di Paolo Maninchedda
Il sentimento più diffuso in Sardegna è la paura del futuro.
Tutto sembra sbagliato, disordinato, incapace di rispondere ad attese e cambiamenti.
Con gli occhi perennemente cerchiati di nero ogni cambiamento, pur reale, non risulta essere visibile.
Faccio degli esempi che mi riguardano così evito di pestare i calli a chicchessia.
Ricordo tutto questo per condividere la severa disciplina psicologica che ogni giorno mi impongo: decidere ogni giorno che cosa si fa in più rispetto al giorno prima e non guardare mai la montagna di cose che restano da fare per rimanerne annichiliti. La seconda operazione che faccio è difendermi dai protestari di professione: c’è tanta gente che non indica soluzioni, non esplicita mai che cosa ha fatto in prima persona per affrontare un problema e che cosa intende fare per il futuro, ma semplicemente protesta, pensando che la denuncia in sé determini la soluzione. Mentre con queste persone parlo, discuto, cerco di offrire punti di vista differenti, con i politici che pensano di guidare la protesta per conquistare l’egemonia dello Stato – conducendo le folle inferocite alla vittoria e portando se stessi al potere -, con questi combatto.

di Paolo Maninchedda
Mentre la politica sarda si impegna ad affidare i certificati medici agli uccelli del malugurio, nel mondo succedono cose per noi molto rilevanti.
La parola chiave è la degenerazione del concetto di concorrenza.
Nelle università italiane si ripete ormai da decenni che la concorrenza è tutto, che competere è la vita, che la qualità dipende dalla qualità della competizione. Nelle università italiane si è insegnato che la globalizzazione è comunque un’opportunità, che bisogna prendere atto che tutto nel mondo è integrato e che i prezzi e i valori si decidono sul piano planetario.
Adesso ci si comincia a svegliare e a scoprire:
1) che l’effetto di tutto questo è che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri; 2) che la corsa al prezzo più basso a prescindere dalle condizioni generali (diritti, garanzie,

di Paolo Maninchedda
Mai nascoste le radici del sistema politico-culturale che cerco di tenere sempre a mente.
Sono sostanzialmente cinque: un’ evoluzione personalissima del giusnaturalismo, il libertarismo, il socialismo democratico, la laicità dello Stato della tradizione liberale, il solidarismo cristiano.
Data questa premessa, non stupirà ciò che sto per dire. Noi abbiamo bisogno di un periodo di media durata di interventi pubblici in economia.
Un cambiamento di sistema è impossibile affidandosi al laissez faire verso i mercati o semplicemente alle strategie di singole imprese private.
Faccio un esempio. La connessione indispensabile per noi tra il turismo, la valorizzazione del territorio e l’agroalimentare, non si può realizzare senza un grande piano di investimenti pubblici e di massicci interventi in economia.
Ancora: non è possibile trasformare l’isola in una grande destinazione per la qualità della vita, il benessere, i beni culturali e ambientali, e non orientare in modo radicalmente diverso il nostro sistema formativo. Qual è l’orizzonte culturale di riferimento che meglio è in grado di interpretare sfide così grandi? A mio avviso è quello del socialismo riformista. Ma in Sardegna questa tradizione di pensiero – cui si deve, per esempio, il grande investimento sul CRS4, da cui poi sono nate Video on line e Tiscali ecc. ecc. – non è riconosciuta come di valore strategico nazionale, a differenza dell’autonomismo burocratico che è proprio ciò che ancora oggi consuma ricchezza senza produrne.

