di Paolo Maninchedda
Oggi la stampa dà conto di un raffreddamento dei rapporti tra me e il Presidente della Regione sul tema della nomina del direttore generale della Asl unica.
I rapporti personali tra me e il presidente sono solidi come sempre, al di là della dialettica su temi circoscritti.
Il mio Partito non ha avanzato alcuna candidatura apicale per alcuna Asl sopravvissuta e ha riconosciuto al Presidente e all’Assessore alla Sanità il diritto/dovere della proposta.
Qui finisce l’informazione sulle decisioni in corso.
Su un tema di carattere generale però posso dire la mia in modo disteso.
I sardi hanno le capacità per affrontare le grandi sfide? Io credo di sì.
In primo luogo c’è da farsi una domanda. Perché quasi tutte le costituzioni del mondo prevedono che per candidarsi ai ruoli

di Paolo Maninchedda
Oggi, leggendo i giornali nelle cronache locali di piccoli paesi e grandi città, capita di potersi nutrire delle parole di piccoli imperatori locali, assurti, per i meccanismi della democrazia (che, ricordiamocelo sempre almeno per avere un adeguato senso critico su noi stessi, non sceglie i migliori ma i più popolari) a ruoli di responsabilità politica e amministrativa, i quali parlano, con un’improvvisa innocenza ossessivo-compulsiva, di quei problemi della gente che, caso strano, hanno concorso a determinare, o peggio, dalla cui mancata soluzione deriva il loro piccolo potere.
Se ci fosse un potere riformista in campo, animato da semplice giustizia, ci sarebbero un sacco di fannulloni a spasso, gli stessi attualmente impegnati nel guidare parti del popolo e del territorio della decrepita e splendente Repubblica Italiana.
Nell’altra vita, quando ero impulsivo, dinanzi a queste cose avrei aperto una guerra infinita secondo il modello punici e romani; oggi,

di Paolo Maninchedda
Ieri Il Sole 24 ore ha dedicato un’intera pagina al Taxpayer Italia 2016, un rapporto del Centro Studi Sintesi (un centro che sta nel Veneto e ha molto la testa nel centro-nord) che mette a confronto il livello di tassazione di ciascuna regione con la qualità dei servizi: infrastrutture, istruzione, salute, sicurezza, ambiente e benessere economico.E se è vero che la democrazia non seleziona i migliori ma solo i più popolari, è anche vero che ciò che sta crescendo nelle amministrazioni pubbliche della Sardegna sta mostrando sempre più un gap culturale rispetto alla media europea da far paura. La nostra scuola disastrata sta producendo classi dirigenti e politiche inadeguate, molto esposte al neofascismo populista di radicata memoria nel costume italico.

di Paolo Maninchedda
Provo a dare una mano a chi voglia capire che cosa sta succedendo in Italia, almeno per la parte che purtroppo rischia di coinvolgere anche la Sardegna.
Il primo dato da aver chiaro è la crisi dell’immagine di Renzi e in un mondo stupido in cui l’immagine è tutto, la crisi del Primo ministro è crisi dello Stato.
Il Renzi che vinse le europee e che sembrava poter vincere per un lungo periodo è finito, non c’è più.
Un grande editore italiano, in una conversazione privata in Sardegna, ha detto con chiarezza: «Cerchiamocene un altro». Il problema è che non è semplice in questo mondo effimero costruire delle leadership credibili. Anche perché in Italia l’attacco ai leader ha sempre un che di complottistico. In questi giorni ‘Il Fatto quotidiano’ sta martellando i suoi lettori con una notizia ‘equivoca’ dal forte sapere della congiura di palazzo. Il quotidiano…
Per tutte queste ragioni io continuo a ripetere a noi indipendentisti che per noi le campagne elettorali non finiscono mai. Noi dobbiamo sempre proporre ai partiti della Sardegna la grande coalizione dei sardi, un partito dove si accantonano le differenze per conseguire il diritto ad essere una patria riconosciuta e viva in Europa. Noi dobbiamo sempre e solo parlare di indipendenza. Non basta il buon governo. Io stesso, che sono stanchissimo, so bene che mentre provo a far bene ciò che mi è stato affidato, sperando che i cittadini pensino che realizzo bene il mio mandato perché sono indipendentista, in realtà gli elettori pensano che io faccia soltanto il mio dovere, e non hanno tutti i torti. Per cui serve tenere sempre in alto la bandiera e l’intelligenza, la comprensione della realtà e la costruzione dell’obbiettivo, anche e soprattutto quando l’Italia è vittima della sua storia, della sua impudenza, della sua profonda e storica immoralità civile.

