Perché non si dica che non si era detto

In queste ore bisogna usare parole chiare. Perché tutto ciò che succede è molto complicato da capire, molto rischioso da affrontare. La prima considerazione riguarda la gestione dell’emergenza che, come in ogni situazione simile, richiede competenze ed esperienze, grande professionalità sul fronte scientifico e qualità su quello politico di governo. Coraggio e altruismo. Doti da tempo sacrificate sull’altare delle convenienze, quelle che hanno prodotto superficialità e qualunquismo, disseminato in posti chiave persone inventate e amici del potere.

Altra considerazione. I nostri difetti non possono essere nascosti dall’appello a non far polemiche (comunque) – la sanità pubblica, i medici e il personale ospedaliero e dei pronto soccorso, dei reparti più delicati come quelli di  terapia intensiva, per anni hanno subito il linciaggio mediatico e giudiziario della c.d. “mala sanità”, che non ha fatto differenze tra chi si è reso colpevole di negligenze (pochi) e chi invece si è spaccato la schiena in turni insostenibili, dando tutto se stesso per chi aveva bisogno (tantissimi, la stragrande maggioranza). Questo per fare memoria, domani, e anche dopo domani.

Repubblica ci informa che «Ogni anno in Italia si aprono 35.600 nuove azioni legali, mentre ne giacciono 300 mila nei tribunali contro medici e strutture sanitarie pubbliche». Cause che nella maggior parte dei casi si traducono in un nulla di fatto, considerando che «il 95% nel penale e il 70% nel civile si concludono con il proscioglimento» …  A preoccupare sono anche i costi del fenomeno per lo Stato, legati al “buco nero” della medicina difensiva, che arrivano a sfiorare i 12 miliardi di euro all’anno (11,87 mld nel 2018): 1 miliardo al mese, 1.543 euro a persona l’anno …i contenziosi sono in buona parte attivati nelle regioni del Sud e nelle Isole (44,5%)» … L’area professionale a maggior rischio è la chirurgia con il 45,1% dei sinistri. Oggi chiediamoci quanto siano pesanti quei quasi 12 miliardi l’anno – in una situazione di crisi sanitaria come questa … Quanto si sia stati indulgenti verso il fenomeno speculativo della denuncia facile .

In queste ore, ho cercato di individuare e leggere i provvedimenti emanati, con cadenza quotidiana, dalle autorità governative nazionali e da quelle della Regione.  Cosa particolarmente difficile, anche per uno avvezzo a muoversi dentro il terreno delle nuove normative.

Ad una prima osservazione appare evidente la dimensione, ampia, e la cadenza dei provvedimenti adottati, quasi quotidiana. Un continuo divenire in relazione al processo di adattamento delle decisioni ad una realtà in movimento. Un movimento, che attiene alla diffusione, anche territoriale, del virus, e alle conseguenze sociali ed economiche degli effetti delle misure di contenimento del contagio che investono persone, famiglie e intere comunità.

Una seconda osservazione riguarda il fatto che la maggior parte dei provvedimenti normativi sono emanati dal Governo, tipico delle determinazioni accelerate e centralistiche, alcune volte ratificati dal Parlamento. La produzione normativa regionale è semplicemente applicativa, allo stato quasi irrilevante sul piano degli interventi emergenziali. Questo è elemento preoccupante, soprattutto sul piano organizzativo della risposta sanitaria e socio/assistenziale. Perché, alla luce delle esperienze più critiche, nazionali ed internazionali, andrebbero poste in essere misure preventive di strutturazione degli spazi ospedalieri e delle attrezzature terapeutiche necessarie a gestire il c.d. “picco”. Le Aziende Sanitarie sono competenza della Regione.

In ultimo, la massa di norme e dei provvedimenti attuativi che seguiranno nei prossimi giorni, settimane e mesi, richiedono interpretazioni operative omogenee e capacità organizzative elevate, in assenza delle quali si produrrà una paralisi amministrativa assai pericolosa per la tenuta del sistema sanitario, sociale ed economico isolano. Tanto più in considerazione della fiacchezza della struttura organizzativa della Regione, indebolita da una immotivata e strumentale ridefinizione burocratica post-elettorale delle responsabilità e delle funzioni.

 

0 commenti su “Perché non si dica che non si era detto

  • non sono un eroe ma sono uno di quelli che non possono restare a casa dato che lavoro in sanità.sono anche uno che fino alllo scoppiare di questo casino non vedeva l’ora di ritirarsi non foss’altro per tutti i bocconi amari subiti,letti e visti in innumerevoli articoli ,programmi e shows televisivi e non foss’altro per quelle 10-15 notti al mese di pronta disponibilità fatti fino a poco tempo fa per la somma di 20 (si avete letto bene) euro lordi per 12 ore di pronta disponibilità (mi correggo o meglio preciso se la notte è festiva sono circa 30 euro).Non sono un eroe ma non sono neanche fesso e mi incazzo ancora quando subito dopo gli accurati complimenti ai miei colleghi sul FRONTE le tv mandano ancora in onda spot che spingono alle denunce contro i medici tenendo bene a precisare che se non vi sarà risarcimento nulla e dovuto a chi patrocina la causa e mi fanno ancora piu schifo quelli che continuano ancora a frequentare i ps per motivi a dir poco banali ma che son pronti a dire che se per caso succede qualcosa( cosa dovrebbe succedere ? essere contagiati a proposito? ) denuncia tutti.
    Tutto questo pandemonio passerà prima o poi e quelli (e non parlo solo del popolino) che adesso osannano e chiamano angeli il personale SSN, state tranquilli ,hanno in serbo oceani di fango in cui far piombare gli stessi angeli.
    scusate lo sfogo

  • È importante ricordare che la competenza sulla Sanità è esclusivamente regionale. Apprendere che gli ospedali non hanno tamponi e mascherine e dare la colpa alla protezione civile è rivoltante.
    Apprendere altresì che le mascherine vengono prodotte in Sardegna e fare assurgere ad azione geniale il blocco di quanto correttamente ordinato da una farmacia di Genova è vergognoso.

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