Non aveva un fisico bestiale

Sono certo della sua sofferenza. Dietro quelle sbarre. Non aveva un fisico “bestiale”. Il collo incavato e la schiena piegata da una gobba evidente. Il corpo minuto che reggeva una grande “testa”. Febbri ricorrenti. Il destino lo teneva in vita. Scriveva e scriveva. Con quei moncherini di matita regalati dai suoi carcerieri, in ogni tipo di carta, in quaderni poveri. L’avrebbero lasciato a consumarsi così, nella galera umida. A leggere libri dei filosofi e dei cronisti di regime.

Uno dei tanti

E senza disturbare, nella sua solitudine quotidiana, aveva lasciato in terra, tutto ordinato, la casa senza niente fuori posto, e le lacrime asciutte di chi l’aveva appena percepito e mai conosciuto. Era un uomo qualunque. Uno dei tanti che lavorano e vivono in silenzio. E, in silenzio, muoiono.

La mia anima ha fretta

È l’essenziale che fa valer la pena di vivere. Voglio circondarmi di persone che sanno come toccare i cuori, di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.
Sì, sono di fretta, ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.

Era un guerriero

 Le case assorbono gli odori di chi le vive. Non sono solo pavimenti o pareti. Gli arredi, le carte, i libri, i dischi, quello che si mangia in cucina o i saponi del bagno, raccontano tutto, insieme alla miscela degli odori. Le case raccolgono stati d’animo, le vicende positive e negative che si accavallano, inizio […]