Non si possono non dire due parole ulteriori. Come ha un pessimo sapore il caso dell’ufficiale della Guardia di Finanza che dismette oggi la sua divisa e domani viene assunto dall’azienda più grossa del territorio nel quale ha prestato servizio (cosa accaduta anche in Sardegna con l’unica accortezza del passaggio di qualche mese dalle dimissioni alla nuova assunzione); come ha un amarissimo sapore il procuratore della repubblica che dopo aver ricevuto informative su tutta la classe dirigente di un distretto si candidasse da un giorno all’altro a divenire, in quel distretto, il Presidente di Regione o giù di lì; oggi ha un sapore indicibile questa vicenda tutta sarda di passaggio in tempo reale dai ruoli di imparzialità ai ruoli di dipendenza diretta da una delle parti giudicate (…)

AAA: cercasi direttore generale per graduatoria capicondomini e viceversa

E così, fingendo di attingere da una platea omogenea, Solinas e la sua Giunta potranno continuare a nominare, evitando imbarazzanti confronti tra candidati, figure prive di competenza e autorevolezza, ma fedeli e prone ai desiderata dei grandi e piccoli poteri che prosperano sulle rendite parassitarie.

Sardisti cane e gatto

È accaduto che l’assessore ha disposto il ritiro dei cellulari del suo consulente (questa la lettera) e che il consulente gli abbia risposto in punta di diritto (questa la risposta) che i cellulari non erano affar suo, con in più una cifra stilistica che sembra dire:”Vedi di non esagerare, perché diversamente ti faccio nero”.

Giustizia: una voce sarda nel deserto

Poiché non voglio essere frainteso, io non so manco che faccia abbia il giudice Ornano, ho visto per la prima volta una sua fotografia ieri, sul giornale. Non l’ho mai incontrata né vorrei mai incontrarla!
In un paese moralista come l’Italia, cioè ipocrita e non giusto, il giudice Ornano dice con chiarezza due cose: 1) il nostro diritto è gravato da un eccesso di penalizzazione; 2) serve un’amnistia. Questi i passaggi decisivi sul tema (…)

Energia: ignobili propagande

All’inizio della legislatura, e per tutto il 2020, il giornalone turritano a caccia di lettori (e di acquirenti) ha dichiarato come imminente il tubone del gas, ricordate? Poi il gas si è volatilizzato, come era ampiamente prevedibile, ma un direttore che si rispetti e che non faccia solo sondaggi sbagliati di una volta e mezzo divulgati dieci giorni prima del voto, trova soluzioni. Ora il must della Nuova è la transizione green. (…) La verità è che la transizione ecologica in Sardegna porterà decine di migliaia di disoccupati perché la Giunta Solinas non si è preparata alla chiusura delle centrali termoelettriche e perché tutte le Giunte si sono fatte incantare dalle sirene di Enel e Terna, grandi nemici della Sardegna (…)

Ora i maddalenini si sono svegliati, ed è un fatto positivo, ma non hanno uno straccio di strategia se non quello di protestare e di chiedere la grazia.
Serve ben altro; serve pensiero, mobilitazione, impegno, serve un dissenso civile e civico che attivi anche le altre periferie, che collochi l’intera popolazione contro il governo regionale, che faccia sentire il peso dei numeri ai consiglieri regionali, che organizzi le azioni legali dei pazienti abbandonati.
Serve pensare come Ghandi non pensare di chiamare Quirico Sanna o Giagoni o Biancareddu (…)

Nizzi e Solinas devono trovare il coraggio di dire che hanno bocciato il Piano Mancini per ragioni politiche senza aver istruito niente di alternativo al punto che Olbia è, ad oggi, ancora protetta dalle sole misure di salvaguardia varate dal Comitato Istituzionale da me presieduto a fine 2015. Ma se Nizzi questa responsabilità politica se l’ha sempre assunta e oggi la attenua con questa fesseria della bocciatura ‘tecnica’, il Presidente della Regione da un po’ è ammutolito (…)

