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Latte: soldi investiti e soldi sprecati

Posted on 3 Aprile 20173 Aprile 2017 By Paolo Maninchedda

di Paolo Maninchedda
Posto che oggi abbiamo la luminosa notizia sanitaria, secondo la quale l’imperatore Moirano ha assicurato lo sblocco delle assunzioni a Nuoro (nessuno che abbia il coraggio di chiedere a sua Maestà, che ancora deve dimostrare di possedere i requisiti di eccellenza extra sarda che gli hanno consentito di conquistare la corona, se e come il piano dei risparmi che sta programmando non stia incidendo sul livello dei servizi – Sassari e Nuoro sono già scoppiate, a breve salta per aria Oristano) e posto anche che tanto è inutile occuparsi della tragedia finanziaria della sanità perché sembra ineluttabile che ci si vada a rompere la testa fino a spappolarsela, occupiamoci di altro. Occupiamoci di latte.
Non ho ancora potuto leggere la forma assunta dopo il dibattito in Aula dall’articolo della finanziaria che stanzia i 14 milioni di euro per rafforzare la misura indigenti, ossia il ritiro delle eccedenze del formaggio pecorino romano. Non mi stupì che la prima versione dell’emendamento avesse trovato tutti concordi i dirigenti dell’amministrazione regionale: era talmente complicato da destare la certezza che i soldi non si sarebbero spesi. Ma poniamo che il testo sia stato migliorato e che i soldi siano spendibili e ottengano l’effetto desiderato: l’aumento del prezzo del latte e quindi del reddito dei produttori (continua)

Agricoltura, Economia, Lavoro e impresa, Politica, Sanità

E adesso, chi sono gli addormentati?

Posted on 30 Marzo 201730 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda 1 commento su E adesso, chi sono gli addormentati?

di Paolo Maninchedda
Io non ricordo a memoria che ci sia mai stata una Giunta che abbia registrato a poco più della metà del suo mandato un incremento del 14% dei posti di lavoro, registrato a gennaio. A gennaio dico, non nei trimestri delle stagioni turistiche: a gennaio.
Non ricordo neanche un’altra Giunta che abbia visto registrare, come invece è accaduto a questa Giunta, un incremento del 20% delle cessazioni dei contratti a tempo determinato e una diminuzione delle cessazioni dei contratti a tempo indeterminato del 10%.
Ignazio Ganga ha ragione di essere prudente e di volere aspettare conferme, ma il dato è lì a dire che evidentemente la Giunta “drummida” di cui tanti parlano, non è poi proprio così “drummida”. Se anche vogliamo interpretare questi dati come sintomi e non come dati strutturali, essi non vogliono dire che manca una politica dello sviluppo, ma che una politica dello sviluppo comincia a dare i suoi frutti. Tutto il retoricume autonomista degli anni passati; tutta l’autocelebrazione di alcune scelte di governo, attraverso anche megafoni universitari, non può annoverare sintomi di ripresa di questo tipo. Questa Giunta ha il difetto di non sapere raccontare ciò che fa; però è meglio essere pessimi parolai ma efficienti amministratori, che eccellenti incantatori di serpenti che addormentano il popolo con le sinuosità delle proprie menzogne.
Qui se c’è qualcuno “drummidu” è chi è fermo nel fare politica ai soliti sistemi italici: interdizione, malevolenza, maldicenza, conservazione, dissipazione, distribuzioni a pioggia e quant’altro. Il cancro morale della vecchia politica animata dall’odio, dall’ignoranza e dal parassitismo di classi dirigenti che senza politica sarebbero senza mestiere, è sempre lì pronto ad aggredire ogni nobiltà come la ruggine sui metalli.

