I ricchi votano SÌ e pretendono obbedienza. Chi è in difficoltà ed è libero vota NO.
Regole e video per non farsi manipolare

27 novembre 2016 10:310 commentiViews: 3340

imagesdi Paolo Maninchedda
Mai vista una pressione propagandistica del Governo italiano sulle masse così articolata, capillare, ossessiva, ripetuta e martellante come quella che l’insieme degli apparati di Stato, la Rai, Mediaset, la stampa veramente di regime (si pensi al giornale unico Repubblica-Corriere-La Stampa), stanno mettendo in atto per indurre la gente a votare SÌ.
Bisogna ribellarsi alla manipolazione. Bisogna resistere.
È in atto un vero colpo di Stato delle coscienze che meriterebbe una grande resistenza politica e morale, non gli sforzi che consiglieri regionali e dirigenti di partito stanno facendo per riempire le sale ad ascoltare oratori che se si affidassero a convocazioni libere e ad adesioni spontanee non vedrebbero nelle piazze e nelle sale dei convegni che poche decine di persone.
Si sta vedendo la grande malattia italiana: l’assoluta assenza di distinzione tra lo Stato e il Governo.
Solo in una cultura politica dogmatica, profondamente intollerante e tribale quale quella italiana si può pensare di non distinguere lo Stato dalle posizioni politiche del Governo. Lo Stato deve garantire la libertà di espressione di tutti i cittadini, non essere subordinato alla volontà di chi governa (e che nella fattispecie italiana governa senza aver vinto le elezioni ed oggi temendo di perderle).
Una campagna elettorale di Governo è una campagna inevitabilmente di abuso di potere, di utilizzo dello Stato per dominare, non per governare.
E allora bisogna combattere, resistere e se necessario pagare di persona. Non ci sono calcoli da fare quando c’è di mezzo la libertà e qui la libertà è minacciata da un miscuglio di incoscienza e prepotenza, di esplicita pratica delle tecniche di manipolazione, di alleanza palese con i poteri finanziari che stanno affamando il mondo.
Ho fatto la mia scelta in Africa nel 1982: non sto con banche e finanzieri, sto con l’altra parte del mondo, con chi produce ricchezza, con chi lavora, con chi educa, con chi ama e non si approffitta degli altri, con chi pretende di difendere la propria libertà, la propria intimità, la grandezza, unicità e intimità della propria anima. Uso per combattere l’unico potere di cui realmente dispongo: questo sito.
Le dieci regole della manipolazione: conoscerle per difendersene
Cominciamo con la lezione di un grande linguista e democratico americano: Noam Chomsky. Individuò tempo fa dieci regole per smascherare i manipolatori. Le commento rispetto a Renzi.
1-La strategia della distrazione
Consiste nel deviare l’attenzione della società dai problemi rilevanti. Renzi, per esempio, impone che non si parli del sistema di leggi da lui volute, come la legge elettorale, e di come la riforma della Costituzione si inserisca in questo quadro. Non vuole che si parli dei poteri di cui disporrà una volta approvate tutte le leggi da lui volute. Ancora: non vuole che si parli dell’equilibrio dei poteri nella futura repubblica italiana e in particolare non vuole che si parli del tema di chi controlla l’operato di chi vince le elezioni. Ancora: non vuole che si parli della trasformazione del Parlamento in un organo di nominati dal candidato premier. Si dovrebbe parlare solo dello scioglimento del Senato.
2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Renzi diviene premier sconfiggendo l’antieuropeismo di Berlusconi. Si accredita da subito come europeista convinto. Manda in Europa un personaggio politico evaporato come la Mogherini, cioè garantisce una continuità alla debolezza dell’Italia nella Commisione. Non svolge alcun ruolo durante la crisi greca. Tace quando l’Unione Europea, su pressione della Germania, dà 6 miliardi di Euro alla Turchia di Erdogan per frenare il flusso migratorio e pochi spiccioli o niente (anzi sanzioni) all’Italia. Si avvantaggia come nessun altro del Quantitative Easing di Draghi che oggi acquista parte del debito pubblico italiano. Oggi, durante la campagna referendaria, crea il problema Europa, e inventa anche la soluzione: la minaccia del mancato assenso sul bilancio dell’Unione, minaccia assolutamente di plastica, perché l’Italia oggi riesce ad essere un paese ancora sovrano soltanto grazie a Draghi. Se Berlusconi avesse avuto alleata la Banca Centrale Europea non sarebbe caduto. Tutto l’antieuropeismo di Renzi è un fantoccio di carta, strumentale ai fini elettorali.
3- La strategia della gradualità.
Qui lascio la parola al grande Chomsky:
«Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. È in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta».
Questa è la migliore descrizione del Jobs Act di Renzi. Ciò che durante la campagna referendaria è vietato è fare la somma, fare due più due. È vietato giudicare la proposta di riforma costituzionale alla luce della visione del mondo, del lavoro e della ricchezza rappresentata dal Jobs Act. Vietato rendere immediatamente visibile la gradualità.
