Le Primarias sono state la più grande esperienza di democrazia di questi ultimi mesi in Sardegna, 21 mila persone che hanno affrontato un voto difficilissimo con dieci passaggi fatti con i cellulari e con i computer pur di dire che siamo una nazione e che i candidati si scelgono dal basso e non nelle stanze tradizionali dei partiti e del potere.
Noi, a differenza di altri, mettiamo la nostra faccia, il nostro programma, le nostre storie, scelte in maniera condivisa. Noi non dimentichiamo
Altri, la faccia non la mettono e preferiscono mettere quella di un ministro che nel passato ha oltraggiato e umiliato la Sardegna. (LEGGI e guarda il VIDEO)

Chi si ama, si promette per la vita il bene più prezioso: la compagnia. Noi ieri ci siamo promessi la compagnia e la storia. Ci siamo riusciti per l’umiltà dei comportamenti e la grandezza delle idee.
I Sardi ieri hanno cominciato a dire “Noi”. Oggi è finita la clandestinità della Nazione Sarda. (…) Oggi esiste un’area indipendentista, libertaria, democratica, europeista, tollerante e pacifista, che è autosufficiente elettoralmente, che ha cultura di governo, che è inclusiva, che è pronta a mettere a disposizione la propria forza per un disegno unitario di grande, pacifica, legale ma profondissima rivoluzione sarda.
Vorrei dire ai tanti che stanno ancora sotto le insegne dei partiti italiani: uscite, non sono quelle le vostre bandiere. (LEGGI)

Tutto questo potere immobile cadrà

Facciano pure finta di niente gli isolatissimi partiti italiani. È sempre successo: finché le rivoluzioni non vincono, non esistono per il potere esistente. Però, noi, una rivoluzione legale, profonda, molto partecipata, la stiamo facendo davvero. Mi pare stiano maturando i segnali di maturità per la nascita di un grande Partito Nazionale della Sardegna, che vogliamo contribuire a costruire e a non egemonizzare. Più diciamo che la Sardegna è una Nazione e che la vogliamo democratica, cioè con i ruoli elettivi scelti dal popolo e non egemonizzati dai partiti, più ciò che diciamo si realizza.
E dunque: a innantis!

Non si è capito che sulla Nazione Sarda non si tratta: si partecipa o ci si contrappone. Mentre i sardi votano alle Primarias, i dirigenti dei partiti italiani si contrappongono.
Noi, pacificamente, silenziosamente, ma con la buona coscienza di chi senza far del male a nessuno, fa la cosa giusta, noi abbiamo varcato il fiume. Non con proclami e documenti, ma con la marcia sotterranea dei voti in rete, col passa parola di chi vuole profondamente cambiare l’ordine dei poteri, di chi vuole tirare fuori dalle case i rassegnati. Noi siamo come i curdi, gli armeni, i catalani, gli scozzesi. Non c’è alcun negoziato da fare con noi, noi abbiamo costruito la marcia del sale dei Sardi per offrire una proposta elettorale e di governo fondata sulla coscienza nazionale dei fatti. (…) Il futuro, dopo le Primarias, è aperto. Non si ripartirà da alcuna egemonia, ma dalla libertà. (LEGGI)

Per libertà, non per carriera

Non per far carriera ci stiamo consumando in incontri, dibattiti, chilometri. (…) Noi siamo ostili a alchimie elettorali fatte a tavolino. Per noi il modo di fare politica e la marcia del sale di Gandhi: persone, fraternità, passi, chilometri, botte prese e non restituite, soddisfazione d’animo e sicurezza di buona coscienza. E dunque, ci si risparmi il sospetto e la furbizia, i tatticismi e i suggerimenti: noi facciamo tutto con la luce accesa e senza retrobottega. Non sappiamo cosa voglia dire vendersi. Sappiamo sacrificarci per l’unità della Nazione Sarda, ma non usiamo la Nazione per la carriera.
Votiamo e continuiamo a sentirci liberi. (LEGGI)