di Paolo Maninchedda
Auguri a tutti.
Non è obbligatorio essere felici a Natale. La felicità non ha un calendario e tendenzialmente è propria degli attimi, non dei giorni.
Gesù non è nato il 25 dicembre e tutti lo sappiamo. Però sappiamo altrettanto bene che è nato davvero.
Noi siamo esseri eterni che fanno, per motivi incomprensibili, un’esperienza materiale, un’esperienza di prigionia dentro bisogni biologici, piaceri fugaci e più o meno nobili, malattie, precoccupazioni, lotte inutili, stupide gare di gerarchia e di ruolo.
Dentro questo pasticcio, amiamo.
Dentro questo pasticcio, sentiamo un desiderio di compimento, di eternità e di diversità da ciò che siamo che nessuno riesce a colmare.
Questa sproporzione tra ciò che siamo e ciò che sentiamo come nostro destino naturale è la radice della bellezza dell’umanità.
Nella nostra drammatica e immeritata imperfezione brilla un desiderio struggente di felicità.
Ascoltate e guardate Hallelujah di Cohen cantata da questa bambina autistica (cliccate qui) al perché il dio cristiano ha sempre comunicato di non essere fuoco ma brezza.

di Paolo Maninchedda
Mai vista una pressione propagandistica del Governo italiano sulle masse così articolata, capillare, ossessiva, ripetuta e martellante come quella che l’insieme degli apparati di Stato, la Rai, Mediaset, la stampa veramente di regime (si pensi al giornale unico Repubblica-Corriere-La Stampa), stanno mettendo in atto per indurre la gente a votare SÌ.
Bisogna ribellarsi alla manipolazione. Bisogna resistere.
È in atto un vero colpo di Stato delle coscienze che meriterebbe una grande resistenza politica e morale.
Ho fatto la mia scelta in Africa nel 1982: non sto con banche e finanzieri, sto con l’altra parte del mondo, con chi produce ricchezza, con chi lavora, con chi educa, con chi ama e non si approffitta degli altri, con chi pretende di difendere la propria libertà, la propria intimità, la grandezza, unicità e intimità della propria anima. Uso per combattere l’unico potere di cui realmente dispongo: questo sito.
Le dieci regole della manipolazione: conoscerle per difendersene

di Paolo Maninchedda
Ieri è emersa dall’assemblea del Pd un’indicazione chiara: fino al referendum non si parlerà non solo di rafforzamento (ma va anche considerata l’altra opzione, quella dell’alleggerimento) della Giunta, ma anche di tutte le altre cose salienti.
In sostanza il Pd ha proposto che l’ultimo mese di campagna elettorale non venga disturbato da altre emergenze.
Il problema è che le emergenze ci sono tutte e non hanno l’orologio biologico del referendum, per cui il 5 dicembre, quando ci sveglieremo da questa orgia di mistificazioni e di veleni di cui si sta riempendo il dibattito referendario, ci troveremo di fronte a situazioni incancrenite e per di più in un contesto drammatico.

Questi siamo noi

di Paolo Maninchedda
In che anno siamo? Iniziamo da qui.
Siamo forse nel dopoguerra?
No, siamo 71 anni dopo. Che significa?
Significa che gli analfabeti in Sardegna praticamente non esistono; significa che abbiamo migliaia di laureati e di diplomati, una buona minoranza dei quali, sufficiente alle funzioni di governo della Sardegna, hanno più successo altrove che in patria; significa che ogni suggestione industrialistica e dirigistica è finita; significa che la terra, oggi, non è più sinonimo di arretratezza contadina ma di opportunità e di salute; significa che il sapere non è più distinto in scientifico e umanistico, ma è uno, con il mondo delle scienze esatte che guarda all’immaginazione come alla migliore delle sue risorse (sicut Einstein docet); significa che l’innocenza della Sinistra e l’arroganza della Destra italiane sono finite con una guerra – gli anni del terrorismo – e con un omicidio di Stato, quello di Moro; significa che noi abbiamo visto fallire gli anni dell’Autonomia, trascorsi in dissipazioni e trionfalismi, in egemonie oligarchiche e in carriere personali

di Paolo Maninchedda
Il Vangelo di oggi agita tanti fantasmi civili, scuote alle fondamenta l’ipocrita cultura italiana in cui, ahimé, siamo cresciuti. Ne riporto il testo: (…) Verremo giudicati, questo è il primo punto. E già su questo ci sarebbe da ridire. L’uomo non ha sempre pensato di essere giudicato al termine della sua vita. Anzi, per un lungo periodo ha ritenuto che la vita non fosse sua davvero, ma che in realtà si trattasse di un copione scritto da altri di cui ciascuno è solo un interprete, come può esserlo un bravo e convincente attore. Come si sarebbe potuto giudicare un attore per aver interpretato un copione non scelto? Certi studi sul cervello e sul patrimonio genetico di ciascuno inducono a pensare che i copioni esistano. (…)
La piccola borghesia italiana ha formato i bambini sul libro Cuore e gli adulti sul rancore.

