Avantieri ho incrociato un ragazzotto seduto su una panchina con una ragazza. Mentre gli passo accanto a tre metri di distanza, mi apostrofa: “Molto da guardare hai?”.
Sul momento non gli rispondo perché soprapensiero, ma lui insiste, perché l’indifferenza ferisce i prepotenti: “Hai capito? Cosa hai da guardare?”.
Realizzo. Capisco di avere di fronte un esponente della nuova razza selvaggia, griffata, violenta, convinta che il proprio destino sia picchiare e così farsi valere.
Mi fermo.
Lo guardo.
Non so come l’ho guardato, ma so che cosa ho pensato.
Ho risposto: “Non stavo guardando nessuno, perché non c’è nessuno. Tu vedi qualcuno?”
Ci pensa.
Non si alza. Guarda davanti a sé, smarrito. (…)

Il diritto di ammazzarsi

(…) Tuttavia, detto tutto questo, io non sono per niente certo che un uomo non abbia la libertà e il diritto di considerare se le condizioni in cui vive siano ancora mediamente sostenibili e di decidere se porvi fine. Ovviamente, a questo punto, uno zelante catechista mi direbbe che è nel dolore che occorre avere fede e che la fede ha anche guarito tante persone. Giustissimo, ma è ancora da capire perché la porta della fede sia così stretta, perché per alcuni funzioni e per altri no e perché si debba tutti passare per quei momenti di disperazione per i quali è passato anche Gesù. Per quale motivo il tritacarne del mondo sia sempre in funzione e tutti ci si debba entrare, volenti o nolenti, è questione che si può spiegare solo dichiarandola irrisolvibile e gridando al cielo che è una solennissima porcata divina. Non accetto il ragionamento della volontà imperscrutabile di dio, delle sue predilezioni, del suo favore concesso a taluni e non ad altri, perché questo non sarebbe un dio ma un tiranno bizzoso (…)

Due giorni fa un importante consigliere regionale mi ha scritto: “Tu non sei da opposizione. Tu dovevi essere il presidente della Regione… e qui la chiudo”.
Gli ho risposto seriamente così: “Ma non potevo esserlo con queste compagnie e con gli apparati dello Stato scatenati contro di noi da partiti concorrenti e da confidenti subordinati” (…)

Ieri è mancato un grande amico

Ieri è venuto a mancare un grande amico: Giovanni Cabiddu, di Oschiri. (…) Noi che troviamo incomprensibili, illogiche, diaboliche e malvage le malattie e la morte, noi che non capiamo perché siamo prigionieri di queste maledette macchine biologiche con la data di scadenza occultata, noi che dubitiamo che se Giovanni si fosse ammalato in un’altra regione d’Italia forse si sarebbe potuto salvare, noi oggi non abbiamo parole, schiantati di dolore e nostalgia, piangiamo.

A fogu aintro

È stata pubblicata la notizia della fine degli arresti domiciliari di Antonio Succu.
Ci auguriamo che fioriscano altre libertà.
Prima eravamo persone che provavano con naturalezza ogni emozione.
Ora no.
Ora la gioia ci cresce dentro come un giglio in un campo di cardi.
Oggi gioiamo a fogu aintro…

La lettera

Caro amico,
la peste è arrivata. Nell’isola e nella città. Colpisce tanti, troppi. La peste non si può nascondere.

Gramsci fu arrestato l’8 novembre 1926. Dopo aver patito trasferimenti da Regina Coeli all’Ucciardone a Ustica, approdò nel carcere di Turi, dove rimase dal 1928 al 1933. Da qui, nel luglio 1929 scrisse questa lettera, ricordatami da un mio ex studente (forse perché sa della mia consapevolezza dell’uso politico del carcere in Italia, forse per confortarci reciprocamente per la quarantena in atto, forse perché mi vuole bene e intuisce a distanza quanto mi sia indurito) e che io trovo un monumento della capacità umana di creare nell’anima spazi infiniti di resistenza e di libertà.

L’aereo e il recidivo

Si dice che chi torna a commettere azione riprovevole, cade nello stesso vizio, si macchia della medesima colpa, sia “recidivo”.  Essere recidivo non è quindi bella cosa. Il capo del villaggio era andato via. In quella piccola isola dell’arcipelago – come era noto a tutti – la gestione dei problemi era affidata dalla Comunità a […]

Era passato appena un anno dall’incoronazione ma, nel Regno, le cose non andavano per niente bene. La stagione del declino, iniziata alcuni anni prima, proseguiva inesorabile. Nulla era stato fatto per rallentare la marcia verso il precipizio. Economia disastrosa. Truppe senza paga da mesi. Il popolo sempre più povero, colpito da violenze di ogni tipo. […]

La fuga

«È scappato. È scappato» gridavano nei corridoi . «Perché? Perché?» chiedevano in tanti. «A dirla in breve» – rispondeva il solito ben informato – «basta leggere il giornale. Pare che l’avessero chiamato per scrivere sotto dettatura e per firmare senza guardare. Forse non l’aveva capito subito, forse l’ha capito dopo. Ha preso il treno ed […]

Fratello, forse non stiamo facendo abbastanza

Se mi chiedi se stiano soffiando venti di guerra, in queste ore, non posso che risponderti che non hanno mai smesso di soffiare. Insisti, pensa positivo. Digita “pace nel mondo”, con il tuo computer. Il motore di ricerca ti risponderà, in circa mezzo secondo, con 67 milioni di risultati. Evviva, ti verrà da gridare. Il […]