(…) Spiegato in italiano: la Francia e la Germania metterebbero sotto tutela i bilanci degli stati più deboli economicamente, potrebbero mandare ispezioni, comminare censure, raccomandare vivamente politiche economiche ecc. In buona sostanza acquisirebbero un potere di indirizzo vincolante del destino altrui.
Inoltre si crea un deterrente formidabile sulle aste dei titoli di stato dei Paesi più indebitati, perché li si priva della certezza della solvibilità dei loro impegni finanziari e quindi della forza della loro offerta sui mercati finanziari. Dico subito che questa non è l’Europa di cui io mi sento cittadino insieme a tanti altri, questa è l’Europa degli egoisti, nazionalisti e prepotenti e il suo cuore pulsa potentemente nello Stato membro più forte, la Germania. Un’Europa egemonizzata dalla Germania è un’Europa che si sfascia e si divide. L’estetica della forza e della prevaricazione, che piace a tanto mondo finanziario e produttivo tedesco, è da più di un secolo il male dell’Europa. Questi sono i veri movimenti eversivi dell’Europa: non la Catalogna, la Scozia, i Paesi Baschi, la Corsica, la Sardegna e le tante altre nazioni senza stato.
Una cosa è certa: mai una guerra è nata dal bisogno di libertà, di sviluppo e di integrazione europea dei piccoli; tutte le guerre sono nate dalla bulimia di potere dei grandi.

Anche in Sardegna abbiamo posizioni unilaterali e posizioni, invece, come la nostra, che costruiscono il percorso perché non si vada verso un isolamento unilaterale.
Noi siamo alleati con partiti progressisti non indipendentisti e parliamo con loro ogni giorno che Dio manda in terra di indipendenza, libertà, sviluppo, dialogo, condivisione.. Lo siamo perché siamo certi che solo nel dialogo e nella collaborazione si costruisce l’unità della Sardegna.
Noi cerchiamo alleanze non come surrogati temporanei di una futura egemonia, ma come luogo di costruzione dell’unità dei sardi intorno al programma di un futuro migliore.
Noi abbiamo proposto una bozza di Costituzione della Repubblica di Sardegna per offrire un perimetro concreto di come potrebbe essere organizzato uno stato diversamente da come lo è oggi. Come si fa a convincere gli altri delle proprie buone ragioni se non si offrono con chiarezza gli strumenti per essere valutati nelle proprie proposte? Come si fa a parlare di diritti diversi, di doveri diversi, di ricchezze diverse e migliori, se non si offre un terreno di discussione?

Banche. Le banche si ritirano da Barcellona e l’Unione Europea non dà alcuna copertura alla volontà della Catalogna di istituirsi in Stato indipendente.
Tutto come da copione. Le banche, grandi beneficiari-interpreti dell’interconnessione globalizzata, censurano ogni tentativo con in quale si tenta di trasformare le piccole realtà da consumatori-spettatori della globalizzazione a interpreti-regolatori. (…)

di Franco Mannoni
Dico subito che è assai difficile trovare un orientamento affidabile e esprimere considerazioni fondate a proposito di ciò che avviene in Catalogna e in Spagna. A meno di imboccare la scorciatoia semplificata dello schierarsi intanto, per principio, a favore dell’autodeterminazione oppure, sull’altro versante optare per la difesa della legalità costituzionale.

È accaduto che ieri al mio rientro da una due giorni tutta filologica, un sindacalista mi fa leggere, quasi di nascosto e al buio, intimorito e tremebondo, una lettera con cui i vertici del megamostro Brotzu-Oncologico-Microcitemico contestavano a un primario (nome cancellato, reparto cancellato, paura dilagante) alcune dichiarazioni apparse sulla stampa. Tornato a casa, non mi è stato difficile, scartabellando nelle rassegne stampa dei giorni scorsi, trovare l’articolo contestato, ma, e qui la cosa mi ha fatto veramente indignare, ho ritrovato i toni e i modi degli inquirenti fraintendenti di cui da anni mi occupo per togliermi i ricorrenti pugnali dalla schiena.

Dove sono le democraticissime cancellerie europee? Dove sono? (…) Si può deformare un uomo con i fast food, lo si può intossicare con gli i phone, lo si può corrompere col denaro, ma poi accade che di fronte a un incontro che sollecita il suo destino, quello stesso uomo, deforme, intossicato e vilipeso, si pianta di fronte al male e accetta di farsi picchiare per tutti gli uomini della terra. Il volto di Dio è insanguinato, da sempre. Ma vince sempre.

