C’è qualcosa da fare a Roma
di Paolo Maninchedda
La delicata fase attuale della politica regionale ha un aspetto ingiusto. Sembra che i fattori di crisi siano tutti interni alla maggioranza e alla Giunta, come se il Governo Renzi sia immune da responsabilità e da urgenze non risolte.
Viceversa, la stragrande maggioranza dei temi aperti sono aperti a Roma e non a Cagliari. Ne cito solo alcuni per non essere noioso.
Sul Patto per la Sardegna, attuativo del Programma regionale di Sviluppo approvato dal Consiglio Regionale, il testo validato dalla Regione è sul tavolo ministeriale ormai da tempo.
Sull’insularità la Giunta ha fatto la sua parte e il dossier, mai parametrato prima, è sul tavolo del premier da un anno.
Sulla continuità territoriale gli accordi politici sono conclusi da un pezzo, mancano le coperture finanziarie triennali da parte del Governo.
Sulle tasse aeroportuali il dossier Sardegna è concluso da tempo, manca la decisione in capo al Governo.
Sulle vertenze Glencore, Alcoa, Chimica Verde tutto è fermo sul tavolo della Presidenza del Consiglio.
Sulla vertenza Ottana, tutto sta tra Terna e Autorità per l’energia.
Sulla vertenza entrate ancora non è stato predisposto il DPCM conclusivo.
Vogliamo parlare dei tribunali e delle carceri chiuse? Vogliamo parlare dei comportamenti di Poste italiane, di Eni, della fuga di tutti gli apparati pubblici – dai Carabinieri ai Vigili del Fuoco, dai nostri paesi?
Esiste dunque un’urgenza indilazionabile: il Governo Renzi deve battere un colpo con la Sardegna. Forse c’è da fare per i parlamentari. Non è questione solo di spirito competitivo della Regione; è questione di lotta politica a Roma e con Roma.
I sardi, l’Armenia e l’Inghilterra
di Paolo Maninchedda
Noi indipendentisti sardi non abbiamo paura. Sappiamo che dobbiamo lottare e che niente è facile. L’Europa attuale dell’egemonia degli stati ottocenteschi non ci piace, ma ci piace l’Europa dei popoli: noi siamo profondamente europeisti. È l’Europa dell’egemonia germanica che non ci piace, della prevalenza burocratica e, soprattutto, dell’ostilità dichiarata alle piccole patrie come la Sardegna.
La nostra Sardegna è europeista; l’Europa non è sarda. Basti pensare con quanta comodità i parrucconi europei stanno decidendo sulla questione dell’aeroporto di Alghero, per non parlare del fatto che anche una banalità come l’allungamento della pista dell’aeroporto di Olbia deve essere notificato a Bruxelles! Una follia che costa ai sardi un patrimonio di euro. O vogliamo ricordare le politiche agricole tutte orientate a consentire le manipolazioni dell’agroalimentare mediterraneo?
È interessante notare come l’unico statista europeo all’altezza dei nostri tempi, il Papa, è andato in Armenia, una piccola patria brutalizzata, sterminata e odiata dalla Turchia.
Troppe buone notizie in un giorno: Sassari-Olbia, Ottana e Bidighinzu
di Paolo Maninchedda
In primo luogo la Sassari-Olbia. Non è ben chiaro quanta fatica c’è dietro, ma è stata aperta e verrà completata. Adesso abbiamo nel mirino l’impresa del lotto 9, la solita impresa emiliana cooperativistica e santa, ma fino ad oggi inefficiente. Quel lotto deve essere finito entro l’anno. Ieri è stata anche l’occasione per ricordare a Anas l’apertura dei cantieri sulla SS 125: ormai manca solo un atto per un lotto e tutte le procedure pre-cantiere sono concluse.
Seconda buona notizia (su cui hanno lavorato duramente la presidenza della Regione, il sottosegretario Lotti, Terna): l’Autorità per l’Energia è intervenuta a correggere le distorsioni di mercato della Sardegna, cioè l’aumento dei valori di dispacciamento, e ha approvato quasi interamente la proposta di Terna per un regime particolare di acquisto dell’energia elettrica che di fatto consente il riavvio delle attività industriali di Ottana.
Ieri è stato completato, a tempo di record, lo svuotamento della prima vasca del Bidighinzu. A nessuno importa un bel nulla di chi entra e di chi esce dalla Giunta.
Ieri la gente presente sulla Sassari-Olbia faceva domande su cose, non su persone.
Sarò anche sempre più pessimista, ma penso che solo il narcisismo degli uomini politici possa determinare lo strabismo che induce a ritenere il popolo interessato alla persona di chi governa e non all’azione di chi governa.
È arrivata la bufera. L’Italia va in frantumi. Noi costruiamo la Nazione Sarda
di Paolo Maninchedda
L’Italia è in una crisi mortale e salutare. Mortale perché è ormai un sistema fondato sull’interdizione dei poteri e quindi è un sistema immobile. Ogni decisione che voglia trasformare la realtà si scontra con i mille poteri che devono condividerla o controllarla. Il Partito dei Sardi partecipa alle vittorie di Sinnai e Monserrato e alle sconfitte di Olbia e Carbonia.
