No, non riesco a gioire della vendita alle Bonifiche Ferraresi di un pezzo di Sardegna

29 novembre 2016 06:001 commento
No, non riesco a gioire della vendita alle Bonifiche Ferraresi di un pezzo di Sardegna

di Paolo Maninchedda
Vedere il giubilo e non capirlo. Francamente che cosa c’è da gioire per il fatto che le Bonifiche Ferraresi hanno acquistato la Società Bonifiche Sarde? È forse un investimento attratto dalle nostre politiche? No. È un’acquisto fatto da una società in un’asta pubblica.
I sardi non hanno bisogno di terra buona?
Credo proprio di sì.
Hanno i soldi per comprarsela? Non tutti.
Ma la terra oggi ha un valore nazionale per la Sardegna. Noi siamo un luogo vocato ad essere green, a legare salute, qualità, buona alimentazione, emozioni e turismo. Se c’è una cosa che non dovremmo vendere è la terra. È una delle poche cose nostre. Terra e identità sono legate.
La Regione non poteva che vendere. Ma perché il sistema sardo non ha comprato? Che cosa non si è capito? Dove si è sbagliato?
Qualcuno pensa che il problema dei 26 dipendenti sia stato risolto. Lo vedremo nel lungo termine. Non vorrei che a breve a questi lavoratori venisse proposto il trasferimento nella penisola pena il licenziamento o le dimissioni.

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Secondo ricorso contro il governo italiano.
L’esperienza dell’inaffidabilità italiana rende indipendentisti

23 novembre 2016 07:232 commenti
Secondo ricorso contro il governo italiano.  L’esperienza dell’inaffidabilità italiana rende indipendentisti

di Paolo Maninchedda
Ci vuole pazienza, ma piano piano si capisce chi sono gli alleati e chi gli avversari.
Abbiamo passato, come Partito dei Sardi, due anni e mezzo a ripetere in Giunta che il Governo italiano è ontologicamente inaffidabile (basti pensare che la finanziaria in discussione in Senato manca, già oggi, di qualcosa come 5 miliardi che verranno coperti con nuove tasse, ma ovviamente non se ne parla durante il referendum, le si applicherà dopo).
Per un certo periodo siamo stati considerati delle fastidiose cassandre.

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Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque

18 novembre 2016 07:175 commenti
Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque

di Paolo Maninchedda
Esattamente come il Berlusconi in difficoltà poco prima di lasciare Palazzo Chigi, anche Renzi prova non ad accettare il duro confronto con la realtà ma a costruire una realtà di comodo.
Come Berlusconi, butta il pallone in tribuna e dà la colpa all’Europa dell’austerity. Cosa c’entra l’Europa con la crisi del sistema bancario italiano? Nulla. Cosa poteva fare Renzi? Tutto, ma non l’ha fatto per gli evidenti imbarazzi sulla questione Banca Etruria. (…)
Ieri però Renzi era in Sardegna, intervistato e omaggiato da tutti, ma nessuno, dico nessuno, gli ha fatto la domanda che era indispensabile fargli: perché ancora oggi il governo italiano non ha avviato alcuna procedura per notificare a Bruxelles che la Sardegna è un’isola? Io so cosa rischio a non associarmi al coro. Personalmente vedo lo strapotere appannato di Renzi, ma non mi impressiona. Io sto da un’altra parte e so perfettamente che votando NO ho un’opportunità di cambiamento, mentre il Sì significa la ripetizione ad oltranza del mondo inconcludente di facciata che in questi due anni ha avuto un potere enorme e non l’ha saputo usare per il bene di tutti.

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Occhi molto aperti su Meridiana

17 novembre 2016 07:200 commenti
Occhi molto aperti su Meridiana

di Paolo Maninchedda
Sto scrivendo un libro sui Falsi d’Arborea, forse l’episodio più triste del complesso di inferiorità delle classi dirigenti sarde. Lo sto scrivendo per affrontare uno dei temi politici più scabrosi della nostra cultura politica, quello dell’impasto tragico tra un profondo senso di inadeguatezza e la patina retorica di grandezza che ciclicamente si mette su per nasconderlo. La ‘grandezza’ esibita, gira che ti rigira, è sempre quella dell’antichità estrema, dei campanacci, delle mastruche… (…) È invece importante richiamare i leader del Pd a un dovere: devono dire a Renzi, con molta chiarezza, che nelle trattative col Qatar su Meridiana, tutte le attività direzionali e di controllo e tutti i servizi in cielo, in terra e in mare della compagnia aerea devono non solo rimanere a Olbia ma devono essere potenziati.
Perché lo dico? Perché ho ragioni per dirlo.

