passato e quindi con la debolezza del pensiero secondo cui la Sardegna può esistere solo se adottata dall’Italia.
Noi conosciamo uno per uno i sardi che, forti della loro libertà e delle loro competenze, cambiano la realtà, realizzano ricchezza e la distribuiscono sotto forma di reddito, di scambio, di servizi. Gente che sta insegnando ai giovani a non chiedere ad altri di compierli, ma a correre il rischio del libero compimento di sé.
A Oristano, lontano dalla politica, che distribuisce un miserrimo bilancio e parla spesso di cose ormai prive di senso o talmente ordinarie da non avere alcun merito, esistono imprenditori, professionisti, educatori, intellettuali, artigiani, sportivi, musicisti, insegnanti che sono l’ossatura di una nuova società fondata sulla responsabilità e sulla libertà. Noi frequentiamo queste persone. Vincenzo vuole rappresentare questo mondo. Un mondo educato, europeista, inclusivo, che non usa la violenza verbale, non giudica nessuno e educa alla convivenza, ma che sta in piedi, dritto, che non chiede ad altri di fare ciò che la storia ha affidato a noi stessi. (CONTINUA)

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Quando tocca a noi Sardi?

9 maggio 2017 07:322 commenti
Quando tocca a noi Sardi?

di Paolo Maninchedda
Ieri, mentre in tv passavano le immagini dei francesi in festa, mia figlia mi ha chiesto: «Pà, quando tocca a noi sardi?».
Non si può essere frivoli in Sardegna.
Essere sardi non è un modo di sentirsi italiani.
Gli italiani cercano sempre un capo; noi cerchiamo uno Stato. Il Nostro.
Gli italiani usano la bellezza per il denaro; noi vorremmo difendere la bellezza anche per l’anima.
Gli italiani non hanno disciplina; noi non possiamo non essere disciplinati e molto ben organizzati.
Gli italiani sono chiassosi; noi silenziosi.
Gli italiani non sanno più che cosa insegnano nelle scuole: noi sappiamo bene di quale sapere abbiamo bisogno.
Gli italiani sono educati al monolinguismo e alla celebrazione della loro lingua; noi siamo sempre stati nella storia poliglotti.
Gli italiani mangiano la natura; noi ci confessiamo con gli alberi.

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La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

7 maggio 2017 08:1352 commenti
La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

di Paolo Maninchedda
La Sardegna ha fatto uno sforzo enorme per accogliere il Giro d’Italia e trasformarlo in un evento europeo di promozione del territorio. Il lavoro fatto prima da Francesco Morandi e ora da Barbara Argiolas (raro caso di assessori che si alternano e non si annullano reciprocamente, dando corpo alla tanto celebrata e poco praticata continuità amministrativa) ha fatto sì che durante lo svolgimento della gara la complessità estetica della Sardegna emergesse in tutta la sua bellezza.
Ebbene ieri il Tg1 delle 20 fa un’operazione non giornalistica ma letteraria che rasenta il razzismo.
Voi, quando il Tg1 parla di Firenze, non sentite il bisogno che vi ricordino i luoghi del Mostro di Firenze, o no? Non sentite il bisogno, quando parla il Papa che, subito dopo qualcuno faccia un servizio per ricordare i preti pedofili, o no? Se il Tg1 parla di Renzi, non sentite il bisogno che un altro servizio ricordi la Banca Etruria. Se un servizio parla di Milano, non sentite il bisogno che il servizio successivo vi ricordi le infiltrazioni mafiose all’Expo?
Quando c’è di mezzo la Sardegna c’è sempre l’italiano standard che fa la facile equazione Barbagian=nBanditismo, per cui mentre lo speaker del TGg1 annuncia che subito dopo la cronaca sportiva del Giro ci sarebbe stato un altro servizio sui luoghi del giro, il servizio ‘dei luogi’ li declina nell’immagine del cartello di Orune sforacchiato a pallettoni, nella memoria dell’ultimo delitto di Orune e in una visita a Orgosolo e ai suoi murales, con un’intervista al bibliotecario (bravo a rispondere alla domanda originalissima sul ‘sardo chiuso’ con una battuta intelligente: tutti appaiono chiusi finché non li conosci). Forse il giornalista voleva evocare Cagnetta, ma ha solo evocato una gran figura da cani.
Al giornalista italiota poco importa che io gli ricordi che aveva, a proposito di luoghi, a un tiro di schioppo Su Tempiesu, che a Orgosolo aveva il Supramonte sotto i piedi con alberi, rocce, pozzi, fenomeni endemici e carsici unici al mondo, che a Mamoiada aveva le maschere che evocano una delle pochissime sopravvivenze del mondo pagano antico, che a Nuoro aveva la casa di un premio Nobel per la letteratura, che a Dorgali aveva l’accesso a Tiscali e a Gorroppu, e sotto, lungo la costa, le bellissime spiagge e grotte barbaricine e ogliastrine. Questi e altri sono i luoghi del Giro (tra i quali metterei anche la fierezza dello sguardo di Caterina Murino) di cui il servizio pubblico (CONTINUA)

