Eravamo un popolo di produttori e ci hanno trasformato in un popolo di consumatori.
Prima facevamo il torrone con le nocciole, adesso importiamo tutto. Dobbiamo invertire questa tendenza, dobbiamo riprenderci il sapere che prima ci guidava perché sapevamo fare le cose.
Imparando a saper fare le cose, impariamo anche a comprarle e ci emancipiamo da una subordinazione commerciale che oggi ci porta via denaro.
Ritornare a produrre, dare valore ai prodotti della nostra terra, mangiare sardo, significa aumentare il nostro PIL, creare occasioni di sviluppo e generare nuova occupazione.
Il 24 febbraio non lasciarti incantare dalle sirene italiane.
Vota bene, vota sardo.
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Tutti raccontano i problemi della Sardegna ma pochi raccontano la qualità della Sardegna.
Noi stiamo incontrando tante persone che fanno cose positive e che tirano l’economia e l’educazione della Sardegna.
Abbiamo incontrato persone che sanno fare con le mani e che sanno fare con il cervello. Nel corso di questa campagna elettorale siamo andati in aziende agricole non disperate e in piccole aziende di giovani ingegneri che hanno fatto cose egregie e vendono in tutto il mondo.
Esiste una Sardegna buona, positiva, che produce, che sa fare e sa insegnare. Questa Sardegna ci sta riconoscendo.
Il Partito dei Sardi è più di un partito. È una comunità di persone che uniscono l’ottimismo, il saper fare, il saper educare e il sapere combattere. (LEGGI e guarda il VIDEO)