Economia, Informazione, Lavoro e impresa, Politica, Sanità

La bancarotta premeditata delle Province

Posted on 29 Marzo 201729 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda

di Mariano Meloni
Noam Chomsky, uno dei maggiori linguisti viventi, nei suoi scritti esplicita la strategia utilizzata per privatizzare i servizi pubblici: «Questa è la tecnica standard per la privatizzazione: togli i fondi, assicurati che le cose non funzionino, fai arrabbiare la gente, e lo consegnerai al capitale privato». Tale strategia può essere modificata, senza peraltro snaturarne l’idea base: togli i fondi, assicurati che le cose non funzionino, fai arrabbiare la gente, e potrai abolire l’ente pubblico.
Questo mi pare sia accaduto alle province italiane negli ultimi tempi e meno male che il referendum per la loro abolizione riguardava anche altri aspetti, sia costituzionali che politici, altrimenti sono convinto che l’applicazione di questa strategia sarebbe stata definitiva.

Amministrazione, Economia, Enti, Informazione, Politica

Il Governo italiano scritturato per Alice in Wonderland

Posted on 28 Marzo 201728 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda
Il Governo italiano scritturato per Alice in Wonderland

di Paolo Maninchedda
Alice nel paese delle meraviglie! Ho pensato a lei quando ho sentito Debora Serracchiani dichiarare ai microfoni dei Tg italiani che, udite udite, le regole del pareggio di bilancio varate dai parlamenti italiani negli ultimi cinque anni sono incompatibili con la politica degli investimenti.
E buongiorno!
Ma quando lo dicevamo noi che l’applicazione del Decreto Legislativo 118 del 2011 sarebbe stata un massacro per le politiche di investimento, tutti a dire che le regole per l’equilibrio di bilancio erano la panacea di tutti i mali. Come al solito l’Italia vive di moralismi: prima bisboccia e se ne fotte di tutto e di tutti, poi si pente e alza a tal punto l’asticella del dovere da indurre tutti a passarci sotto.
Ma la cosa più assurda è dichiarare queste cose e far finta di non sapere (non ce l’ho con la Serracchianni, ce l’ho col sistema politico italiano che è privo di senso morale, di serietà, di spirito di sacrificio) che il famoso 118 ha una chiara funzione: impedire l’uscita di denaro dalle casse dello Stato. Perché? Perché non c’è un soldo, questa è la verità.
Il decreto legislativo 118 è stato varato dal governo Berlusconi come foglia di fico sulla finanza dissestata della Repubblica italiana. Erano i mesi che precedevano il varo del Governo Monti; lo spread era l’incubo dei risparmiatori italiani. Ovviamente il campione dei gaudenti varò la norma, secondo i costumi italici, degna del migliore dei priori trappisti. Comuni e Regioni per realizzare un’opera pubblica o comunque un investimento in conto capitale da quel moneto in poi devono fare salti mortali. (…)
È in questo quadro che va letta anche la dichiarazione imbarazzata di Gentiloni sulle richieste di Paci dell’apertura di un tavolo Sardegna sugli accantonamenti. Il fatto che se ne parlerà già prima di Pasqua non depone a favore della resurrezione dell’onestà intellettuale dello Stato italiano.
La Sardegna ha ragione da vendere e lo sa benissimo.
Il furto di Stato sugli accantonamenti vale, dal 2012 al 2016 2 miliardi 644 milioni.

Economia, Indipendenza, Politica, Stato sardo

In Italia o è bianco o è nero, mai che ci sia un interesse al colore vero

Posted on 27 Marzo 201712 Maggio 2022 By Paolo Maninchedda
In Italia o è bianco o è nero, mai che ci sia un interesse al colore vero

di Paolo Maninchedda
‘La grande ignoranza‘, non ‘La grande bellezza‘, questo è il miglior titolo per l’Italia.
Abbiamo dovuto sorbirci un triduo europeo fatto con toni, contenuti e metodi tutt’altro che europei e occidentali. Abbiamo avuto cronache, analisi e sermoni senza contraddittorio ispirati alla concezione del potere e dell’individuo tipici dell’est del mondo, tipici di quell’oriente che non capisce il liberalismo e il libertarismo (lo chiamo così, ma il suo vero nome è ‘libertinismo’, purtoppo questo nome è stato massacrato da tutti i moralismi e degradato a dissolutezza sessuale, ma in origine non era così) europei.
Come al solito, in Italia o è bianco o è nero, mai che ci sia un interesse al colore vero. (…) Nessuno, dico nessuno, che abbia posto il problema principe in Europa, costitutivo della nostra cultura: come rafforzare le libertà individuali e rendere efficienti gli Stati? La strada è l’educazione, è la cultura, ossia la coerenza dei comportamenti e delle scelte non indotte da una burocrazia posta a presidiare un ordinamento giuridico pesantissimo e opprimente, ma determinate da comuni valori, da comuni convinzioni.
Tuttavia, in questi tre giorni, i sardi hanno potuto vedere plasticamente come l’Europa può essere anche la patria della loro sovranità: Malta presiede il Consiglio dell’UE fino al giugno 2017. Non è una questione di dimensioni, ma di diritti.

