Quando si comincia a governare?

La Sardegna non è in crisi: è immobile. È una Sardegna fatta di sale dalle chiacchiere, dalla politica come propaganda e non come impegno.
Il Papa ha scritto che i pastori di anime devono puzzare dell’odore delle pecore; i politici devono profumare di lotta, non di cuccia.
Lo Stato italiano, per un cinquantennio messo in discussione nell’Isola, oggi è percepito, nelle sue articolazioni, come il vero potere: quello regionale non c’è più.
La struttura dello Stato, la fisionomia dei diritti e dei doveri, in Italia fa acqua da tutte le parti. In Sardegna, quella stessa struttura è considerata la terra promessa dove la Sardegna dovrebbe anelare il suo approdo.
Nel frattempo la Giunta vara il ‘Programma del Dopo’.
La prima scelta è stata la continuità territoriale a doppia velocità e doppio costo. La Grande riforma dei trasporti arriverà più avanti.
Si è proseguito con la sanità: prima di tutto l’accordo sul Mater Olbia poi, dopo, fra un po’, arriverà la riforma.
La riforma della sanità non può precedere quella degli enti locali, che però non arriva. Arriverà, dopo.
Sull’energia, prima il gasdotto, poi l’elettrodotto, poi la cassa integrazione della Sider Alloys, nel frattempo non si ha un’idea di che cosa fare.
Sull’ambiente, in attesa della legge urbanistica, si continuano e riempire le discariche, in silenzio, notte e dì.
Sulla scuola, al netto di dichiarazioni rassicuranti quanto generiche, non si vede all’orizzonte una strategia, un disegno. Verrà dopo.
Nel frattempo due partecipazioni istituzionali sarde a due manifestazioni della Lega, quella di governo e quella di opposizione, quella dell’indebitamento e quella della protesta per le tasse.
Un po’ poco. Troppo poco.

0 commenti su “Quando si comincia a governare?

  • Paolo Maninchedda says:

    Egregio signor Sechi, continuo a non capirla. Lei mi accusa di essere la causa di fratture addirittura familiari e dice di essere obiettivo? Lei ricostruisce un’intera esperienza politica sotto il segno della colpa e assume gli eventi recenti come prova del suo ben pensare, senza essere minimamente sfiorato dal dubbio che invece, alla lunga, gli eventi dimostreranno quanto fossse opportuno tanto impegno a cambiare le cose? Lei dice che non ho parlato sugli eventi recenti sebbene sia in corso una sorta di linciaggio a senso unico senza che chi ne è travolto possa parlarne perché sovrastato da un potere indiscutibile e invece, e non da oggi, ho sempre parlato e sempre in pubblico? Non è malvagità questa? Non è malvagio ignorare la storia, manipolarla e poi dopo averla manipolata chiedere giustificazioni? Io penso di sì, poi ognuno può costruirsi tutti gli alibi di sé e costruirsi un perfetto profilo da benpensante. Se lo tenga. Le sue righe, come vede, sono pubblicate e contrastate, perché sommamente ingiuste.

  • Michele Sechi says:

    Se dovessi giudicare la persona dalla domanda e dalla risposta, be mi permetta di giudicare “malvagio” il secondo ma questo aspetto, mi creda, è irrilevante. Comunque, la buona educazione mi suggerisce di presentarmi al padrone di casa. Sono Michele Sechi, macomerese da 53 anni e con idee politiche a mio parere molto obbiettive, mai condizionate neanche da eventi che possono avere toccato familiari a me molto vicini. Se vuole pubblicare la mia replica alla sua livida risposta, faccia pure ha il mio consenso. Se così non fosse, custodisca e cestini queste poche righe e la prossima volta sia più cauto nei giudizi. La saluto cordialmente, Michele Sechi

  • Paolo Maninchedda says:

    Egregio sig. Sechi, so bene che questo non è il suo nome ed è per questo che le rispondo. Evidentemente Lei si è perso qualcosa. Io ho scritto e parlato molto sulla vicenda. Sono l’unico che ha scritto della terribile inciviltà delle inchieste condotte in pubblico con l’Accusa che può far tutto e la Difesa imbavagliata. Però ho il sospetto che Lei sia un provocatore dell’accusa, e che dunque voglia indurmi, sull’onda dell’indignazione, a dire quel di più dettato dall’ira che consenta all’Accusa di incattivisri ulteriormente verso chi già è colpito. Vada per la sua strada. Quanto alle fratture della comunità e all’unità delle famiglie (?????) io con certezza non ne ho prodotto, ho sempre agito in pubblico e mai nell’ombra, non ho mai calunniato nessuno in nessuna sede; su du Lei, invece, ho qualche dubbio. Lasci perdere questo sito; non è un posto per persone malvage.

  • Michele Sechi says:

    …come se niente fosse!
    C’è una decadente cittadina, un tempo definita come la Milano sarda, in balia di una gigantesca indagine giudiziaria che coinvolge i vertici del suo partito e lei non si degna minimamente di dedicare due minuti ad un documento che possa, in qualche modo, tranquillizzare i suoi concittadini. Questo è un passaggio obbligato per chi, per diversi anni, si è appoggiato al territorio in questione coinvolgendo e impegnando politicamente persone che, pur di seguirla, hanno compromesso equilibri familiari e profondi rapporti di sincera amicizia creando importanti fratture nella nostra comunità . Ci dedichi due minuti…ce li deve. Grazie

  • Mario Pudhu says:

    … Ma de bonu «che unisce gli schieramenti politici, nessuno escluso; imprese, associazioni di categoria, datoriali e sindacali; cultura; sport; università. In sintesi tutta la Sardegna» bi est giai chi semus a portessione preghendhe a Santa Italia pro su «principio d’insularità».
    E si Santu Parlamentu Italianu – Bontà Sua – agatat chimbe minutos pro iscríere in nella Costituzione della Repubblica Italiana chi «la Sardegna è un’isola» nois no amus a dèpere ispetare àteru pro l’ischire: nois, si che sighit a istare zente nell’isola, amus a ispetare solu preghendhe a portessione pro àteru a Santa Italia, e a sos Santos Taumaturgos e Patroni de totu sos colores, ma almeno si spera, tanto la speranza non muore, sempre istérridos a tapeto o nessi imbrenugados.
    E custu est solu «il principio»: pessamus cantu at a èssere bella sa fine!!! Su male fit chi a èssere ísula no aimus comintzadu ancora, nois Sardos! Antzis calicunu – candho si narat intelizéntzia! – nachi fimus «quasi un continente» e nois chi nono, nono: «Continente! Continente!» E si totu che istamus in Continente – fizos mannos e zovanedhos, babbos e mamas, àteros parentes, nonnos de batísimu e de crésima, bighinos e paesanos at a èssere craru chei su sole chi no semus prus isola.

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