Editoriale

E deo voto chi ponet sale in sa padedda

saledi Paolo Maninchedda
I giornali sardi stanno facendo cronache lunari di questa campagna elettorale.  Possiamo definirle le ‘cronache a scommessa’. Prima c’è la puntata su chi vince, poi la verità delle cose. Sono giornali che un giorno fiutano l’aria su un candidato presidente e fanno le pagine in un modo; il giorno dopo sentono una brezza leggera su un altro candidato e correggono il tiro; poi ripuntano sul terzo o sul quarto candidato e correggono ancora, e i così vanno su e giù, si allargano e si stringono sulle montagne russe della scommessa. Il casinò dell’informazione.
Non esiste un’informazione imparziale.
Noi dobbiamo sapere che li abbiamo contro entrambi. Non dobbiamo neanche chiederci il perché. Ieri a Thiesi la sala del Palazzo comunale (il palazzo dei Manca dei moti antifeudali) era stracolma. Due ore e mezza di dibattito intenso su problemi, persone e prospettive. Un fatto da raccontare. Leggete i giornali, manco una parola. Ed è stato così anche per Ozieri, per Marrubiu, per Bosa, per Fonni, per Carbonia ecc. ecc.
Noi dobbiamo continuare a fare ciò che stiamo facendo: costruiamo relazioni politiche e sociali, costruiamo le strutture di una futura classe dirigente.
Un calzolaio a Nuoro stamane bisticciava con un altro che gli chiedeva il voto. Lui voleva votare noi. E l’altro, indispettito gli chiedeva il perché. Risposta: “Deo voto a issos ca ponen sale in sa padedda”.
Ecco qua: noi abbiamo sapore.