Le banche e i morti

7 dicembre 2013 08:451 commentoViews: 146

bancaIeri si è suicidato un imprenditore. Io crollo interiormente quando un uomo si suicida. Mi sembra di vedere il buio di disperazione che lo ha prima avviluppato e poi inghiottito. La nostra mente è una macchina terribile, capace di prefigurare luminosi destini o terribili inferni. Ci fa vedere come reali cose che non esistono. Ci trascina dentro di sé come le sirene seducenti volevano trascinare nel mare Ulisse e i suoi compagni. C’è un buco nero nell’universo che seduce per la morte e bisogna sapersene difendere.
Ciò che mi fa rabbia è che questa disperazione poteva essere evitata da un diverso sistema creditizio. Vedere oggi il Sole 24 ore dare la notizia secondo cui le banche italiane si sono rafforzate al punto da avere sufficienti buffers (tamponi) per reggere anche eventuali altre crisi e coniugare questa notizia con ciò che sappiamo della fase espansiva americana dove, guarda a caso, il credito alle imprese e alle famiglie è ripartito, mi fa impazzire. Qui le banche si salvano trasferendo nel risparmio privato il rischio derivati (i banchieri si sono disfatti di un miliardo di euro di derivati) e non prestando denaro alle famiglie e alle imprese; lì le banche si salvano facendo ripartire famiglie, imprese e consumi.
Ciò che dobbiamo fare è fare politica diversamente. Bisogna mandare in consiglio regionale i giovani e i più esperti, invece, si devono dedicare a organizzare reti mutualistiche nel settore della sanità, dell’istruzione, del credito. Dobbiamo fare come per l’alluvione: dobbiamo trasformare la coesione sociale da episodica a sistemica.
Serve un nuovo monachesimo laico; serve bandire la vanità della politica che, credetemi, è tanta. Servono persone capaci che organizzino disinteressatamente altre persone per istruire meglio e di più, per dare valore al denaro, per migliorare il rendimento dei patrimoni, per generare ricchezza e lavoro.

1 Commento

  • Perché sopratutto in Sardegna si pone la necessità di avere una Moneta Complementare Regionale ?
    Cominciamo col dire che anche la nostra economia è basata sulla Monete/Debito, con tutte le implicazioni che questo tipo di valuta comporta. L’euro infatti ha portato: indebitamento di massa, difficoltà di accesso al credito per famiglie ed imprese, scarsa liquidità nel sistema economico e produttivo, tassi di insolvenza altissimi e recessione economica strisciante.
    Per questa serie di motivi è palese che in questo Sistema monetario è matematicamente impossibile nella totalità dei casi onorare il debito contratto col sistema bancario. Ne consegue che per le tante persone ed aziende che riescono ad estinguere il proprio debito, obbligatoriamente altrettante devono fallire e troppo spesso i fallimenti portano al suicidio per disperazione dei soggetti fragili ed economicamente più esposti.
    Purtroppo decine di casi anche fra gli imprenditori e le famiglie in Sardegna ci danno la misura del dramma che stiamo vivendo.

    Non dimentichiamo che il debito pubblico, imposto con la frode da banchieri e politici collusi, è una grande truffa ai danni del popolo italiano e quindi anche del Popolo Sardo ed è stato inventato solo per fare arricchire i proprietari della Banca D’Italia e della BCE.
    In conseguenza di ciò, sopratutto in Sardegna, attraversiamo una crisi economica spaventosa ed irreversibile e che peggiorerà di molto nei prossimi mesi ed anni. Assistiamo impotenti al fatto che mediamente chiudono 27 aziende ogni giorno, la disoccupazione giovanile nella nostra isola supera il 40% e le famiglie stentano ad arrivare al 20 di ogni mese.
    Queste non sono favole ma la cruda realtà di una Sardegna sfruttata, depredata, colonizzata e devastata da speculatori finanziari senza scrupoli nonchè dall’occupazione militare invasiva in termini di “servitù” da parte di eserciti stranieri e italiani che ormai occupano impunemente un terzo del nostro territorio per scopi bellici o sperimentali a dir poco discutibili e comunque in contrasto con la volontà delle popolazioni civili della nostra Isola. Il tutto avallato e consentito dal servilismo di una classe politica sarda incapace e corrotta ai limiti della decenza.
    Forse una Sardegna povera, disperata e indebitata fa comodo a qualcuno e forse l’Indipendenza politica e monetaria sarebbe la soluzione ai nostri mali endemici.

    Ma torniamo alla nostra moneta.