Europa, Indipendenza, Politica

Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo

Posted on 24 Marzo 201724 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda 1 commento su Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo

di Paolo Maninchedda
In un liceo di Olbia si è svolto un incontro sulle servitù militari in Sardegna, presente il presidente della Commissione parlamentare sull’uranio impoverito Giampiero Scanu. Tre senatori di Forza Italia, e cioè: Maurizio Gasparri, Bruno Licata e, ahimé, il sardo Emilio Floris, hanno presentato un’interrogazione in Senato per chiedere al Governo «se non ritenga opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto».
Questo evento ha due risvolti: uno culturale e l’altro politico.
Culturalmente occorre chiedersi che idea si ha della scuola.
Se la scuola statale fosse obbligata a celebrare lo Stato e le sue articolazioni, verrebbe confermata la tesi di chi sostiene che l’ombra del misticismo istituzionale di Giovanni Gentile è ancora attivo. (…) Politicamente i tre senatori lanciano un sasso nello stagno che riguarda soprattutto noi indipendentisti.
L’accusa è lì, neanche velata, è diretta, con la mascella in fuori: separatisti.
L’accusa di separatismo è un punto di vista relativo spacciato per assoluto. È il punto di vista di Roma che sin dai tempi del Risorgimento ha strutturato l’ideologia dell’unità della Repubblica su quella del corpo mistico della Chiesa. (…) Bisogna rifiutare ideologicamente e smentire praticamente che gli indipendentisti siano estremisti. Bisogna spostare il variegato mondo progressista da posizioni unitariste e/o autonomiste a posizioni quanto meno federaliste per poi arrivare a posizioni indipendentiste condivise. (…) Noi abbiamo una prateria davanti: dobbiamo togliere la paura della piena e sovrana responsabilità all’area progressista sarda. Fatto questo, il futuro è nostro.

Cultura, Indipendenza, Politica, Stato sardo

Sermonellosi in aumento, Arru non trova i vaccini

Posted on 23 Marzo 201723 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda 1 commento su Sermonellosi in aumento, Arru non trova i vaccini

di Paolo Maninchedda
Inutile, totalmente inutile cercare la verità sui giornali. Questa malattia della sermonellosi ormai ha colpito tutti ed è associata alla scrupolopenia.
In sostanza, l’urgenza di dire qualcosa porta a sermonellare sulle balle (vedi le bombe a Olbia oggi sulla Nuova); il fastidio dei fatti (noto in medicina con il nome ‘E mi viene un malumore‘ ogni volta che la Regione raggiunge un risultato) porta la notizia di Capoterra a pagina 26 dell’Unione Sarda (….)

Informazione, Infrastrutture, Lavoro e impresa, Politica

Prefetti, stadi e lavori pubblici. Post scriptum: avviata la procedura di aggiornamento del prezziario regionale

