L’Italia è un Paese pericoloso

Mentre il ministro Bonafede annunciava trionfante la politica delle manette agli evasori (chi accerta che una persona sia un evasore? La Guardia di Finanza? L’Agenzia delle Entrate? Come la si metterà in Sardegna, dove metà del contenzioso finisce poi a favore del contribuente, ne si arresta uno su due?) l’ex Procuratore della Repubblica di Roma pronunciava, in un aula della Luiss, queste drammatiche parole:
«Il problema è che in una società spaccata come la nostra, ormai frammentata da più punti di vista, per una serie di ragioni, la cronaca giudiziaria è un mezzo di lotta politica. Notizie che in Inghilterra, in Francia, in Germania o altrove – ha spiegato Pignatone – non verrebbero date, qui vengono cercate, gonfiate, inventate, o comunque date e valorizzate perché entrano in quel grandissimo frullatore della lotta politica».
È la più ferma e lineare denuncia della libertà di linciaggio vigente in Italia mai pronunciata prima.
Dinanzi a questa denuncia, così autorevole, un Governo normale si sarebbe normalmente interrogato.
Ma un Governo che fa degli arresti la sua politica, per di più un governo italiano, figlio di Manzoni, che dovrebbe dunque sapere che allora come oggi l’inasprimento delle pene, il tintinnio di manette oggi, l’odore della forca ieri, non ha mai reso, né ieri né oggi, un Paese migliore, come può sentire un singulto di cultura del diritto e della libertà? Un Governo che non restituisce i soldi dovuti alla Sardegna per sentenze reiterate della Corte Costituzionale, ovviamente provvede la galera per gli evasori sopra i 100.000 euro individuate dalle sue stesse strutture, ma non prevede l’arresto per il Presidente del Consiglio e per il Ministro del Bilancio che non adempiono per milioni di euro alle sentenze della Corte Costituzionale? Un Presidente del Consiglio e un Ministro della Giustizia che ignorano come se fosse carta straccia la lettera del Garante della Privacy sulla violazione dei diritti individuali prevista e sancita dalla nuova legge sulle intercettazioni, come può sentire la responsabilità della Giustizia giusta? Ovviamente se ne frega! E allora vien da dire che più grande della responsabilità di chi applica queste norme è quella di chi le concepisce. L’Italia è uno Stato che immobilizza gli accusati finché esso non ha concluso di pestarli, dopo, se si è rimasti vivi, consente la difesa.
L’Italia è il paese che ha eretto una statua a Giordano Bruno in Campo dei Fiori dove Giordano Bruno fu arso dall’Inquisizione, e lo ha fatto non per amore della Giustizia, ma in odio (peraltro più che giustificato) al potere temporale dei Papi. Non dunque contro lo spettacolo della morte offerto al popolo famelico di vittime e di boia, ma contro un altro potere, strumentalizzando la morte di un innocente.
L’Italia è un Paese pericoloso che non accetta di essere messo in discussione, che svela la sua natura sordida, condita dall’invidia e dal pregiudizio, solo alla fine e solo a chi è stato capace di resistergli a lungo. Chi ricorda più il linciaggio pubblico del sindaco di Roma Marino sugli scontrini? Nessuno, ma fu preso, maciullato, esibito alla gogna, buttato in un angolo e umiliato. È risultato innocente, nonché l’ultimo sindaco di Roma ad aver costruito soluzioni per una città oggi in balia di linciaggi morali e di rifiuti (né più né meno come la Sardegna che di giorno fa la differenziata e di notte riempie le discariche senza che nessuno si stracci le vesti). Questa è l’Italia: un paese pericoloso e ridanciano.

0 commenti su “L’Italia è un Paese pericoloso

  • Marco Meloni says:

    Un paese osceno, che non sarebbe mai dovuto essere nato. Che l’unica cosa di buono che potrebbe fare sarebbe sciogliersi nelle sue regioni e addio, certo senza alcun rimpianto.

  • Mario Pudhu says:

    S’Itàlia est su Bel Paese Menefrego.
    Ma sa peus cosa chi faghet àscamu (altrimenti detto schifo, voltastomaco, bombitadura) pro sas chistiones de sos Sardos e de sa Sardigna (e no solu!) est su Menefreghismo de totu sos “–istas” (prefissu: Menefregh–) totugantos a trivas de pare, a gara, a chie si podet prima e prus attaccare al tram e a totus sos tram de su Bel Menefrego in númene de ses dinaris de torracontu personale e de Bainnoromala, Sardigna!
    E neune tenet idea de cambiare! Inoghe totu su chi naschet est murrunzu, chèscia, pedidoria, prantu, isetu, murrunzu, chèscia, pedidoria, prantu, isetu, murrunzu, chèscia, pedidoria, prantu, isetu.
    Su solu aficu e seguresa e… impreu paret chi za amus a mòrrere su matessi fintzas murrunzendhe, pedindhe, pranghindhe e isetendhe.
    No importat e no contat nudha si tra “età della ragione” e morte bi est totu sa responsabbilidade e libbertade de totugantos e de donzunu fintzas de professione Menefrego.

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