Questo è l’articolo del Messaggero, unico quotidiano a dare la notizia, che riporta l’affermazione di Grillo contro il Psd’Az. Si tratta di una frase carpita durante una festa e ha dunque il valore che ha (…) Poi c’è un’altra consapevolezza: a discettare, come dice Grillo, del popolo sardo dall’attico dei benpensanti, non si paga nulla. Perché Grillo non se la prende, che so io, con capo del Mossad? O perché non prova a dire: «Oh, c’è una puzza di ascelle che manco in un Commissariato della Polizia di Stato». Lo capiamo bene perché non lo dice, perché costerebbe molto dirlo (…)

La pubblicazione della Costituzione della Repubblica di Sardegna ha scatenato da un lato qualche attenzione in più sul tema strategico del sistema dei poteri di cui la Sardegna dispone (il segretario del Pd ha accettato di assumere questo tema come centrale, e per noi è già un risultato interessante). Dall’altro, intrecciandosi con la nostra posizione sui milioni degli interventi per la pastorizia negoziati sul camion, come la volta precedente con la Coldiretti, e come la volta precedente dichiarati ma non trovati. E sono partiti i soliti insulti e i soliti linciaggi, da cui ci difendiamo serenamente.

Il Partito dei Sardi ha approvato nella sua Assemblea Nazionale del 24 giugno la bozza di una Costituzione della Repubblica di Sardegna che oggi sottopone all’attenzione di tutti i sardi disponibili a immaginare e costruire un futuro diverso, fatto di nuove opportunità, nuove responsabilità, nuove libertà e nuove solidarietà.
Si tratta dell’ossatura di una carta costituzionale aperta a tutti i contributi che possano ulteriormente migliorarla. Dà solo un’idea dello Stato che vorremmo costruire, fondato su un forte equilibrio tra le libertà individuali, il sistema dei diritti e dei doveri, i vincoli sociali, le solidarietà civiche.

Oggi sarò a Sassari a parlare di tasse. Sono davvero le stesse in tutto il territorio della Repubblica italiana e in quello della Regione Sardegna? Sono giuste, cioè adeguate al livello di ricchezza che si produce e ai servizi che si erogano? Ci si trova alla Camera di Commercio alle ore 17.30 per discuterne con Luigi Pelazza, il giornalista della trasmissione Le Iene (CONTINUA)

di Paolo Maninchedda
Ho letto sulla Nuova Sardegna una lettura ottimistica dell’ultima sentenza della Corte Costituzionale che ha rigettato i ricorsi delle regioni a statuto speciale sugli accantonamenti.
Intanto è opportuno leggersela per intero: la trovate qui.
La sentenza è durissima, altro che chiacchiere, e peserà enormemente sugli equilibri finanziari della Sardegna.
Ciò che è più rilevante è la parte in cui viene dimostrato che l’accordo tra la Regione e il Governo Renzi stipulato il 21 luglio 2014 non era stato adeguatamente protetto dalla possibilità per il Governo di prevedere ulteriori oneri per la Sardegna, mentre era stato espressamente previsto che la Sardegna realizzasse il pareggio di bilancio. L’unico accordo stipulato da una Regione a Statuto Speciale che abbia previsto clausole severe anche per lo Stato è stato quello del Trentino Alto Adige, nel quale si esclude testualmente la possibilità di apportare modifiche peggiorative, con la sola salvezza della ricorrenza di esigenze eccezionali di finanza pubblica, ma, in tal caso, per importi già predeterminati nelle clausole del patto. (…) In sostanza, la Corte Costituzionale della Repubblica Italiana ha sancito che è colpa degli ingenui se lo Stato è sleale, perché è dimostrato che chi non è stato ingenuo e ha presupposto la slealtà di Stato, alla fine si è rivelato prudente e ha difeso adeguatamente gli interessi della sua gente (vedi Trentino).
Dinanzi a una slealtà di Stato che si impanca anche a ideologia giuridica della slealtà di Stato, occorrerebbe reagire come popolo e come istituzioni, ma per farlo bisogna credere nella possibilità e nell’opportunità di mobilitare il popolo (CONTINUA)