Posted on 21 Marzo 201721 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda

di Paolo Maninchedda
Era il 14 marzo quando comunicai alla Giunta regionale che gli uffici del Genio Civile non avevano ricevuto ancora i progetti dello stadio provvisorio del Sant’Elia di Cagliari.
Oggi L’Unione Sarda ricorda che i tempi per l’approvazione dei progetti e l’inizio dei lavori sono, a detta della società, molto stretti, addirittura si parla del 9 aprile, e che la società sarebbe allarmata dal fatto che la stampa abbia dato notizia della mia comunicazione alla Giunta.
Io e i dirigenti del mio assessorato abbiamo già vissuto questa situazione, quando il Cagliari di Cellino doveva tornare a giocare al Sant’Elia e venimmo convocati dall’allora prefetto, il mitico dott. Giuffrida, col quale ci scorticammo un po’ su due temi: lo stadio, appunto, e la SS 131 (ritenuta dal comitato per l’ordine pubblico di allora non pericolosa, benché interrotta al km 40, dove poco dopo si ebbe una delle più spettacolari rapine ai portavalori che la storia del crimine sardo ricordi). Nessuno vuole rallentare alcunché. Però non si può pretendere, in questa materia, che si mettano i timbri in fretta e a occhi chiusi.
Seconda e ultima notizia: finalmente siamo riusciti ad avviare le procedure per l’aggiornamento del prezziario regionale. Ecco il link.

Infrastrutture, Lavoro e impresa, Politica

E ci risiamo con le balle d’acqua

Posted on 15 Marzo 201715 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda 1 commento su E ci risiamo con le balle d’acqua

di Paolo Maninchedda
Oggi leggo l’ennesimo articolo dell’Unione Sarda sulle riserve idriche della Sardegna, fondato unilateralmente sul punto di vista di alcuni rappresentanti della Coldiretti e sulle dichiarazioni di alcuni presidenti di Consorzi di Bonifica.
Sentire il Distretto idrografico? Ma quando mai!
Sentire l’Enas? Ma no, assolutamente no, e se per caso li si sente, sempre il giorno dopo, in replica confermante confermata, manipolante manipolata. (…)Poi ci sono gli irresponsabili; gli irresponsabili sono quelli che vorrebbero che i dirigenti regionali dell’Enas invasassero acqua nella diga di Maccheronis oltre il limite stabilito dall’Ufficio dighe. Su Maccheronis questa gente sta giocando col fuoco e con la pazienza delle persone.
Poi ci sono le pessime abitudini di utilizzo dell’acqua nei campi come la si utilizzava secoli fa. Poi ci sono i prezzi da pagare per la follia delle energie rinnovabili fatte con le biomasse coltivate in irriguo, con consumi idrici paurosi.

Informazione, Infrastrutture, Politica

Oristano: nuovi progetti contro vecchi nomi e vecchie abitudini

Posted on 14 Marzo 201714 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda 1 commento su Oristano: nuovi progetti contro vecchi nomi e vecchie abitudini
Oristano: nuovi progetti contro vecchi nomi e vecchie abitudini

di Augusto Cherchi
I giornali a Oristano non distribuiscono informazione, ma sussurri di corridoio e facili giudizi da bar; non di quelli innocui, però, piuttosto di quelli inoculati direttamente nelle vene degli elettori, quelli costruiti da una parte politica contro l’altra e veicolati come giudizi terzi e imparziali. Si parla di noi ma non c’è un giornalista che chiami noi direttamente per sapere che cosa pensiamo. Io capisco che ci si tema perché stiamo facendo una lista tutta di persone per bene, nuove, attive, pacifiche. Capisco che si voglia un po’ sporcare la nostra immagine, ma noi ci togliamo di dosso la fuliggine che gli altri ci sparano contro e andiamo avanti. Mai siamo stati e saremo fermati dalle maldicenze o dall’ignoranza politica.
(…) Se si vuole che Oristano vada a elezioni con lo schema italiano classico, Centrodestra, contro Centrosinistra, contro Cinquestelle e contro Martinez, ci si chieda quale Oristano si immagina di costruire dopo, su quali presupposti, per quali orizzonti di sviluppo, di lavoro e di educazione. Io non so se ci si renda conto di quanto la gente sia satura di cose già viste, di piccole battaglie inutili, di beghe personali, di odi inestinguibili, di veti incomprensibili, tutti giocati sulla pelle di una città che ha bisogno di girare pagina, di sciogliere i vecchi eserciti e di fondare un’età operosa e non fondata sugli scontri di un passato ormai sterile.

Elezioni, Indipendenza, Informazione, Oristano, Politica

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