L’Anas usa i cerotti. Moirano va in Piemonte. La Giunta ci dà ragione, ma sottovoce

di Paolo Maninchedda
Venerdì, mentre ritornavo da Sassari a Cagliari, con la mia macchina (lo dico a scanso di equivoci con la severissima Corte dei Conti italiana, che costa 600mila euro l’anno alla Regione Sardegna senza alcun vantaggio per la Regione Sardegna e che sta ancora sbucciando il bilancio 2016 così da tenere bloccato il 2017, con grande felicità di comuni e imprese che non vedono un euro da ottobre. È la siccità di bilancio che accompagna quella idrica. Le cose che uso io sono tutte mie: telefono, macchina, penne, matite ecc. ecc.; della Regione ho solo la fatica in presa diretta e indirettamente gli acciacchi – non pochi – dovuti agli odiatori seriali che si scatenano contro tutti coloro che hanno un ruolo) ho avuto una visione: un tratto di ben tre chilometri di asfalto nuovo: dal km 172 al km 175 nella direzione verso Cagliari la macchina ha smesso di rumoreggiare, rimbalzare, grattugiare, sbandare e lamentarsi. È un miracolo, ho pensato, poi sono arrivato a Campeda e mi sono ritrovato proiettato nel consueto film di guerra che inizia a Bonorva e finisce a Borore e, come dire, mi sono sentito a casa, e che diamine, mi stavo già preparando a telefonare al Presidente per dirgli : «L’Anas si è desta» e invece non l’ho chiamato perché a fronte di una ferita larga e sanguinante, l’Anas ha messo un cerotto, ma non uno di quelli grandi e larghi, no, uno di quelli per i calli.
Mentre si viaggia il problema è tenere fermo il cervello. Il mio è un ottovolante in servizio permanente effettivo e quindi inevitabilmente mi è venuto in mente Moirano, perché il 29 di questo mese dobbiamo discutere con lui a Sassari di sanità (primo evento pubblico di discussione laica sulla sanità  in Sardegna che non si svolge nel vaticanino del Pd). Mi stavo ponendo questioni di stile, cioè come comunicargli che abbiamo molto apprezzato la sua disponibilità a discutere senza per questo arretrare di un solo centimetro rispetto alle cose che sosteniamo e diciamo; mi ponevo il problema di come essere affettuosi e severi, di come riuscire a esprimere il dissenso senza mai scivolare nel disprezzo.
Ho pensato che sarebbe stato cavalleresco cominciare in questi giorni a spiegargli perché c’è qualcosa nel suo operare che non ci convince e in particolare non ci convince il perdurare di un pregiudizio antisardo che ci irrita. Detto in altri termini: ad ogni occasione strategica sembra emergere una sfiducia nelle capacità dei sardi di svolgere funzioni complesse.
Un esempio è dato da questa determinazione del 18 aprile scorso. Di che cosa si tratta? Bisogna tornare indietro un attimo. Il 31 gennaio di quest’anno l’assessore Arru porta in Giunta una di quelle delibere che ogni assessore non vorrebbe che mai venissero portate in Giunta perché sono delibere altamente gestionali, ma che invece siamo costretti dalla legge a dover approvare noi (un altro tipo di delibere assurde che vengono approvare dalla Giunta riguardano le Valutazioni di Impatto ambientale, una follia! Documenti altamente tecnci affidati all’approvazione dell’organo politico che, in realtà, non fa altro che ratificare l’istruttoria degli uffici). La delibera 6/24 del 31 gennaio presentata dall’assessore Arru e da noi votata è questa. In buona sostanza la delibera proseguiva nel tentativo di individuare asl capofila per le gare del sistema sanitario sardo: «L’Assessore dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale ritiene importante, nelle more della piena attuazione di quanto previsto dalla L.R. n. 17 del 27 luglio 2016, con l’istituzione dell’Azienda per la tutela della salute (ATS) e l’incorporazione delle aziende sanitarie locali della Regione, proseguire nell’opera, avviata dal 2012, di individuazione di gare uniche regionali per specifiche acquisizioni di beni e servizi, dando mandato ad un’azienda capofila di procedere alla definizione delle fasi di gara e alla raccolta dei fabbisogni». Si trattava delle gare: 1) per le protesi per l’apparato respiratorio; 2) protesi per le valvole cardiache; 3) per la lettura ottica e digitalizzata delle ricette; 4) per gli infusori automatici per diabetici e talassemici; 5) per la copertura assicurativa per rischio RCT.  Poi l’Assessore (cioè gli uffici) ricordava che si trattava di gare per le quali non era obbligatorio servirsi del soggetto aggregatore regionale e dunque proponeva,e la Giunta ha deliberato conformemente, di individuare il Brotzu e la ATS come aziende capofila delle diverse gare.