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Dopo Trump ci tocca la solita ricetta italiana: se non hai ragione almeno cerca di far paura.

14 novembre 2016 07:221 commento
Dopo Trump ci tocca la solita ricetta italiana: se non hai ragione almeno cerca di far paura.

di Paolo Maninchedda
La Lega, mi pare per la prima volta, ha usato ieri il termine “sovranista”.
Come è noto, la parola è stata coniata in Sardegna, poi utilizzata in varie sigle e in varie posizioni politiche nella penisola, ma mi pare solo ieri, a Firenze, adottata da un dirigente nazionale italiano con un segno totalmente diverso da quello attribuitogli in Sardegna.
Infatti, il sovranismo di Salvini, non è altro che un maquillage del nazionalismo della Destra italiana.
La camaleontica destra del Nord, che fino a qualche anno fa parlava di Roma ladrona, ora si fa paladina dell’orgoglio nazionale italiano, antieuropeo, antiglobal, antitutto.
Noi abbiamo sempre avuto un dubbio su questa parola e abbiamo sempre preferito la parola ‘indipendentista’, che ha almeno il vantaggio di dire quale è il progetto politico. (…)
Ne è una riprova il referendum. Renzi adesso gioca la pedagogia della paura.
non sapendo in sostanza come si governa uno Stato, adesso dice che se vince il NO arrivano i cavalieri dell’Apocalisse. Schema consolidato dai tempi dei tempi: quando non hai ragione, cerca almeno di fare paura.

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I giornali sardi fatti a Roma

11 novembre 2016 07:000 commenti
I giornali sardi fatti a Roma

di Paolo Maninchedda
Provo a raccontare una storiella semplice semplice.
Da mesi era noto a Cagliari che il presidente della Repubblica Cinese avrebbe fatto uno scalo tecnico in Sardegna.
Come mai in Sardegna e non in Sicilia? È giusto chiederselo, visto che proprio la Sicilia, con un rapidissimo colpo di mano governativo ha scippato a metà anno il G8 alla Sardegna. È giusto chiederselo perché sui rapporti col gigante asiatico, come sulle risorse del G8, c’è il solito scannatoio competitivo che la Repubblica italiana richiede e impone alle sue regioni e ai suoi cittadini.
Il presidente della Repubblica Cinese viene in Sardegna perché la Regione Sarda ha lavorato nei mesi scorsi per costruire relazioni virtuose (basti ricordare la missione in Cina di Paci).
Ebbene, è bastato che il Primo Ministro Renzi annunciasse la sua venuta nell’Isola che tutto il lavoro fatto dalla Sardegna venisse dimenticato dai media.
È colpa di Renzi? No, è responsabilità di un’abitudine a farsi dettare la linea da chi è più grande e quindi sembra più forte.
Ma è certo che se il 16 ci sarà un ‘accudidu’ quello sarà proprio il Presidente del Consiglio italiano.
Non ho forze per commentare l’inchiesta sui lavori dopo l’alluvione di Olbia. Non ne ho voglia, dico solo

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Il benaltrismo dell’Italia; e intanto Matteo gioca e Francesco paga. Ma Francesco è di Orune

10 novembre 2016 07:202 commenti
Il benaltrismo dell’Italia; e intanto Matteo gioca e Francesco paga. Ma Francesco è di Orune

di Paolo Maninchedda
L’Italia è uno Stato ipocrita, come è a tutti noto; non è una nazione perché non ha vincoli fiduciari tra le persone (i vincoli letterari e calcistici sono o troppo elitari o politicamente spuri per essere incidenti). Il vincolo sociale più forte è un mix tra sospetto e furbizia.
Tra le tante astuzie italiche vi è il benaltrismo. Quando qualcuno pone un problema vero e serio, vi è sempre un altro, in genere dotato di autorità e potere, che dice che ‘il problema è ben altro’.
L’apogeo del benaltrismo è stato raggiunto con il referendum se lo si valuta alla luce delle valutazioni sulla crescita dell’talia pubblicate ieri dall’Unione europea. Mentre Matteo è impegnato a parlare delle sue urgenze che non sono quelle del Paese (il Paese infatti non ha bisogno di sapere chi comanda – domanda al centro del referendum – ma che cosa fare, domanda drammatica e irrisolvibile per chi è educato a cercare il successo facile), noi sardi siamo impegnati con le strade che cadono apezzi, con i bacini vuoti, con la devastazione di Valledoria (dove dobbiamo mettere soldi, posto che i carciofi sono un pezzo del nostro Pil) e a difendere la permanenza in Sardegna almeno di ciò che c’è (non vorrei che qualcuno stia pensando, per esempio, che mentre si gioca al risico del referendum e tutti guardano il dito, nel frattempo una abile mano toscana sposti il centro operativo di Meridiana a Firenze, per esempio).