Un’Italia in crisi è un vantaggio per lo Stato Sardo; se solo si comprendesse che questo è il momento di far nascere un grande partito della Nazione Sarda che affermi la diversità degli interessi dei sardi da quelli degli italiani, che affermi che abbiamo bisogno e diritto a un fisco diverso, a una scuola diversa, a una politica dei porti e degli aeroporti diversa, a una politica estera commercialmente più dinamica, a una sanità diversa, a una difesa diversa, a un credito diverso, a un mondo del lavoro diverso, in una parola abbiamo bisogno di farci uno Stato Sardo a misura dei nostri interessi non di quelli altrui, se solo si capisse questo, in questo momento la Sardegna potrebbe avvantaggiarsi di un grande momento di confusione della Republica.
Biciclette, case, strade e Abbanoa
di Paolo Maninchedda
Biciclette Ieri la Giunta, su mia proposta, ha deciso di destinare altri 7 milioni di euro al progetto delle piste ciclabili regionali. Complessivamente si arriva dunque a 15 milioni: 8 stanziati col mutuo e 7 ora.
Avantieri l’Arst ha presentato i risultati del suo lavoro sul piano di fattibilità della rete: in questi giorni trasmetterà il Piano vero e proprio.
Rispetto alla prima ipotesi formulata dalla Giunta di un circuito di 2700 km, l’Arst, d’intesa con l’Università di Cagliari che ha condotto lo studio, propone di scendere a una rete di 1500 km con, erò, un aumento signiicativo delle piste ad uso esclusivo.
L’insostenibile pesantezza dell’esserci
di Paolo Maninchedda
Risponde assolutamente a verità che ieri io e il sindaco di Sassari abbiamo avuto una discussione virile. Pazienza. Capita. Nessuno strascico. Gli organi di stampa, con colori retorici diversi (c’è chi ha immaginato chissà quali sviluppi, mentre per me le cose iniziano e finiscono nel momento in cui accadono), in fin dei conti hanno dato ben conto dello scontro, purtroppo non altrettanto della vera natura del confronto di ieri, che era sui conguagli.
I conguagli. È stato ben chiarito ieri che i conguagli non hanno niente a che vedere con i consumi degli anni 2005-2011. Ho cercato di spiegare ciò che tendenzialmente viene nascosto alla gente.
Noi contro l’ignoranza al potere
di Paolo Maninchedda
Il problema più rilevante in Sardegna è la mistificazione: persone ignoranti in modo imbarazzante oggi svolgono ruoli di grande responsabilità; bugiardi professionali vanno in tv senza che alcuno faccia loro una mezza domanda dotata di un minimo senso critico; perdigiorno senza arte né parte vivono esclusivamente di incarichi e di ruoli pubblici; pifferai della povera gente campano sotto gli occhi di tutti fregando la povera gente; imbrogli di Regione e di Stato moltiplicano i loro effetti in questi anni e nessuno racconta la arcinota verità del saccheggio autonomista durato fino ad avantieri; alte autorità pubbliche cercano l’indulgenza della massa perseguitando chi fa e ignorando i tanti che non sanno e non fanno fare; persone che non hanno mai aperto un libro in vita loro siedono in importanti Consigli di Amminsitrazione, e invece chi ha studiato e si è rotto la schiena in giro per il mondo deve sempre dimostrare che la sua competenza è autentica.
È una Sardegna irrimediabile? Secondo alcuni sì. È la Sardegna che produce le rendite in base alle conoscenze, ai legami, agli intrighi.
Questa Sardegna ci fa schifo e la combattiamo e la combatteremo tutti i giorni che Dio manda in terra.
Controinformazione: dire che va tutto male non fa vendere. La Rai dei “seddanta”
Perché le elezioni americane riguardano la Sardegna?
di Paolo Maninchedda
Questo è il prezzo di libertà che si paga ad avere una politica della difesa da sempre concentrata sulle truffette delle forniture militari, ad avere un debito pubblico così ampio da inibire ogni razionalizzazione efficiente delle spese militari, ad avere missioni all’estero da potenza mondiale finanziate a debito e assolutamente inutili rispetto alla difesa del Paese. L’Italia è più difesa dalla buona intelligence che ancora ha che da un sistema militare che fa acqua e retorica da tutte le parti. Noi sardi stiamo dentro questo disordine, ma siamo più esposti all’Africa di quanto non lo siano gli italiani.
Se fossimo uno Stato avremmo un potere di programmazione della nostra difesa all’interno della Nato molto più serio e molto più efficiente.
Scrivo questo post nella speranza di indurre qualche giovane a leggere ogni giorno i siti americani e a pensare alla politica estera della Sardegna in forma originale e non derivata da quella pomposa e grigia della Repubblica italiana.