di Paolo Maninchedda
In primo luogo la Sassari-Olbia. Non è ben chiaro quanta fatica c’è dietro, ma è stata aperta e verrà completata. Adesso abbiamo nel mirino l’impresa del lotto 9, la solita impresa emiliana cooperativistica e santa, ma fino ad oggi inefficiente. Quel lotto deve essere finito entro l’anno. Ieri è stata anche l’occasione per ricordare a Anas l’apertura dei cantieri sulla SS 125: ormai manca solo un atto per un lotto e tutte le procedure pre-cantiere sono concluse.
Seconda buona notizia (su cui hanno lavorato duramente la presidenza della Regione, il sottosegretario Lotti, Terna): l’Autorità per l’Energia è intervenuta a correggere le distorsioni di mercato della Sardegna, cioè l’aumento dei valori di dispacciamento, e ha approvato quasi interamente la proposta di Terna per un regime particolare di acquisto dell’energia elettrica che di fatto consente il riavvio delle attività industriali di Ottana.
Ieri è stato completato, a tempo di record, lo svuotamento della prima vasca del Bidighinzu. A nessuno importa un bel nulla di chi entra e di chi esce dalla Giunta.
Ieri la gente presente sulla Sassari-Olbia faceva domande su cose, non su persone.
Sarò anche sempre più pessimista, ma penso che solo il narcisismo degli uomini politici possa determinare lo strabismo che induce a ritenere il popolo interessato alla persona di chi governa e non all’azione di chi governa.

di Paolo Maninchedda
Ieri lo sceicco Faisal Bin Saoud Al Thani ha confermato gli investimenti della Qatar Holding in Sardegna e ha chiesto regole certe e trasparenza.
La Regione ha sempre pensato che le regole e le norme fossero già certe e trasparenti, ma certamente avrà modo di ribadirlo. Tuttavia, tra gli italiani nominati responsabili della Qatar Holding, figura anche il professor Gianfranco Lizza, il quale, tra le altre cose, risulterebbe appartenente alla P2 (tessera numero 233 della Lista di Licio Gelli).
Che dire? Chapeau!

Abbanoa: nel mirino di chi?

di Paolo Maninchedda
L’Unione dice che io sarei nel mirino. Non so bene di chi, ma se si pensa che lo sia di questi arruffapopolo da fine settimana pre-elettorale si sbaglia, perché per tenere qualcuno nel mirino, è necessario che questi si nasconda, cioè sia in qualche modo un bersaglio sfuggente. Io non scappo da un beneamato nulla, vado al lavoro tutti i giorni e torno a casa la sera. Di quale mirino si parla? Non c’è bisogno di mirino, io sono ‘a vista’, tutti i giorni, dove vogliono e come vogliono. Niente da nascondere, tutto in chiaro: bilanci messi in ordine, posti di lavoro salvati, fallimento evitato, tubature marce tolte da sottoterra, soldi impegnati per rinnovare reti e impianti, certificazione di qualità realizzata, organismo di valutazione attivato, rinnovati tutti gli organi, piano contro gli sversamenti a mare avviato, autorità di monitoraggio sollecitate e attive, deverticalizzazione della società realizzata, politichetta clientelare e affaristica cancarata. Quale mirino?
Certo è che ancora c’è molto da lavorare, ma da lavorare, appunto, non da polemizzare o chiacchierare per cercare di far carriera politica sull’acqua. Sull’acqua è riuscito a camminare uno solo, gli altri sono inevitabilmente affondati.