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Il fermo biologico del referendum: il problema non è alzarsi presto, ma all’ora giusta

8 novembre 2016 07:302 commenti
Il fermo biologico del referendum: il problema non è alzarsi presto, ma all’ora giusta

di Paolo Maninchedda
Ieri è emersa dall’assemblea del Pd un’indicazione chiara: fino al referendum non si parlerà non solo di rafforzamento (ma va anche considerata l’altra opzione, quella dell’alleggerimento) della Giunta, ma anche di tutte le altre cose salienti.
In sostanza il Pd ha proposto che l’ultimo mese di campagna elettorale non venga disturbato da altre emergenze.
Il problema è che le emergenze ci sono tutte e non hanno l’orologio biologico del referendum, per cui il 5 dicembre, quando ci sveglieremo da questa orgia di mistificazioni e di veleni di cui si sta riempendo il dibattito referendario, ci troveremo di fronte a situazioni incancrenite e per di più in un contesto drammatico.

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Questi siamo noi

5 novembre 2016 08:363 commenti
Questi siamo noi

di Paolo Maninchedda
In che anno siamo? Iniziamo da qui.
Siamo forse nel dopoguerra?
No, siamo 71 anni dopo. Che significa?
Significa che gli analfabeti in Sardegna praticamente non esistono; significa che abbiamo migliaia di laureati e di diplomati, una buona minoranza dei quali, sufficiente alle funzioni di governo della Sardegna, hanno più successo altrove che in patria; significa che ogni suggestione industrialistica e dirigistica è finita; significa che la terra, oggi, non è più sinonimo di arretratezza contadina ma di opportunità e di salute; significa che il sapere non è più distinto in scientifico e umanistico, ma è uno, con il mondo delle scienze esatte che guarda all’immaginazione come alla migliore delle sue risorse (sicut Einstein docet); significa che l’innocenza della Sinistra e l’arroganza della Destra italiane sono finite con una guerra – gli anni del terrorismo – e con un omicidio di Stato, quello di Moro; significa che noi abbiamo visto fallire gli anni dell’Autonomia, trascorsi in dissipazioni e trionfalismi, in egemonie oligarchiche e in carriere personali

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Le malattie morali dell’Italia. Con una postilla sul partito dei sindaci

3 novembre 2016 07:271 commento
Le malattie morali dell’Italia. Con una postilla sul partito dei sindaci

di Paolo Maninchedda
Non sono pochi quelli che ritengono che la politica sia e debba essere immune da sentimenti, amicizie e affinità personali.
Io non sono tra questi.
Non vi è una sola attività sociale che possa prescindere dalla fiducia, la quale scatta non solo per motivi razionali, ma anche per ragioni affettive, perché si ‘sente’ che l’interlocutore è in buona fede, che è una brava persona, che non ti vuole colpire, che ha a cuore i tuoi stessi obiettivi generali, che ti riconosce e ti apprezza come interlocutore, che è consapevole del bene che riceve da quanti danno più del dovuto.
All’interno di questo perimetro ci stanno anche tutte le dialettiche su problemi specifici che la realtà può proporre. Fuori da questo perimetro sta la bassa insinuazione, la maldicenza, l’attacco tanto più gratuito quanto più disinformato, l’odio di potere.
Personalmente ho da tempo assunto una regola: non litigo né polemizzo con chi scivola nei bassifondi dell’invidia e dell’odio. Un tempo pensavo che occorresse contrastarli, oggi penso che debbano cuocere nel loro brodo. Ovviamente fino ad una certa soglia, oltre la quale non polemizzo, ma denuncio. Sto passando settimane difficili

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Referendum all’italiana: incapaci di produrre ricchezza, producono potere. L’ombra delle radici del fascismo

