Ci risiamo. Via le preferenze, avanti i preferiti. Si ricomincia da su connottu

16 gennaio 2017 07:331 commento
Ci risiamo. Via le preferenze, avanti i preferiti. Si ricomincia da su connottu

di Paolo Maninchedda
Ieri Renzi, nell’intervista a Repubblica, ha individuato – come dice lui – «nuove polarità», in particolare la coppia identità-innovazione, precisando subito dopo che non si deve lasciare l’identità alla Destra (bisognerebbe capire di quale Destra parli, ma è un altro argomento). (…)
Se questo è l’inizio di un ragionamento serio (ma ho qualche dubbio che si tratti di una cosa buttata lì ma non adeguatamente approfondita) allora sarebbe opportuno spingerlo fino a fare emergere una verità scioccante per la Repubblica Italiana: l’identità nazionale italiana è una costruzione unitarista posticcia che incombe sui destini di tanti come un dogma inviolabile e indiscutibile. La Sardegna è dentro questa storia senza alcuna convenienza (…). Se ci si sta realmente emancipando dal dogmatismo della cultura politica italiana, allora c’è un banco di prova utile: la legge elettorale. Andrebbe discussa in modo molto trasparente, invece così non accade. Anzi, già si parla di liste bloccate senza preferenze. Ci risiamo. Papi, cardinali, vescovi, canonici e dogmi per fare liste che proteggano le élites interne dei partiti. Si ricomincia da su connottu.

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Sta arrivando un altro ‘pacco’ sanitario

14 gennaio 2017 09:333 commenti
Sta arrivando un altro ‘pacco’ sanitario

di Paolo Maninchedda
Ogni volta che vedo un ministro della Repubblica italiana comparire raggiante in televisione per un risultato conseguito, mi chiedo se non stia per arrivare un fregatura per i sardi.
Ieri e oggi è stata la volta del ministro Lorenzin che ha dalla sua solo la cortesia, il garbo e l’educazione.
Il ministro è apparso soddisfatto e raggiante per il varo dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, che in buona sostanza sono il vademecum di ciò che nel sistema sanitario nazionale viene sostenuto finanziariamente con le imposte pagate dai cittadini. Adesso ognuno ricordi che in base all’accordo del 2006, la Sardegna ‘si paga’ interamente il costo della Sanità.
Veniamo al dunque.
Quanto costano in più i nuovi livelli di assistenza?

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Il coraggio di un pensiero politico socialista per la Sardegna

3 gennaio 2017 08:390 commenti
Il coraggio di un pensiero politico socialista per la Sardegna

di Paolo Maninchedda
Mai nascoste le radici del sistema politico-culturale che cerco di tenere sempre a mente.
Sono sostanzialmente cinque: un’ evoluzione personalissima del giusnaturalismo, il libertarismo, il socialismo democratico, la laicità dello Stato della tradizione liberale, il solidarismo cristiano.
Data questa premessa, non stupirà ciò che sto per dire. Noi abbiamo bisogno di un periodo di media durata di interventi pubblici in economia.
Un cambiamento di sistema è impossibile affidandosi al laissez faire verso i mercati o semplicemente alle strategie di singole imprese private.
Faccio un esempio. La connessione indispensabile per noi tra il turismo, la valorizzazione del territorio e l’agroalimentare, non si può realizzare senza un grande piano di investimenti pubblici e di massicci interventi in economia.
Ancora: non è possibile trasformare l’isola in una grande destinazione per la qualità della vita, il benessere, i beni culturali e ambientali, e non orientare in modo radicalmente diverso il nostro sistema formativo. Qual è l’orizzonte culturale di riferimento che meglio è in grado di interpretare sfide così grandi? A mio avviso è quello del socialismo riformista. Ma in Sardegna questa tradizione di pensiero – cui si deve, per esempio, il grande investimento sul CRS4, da cui poi sono nate Video on line e Tiscali ecc. ecc. – non è riconosciuta come di valore strategico nazionale, a differenza dell’autonomismo burocratico che è proprio ciò che ancora oggi consuma ricchezza senza produrne.

