Bisogna trovarsi sicuramente per poi insieme andare a ritrovare tutti quelli che nel bene e nel male si sono dispersi.
È necessario trovare il luogo fisico per guardarsi negli occhi. Con chi costruire questo luogo?

Come e dove ritrovarsi?

Piaccia o non piaccia a chi è un’indipendentista democratico come me, ma tra molte persone colte e per bene della Sardegna, sentir parlare di Nazione Sarda fa scattare il riflesso condizionato della reazione antica, socialista e comunista, al nazionalismo di Destra (per non parlare poi dei tanti democratici affezionati alla Costituzione italiana che la vedono minacciata dall’indipendentismo sardo. Con questi bisogna parlare, perché sono ottime persone). Non a caso, nelle ultime elezioni regionali, la scelta del Pd di un candidato post-comunista ha coinciso con l’annichilimento di un lungo percorso di avvicinamento tra l’area socialista e l’area dell’indipendentismo democratico (che si trovava negli ultimi interventi pubblici di Antonello Cabras, non a caso da allora silente, (….)

Como torramus a morigare pro una “Assemblea costituente” ma “natzionale” ca sa “Consulta sarda” de sos annos chi ant parturidu sa “autonomia” de sa RAS at propostu cosa de fuliare coment’e proposta “sardista” e comente, sas manos bonas de sos Padri Costituenti, sas úrtimas tres dies chi teniant pro ‘pessare’ a sa ‘autonomia’ de sa […]

Non da soli, ma da Sardi

Una campagna elettorale intensa nel corso della quale abbiamo incontrato migliaia di persone che, giorno dopo giorno, si sono unite intorno a uno slogan semplice quanto efficace: “Non da soli, ma da Sardi”. Questo per dire che l’unico voto utile in queste elezioni è quello per la Sardegna, contro i partiti italiani che da sempre ci negano poteri e libertà, diritti e progresso. In 70 anni di autonomia abbiamo provato a cambiare la Sardegna per parti ma la Sardegna non si cambia a piccoli passi. Si deve prendere atto che senza i poteri necessari al nostro sviluppo non riusciamo a guardare al futuro della nostra isola. Non abbiamo poteri sulle servitù militari, sul fisco, sui trasporti. Non abbiamo i poteri che ci servono, non abbiamo i poteri che servono alla nostra vita. Quei poteri li hanno gli altri. Ecco, scegliere il Partito dei Sardi significa decidere di prendere quei poteri.
Serve una rivoluzione intelligente.
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Siamo una Nazione

Noi non siamo un insieme di cittadini catapultati per caso in un territorio.
Noi non siamo persone condannate a un destino senza senso.
Siamo una comunità con diritti, con valori, con tradizioni, con cultura.
In una parola siamo una NAZIONE.
E il fatto che non ce lo facciano dire perché la costituzione italiana ce lo impedisce, è la più grande privazione di libertà e di identità che abbiamo subito.
Quindi dobbiamo cominciare a dirlo: SIAMO UNA NAZIONE.
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I sardi non hanno poteri sulle servitù militari.
Non li hanno sulle tariffe aeree, sulle tariffe navali, tanto meno ne hanno sul fisco.
Per acquisire nuovi poteri dobbiamo alterare l’ordine dei poteri esistenti.
Bisogna alterare l’ordine dei poteri tra Regione e Stato. E bisogna farlo.
I candidati dei partiti italiani nel corso della campagna elettorale promettono miracoli. Parole al vento.
Nessuna di quelle promesse può essere mantenuta se non ci prendiamo i poteri che oggi sono in capo allo Stato Italiano.
Quello Stato ha dimostrato di essere nemico della Sardegna.
Solinas, Desogus e Zedda rappresentano i partiti e le coalizioni che difendono i poteri e i privilegi italiani.
Il Partito dei Sardi quei poteri li vuole in capo alla Sardegna.
Il 24 febbraio votiamo per una rivoluzione intelligente e pacifica.
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Le Primarias sono state la più grande esperienza di democrazia di questi ultimi mesi in Sardegna, 21 mila persone che hanno affrontato un voto difficilissimo con dieci passaggi fatti con i cellulari e con i computer pur di dire che siamo una nazione e che i candidati si scelgono dal basso e non nelle stanze tradizionali dei partiti e del potere.
Noi, a differenza di altri, mettiamo la nostra faccia, il nostro programma, le nostre storie, scelte in maniera condivisa. Noi non dimentichiamo
Altri, la faccia non la mettono e preferiscono mettere quella di un ministro che nel passato ha oltraggiato e umiliato la Sardegna. (LEGGI e guarda il VIDEO)

I ricchi della politica hanno fatto i sondaggi su di noi e sui nostri temi. Ha scoperto che il tema della Nazione Sarda è popolare. Ha scoperto che a dicembre saremo moltissimi a votare e affermare: “Sì, i Sardi sono la Nazione Sarda“.
È iniziato quel passa parola che fa grande gli eventi, come la caduta del muro di Berlino, come la marcia del sale di Gandhi.
Cominciamo ad avvertire parenti e amici: a dicembre avremo la grande occasione di far sentire a tutta la terra che è rinata la Nazione Sarda. Io che sono stato insultato per mesi (LEGGI)