È un pensiero non capito in Italia perché maturato nelle periferie del mondo, ma molto comprensibile in Sardegna, terra centrale nella storia del Mediterraneo ma periferizzata da disegni politici contrari ai suoi interessi.
La traduzione è preceduta da una presentazione di mons. Corrado Melis, vescovo di Ozieri. Mi sembra un buon auspicio per sperare che i vertici della chiesa sarda leggano, capiscano e divulghino il pensiero del papa. A oggi mi sembrano sufficientemente presi da altre faccende.

Un consigliere regionale dovrebbe innanzi tutto spiegare dove e come certe decisioni vengono assunte. Questo è il dovere di chi fa politica: non eludere mai la domanda sui poteri. Chi fa che cosa e perché? (…) Ciò che un consigliere regionale sardo dovrebbe dire è: «Egregio Presidente del Consiglio della Repubblica italiana, da domani il Refresh lo facciamo noi sardi non Agea». Semplice, chiaro, motivato e risolutivo (…)

È una delle rare volte nelle quali una delibera ‘spinosa’ è presieduta dal Saponettissimo presidente, questa volta forse impossibilitato a sgusciare dalle situazioni difficili, ma comunque molto volpino/mazzonaro nel dispositivo della delibera (e questa è la prima lezione del manuale amministrativo di cui al titolo) che riassumo: si dà mandato «alla Direzione generale del Personale e Riforma della Regione di procedere alla verifica del possesso dei requisiti dichiarati dalla nominata in sede di partecipazione alla procedura».
Cominciamo a non farci prendere troppo per il cnaso (…)

Ieri abbiamo cominciato la nostra raccolta firme per i 6 referendum sulla Giustizia Giusta.
Lo abbiamo fatto senza fanfare e in forma distinta e nettamente separata dalle iniziative della Lega.
Il motivo è semplice: non abbiamo niente a che fare con la Lega (ancor più ora che ha firmato un manifesto nazionalista che è nettamente contrario all’idea dell’Europa delle nazioni e dei popoli e non degli stati nazionali ottocenteschi che abbiamo sempre preconizzato e voluto, e che prevede con impudenza una sorta di non ingerenza nella politica interna degli Stati, che è la stessa che ha permesso all’Europa di girarsi dall’altra parte quando in tanti stati europei sono stati violati i diritti civili più elementari, dal diritto alla libertà di espressione – vedi Ungheria – al diritto alla libertà tout court come accaduto in Catalogna).
Abbiamo stabilito il rapporto con il Comitato referendario attraverso il Partito Radicale.
Non ci interessa in alcun modo lucrare politicamente dai referendum: ci interessa riformare la Giustizia e con i Radicali lo facciamo volentieri per il loro costante impegno per i diritti di tutti, non solo per le proprie idee.
Anche altre forze politiche che condividono questo spirito civico stanno dialogando con noi. Ne daremo compiuta notizia (…)

Tuttavia, è interessante anche dar conto non di ‘chi’ sia stato nominato, ma di ‘come’.
Nella ricostruzione dei fatti fatta per testimonianze di protagonisti diretti, dopo una ridda di ipotesi e di scenari fornite da chi non c’era e inevitabilmente doveva far riferimento a brandelli di ricostruzione, ‘mi son fatto persuaso’ che più o meno i fatti sono andati così (…)
Questa storiella rivela chiaramente che le istituzioni sarde sono in balia di piccinerie, di equilibrismi, di assenza di visione (…)
Questa crisi strutturale della neopartitocrazia italiana può essere una grande occasione per i partiti sardi dotati di pensiero, di visione, di resistenza e di volontà. È possibile far nascere una grande area federata e federalista, dove convivano ispirazioni e valori diversi, ma nella quale sia chiaro il riconoscimento degli interessi nazionali dei sardi (…)