di Paolo Maninchedda
In politica nascono, come in tutte le attività umane, rapporti di amicizia che si evolvono anche in affetti sostanzialmente familiari (io, quando ho iniziato, ho vissuto un affetto filiale che tuttora mi riscalda l’anima). Ovviamente questa vita affettiva riguarda chi ha cuore, chi nutre l’anima vivendo e non temendo i sentimenti.
Tutto ciò premesso, in questi giorni, come nei precedenti di due anni e mezzo, io ero impegnato, nell’ordine:

di Paolo Maninchedda
L’Economist, in un articolo dell’aprile scorso, dava conto dei motivi del successo di Facebook. In particolare spiegava come e perché è riuscito a diventare un business. Ecco il passaggio centrale del testo (in traduzione libera): «Il fattore più importante nel trasformare Facebook in un enorme business è la quantità di dati raccolti. Gli utenti condividono volentieri stock di dati con Facebook, come i loro interessi, la biografia, la posizione e gli amici. Facebook può anche tenere traccia di tutto ciò che gli utenti visitano in linea: qualsiasi cosa con un “Mi piace” retroagisce informazioni su Facebook, così l’accesso attraverso le credenziali Facebook ad altri siti. Nessun’altra società di web, con l’eccezione di Google, ha più dati sugli utenti di quelli raccolti da Facebook. Questa è la base del successo (commerciale ) di Facebook. Gli inserzionisti sono in grado di raggiungere gli utenti con grande precisione, in base a ciò che Facebook sa di loro, e stanno spendendo una quota enorme dei loro budget pubblicitari on-line sul social network.

di Paolo Maninchedda
Ieri il Sole 24 ore ha pubblicato la graduatoria delle province italiane fondato sulla variazione di valore aggiunto prodotto.
Prima in Italia la provincia di Oristano.
Non sono minimamente d’accordo col presidente della Confindustria oristanese che attribuisce questo dato alla presenza di campi eolici e fotovoltaici nel territorio (vi sono altre province con presenze più consistenti e tessuto produttivo consolidato. A Oristano c’è il polo agro-alimentare della Sardegna ed è quello che sta tirando.
Ma ciò che più mi preme far notare è il dato morale: se le imprese di Oristano fanno registrare nel 2015 il miglior incremento di valore aggiunto (+45,3%) è indiscutibile che i sardi sanno essere moderni, capaci e competitivi. Evidentemente sappiamo reggere e interpretare anche le sfide più importanti.

di Paolo Maninchedda
Il vescovo di Rieti Domenico Pompili ha dichiarato in una sua omelia: «I paesaggi che vediamo e che ci stupiscono per la loro bellezza – recita un passaggio – sono dovuti alla sequenza dei terremoti. Le montagne si sono originate da questi eventi e racchiudono in loro l’elemento essenziale per la vita dell’uomo: l’acqua dolce. Senza terremoti non esisterebbero dunque le montagne e forse neppure l’uomo e le altre forme di vita. Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo!».
Però, al di là dei chierici e delle loro narrazioni a posteriori che fanno tornare tutti i conti e raddrizzano anche le gambe dei cani, i conti non tornano. Il creato è imperfetto e come ha avuto un inizio avrà una fine, perche lentamente sta morendo, come insegna il secondo principio della termodinamica.
Bisogna saper stare dritti di fronte al male e al dolore ed è faticoso proprio perché entrambi non hanno senso.