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Saper pensare in grande

20 dicembre 2016 07:281 commento
Saper pensare in grande

di Paolo Maninchedda
Il problema è emanciparsi dalle consuetudini di pensiero italiane; bisogna smetterla di adagiarsi sui luoghi comuni di una politica e di una cultura ormai sterili, ammuffite, le cui parole d’ordine non hanno presa su nessuno. Oggi l’Italia che non produce, che ha metà del suo territorio senza acquedotti e fogne, che ha un sistema scolastico fatiscente, che combatte la corruzione con la schedatura dei suoi cittadini, che incentiva la maldicenza e l’insinuazione depenalizzando la diffamazione, che accetta che ci siano consiglieri comunali che firmano contratti in cui si impegnano ad obbedire non all’elettorato che li ha eletti ma al presidente di un’associazione, che obbliga i presidi delle scuole a pubblicare il proprio patrimonio on line ma lascia zone franche di segretezza nell’alta dirigenza di alcune istituzioni, questa Italia oggi parla del Mattarellum, del nuovo Ulivo, della psoriasi elettorale dei parlamentari esattamente come se ne parlava vent’anni fa, uno strazio.
Oggi il problema è capire il pluralismo, rendere efficiente la differenza, la pluralità dei poteri, le libertà.
Occorre insegnare che non esiste libertà senza coraggio.

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Sanità e trasporti: col Governo italiano c’è solo una strada, il conflitto

16 dicembre 2016 07:254 commenti
Sanità e trasporti: col Governo italiano c’è solo una strada, il conflitto

di Paolo Maninchedda
Come è noto, sin dal principio di questa legislatura il Partito dei Sardi ha esplicitato una posizione diversa da quella prevalente nella coalizione e, soprattutto, diversa da quella del Presidente della Regione.
Noi eravamo, siamo e saremo per una posizione di scontro dialettico con il Governo italiano, fondato sulla constatazione del conflitto dei legittimi interessi dei sardi con quelli italiani.
Faccio un primo esempio (per poi passare a ciò che oggi è importante dire): i trasporti.
Noi siamo convinti che essere costretti a costruire una politica sarda dei trasporti sull’egemonia dei due hub italiani di Roma e di Milano sia un grave danno per la Sardegna. È una posizione diversa da quella di tutti gli altri, se si vuole è una posizione isolata, ma noi siamo convinti che il problema dei trasporti in Sardegna non è un problema di persone, di questo o quell’assessore, come la ferocia degli scontri politici vorrebbe fare intendere, ma un problema di poteri e di potere: essere costretti a pensare i trasporti sardi all’interno delle gerarchie di ruolo, di traffico e di pianificazione dell’Italia, danneggia in modo mortale la Sardegna.

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Chi vince? Chi fa legna o chi pianta alberi?

13 dicembre 2016 07:360 commenti
Chi vince? Chi fa legna o chi pianta alberi?

di Paolo Maninchedda
Vi sono soggetti politici che ritengono che Pigliaru sia un albero abbattuto dal fulmine referendum. Di conseguenza, dinanzi a questa difficoltà, che fanno?
Alcuni si armano di scure o motosega e vanno a fare legna.
È legna facile: basta addebitare all’albero caduto tutto il male del mondo per avere la licenza di liquidarlo pretendendone l’eredità di legittimazione popolare.
L’ipotesi dei legnaioli è che l’elettorato premi gli abbattitori.
La storia dice che non è vero.
L’elettorato premia chi ispira fiducia, chi dimostra di sapere dove condurre la barca.
I necrofori non hanno mai vinto le elezioni.
Chi pianta alberi, vince le elezioni.

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Non è roba da rimpasto, è roba da Don Chisciotte. Chi vale di più, deve fare di più

7 dicembre 2016 07:424 commenti
Non è roba da rimpasto, è roba da Don Chisciotte. Chi vale di più, deve fare di più

di Paolo Maninchedda
Quali sono i due più grandi problemi della Sardegna?
La mancanza di lavoro e la mancanza di speranza.
Ai Sardi del rimpasto frega veramente poco. Immaginiamo che sia già fatto. Embé?
Siamo in grado di fare un serio piano per il lavoro? A questa domanda i Sardi sono molto interessati, non solo i Sardi espulsi dalle fabbriche, ma anche i Sardi diplomati e laureati, i piccoli imprenditori, i professionisti impoveriti. Se non siamo in grado di dare questa risposta non è che è in crisi una Giunta, è in crisi la democrazia, incalzata dalla rabbia dell’umilazione che oggi sfocia nell’anarchia.
Siamo in grado di indicare una rotta sicura? Noi pensiamo di sì e chiamiamo questa rotta ‘libertà, sovranità, autogoverno, responsabilità, indipendenza’.
Il ragionamento che ho fatto è troppo semplice? NO, è vero. Un tempo si diceva che le bugie non si vedono dal naso lungo ma dalle spiegazioni lunghe.