30 ottobre 2016 08:180 commenti
Referendum all’italiana: incapaci di produrre ricchezza, producono potere. L’ombra delle radici del fascismo

di Paolo Maninchedda
Bisogna dire che, per la piega scandalosamente bugiarda che sta prendendo il dibattito sul referendum, a parlarne dovrebbero essere Jannacci e Gaber, purtroppo scomparsi. Servirebbe la loro intelligente ironia per mostrare quanta rogna stia sotto le facce truccate che promettono radiosi futuri o impellenti catastrofi.
La prima domanda, sempre la stessa, che in politica occorre farsi è: «Chi decide per noi?» La seconda: «Perché?»
Chi sta decidendo di che cosa è opportuno parlare durante la campagna elettorale?
Renzi sostiene che non si deve parlare dell’incapacità italiana di produrre ricchezza e della crisi paurosa delle attività produttive. Dice che si deve parlare dell’abolizione del Senato punto e basta (perché sulle Regioni è più prudente, svicola, non si fa stringere su quella solenne porcheria che è il nuovo art.117; sa di avere la coscienza sporca).
Troppo semplice, troppo facile.

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Per dire la verità

29 ottobre 2016 09:141 commento
Per dire la verità

di Paolo Maninchedda
Ieri a Decimannu ho detto che uno dei compiti di chi governa è assumersi le responsabilità delle cose più difficili ma necessarie. Un uomo di governo, se la situazione è grave, non dice il contrario, semmai la affronta e cerca di risolverla, mettendosi nel suo ruolo di guida, non scansandosi.
Oggi leggo su giornali degni dell’ironia di Leopardi (ma chi lo legge più?) e delle sue magnifiche sorti e progressive, che stiamo tutti bene, manco vivessimo in un ridente stato di grazia.
Mi sento di fare alcune precisazioni.

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Agenzia della sovranità

26 ottobre 2016 06:291 commento
Agenzia della sovranità

di Paolo Maninchedda
Ieri il Consiglio regionale ha approvato la legge istitutiva dell’Agenzia Sarda delle Entrate.
Franciscu dà un bel quadro dei nostri motivi di soddisfazione.
Ci siamo ingoiati un mare di amarezze pur di arrivare qui e abbiamo imparato a pazientare e a convincere, arte tanto più faticosa quanto più si sa di avere ragione. Ci ha fatto bene questo percorso accidentato: siamo più prudenti e più determinati di prima.
Siamo maratoneti dell’indipendenza. Abbiamo più fiato.
Ieri i nostri consiglieri regionali hanno dato prova di che cosa sia uno spirito di squadra giocato senza superbia e senza supponenza. E infine c’è il Pd. Si voglia o non si voglia ammetterlo, ma in questa circostanza il Pd è stato un vero galantuomo. Ha messo in campo come relatore il presidente della Commissione Sabatini, ha riunito il Gruppo prima dell’ingresso in Aula per discutere al proprio interno e poi ha sostenuto lealmente, con convinzione. Se gli indipendentisti e i progressisti riuscissero a tirare su la stessa bandiera sempre, la Sardegna cambierebbe volto in pochissimo tempo.

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Il referendum e il furto di Stato di aziende agricole sarde

18 ottobre 2016 06:542 commenti
Il referendum e il furto di Stato di aziende agricole sarde

di Paolo Maninchedda
C’è il referendum ‘parlato’ e c’è il referendum ‘realizzato’. C’è il referendum delle discussioni tra costituzionalisti, quello tutto memoria della lotta partigiana e dei mirabili effetti – tutti da dimostrare – della Costituzione italiana, contrapposto ai discorsi sulla necessità di cambiare, e c’è il referendum anticipato, c’è il referendum dei pratici, dei rapporti di forza sbilanciati dalla partigianeria di Stato per questa o quella impresa, dell’azione sbagliata, prevalente e di vago sapore lobbistico dei vertici del governo italiano sulle terre e le aziende della Sardegna.
Cos’è infatti la vicenda del progetto del solare termodinamico di Villasor-Decimoputzu se non un’anticipazione degli effetti della famosa clausola di supremazia dello Stato sulla Regione?
Ieri l’assessore Donatella Spano e il Direttore generale dell’assessorato dell’ambiente Paola Zinzula hanno partecipato al tavolo convocato dalla Presidenza del Consiglio per la discussione sull’impianto solare

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Lo scontro sulla rinegoziazione dei mutui regionali

16 ottobre 2016 07:282 commenti
Lo scontro sulla rinegoziazione dei mutui regionali

Questo è il testo della lettera inviata nei giorni scorsi al Banco di Sardegna e alla Unipol sulla mancata rinegoziazione dei mutui regionali.

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