Indipendenza, Politica, Sanità, Stato sardo

Moirano e il sardomasochismo

di Paolo Maninchedda
Ieri, mentre i normali mortali si occupavano di strade franate, di aziende dello Stato italiano che fanno quello che vogliono perché nessuno le controlla, di siccità, di pozzi e aziende che fingono di essere agricole e invece producono mais per produrre energia elettrica e bevono acqua come disperate, mentre i mortali combattevano con i problemi vecchi e nuovi e con l’invecchiamento biologico delle proprie cellule, l’imperatore Moirano, di porpora vestito, ha visitato i senatori laticlavi del Consiglio regionale.
Anche chi aveva una sola psoriasi al suo passaggio è guarito. Basta toccarlo e l’organismo si rinnova.
Oggi sui giornali c’è un po’ di polemica. Se la prendono col PD che lo porta in giro come la madonna di Bonaria. Ma che male c’è? Gli dedichino anche una festa patronale, non è rilevante.
Di rilevante c’è invece che Moirano non ha ancora dimostrato la sua utilità e non per colpa sua, per colpa del sardomasochismo esterofilo sardo, questa sì una malattia che colpisce soprattutto gli uomini di cultura che odiano la Sardegna, che pensano che la Sardegna sia solo un luogo di fallimenti storici e che quindi necessiti sempre di un legato propretore che venga dalla capitale dell’Impero e integri, con la sua scienza, la periferica e incivile Sardegna nel mirabile mondo civile della Repubblica italiana intesa come porta di ingresso nella civiltà e nella modernità.
Torno a ripetere la domanda che ho sempre fatto: perché è stata voluta una Asl unica che nessuno studio dimostra essere vantaggiosa per i sardi? Risposta: perché uno è migliore di tre e di sette e di dieci. Ma chi lo dice che uno è migliore di molti? Lo dice l’educazione monoteista ebraico-cristiana. Ma la religione non si occupa di siringhe? Non importa, se c’è un solo Dio un motivo ci sarà e vuol dire che uno è migliore di molti, e che diamine! Quindi, una sola Asl in nome di Dio, ma non in nome della logica e della razionalità.
Ma lasciando perdere queste sofisticate considerazioni che non interessano nessuno, perché la logica e la razionalità sono faticose, il problema è un altro.
Moirano è stato nominato perché considerato un fuoriclasse, uno che avrebbe fatto ciò che nessun sardo sarebbe stato in grado di fare.
Ora, sin dalle prime uscite, memorabile la sua prima audizione in Commissione bilancio, mai pubblicata, Moirano cominciò esattamente a ripetere ciò che i consiglieri regionali più informati, i dirigenti dell’amministrazione regionale più capaci e lo stesso assessore in carica andavano ripetendo da mesi e alcuni da anni: occorre procedere alla riforma delle tre reti, ospedaliera, territoriale e dell’emergenza. Senza queste tre riforme la sanità sarda continuerà a mangiare risorse su risorse. Anche nell’intervista di qualche giorno fa Moirano ha detto queste cose ovvie; in più ha detto che sta facendo alcune cosette sulla farmaceutica e sul personale che sono esattamente quelle che alcune Asl virtuose stavano già facendo o avevano già fatto.
E allora, se Moirano fa quello che comunque si sarebbe dovuto fare e dice ciò che già in molti dicevano, dov’è il valore aggiunto del fuoriclasse? Dov’è il dimostrato valore in più rispetto ai diversi sardi che nella celebre lista elaborata dall’assessorato non erano da meno di lui?
Il valore aggiunto di Moirano è stato ed è che non è sardo e che le ovvietà dette da lui hanno, per chi è stato educato a conservare la frustrazione di sé anziché risolverla, un sapore diverso, piacciono di più. Secondo alcuni ci voleva, né più né meno che come con la Dirindin,  qualcuno da fuori che ci dicesse di fare ciò che già sappiamo di dover fare. Si chiama masochismo culturale, subordinazione psicologica, dipendenza endemica.
Resto comunque tra i pochi che non omaggiano l’imperatore, non toccano il suo mantello e che non sono rimasti incantati dal suo sapere. Resto tra i pochi a vederlo come è realmente: mangia, suda, va in bagno come tutti i mortali e l’unica cosa che ha in più rispetto ai sardi suoi omologhi rifiutati è la rubrica telefonica, il sistema di contatti italiani maturati nella lunga esperienza ministeriale, la quale impressiona solo chi è impressionabile, non le persone normali che pensano, mangiano sudano e vanno in bagno.