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Abbiamo vinto. Più spazi per l’indipendenza

5 dicembre 2016 07:302 commenti
Abbiamo vinto. Più spazi per l’indipendenza

di Paolo Maninchedda
Se c’è una cosa da evitare è il trionfalismo.
Una vittoria referendaria non è mai una vittoria che una singola parte politica possa intestarsi. I toni di Grillo e Salvini sono abusivi. Tanti democratici e indipendentisti convinti europeisti, tolleranti, pacifisti, che non hanno niente a che fare con loro, hanno votato NO.
I toni di Renzi dopo la sconfitta sono stati apprezzabili, da autentico democratico. Direi che due punti sono molto chiari:
1) in Sardegna c’è lo spazio politico perché l’indipendentismo democratico, europeista e pluralista, si affermi e costruisca uno scenario politico diverso rispetto allo schema italiano. Il Partito dei Sardi da tempo chiama questo spazio il luogo di costruzione di una grande forza politica plurale che chiamiamo Partito della Nazione Sarda;
2) il Pd che ha perso non può che abbandonare definitivamente l’idea di governare egemonizzando lo Stato, deve obbligatoriamente riprendere le sue tradizioni e vocazioni libertarie e socialiste, deve rompere la sua subordinazione culturale al neoliberismo temperato che ha egemonizzato il ceto degli alti burocrati italiani, le aule universitarie e i giornali cosiddetti progressisti. Un Pd che si dovesse riscoprire socialista e, noi auspichiamo, il più possibile indipendentista, sarebbe di grande aiuto per scuotere e rinnovare la Sardegna e renderla più sovrana.

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Oh freedom, oh freedom for my little Island

3 dicembre 2016 20:450 commenti
Oh freedom, oh freedom for my little Island

di Paolo Maninchedda
Ieri ho partecipato a una cena di solidarietà per le cure mediche dei bambini siriani.
In apertura, abbiamo cantato tutti insieme Oh freedom oh freedom un gospel scritto alla fine della guerra di secessione americana e poi molto cantato durante gli anni Sessanta durante le grandi battaglie per i diritti civili degli afro-americani.
Ho cantato pensando ai bambini. Ma ho pensato anche a noi, ai Sardi, ho pensato che in questi giorni più che in altri dobbiamo pretendere libertà. Libertà di costruirci la nostra libertà, dicendo No a ogni surrogato e a ogni diminuzione dei nostri desideri, delle nostre ambizioni, dei nostri poteri.
Sì, oggi, mentre scrivo, mi ripeto «Oh freedom, oh freedom», e sto meglio, ritrovo motivazione sapendo di dover combattere, pacificamente e legalmente, ma combattere.

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Tutti uguali: promesse e soldi in cambio di voti. Intanto, i banchieri vengono assolti e i risparmiatori non rimborsati

1 dicembre 2016 07:291 commento
Tutti uguali: promesse e soldi in cambio di voti. Intanto, i banchieri vengono assolti e i risparmiatori non rimborsati

di Paolo Maninchedda
Più guardo con spirito critico le movenze della politica italiana, più imparo ciò che la Repubblica di Sardegna non dovrà mai fare.
Per esempio, bisognerebbe varare una norma che impedisca di assumere provvedimenti di spesa nei 60 giorni precedenti le consultazioni elettorali.
Ma non trovate per lo meno volgare che l’ultima settimana appena trascorsa sia stata contrappuntata di annunci del tipo:
«In arrivo 30/50 euro in più per le pensioni più basse»;
«Contratto degli statali, accordo per un aumento medio di 85 euro»;
«Referendum e Patto per Cagliari da 168 milioni».

«(…) La revisione della Costituzione in Italia e ancor prima l’attacco ai diritti del lavoro con le leggi ordinarie (Jobs Act, pensioni, scuola etc.) si pongono, in questo quadro, come un adattamento del quadro legislativo e costituzionale alle esigenze del grande capitale e dei poteri finanziari mondiali. In particolare, risponde a questo lo svuotamento delle assemblee elettive fino al Parlamento e la cancellazione delle autonomie regionali e locali. Per il grande capitale la democrazia, i sindacati, le elezioni sono un disturbo, che bisogna eliminare concentrando il potere nelle mani di un capo o di pochi».

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Istruzioni per resistere e per ricordare

30 novembre 2016 08:425 commenti
Istruzioni per resistere e per ricordare

di Paolo Maninchedda
Sono giorni pieni di bugie, pressioni e manipolazioni; giorni in cui è facile concedersi il lusso in questa repubblica marcia e ritirarsi a godere dello spirito anziché impazzire in questo carnaio di balle. Ma sarebbe sbagliato, sebbene lo spirito stia alla felicità in un rapporto come la materia oscura sta a quella conosciuta (95% a 5%). Dunque sforziamoci di ragionare, di non badare ai volti scuri degli amici offesi perché noi votiamo NO. Oggi ci dedichiamo a due questioni.
La prima: Renzi sta togliendo poteri e funzioni alle regioni e le sta trasferendo alle strutture centrali dello Stato.
La seconda: Renzi sta realizzando il programma di Berlusconi sul premierato forte, come plasticamente mostra questo video.

