Agricoltura, Politica, Stato sardo

Adesso chiamo mio fratello

Racconto un episodio della mia infanzia, di cui ho dato qualche notizia tempo fa.
Si giocava a pallone in un campetto retrostante le case, un luogo acquitrinoso in autunno, verdeggiante in primavera e zanzaroso in estate. Oggi non si direbbe che allora potesse sembrare un paradiso: il vicino panificio diffondeva costantemente nell’aria un buonissimo profumo di pane, non c’erano macchine, se si cadeva non ci si faceva male.
Ovviamente non era tutto rose e fiori.
Spesso arrivava dalle palazzine di Piazza Italia una banda di ragazzi che scatenava una sassaiola oppure un litigio oppure più litigi oppure una rissa tra bambini.
Il loro capo era particolarmente forte, violento e temuto. Un giorno, mentre giocavamo, irruppe nel mezzo della partita e cominciò a provocare uno di noi fino a sferrargli un pugno in faccia; la vittima, di qualche anno più giovane dell’aggressore, si rialzò a disse: «Adesso chiamo mio fratello».
Corse a casa e ritornò in campo col fratello, che aveva qualche anno più di lui ma era coraggioso più con le parole che nei fatti. L’aggressore stava fermo in mezzo al campo senza paura con un ghigno in faccia che svelava il suo trovarsi perfettamente a suo agio nel clima di duello che si andava creando. I due fratelli si avvicinarono a lui e il più grande gli disse: «Prova a toccarlo di nuovo se hai coraggio».
Il cattivone ghignesco non si fece pregare una seconda volta e, sbang, mollò al più piccolo dei fratelli uno schiaffo “a mano piena”.
Silenzio.
Il piccolo per terra guardava con occhi stupiti il fratello maggiore che, con tono militaresco gli disse: «Alzati, ché non ti ha fatto nulla». «E tu – continuò rivolto al cattivone – allora sei proprio imbecille; lo sai cosa ti faccio se lo tocchi di nuovo? Non ti riconosce tua madre! Hai capito?». Il cattivo, tutt’altro che impressionato, sbang, mollò un altro sganassone al piccolo che aveva la faccia tutta rossa, non capivamo se per quanto era adirato con il fratello o per i colpi presi. «Alzati, ché non ti ha fatto nulla!» Il piccolo non ce la fece più e urlò: «Oh, mi sta ammazzando, lo vedi?».
Il grande allora fece il diplomatico e disse: «Per questa volta lasciamo perdere. Ma non ti permettere più». Si girò per andare a casa, il piccolo gli gridò dietro di andare a quel paese e il cattivo gli tirò un calcio nel sedere che manco Tardelli al campionato del mondo del 1982.
La Giunta regionale, con i compìti comunicati stampa di protesta verso il governo italiano che impugna ogni legge della Regione Sardegna sembra un bel condensato del piccolo amico mio che prendeva schiaffi, si rialzava e ne prendeva altri.
Faccio un piccolo riepilogo degli sganassoni: Renzi viola l’accordo con Paci e mentre negozia le norme di attuazione conferma gli accantonamenti; neanche un centimetro di sabbia delle servitù militari è stato restituito alla Sardegna, anzi è stata impunemente confermata la servitù sull’isola di Santo Stefano alla Maddalena; tutte le leggi finanziarie sono state impugnate; è stata impugnata la legge sull’agenzia delle Entrate (sulla cui impugnazione, ben più grave di quest’ultima perché totalmente infondata, non ho visto il governo regionale stracciarsi le vesti). Lo Stato italiano sta realizzando nella prassi quella centralizzazione che i cittadini hanno bocciato votando No al referendum di dicembre 2016. Per opporsi a queste strategie bisogna avere un pensiero non centralistico e il dubbio che invece i processi di concentrazione e centralizzazione siano in ultima analisi compresi e condivisi è più forte che mai. Noi riteniamo da tempo che il pensiero autonomistico abbia esaurito la sua capacità di interpretazione della realtà. Serve un passo in avanti che però culturalmente, prima che politicamente, non si vede, perché non ci si crede ed è proprio per questa debolezza culturale e psicologica che si continuano a prendere schiaffi.
P.S. Leggo dai comunicati stampa una descrizione del disegno di legge sui 50 milioni di euro per l’agricoltura approvato in Giunta ieri, diverso da quello di cui abbiamo avuto modo di esaminare la bozza che ancora non conteneva le coperture finanziarie. Ci siamo persi qualcosa?