di Paolo Maninchedda
Ieri ho ascoltato Renzi in televisione (con qualche fatica, ma l’ho ascoltato).
Ho capito che cosa mi sta ferendo della comunicazione anche della maggioranza che governa in Sardegna, anche della Giunta di cui faccio parte.
Mi sta ferendo la paura del senso critico, della razionalità applicata alla complessità.
Noi vogliamo uno Stato nuovo, perché l’attuale è intaccato alle radici.
Per produrre cambiamento occorre avere spirito critico e profonda conoscenza della realtà. Noi non siamo cicisbei del Settecento che coprono le pustole della sifilide con la cipria. Noi cerchiamo gli antibiotici per curarla. le nostre elezioni sono animate dalla determinazione a cambiare tutto, non un pezzo, perché è l’architettura dello Stato che va profondamente cambiata.

di Paolo Maninchedda
Siccome sono distratto, ieri mattina ho parcheggiato proprio là dove avrei dovuto esporre il disco orario e, ovviamente, ho esposto solo il fantasma della mia distrazione. Morale: alle ore 15.30 la macchina si era volatilizzata verso l’autoparco della Polizia muncipale in Viale Elmas, a Cagliari.
“Le elezioni come vanno?”. A parlare, in credibilmente in modo umano, l’esattore dell’autoparco, il Caronte della mia macchina.
«Bene, se ci voterete», rispondo.
“Eh, ma voi cosa volete fare?” mi chiede, con espressione di chi sa di dover essere convinto e di non dover fare la fatica di convincere.
“Vogliamo fare l’indipendenza delal Sardegna”.
“Eh certu! Non ci sono riusciti gli altri e ci riuscite voi?”
“E Lei pensi quello che le pare. Noi siamo più pazienti e determinati e la faremo.

di Paolo Maninchedda
Si vuole insegnare l’amor di patria? Bene, perché allora non si insegna chi sono stati Gandhi e Mandela? Non lo si fa perché si pensa che la storia sia storia di masse, di forze, di scontri, di razze e religioni contrapposte. Capite che cosa c’è dietro la sopravvivenza romano-fascista? C’è il culto della forza, il disprezzo per la compassione, per la fratellanza, per l’umanità, cioè per tutto ciò che ha costruito, giorno per giorno, una civiltà della prossimità e dell’aiuto che ha fatto grande il mondo.
Bisogna contrapporsi pacificamente ma fermamente al recupero fascista dell’etica della forza. Meglio essere quotidianamente eroici nel compiere la propria umanità che eroicamente fascisti nel negarla con la sopraffazione e la violenza.

di Paolo Maninchedda
Il cane mette all’angolo il gatto e il gatto graffia. Di chi è la colpa? In una logica aristotelica, il graffio è effetto dell’attacco del cane; in una logica italiana la colpa è del gatto che si è fatto mettere all’angolo, per cui, ormai sconfitto, non avrebbe dovuto graffiare.
Adesso sul G7 (come su tante altre questioni, ma questa questione mi riguarda più da vicino perché il Presidente aveva incaricato la mia struttura di accompagnarlo nell’opera e di fare il backoffice della trattativa) la colpa sarebbe della Regione, che a detta di qualche cagnaccio governativo sarebbe stata lenta, troppo dialogante, troppo gentile, troppo educata, troppo civile, e adesso che protesta sarebbe per l’appunto colpevole di non prenderla sulla schiena con rassegnato e sorridente mutismo.

di Paolo Maninchedda
Personalmente ho considerazione e stima per l’on. Gavino Manca, meno per il suo ghost writer (dallo stile mi sembra più di Cagliari o di Roma che di Sassari) che ieri ha cucinato la sua dichiarazione stampa in difesa del Governo Renzi sull’affaire G7. Non tanto per la difesa, che ci sta tutta ed è legittima…