Promettere le manette non fa vincere le elezioni. La disfatta Pd – Cinquestelle

Il Movimento 5 Stelle ha fatto del tintinnio di manette o, se si vuole, dell’attuazione piena e indiscussa dei teoremi Davigo, il proprio argomento politico di punta, quello più identificativo.

Non è il primo, ovviamente. Prima c’è stata la crociata contro gli inceneritori che ha portato alla perdita del sindaco di Parma che ha cambiato idea (a differenza di me, io resto contrario, solo che continuo a pensare che per non utilizzarli occorrano da 10 a 15 anni di politiche intelligenti, diverse certamente da quella dell’ampliamento delle discariche che si sta portando avanti in Sardegna).

Poi c’è stata quella contro l’Ilva di Taranto, ma anche lì si è poi cambiata idea.

Poi ci sono stati i porti chiusi, ma poi quando si è visto che i migranti morivano in mare, la si è cambiata, o meglio, la si è nascosta e si è aspettato che arrivasse l’inverno.

Poi c’è stato il Reddito di cittadinanza con il quale Di Maio voleva conquistare il Sud e invece, oggi, è una misura percepita come un privilegio di alcuni.

Infine, appunto, sono arrivate in prima fila le manette, col ministro Bonafede che le ha promesse a tutti, ha varato la retroattività delle pene, da gennaio abolirà la prescrizione e da ieri, da quando il Presidente della Repubblica ha firmato il Decreto fiscale, ha promesso le manette agli evasori, cioè a metà dei Sardi secondo le stime degli algoritmi usati per la valutazione della Sardegna da parte dello Stato.

Tutto questo è stato sconfitto in Umbria. A vantaggio di chi? Di Salvini, che vince da fermo moderatizzandosi, e della Meloni, che vince con una chiara identità politica (a mio avviso terribile, ma chiara) a danno di una Forza Italia che vive della sua memoria e muore lentamente annegata nella sua inedia.

Il Pd paga la sua bulimia di potere. Ha voluto fare il governo con Conte, cioè con colui che ha chiuso i porti, ma non troppo, che ha aumentato il debito, ma non troppo, che ha varato il debito di cittadinanza, ma non troppo. Il Pd partito del potere, il Pd che ha affidato l’amministrazione della giustizia alla peggiore politicizzazione criminalizzante della politica che la storia ricordi, paga uno scotto altissimo e dimostra che Renzi aveva ragione: c’è una storia da archiviare, quella della fusione confusa tra post cattolicesimo democratico e post comunismo. Questa storia confusa, che non sa che cosa sia la libertà, il diritto, la tradizione libertaria; che non sa come si possa concepire uno Stato non autoritario; questa storia che ha fatto dei poteri di polizia i poteri principali dello Stato; questa storia che ancora non ha capito che il cattolicesimo non è mediabile ed è sempre più altra cosa dalla politica; questa storia che non ha capito che il mondo si divide ormai tra chi vive di rendita e chi sopravvive di lavoro; questa storia di equivoci e mezze figure, di uomini rancorosi collocati nei ruoli di potere quanto più la loro invidia sociale è grande, questa storia è bene, benissimo, che finisca. E mi auguro che in Sardegna dalla fine di questo matrimonio combinato a tavolino nasca una forza sarda libera, libertaria, europea, che capisca che cosa sono i poteri, li costruisca per la Sardegna e non li subisca, che difenda i diritti e non li dimentichi.

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