Latte: il grande bluff

Siamo a dicembre. Acconto: 0,74 centesimi a litro. Saldo: tra 0,76 e 0,80.

La più grande bugia elettorale delle elezioni regionali sarde è sotto gli occhi di tutti.

Sono passati dieci mesi: non c’è un solo disegno di legge di riforma strutturale di un qualsivoglia settore presentato dalla Giunta Solinas, tanto meno vi è una politica agricola anche solo abbozzata che lasci sperare in un apprezzamento del prodotto.

Bisogna saperla guardare in faccia questa bugia violenta e manipolatrice e dire che è falso che il prezzo del latte può essere determinato dalla politica. Bisogna dire con chiarezza che fu una manipolazione di massa, una manipolazione tipicamente di Destra, con tolleranza dei violenti durante le elezioni per usare tutte le pulsioni funzionali alla vittoria e loro punizione ritardata per sbarazzarsi successivamente di ogni fardello morale, politico e economico. La Destra italiana ha sempre fatto così, anche in episodi tragici della storia repubblicana.

È falso che il prezzo sale o scende grazie a violenze, rapine e sversamenti. Tutto inutile.

È stato un bluff, un grande bluff, con migliaia di bluffati che hanno la responsabilità di aver creduto a ciò che non era razionalmente credibile. La destra, e in particolare la Lega, ha la responsabilità della manipolazione politica; chi si fece manipolare consapevolmente, ha la responsabilità di essersi ridotto a strumento docile in mani terribili. Quando si afferma un padrone, significa che c’è sempre stato un uomo che ha accettato di servirlo.

L’odio acceca di suo; quando poi è strumentalizzato rende ancora più ciechi. I pastori hanno bocciato il Piano dell’Offerta sull’onda delle bende sugli occhi che l’idea di alzare il prezzo del latte con la rabbia anziché con la testa aveva ben distribuito. Oggi, senza Piano, il prezzo è più esposto di prima.

I pastori dicono che gli industriali hanno fatto cartello. A me pare che sia vero, ma è difficilissimo dimostrarlo. Il primo problema, dunque, se si è usciti dal tunnel della rabbia, dell’insulto e dell’ignoranza, è avere un piano serio per fare salire il prezzo del latte, per emanciparsi dalla schiavitù dell’acconto, per governare l’offerta del Pecorino Romano. Queste cose difendono il latte, non le inutili e folkloristiche esibizioni di rabbia e di forza, sempre adottate dagli incantatori di turno.

Serve farsi pagare il latte in base alla qualità del latte. Altrove lo fanno e funziona. Non utilizzando tanto e solo gli indicatori sanitari, ma anche e soprattutto l’indice della sostanza secca, la somma di proteine e grassi (leggete questo articolo. Io lo userei come riferimento per determinare un prezzo qualitativamente motivato). Il latte più ‘caseificabile’ deve essere pagato di più.

Serve costruire il prezzo in modo da non agganciarlo, oltre che alla qualità, ad un solo prodotto, ma alla media dei prezzi dei prodotti trasformati e venduti nell’anno precedente.

Serve definire sempre il Piano dell’offerta del Pecorino romano.

Serve produrre ricchezza sostenibile e libertà. E la libertà è sempre legata al sapere e al potere, ma mai solo al potere. Serve dirsi: «Mai più bluffati».