Politica

Pensioni e indipendenza.
The day will come

ubidi Paolo Maninchedda
E ci hanno rotto le scatole per mesi con la domanda: “E chi paga le pensioni se la Sardegna fosse indipendente?”. Dove sono oggi i soloni dell’unitarismo italiano duro e puro? Perché non spiegano ai sardi che la tanto amata Italia sta scricchiolando perché mal governata, mal gestita e sempre preoccupata di tutelare i tutelati e mai, dico mai, di aprire qualche opportunità a chi non è tutelato da niente e da nessuno? Dove sono gli italianisti che ci hanno sbeffeggiato dai salottini radical dei panciapiena col culo al caldo? Ubi sunt (Questa domanda veniva fatta dai monaci agli allievi, per dimostrare loro che la gloria terrena è effimera. Dove sono Cesare, Carlo Magno, Filippo il Bello, Guglielmo il Conquistatore? Dove sono? Ubi sunt? Ecco, Ubi sunt i voltairini sardi che in questi mesi hanno impaurito i sardi sul tema dell’indipendenza, spaventandoli con le pensioni? Ubi sunt? Sono ancora impegnati a leccare gli stivali dello stivale, ma a me hanno insegnato da piccolo che a leccare troppo, la lingua si fa grossa e il cervello piccolo.
Oggi, ma i giornali sardi impegnati nella consueta e ridicola opera di manipolazione quotidiana dell’intelligenza altrui (oggi c’è un titolo in prima pagina che fa sfasciare dal ridere perché non ha riscontro nell’articolo, una straordinaria leccatina….), derubricano la notizia alle pagine interne (l’Unione a pag.17 di spalla, La Nuova a pag.8, taglio basso); la notizia è la seguente (Sole 24 ore): “Si aggrava rispetto alle previsioni il bilancio dell’Inps. Quest’anno, infatti, l’ente stima un risultato di esercizio negativo per 12 miliardi di euro, un dato che farà andare in “rosso”, ben prima del 2015 come precedentemente atteso, il patrimonio dell’ente che scenderà da 7,5 miliardi di fine 2013 a -4,5 miliardi alla fine di quest’anno”.
Come si salva l’Inps?
Grazie allo stanziamento di 25 miliardi presente nella legge di stabilità (cioè grazie a 25 miliardi di tasse pagate anche da noi).
Perché l’Inps è in crisi?
Perché ha assorbito l’Inpdap, l’ente dei dipendenti pubblici.
Quanti sono i dipendenti pubblici sardi? Una marea.
Perché l’Inpdap è in crisi? Perché sono in crisi tutti, dico tutti gli istituti di previdenza italiani: ” L’ex Inpdap però è solo la punta dell’iceberg. Tutte le gestioni previdenziali sono in profondo rosso da tempo con l’unica esclusione dei parasubordinati. Partite Iva, professionisti e co.co.co versano solo contributi senza uscite previdenziali. L’utile di 8,5 miliardi della gestione dei giovani viene del tutto eroso dal profondo rosso delle altre gestioni. Gli agricoltori vantano, per così dire, una perdita per 5,4 miliardi; gli artigiani per 5,9 miliardi; i dirigenti d’azienda (ex Inpdai) sono in rosso per 3,8 miliardi. Così come in perdita cronica per più di un miliardo ciascuno sono il fondo trasporti e il fondo telefonici, mentre il fondo elettrici chiuderà il 2013 con perdite per 1,9 miliardi. Il dato drammatico è che le perdite non sono episodiche. Il trend negativo è in atto da anni”. Perché? Perché pesa molto la crisi economica in atto: meno persone lavorano, meno contributi si versano.
Ma pesa moltissimo “nello sbilancio entrate/uscite l’aumento costante delle nuove pensioni e il calcolo retributivo che tiene alta la forbice, e lo farà ancora per anni, tra contributi effettivamente versati e pensioni pari al 70-80% degli ultimi stipendi“. Questa è l’Italia.
Per organizzare un sistema pensionistico diverso, bisogna avere in testa uno Stato diverso, non questo stato che protegge solo i protetti e che pretende di essere assunto come un dogma.
The day will come
when history will speak
Sardinia will write is own history:
it will be a history of dignity.