Giunta: è colpa vostra

Mi domando se sia chiaro a tutti coloro che hanno partecipato a quell’incontro – anche se virtuale – che la responsabilità di non aver evitato un disastro annunciato non gode di proprietà transitiva. (…) Ci sono regole fisse nel dialogo politico. Non può non iniziare da un atto di dolore, dall’ammissione di colpa, dall’abbandono delle arroganze e dalla rimozione degli incapaci e dei responsabili. Le Istituzioni democratiche non sono il giardino di casa propria, dove si decide chi invitare al barbecue, sono la sede della sovranità popolare dove si fa il bene comune, e tutto va pensato nell’interesse generale. Questo anche oggi, dove tutto è virtuale…

Si ripete la litania della troppa burocrazia. Niente di più falso. In questi anni i pubblici uffici sono stati scientificamente indeboliti, privati di competenze e di competenti, dilatati da assunzioni clientelari, affidati a dirigenti scelti per amicizia. Ora che tutti hanno bisogno di un “pubblico” che funziona si inizia a piangere sul latte versato. Mentre si continua a discriminare professionalità riconosciute per ragioni di appartenenza “partitica”…

Quel dibattito, così ampio e invasivo in tutti i media nazionali, poteva essere condotto con razionalità affrontando, nell’interesse comune, un ragionamento sulla necessità del potenziamento della risposta sanitaria, soprattutto quella territoriale, della organizzazione migliore dei servizi, anche qualificando l’offerta turistica sul fronte dell’attenzione e della sicurezza. Invece si sono alimentati fiumi di parole prive di fondamento scientifico, pieni però di toni minacciosi e discriminatori. Come se fossimo governati da una schiera inesauribile di sceriffi-bulli (…)

Una selva di migliaia di regole e prescrizioni, anche di dettaglio, reiterate più volte e più volte corrette, affidate ad una burocrazia debilitata e deresponsabilizzata, in molti casi selezionata opportunisticamente e infiltrata, con presunzione salvifica, dall’esterno. Questo in generale. In Sardegna va peggio per il fatto che l’azione delle strutture perde di incisività, assoggettate, come sono, all’asfissiante controllo politico (…)

Dire che tutto “andrà bene” non è ottimismo, è retorica dell’esagerazione. La Regione è precipitata in uno stato di torpore comatoso, priva di idee e impacciata nei movimenti, subalterna nella volontà, senza capacità organizzativa e operativa […]

Dobbiamo chiederci quanto abbiano pesato e pesino sulla salute le pratiche di costruzione del consenso elettorale attraverso il controllo delle strutture sanitarie, le dinamiche che – ancora – privilegiano la partita delle nomine rispetto a quella della sicurezza dei pazienti e del personale sanitario, medici, infermieri, OSS. Quanto sia venuta fuori implacabile questa verità, – per esempio nella nostra isola – e come sia disordinata e colpevole la risposta alla giusta pretesa di sapere (…)

Ho letto l’analisi di Raffaele Paci, le osservazioni e le raccomandazioni sull’intervento finanziario anti-crisi epidemica della Regione. Condivido e non ripeto. Sono osservazioni che dovrebbero appartenere all’abc degli amministratori e dirigenti della Regione, anche in questi tempi di oggettivo declino. Sento, però, doveroso esprimere, ancora una volta, la preoccupazione sulle conseguenze che questa patologia e le misure adottate per contenerla hanno già determinato e determineranno nella vita di tutti noi (…)

Per noi, in Sardegna, vale la preoccupazione di una Regione affidata a strutture dirette da persone scelte su base “fiduciaria” dalla Giunta, e non in relazione ai curricula delle esperienze e delle competenze, maturate e certificate, lo stato precario degli uffici. Soprattutto non è stato utile esaltare il “modello Italia”. Sbagliatissimo farlo, in queste ore, per il c.d. “modello Sardegna”, nonostante le critiche che sono state avanzate, in modo documentato, dagli operatori sanitari e dalle loro organizzazioni professionali. La sfiducia generale di cui gode l’assessore regionale della sanità (…)

In ultimo, la massa di norme e dei provvedimenti attuativi che seguiranno nei prossimi giorni, settimane e mesi, richiedono interpretazioni operative omogenee e capacità organizzative elevate, in assenza delle quali si produrrà una paralisi amministrativa assai pericolosa per la tenuta del sistema sanitario, sociale ed economico isolano. Tanto più in considerazione della fiacchezza della struttura organizzativa della Regione, indebolita da una immotivata e strumentale ridefinizione burocratica post-elettorale delle responsabilità e delle funzioni.

Coronavirus: Regione lenta

Se il virus ha un’incubazione, prevista, di 14 giorni, se il virus viaggia attraverso le persone, se contenere il virus significa imporre a ciascuno di noi una vita “ritirata” per alcune settimane, se questo è necessario per non rischiare la crisi del sistema sanitario, soprattutto delle strutture destinate all’emergenza urgenza e agli interventi di terapia […]