Risposta a Roberto Deriu

Ieri Roberto Deriu ha scritto su di noi parole che almeno consentono di dibattere in questo clima stagnoso e stagnante. Quindi, cogliamo la palla al balzo e dibattiamo.
Nessuno ha in mente, e tanto meno noi, di «voler cioè instaurare una democrazia indipendente senza un procedimento democratico». Tutt’altro. Noi abbiamo in mente di costruire la Repubblica di Sardegna legalmente, non con un processo eversivo; quindi intendiamo farlo convincendo i sardi e modificando le leggi che oggi impedirebbero, qualora anche i sardi fossero convinti, di esprimere e rendere attuale la loro volontà. Già, perché oggi, se anche il 100% dei sardi fosse per l’indipendenza, le leggi italiane impedirebbero che si procedesse a qualsiasi iniziativa che la legittimasse e attuasse.
Noi siamo per la gradualità.
Noi abbiamo più volte detto e ripetuto che non chiediamo che tutti si diventi indipendentisti.
Abbiamo posto una domanda: i poteri attualmente disponibili per la Sardegna sono adeguati alle sue esigenze di sviluppo, di libertà e di partecipazione?
Noi riteniamo, e ci pare non da soli, di no.
Sono forse sufficienti i poteri sulle servitù militari? NO, assolutamente no.
Sono forse sufficienti i poteri sui beni culturali? NO, assolutamente no, eppure, non più tardi di ieri, il ministro italiano Franceschini ha proclamato che il potere sui beni cultuirali deve restare centrale, ministeriale e governativo, ma non ha spiegato il perché, non è riuscito a spiegare perché in Sardegna debbano esistere due amministrazioni, una statale e una regionale, e perché quella regionale non può svolgere funzioni statali. Franceschini ha solo voluto ribadire che comanda lui sui nuraghi, sui Giganti di Monte ‘e Prama, sui castelli, sulle rocche fortificate, sulle città storiche. La ragione della sua ragione è dogmatica: como bi so deo e cumando deo.
Sono forse sufficienti i poteri in materia di trasporti? NO, assolutamente no, e nonostante vi sia chi ritiene giusto che la Commissione europea, organo politico e non giurisdizionale, possa determinare la dimensione del diritto dei sardi alla mobilità, decidendo quante corse siano corrispondenti a garantire la libertà di movimento dei Sardi e quante debbano essere lasciate al mercato per decidere quanta gente va e viene dalla Sardegna, noi riteniamo che a decidere le politiche dei trasporti dei sardi debbano essere i sardi e non interamente il mercato, e certamente non una valutazione politico-burocratica di quanto sia il minimo vitale di mobilità sovvenzionabile dalla fiscalità dei sardi.
Sono forse sufficienti i poteri della Regione Sarda in materia fiscale? NO, non solo sono insufficienti ma quelli gestiti dalla Repubblica italiana sono sommamente ingiusti perché impediscono l’accumulazione di capitale e rendono ogni crisi ciclica una devastazione strutturale del sistema economico della Sardegna.
Noi stiamo dicendo da anni che serve costruire un’alleanza su tre obiettivi: più poteri, più diritti, più ricchezza prodotta.
Su questo siamo d’accordo? Se sì, la successiva domanda è: quanto siamo disponibili a fare un’alleanza non di centrosinistra, perimetro troppo stretto per obiettivi così alti, ma nazionale sarda?
Ecco, finalmente si parla di questioni politiche serie. Parliamone.