Mi pare sia chiarissimo l’intendimento della Giunta: accorpare i fabbisogni e affidare i bandi a aziende capofila, come è stato ampiamente fatto in passato, ma anche tenere qui in Sardegna l’esercizio di queste funzioni.
Non solo: la Giunta recentemente ha deliberato l’istituzione della Direzione generale della Centrale Regionale di Committenza, cioè sta rafforzando la propria capacità di fornire una seria centrale unica a Regione, aziende e enti locali. Questa è la delibera del 9 maggio.
Invece che cosa fa Moirano o chi per lui, il 18 aprile? Per la gara degli infusori si avvale di una convenzione con la Centrale di Committenza della Regione Piemonte. La ragione? Perché la progettazione di questa difficilissima gara per gli infusori dei diabetici era già conclusa in Piemonte. Valutate voi. Io non credo che sia incidente questo argomento, perché è veramente troppo debole, ma noto che mentre la Regione Sardegna fa molto per creare la sua centrale di committenza, mentre l’assessorato rafforza la politica delle Asl capofila, la Ats va in Piemonte per una banalissima gara di infusori. Sotto sotto c’è la sfiducia verso i sardi, verso la capacità delle strutture della Sardegna di saper fare ciò che peraltro hanno già dimostrato in passato di saper fare.
Peraltro, sempre in termini di gare, è passata sotto silenzio, come se fosse una specie di nervo scoperto, l’interrogazione presentata da cinque consiglieri regionali del Pd, cioè mica miciomicio miao miao, che chiedono conto della fumosa vicenda del servizio di sterilizzazione delle lenzuola e degli indumenti della Asl di Olbia. Una interrogazione dura, articolata, inusuale nel linguaggio vellutato del partito di maggioranza relativa che scivola via come se niente fosse, senza suscitare neanche un perché, neanche una verifica, un approfondimento, un dubbio. Perché?
Infine la perlina.
Il 3 maggio abbiamo approvato in Giunta gli indirizzi per la redazione dell’atto aziendale dell’Ats. Immagino che susciteranno un bel dibattito in commissione sanità perché si tratta di un documento politico rilevante. Noi non eravamo e non siamo d’accordo sull’Ats, ma essendo divenuto un argomento su cui il presidente ha posto la fiducia, ce lo siamo ingoiati tutte le volte che è ritornato all’ordine del giorno, senza mancare però di dire sempre che non siamo d’accordo.
La cosa più bella per me, però, è stata leggere le pagine 26-29: si istituiscono i dipartimenti territoriali della prevenzione, della salute mentale e del farmaco. E quanto sono grandi questi genialissimi dipartimenti? Sentite qui: si prevede che siano tre: 1) dipartimento zona nord: Sassari-Gallura; 2) Dipartimento zona centro: Oristano, Nuoro e Ogliastra; 3) Dipartimento zona Sud: Sulcis, Medio Campidano, Cagliari e Città Metropolitana.
Adesso tornate ai tempi del dibattito sulla Asl unica e ricordate che il Partito dei Sardi, da solo, aveva sostenuto che la cosa più razionale sarebbe stata passare non a una sola Asl, ma a tre. Ci fecero a pezzi in modo cortese, nel senso che manco ci considerarono esistenti in vita. Si andò dritti al varo del dogma dell’Immacolata Asl Unica. Poi però, appena si è costretti a passare dagli ideologemi ai servizi reali alle persone, si scopre che non si possono gestire i servizi di prevenzione, della salute mentale e del farmaco da Sassari, ma neanche dalle 8 aree socio sanitarie neo istituite. E quindi, sotto sotto, in silenzio, si fanno i tre dipartimenti, cioè si dà ragione al Partito dei Sardi, ma con stizza, tra le righe. Ma noi sappiamo leggere e non dormiamo, per sfortuna, per cui ci accorgiamo anche di quello che accade di notte o di ciò che si dice sottovoce.

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