No penses en una temporada,
penses en la història.
Escriu el futur

6 febbraio 2014 12:310 commentiViews: 285

nuncamasOggi Pigliaru sarà a Macomer. Ci saranno tutti i miei amici per accoglierlo e festeggiarlo. Io sarò a Thiesi, in una riunione pubblica col nostro candidato Pier Mario Manca. Perché? Perché i calendari si sovrappongono, prima di tutto. In secondo luogo, perché noi dobbiamo faticare più degli altri e io più di ciascun candidato delle nostre liste. Ma lo voglio spiegare bene. Lo voglio spiegare partendo da una scritta apparsa sulle maglie del Barcelona: “No penses en una temporada, penses en la història. Escriu el futur”. Non la traduco perché si capisce. Noi dobbiamo essere così: in testa la storia, non una vicenda, non una stagione elettorale.
La campagna elettorale del Partito dei Sardi è boicottata dai media. Noi dobbiamo faticare più degli altri. Noi non giochiamo a macinare la stessa acqua degli altri partiti. Stiamo cercando e trovando acqua fresca.  Non possiamo fare la carovana col Presidente. Dobbiamo fare la nostra carovana e unirla alla sua. Ma dobbiamo fare la nostra carovana. Non possiamo fare solo riunioni di convinti, dobbiamo correre il rischio del confronto con chi non vuole andare a votare; dobbiamo cercare il confronto dialettico. Non comizi, ma dibattiti. Noi dobbiamo fare così.
Noi siamo sui monti, in strade strette e coi muli. Dobbiamo combattere per esistere, non abbiamo un voto inerziale che viene dalle dinamiche italiane. Se stiamo andando bene nei sondaggi (incredibilmente bene) lo dobbiamo a questo duro lavoro e al fatto di non avere strisciato ai piedi dei giornali.
Noi siamo in competizione con la Destra, perché le imprese stanno votando noi. Perché? Perché parliamo seriamente di fisco, libertà, ricchezza. La Destra sta agitando feticci (le accise farlocche, la Zona Franca di carta velina) e ribadendo pasticci prodotti dall’incompetenza (ieri Pietro Pittalis si chiedeva come mai, avendo loro votato la mozione sull’indipendenza, poi non ci si è alleati. Risposta semplice: perché non basta ‘dichiarare’ per ‘essere’. La Destra italo-sarda sta usando temi indipendentisti come la calce sui sepolcri, per nascondere la puzza della corruzione premiata nelle liste e in Giunta, dell’incompetenza promossa a sistema, della subordinazione a geometria variabile – ricordi, Pietro, le scuse presentate da UGo Cappellacci a Tremonti per la censura morale comminatagli dal Consiglio Regionale su mia proposta? – della sprezzante indifferenza ai temi seri – il mio libro ‘Slealtà di Stato e di Regione’ racconta bene quanto la Giunta sia stata incompetente in materia fiscale).
Noi parliamo con persone che diversamente non andrebbero a votare.
Noi parliamo di un grande disegno, lo Stato sardo, non solo delle imminenti elezioni.
Noi stiamo dicendo ai quattro venti che dopo le elezioni faremo uno sforzo sovrumano per far nascere una grande partito nazionale dei sardi.
Noi spieghiamo che questo partito lo vogliamo far nascere con chi in Sardegna vota progressista per sottrarre la coscienza della Nazione Sarda al nazionalismo etnico e di potere.
Noi parliamo della necessità di aumentare la ricchezza della Sardegna, non di dividere quella già esistente.
Per cui, e Francesco lo sa, dobbiamo correre e aggiungere voti e consensi a quelli che lui si procura da solo con la sua competenza e onestà. I fratelli non fanno le stesse cose; fanno cose diverse per il comune obiettivo.

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