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Perché i sardi non sono criceti

4 maggio 2017 06:520 commenti
Perché i sardi non sono criceti

Quando ieri sera ho letto l’articolo di Franciscu che riporto di seguito, mi è venuta in mente un’immagine: i criceti che corrono nella gabbia. Secondo una consolidata teoria autonomistica, noi sardi per poter stare in Europa diversamente da come ci stanno gli italiani (cioè con un diritto che funzioni, con una scuola efficiente, seria, efficace, con trasporti degni di questo nome ecc. ecc.) prima avremmo l’ingrato compito di dimostrare di saper usare i diritti di cui già disponiamo come Regione autonoma. “Se il criceto non sa fare dieci giri di ruota nella gabbia, come può percorrere i chilometri della storia?”, si chiedono i pedagoghi della paura. Il problema per questi pedagoghi della dipendenza siamo noi, che non ci sentiamo criceti. E come al solito, il più grande esempio della storia è lo spirito libero degli uomini, che nessuno può comprimere.

di Franciscu Sedda
Perché diciamo no al “regionalismo differenziato”? Perché il documento firmato a Cagliari il 28 aprile scorso dai Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni a Statuto speciale e delle Provincie autonome parte dal presupposto implicito che la Sardegna sia una regione d’Italia mentre la Sardegna è una nazione storica differente dalla nazione italiana. In quanto tale, quando la Sardegna pone il problema del superamento dell’attuale organizzazione dei poteri, lo fa – lo deve fare – non per riformare l’Italia ma per affermare davanti all’Italia la necessità del popolo sardo di avanzare sulla strada dell’esercizio dei suoi diritti nazionali e della sua prospettiva di autodeterminazione nazionale all’interno del quadro europeo.

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La Maddalena e i piedi sporchi del governo italiano

2 maggio 2017 07:140 commenti
La Maddalena e i piedi sporchi del governo italiano

di Paolo Maninchedda
Sono giorni molto difficili, perché è sempre più chiaro che nell’area progressista della Sardegna e in ampi settori del mondo liberal-democratico immune da subordinazioni leaderistiche si deve arrivare a definire la strategia migliore per difendere gli interessi nazionali dei sardi. Ma sono anche giorni nei quali occorre difendere questi stessi interessi nella contingenza data di una Repubblica italiana ormai in fuga da gran parte del suo territorio e limitata nelle funzioni a interventi tampone.
Parliamo della Maddalena.
Metà febbraio: il Presidente della Regione mi dà l’incarico di rimettere in moto la macchina per arrivare a gestire efficacemente il plafond finanziario oggi disponibile per la riqualificazione e la bonifica dell’isola. (…) In poche parole, il 24 marzo la parte di procedura affidata alla Regione e alla Protezione civile era conclusa.
Ovviamente il prosieguo prevedeva che il Governo reperisse la somma necessaria alla transazione e procedesse a stabilizzare l’accordo. Evidentemente mancano i soldi (perché della volontà della Boschi e di Gentiloni non dubito). Fatto è che nei giorni scorsi la società Mita ha comunicato all’avvocatura che l’accordo raggiunto ha la scadenza fissata a trenta giorni a far data da questa ultima comunicazione. (CONTINUA)

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