Ambiente

Un problema è un’opportunità

20100315_miniera_Furtei_d0Di Antonio Sau

Secondo tanti opinionisti (intransigenti), ecologisti (intransigenti) indipendentisti (intransigenti) ogni problema è… un problema…qualcosa di insormontabile che ci ha marcato a fuoco e che bisogna spazzare via per dimenticare e purificarci. Uno dei tanti imputati è il (famigerato) Piano di Rinascita che ha portato all’industrializzazione della Sardegna con i poli di Porto Torres, Ottana, Portovesme, Macchiareddu e Sarroch.

Ma nel manifesto politico del Partito dei Sardi “L’indipendenza della Sardegna – per cambiare e governare il presente”, si parla così del piano di rinascita: “Concepito come fattore di rottura sia con la tradizione che con la povertà (secondo un’equazione povertà = tradizione … ), oggi ha generato un innalzamento generale della cultura e delle competenze e una parallela cultura dell’identità che sono una solida infrastruttura immateriale della coscienza nazionale della Sardegna.”

Vedere in un problema (sia di tipo occupazionale che ambientale) un’opportunità…questo vuol dire per me fare politica!

Il mio lavoro mi ha portato a occuparmi di bonifiche di siti industriali e minerari dismessi. Su questo bisogna essere chiari: chi inquina paga, le aziende che dismettono i loro impianti devono pagare i costi delle bonifiche (penso per esempio al momento in cui chiuderanno definitivamente gli impianti dell’industria pesante ancora presenti in Sardegna).

Ma bisogna anche pensare che noi abbiamo tutto un mondo da bonificare che ci portiamo dietro da centinaia, migliaia di anni di attività mineraria. Oggi in Sardegna sono state censite più di 200 miniere alle quali possono riferirsi oltre 70 milioni di metri cubi di residui dispersi sul territorio.

Ma in queste discariche è nascosta una ricchezza.

Tali discariche sono, infatti, il frutto di un procedimento ingegneristico che, vista l’abbondanza che vi era allora nel mercato dei minerali, tendeva a minimizzare i tempi dei processi di separazione e non la loro resa.

Viceversa oggi viviamo in un mondo in cui c’è una grande richiesta di minerali, vista anche la politica espansionistica della Cina che, dopo aver fatto crollare i prezzi dei minerali per potersi accaparrare una parte delle risorse disponibili nel pianeta, ora tende a vendere materiali semi lavorati.

Ma ecco cosa scrive, a fine novembre del 2012, il Corriere della Sera: “È partita la corsa allo Zinco spinta dalla ruggine cinese. Nei prossimi anni chiuderanno per esaurimento giacimenti alcune tra le più importanti miniere di zinco del mondo”. Nell’articolo si stima che “secondo alcuni analisti del settore, il prezzo dello zinco è destinato a quasi raddoppiare, passando da 1.865 di oggi (1.390 euro/tonnellata) a circa 3.500 dollari alla tonnellata (2.600 euro/tonnellata) nel 2016-2018”.

Il 3 febbraio il prezzo dello Zinco, secondo il London Metal Exchange, era già di 1963,00 dollari alla tonnellata (1455 euro/tonnellata).

Stesso discorso si può fare con il Piombo, il cui prezzo, sempre secondo il London Metal Exchange, è di 2087,50 dollari alla tonnellata (1547 euro/tonnellata).

Dalle discariche minerarie si calcola di poter estrarre, con semplici sistemi di separazione meccanica, molte centinaia di miglia di tonnellate di piombo e di zinco (servono indagini dettagliate per avere un numero più preciso). Dalla mia esperienza nelle caratterizzazioni di discariche minerarie dell’Iglesiente, ho dati che certificano tenori in Pb e Zn, in alcune discariche, intorno al 10 %.

Stiamo parlando di più di alcuni miliardi di euro (c’è chi parla di tre miliardi), che servirebbero a ripagare abbondantemente le bonifiche minerarie e governare i processi di dismissioni industriali in atto in tutta la Sardegna.

Bisogna sfruttare il problema dell’inquinamento minerario (e questo è solo uno degli esempi) come un’occasione di sviluppo.

Non dobbiamo “subire” le bonifiche, le dobbiamo usare per creare delle nuove opportunità. Questo deve essere fatto con la formazione di tecnici specializzati (in sinergia con l’Università) e aiutando le imprese affinché usino le bonifiche della Sardegna come una palestra, in modo da ricercare quelle soluzioni innovative che possano fare di esse un’eccellenza a livello mondiale.

Questo progetto deve essere legato a una bonifica legislativa che permetta di avere i giusti controlli con le tempistiche che il mercato pretende.

Antonio Sau – candidato nel Partito dei Sardi – collegio di Cagliari