4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. Renzi, durante la campagna elettorale referendaria, per evitare che si giudichi la riforma costituzionale alla luce della riforma elettorale ha strumentalmente detto che ‘dopo’ il referendum si sarebbe potuto rivedere la legge elettorale. Evidentemente, se al referendum dovesse vincere il Sì, per quale motivo Renzi dovrebbe rinegoziare la legge elettorale? Ma differire la questione lo aiuterebbe moltissimo a rendere digeribile la riforma costituzionale.
5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
È una regola che non ha bisogno di commenti. Un dirigente maturo ma non vecchio del Pd mi ha descritto il disagio provato alla Fiera a Cagliari durante l’ultimo incontro con Renzi. Mi ha detto: «È stata la prima volta che ho assistito a uno spettacolo, non a un discorso. Ci ha trattato come scemi».
6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Qui Renzi copia l’antica tradizione educativa che passa sotto il nome della pedagogia della paura. Quante volte lui e i ministri più devoti hanno detto in questi giorni che se dovesse vincere il NO succederebbe una catastriofe finanziaria e politica? Tantissime. È vero? No, è falso, ma serve a creare un corto circuito, a indurre l’elettore e non ragionare sul merito ma sempre e solo sul meno peggio, enfatizzando conseguenze disastrose che non ci saranno. Ovviamente, ogni paura deve avere i suoi mostri. Renzi ha scelto chi evocare e cioè i politici del passato. È lo schema dei vivi minacciati dagli zombie, uno schema primitivo, falso, ma efficace. D’Alema, De Mita ecc. non esistono più elettoralmente e lo sanno anche loro, ma sono degli ottimi zombie da esibire. Sebbene De Mita nel confronto Tv lo abbia schiacciato intellettualmente e moralmente, Renzi ha usato strumentalmente e crudelmente il tema dell’età, gli ha ricordato che è vecchio perché non poteva dire altro.
7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Gli italiani non sono informati dal loro Governo sulla reale condizione del Paese. Il più grande problema dell’Italia è il nesso tra debito pubblico, fisco, istruzione e produzione. Pochissimi ne sanno qualcosa. Come pochissimi sono informati della genesi delle idee di Renzi, del loro esplicito legame con le teorie delle lobby finanziarie più sofisticate del pianeta, delle teorie generali della riduzione del sistema dei diritti e della partecipazione come condizione per lo sviluppo (Jacques Le Goff diceva proprio che ciò che differenzia l’Europa dall’Asia è il sistema di contrappesi che limitano il potere dei governi sulle persone).
Molto istruttiva in tal senso l’intervista al quel gran signore che è il giudice Imposimato, che non è un complottista, visto che è stato l’unico che ha dimostrato, per esempio, la presenza del KGB nel sequestro Moro.
Altrettanto istruttiva la lezione surreale di Jovanotti nell’ateneo fiorentino.
8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
Le battute, gli sbeffeggiamenti, il cabaret al posto dei dibattiti, i one man shows, il siparietto sull’accozzaglia’, sono proprio il sintomo di un disegno di involgarimento che è funzionale a non avere a che fare con persone dotate di spirito critico, informate, istruite in senso gramsciano (cioè dotate di una cultura che serva loro per leggere la realtà, non per galleggiarvi).
9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Lascio nuovamente la parola a Chomsky:
«Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti  è l’inibizione della sua azione».
L’idea che Renzi veicola è sempre la stessa: se qualcosa non va o è colpa della vecchia classe dirigente o è colpa di chi non si sa adattare. Sei un disoccupato? Colpa tua, non sei flessibile. Per cui, sentiti in colpa e partecipa al sogno della Nazione seguendo il Capo. Identificati nel successo del Capo, non pensare alla fame di cui tu e solo tu sei colpevole, e vedrai che magicamente tutto si sistemerà.
10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Stiamo parlando di ciò che in gergo sia chiama ‘profilatura’.
Il garante della privacy in Italia, Antonello Soro, lo ha scritto a chiare lettere: la rete sta violando l’intimità delle persone e gli apparati degli Stati e delle grandi aziende usano i big data per manipolare e governare le persone. Le neuroscienze sanno sul cervello umano molto di più di quanto si è saputo nei millenni precedenti. Le tecniche pubblicitarie e di marketing, eredi dell’antica retorica e memori della lezione delle dittature totalitarie europee, hanno sostituito i riti democratici. le scelte comunicative di renzi sono guidate da conoscenze sui cittadini di cui i cittadini non sono consapevoli.
Lascio la parola a Chomsky:
«Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso».

 

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