    Un’economia sana non dovrebbe essere basata su una Moneta/Debito ma su una Moneta a Credito.
    Attualmente il valore di scambio della moneta si basa esclusivamente su una convenzione legale dello Stato, tale convenzione viene peraltro “imposta” dallo stesso in maniera forzosa ai cittadini, inoltre l’emissione di moneta risulta ormai completamente svincolata dal possesso o esistenza a garanzia di riserve d’oro o di altre valute di qualsiasi tipo.
    Benché siano solamente i cittadini a dare valore alla moneta corrente, accettandola come mezzo generalizzato di pagamento, sono però le banche, solitamente private, a trarre vantaggio dalla differenza tra il valore di stampa delle banconote (pochi centesimi di euro) e il loro valore facciale (cosiddetto reddito da “signoraggio”).
    Da molto tempo infatti lo Stato ha rinunciato misteriosamente alla possibilità di battere e creare nuova moneta, “delegando” questo compito alle banche centrali per quanto riguarda le banconote e alle banche commerciali per quanto riguarda la moneta creditizia o “virtuale” (aperture di credito, fidi, assegni, carte di credito etc.).
    Il denaro, quindi, viene creato dal nulla dal sistema bancario privato, a fronte di costi di produzione irrisori e nasce come proprietà privata delle banche e come corrispondente “debito” per l’intera collettività, in quanto viene “prestato al valore facciale” allo Stato e ai singoli cittadini al tasso d’interesse stabilito dalle banche medesime.
    L’introduzione di una moneta Complementare all’Euro punta a correggere almeno in parte questa incredibile stortura, causa di impoverimento collettivo e di enorme indebitamento pubblico e, di conseguenza, stagnazione economica e rarefazione monetaria.
    In conclusione, o troviamo il modo di ridare “liquidità” al nostro sistema economico e produttivo oppure il destino delle nostre imprese è segnato in direzione di un grande e generale disfacimento. Ecco perché ritengo sia necessario per la Sardegna l’introduzione di una moneta complementare a carattere regionale.

    Ma vediamo subito quali sarebbero i vantaggi derivanti dall’introduzione di una moneta locale:
    -Parziale restituzione ai cittadini del potere d’acquisto agli stessi sottratto dal “signoraggio” bancario al momento dell’emissione del denaro, attraverso l’istituzione del “reddito di cittadinanza”;
    -Sostegno a favore dello sviluppo del commercio, dell’artigianato e delle altre attività produttive locali, con positive ricadute sull’occupazione;
    -Aumento della liquidità e della generale ricchezza a livello locale;
    -Rafforzamento dell’identità locale;
    -Possibilità di attenuazione degli effetti delle fasi di recessione economica a livello nazionale e internazionale;
    -Possibilità di concedere prestiti e finanziamenti a tasso d’interesse zero con il coinvolgimento di una banca o di una società finanziaria locale, eventualmente controllata o partecipata dal Comune o dalla Regione.

    Quindi è per questi motivi che ritengo opportuno indicare quale dovrebbe essere uno dei punti qualificanti di una azione politica che si rispetti del Consiglio regionale della Sardegna:
    “Proposta di un provvedimento normativo per consentire alla Sardegna di stampare una propria moneta complementare all’Euro, che circolerà all’ interno del proprio territorio, al fine di riattivare gli scambi interni e, conseguentemente, il ciclo economico locale, sofferente di una grave contrazione dovuta alla carenza del servizio del credito. La circolazione della moneta sarda sarà congeniale anche al superamento degli svantaggi competitivi che le piccole attività economiche della Sardegna hanno nei confronti delle grandi aziende provenienti da altri territori, che hanno un servizio del credito dimensionato in termini di qualità e quantità al loro business.”
    Quindi, partendo dall’introduzione del “Reale” come moneta complementare all’euro, questa precisa proposta politica dovrebbe diventare patrimonio comune della nuova classe politica sarda, al di là dei vari schieramenti, se davvero si vorrà impegnare concretamente per ridare alla Nazione Sarda una prospettiva di Sovranità politica e soprattutto “monetaria”.
    Mi preme ancora ricordare anche che la Moneta complementare, diversamente dall’euro, non crea alcun tipo di debito pubblico, quindi non indebita i cittadini e non è gravata da interessi, inoltre con l’utilizzo della valuta regionale si potranno finanziare e realizzare opere di pubblica utilità con la partecipazione attiva della popolazione e delle imprese locali.
    Si porrà finalmente un freno al dilagare dei grossi centri commerciali che drenando euro verso i mercati esteri, impoveriscono inesorabilmente l’economia locale mettendo in difficoltà i piccoli esercizi commerciali creando ulteriore disoccupazione nel settore. Infine, per dissipare ogni dubbio o preoccupazione sul piano giuridico possiamo affermare che la Moneta Complementare Regionale risulta essere perfettamente legale sia sul piano giuridico che costituzionale.
    europezziA questo punto non rimane che una cosa da fare: lavorare tutti insieme per dare alla Sardegna la nuova Moneta complementare all’euro, che rimane pur sempre una “moneta imposta” dallo Stato Coloniale italiano e creata per servire solamente gli interessi della grande Finanza internazionale a danno dei popoli europei.
    La nostra sarà invece una moneta solida, affidabile e “REALE” perché sarà garantita dalla ricchezza prodotta con il lavoro da tutti i Sardi e perché sarà la “Moneta Sovrana del Popolo Sardo”.

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