Di chi sono le nostre città? Con una postilla per i catastrofisti
di Paolo Maninchedda
Un modo per essere inclusivi è quello di essere adeguati, di far sentire la presenza di una visione non solo sui grandi progetti, ma sull’insieme delle piccole cose che cambiano la qualità della vita. Se l’ordinarietà funziona, la straordinarietà è più apprezzata. Il contrario non funziona. Anzi, spesso la realizzazione di grandi opere simboliche in aree disagiate è solo l’avviso di sfratto per i poveri, non certo l’avviso della soluzione dei loro problemi.