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No, non riesco a gioire della vendita alle Bonifiche Ferraresi di un pezzo di Sardegna

29 novembre 2016 06:001 commento
No, non riesco a gioire della vendita alle Bonifiche Ferraresi di un pezzo di Sardegna

di Paolo Maninchedda
Vedere il giubilo e non capirlo. Francamente che cosa c’è da gioire per il fatto che le Bonifiche Ferraresi hanno acquistato la Società Bonifiche Sarde? È forse un investimento attratto dalle nostre politiche? No. È un’acquisto fatto da una società in un’asta pubblica.
I sardi non hanno bisogno di terra buona?
Credo proprio di sì.
Hanno i soldi per comprarsela? Non tutti.
Ma la terra oggi ha un valore nazionale per la Sardegna. Noi siamo un luogo vocato ad essere green, a legare salute, qualità, buona alimentazione, emozioni e turismo. Se c’è una cosa che non dovremmo vendere è la terra. È una delle poche cose nostre. Terra e identità sono legate.
La Regione non poteva che vendere. Ma perché il sistema sardo non ha comprato? Che cosa non si è capito? Dove si è sbagliato?
Qualcuno pensa che il problema dei 26 dipendenti sia stato risolto. Lo vedremo nel lungo termine. Non vorrei che a breve a questi lavoratori venisse proposto il trasferimento nella penisola pena il licenziamento o le dimissioni.

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Secondo ricorso contro il governo italiano.
L’esperienza dell’inaffidabilità italiana rende indipendentisti

23 novembre 2016 07:232 commenti
Secondo ricorso contro il governo italiano.  L’esperienza dell’inaffidabilità italiana rende indipendentisti

di Paolo Maninchedda
Ci vuole pazienza, ma piano piano si capisce chi sono gli alleati e chi gli avversari.
Abbiamo passato, come Partito dei Sardi, due anni e mezzo a ripetere in Giunta che il Governo italiano è ontologicamente inaffidabile (basti pensare che la finanziaria in discussione in Senato manca, già oggi, di qualcosa come 5 miliardi che verranno coperti con nuove tasse, ma ovviamente non se ne parla durante il referendum, le si applicherà dopo).
Per un certo periodo siamo stati considerati delle fastidiose cassandre.

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Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque

18 novembre 2016 07:175 commenti
Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque

di Paolo Maninchedda
Esattamente come il Berlusconi in difficoltà poco prima di lasciare Palazzo Chigi, anche Renzi prova non ad accettare il duro confronto con la realtà ma a costruire una realtà di comodo.
Come Berlusconi, butta il pallone in tribuna e dà la colpa all’Europa dell’austerity. Cosa c’entra l’Europa con la crisi del sistema bancario italiano? Nulla. Cosa poteva fare Renzi? Tutto, ma non l’ha fatto per gli evidenti imbarazzi sulla questione Banca Etruria. (…)
Ieri però Renzi era in Sardegna, intervistato e omaggiato da tutti, ma nessuno, dico nessuno, gli ha fatto la domanda che era indispensabile fargli: perché ancora oggi il governo italiano non ha avviato alcuna procedura per notificare a Bruxelles che la Sardegna è un’isola? Io so cosa rischio a non associarmi al coro. Personalmente vedo lo strapotere appannato di Renzi, ma non mi impressiona. Io sto da un’altra parte e so perfettamente che votando NO ho un’opportunità di cambiamento, mentre il Sì significa la ripetizione ad oltranza del mondo inconcludente di facciata che in questi due anni ha avuto un potere enorme e non l’ha saputo usare per il bene di tutti.

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Occhi molto aperti su Meridiana

17 novembre 2016 07:200 commenti
Occhi molto aperti su Meridiana

di Paolo Maninchedda
Sto scrivendo un libro sui Falsi d’Arborea, forse l’episodio più triste del complesso di inferiorità delle classi dirigenti sarde. Lo sto scrivendo per affrontare uno dei temi politici più scabrosi della nostra cultura politica, quello dell’impasto tragico tra un profondo senso di inadeguatezza e la patina retorica di grandezza che ciclicamente si mette su per nasconderlo. La ‘grandezza’ esibita, gira che ti rigira, è sempre quella dell’antichità estrema, dei campanacci, delle mastruche… (…) È invece importante richiamare i leader del Pd a un dovere: devono dire a Renzi, con molta chiarezza, che nelle trattative col Qatar su Meridiana, tutte le attività direzionali e di controllo e tutti i servizi in cielo, in terra e in mare della compagnia aerea devono non solo rimanere a Olbia ma devono essere potenziati.
Perché lo dico? Perché ho ragioni per dirlo.

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