Il passa parola sta funzionando. Anche senza soldi, senza potere e con tutti i poteri schierati contro, la nostra marcia del sale sta continuando e si sta ingrossando. Noi non veniamo picchiati come accadeva agli indiani che marciavano; noi veniamo ignorati e a noi sta benissimo, perché camminiamo più veloci. (…) Oggi sta in campo un fatto: migliaia di persone stanno dicendo “Noi“. Migliaia di persone stanno dicendo “Noi siamo una Nazione“. (…)
Ma la cosa più bella sta avvenendo nelle università (…) L’altro giorno a Nuoro, io e Anthony Muroni, entrambi con un solidissimo curriculum di scontri durissimi, siamo stati seduti civilmente e serenamente allo stesso tavolo e il tema vero è stato uno solo: possiamo camminare insieme? (…) Il Partito dei Sardi ha gambe solide per reggere l’urto elettorale: lo mette a disposizione dell’unità dei Sardi, ma questa volta facciamo davvero la storia. Noi non tradiremo mai decine di migliaia di persone che stanno votando per la Nazione sarda. Mai. (LEGGI)

Le Primarias sono questo: la legittimazione per una proposta pacifica, legale, ma totalmente rivoluzionaria. Niente più come prima. Io ho lasciato appalti da fare (finalmente ho visto partire quello su Viale Marconi, sarà il vento elettorale o altro, ma almeno è partito); in sanità, il tuo governo, lascia in eredità una ragnatela di dominio dell’uomo sull’uomo, ha insegnato che per fare carriera si deve fare militanza politica, ha distrutto ogni meritocrazia e l’ha sostituita con la zerbinocrazia. Io sarò fissato con Mandela, con gli Armeni, con i Curdi, con i Catalani e gli Scozzesi, ma non so inginocchiarmi se non di fronte a Dio. (LEGGI)

Noi gli incomodi. Domani a Nuoro

Il tema centrale di questa campagna elettorale mistificata, con candidati designati dalle vecchie oligarchie preoccupate del sentimento popolare diffuso che vuole invitarle al ritiro, è il valore politico della Nazione Sarda. (…) Chiarimenti sugli scontri sul Pd alla Corte del Sole. Il Pd ha scelto il suo candidato in una direzione di partito, noi lo stiamo scegliendo in mezzo al popolo. Noi siamo Ghandi, Mandela e Martin Luther King insieme; noi ci sentiamo armeni, cristiano maroniti, indiani, curdi, catalani, baschi e scozzesi. Loro seguono Napolitano e Renzi. C’è in mezzo uno scalino di idee e di cuore che non tutti riescono a salire. Noi concorriamo per la storia; usiamo il potere, non lo amiamo. (LEGGI)

Caro Paolo,
grazie per averci dato la possibilità di dire la nostra opinione sulla nostra terra. L’altro ieri, quando ho votato per nazione sarda, ho sentito di farlo anche per i miei.
Ho visto nonno Salvatore, zoppo per una ferita nella Grande Guerra, rimandato a casa e convinto di essere anche fortunato, perché molti in paese non erano più tornati.
Ho rivisto mio padre, a Torino, consumato dalla nostalgia… (LEGGI)

La forza dei numeri supera la superbia dei dirigenti politici.
Fino a due giorni fa noi eravamo dei pazzi che avevano messo su un referendum a cui avrebbero partecipato al massimo qualche centinaio di persone.
Da due giorni, non siamo più pazzi. (…)
Adesso siamo al “Vengo anch’io”.
Avanti, c’è posto, ma via le vecchie bandiere, via i vecchi pregiudizi, via le vecchie sigle, via i vecchi poteri, via gli odi e le egemonie, via le cariche imposte, via le carriere a tavolino, via la vergogna sanitaria protetta dagli apparati dello Stato. Nell’arca di Noè si entra nudi e si esce uniti. (LEGGI)

Oggi dalle 9 del mattino inizia un evento storico.
Fare la storia anziché subirla; questo significa votare per la Nazione Sarda.
Noi non siamo gente nata per caso.
Le nostre esistenze hanno il senso della nostra volontà di coesione. (…) Mentre facciamo cose così grandi, dobbiamo compatire e combattere i vertici della sanità sarda che senza alcun pudore stanno stendendo sui pazienti sardi una cappa di potere. Voi sardi che state lontano da qui, aiutateci a prendere la scopa e a fare pulizia. (LEGGI)