Il Dg della Ats ricorda ai dipendenti il dovere del silenzio. Noi parliamo

Era già successo ai tempi di Moirano.
Allora un primario dell’Oncologico di Cagliari si era permesso di rilasciare un’intervista all’Unione Sarda e immediatamente un membro della triade (DG, Direttore amministrativo, Direttore sanitario) gli aveva scritto chiedendogli chiarimenti e giustificazioni in nome di una serie di norme e del regolamento interno.
Noi ne parlammo e richiamiamo oggi quell’articolo col commento delle norme di riferimento e della sentenza della Cassazione che ha stabilito che quando le critiche non configurano il reato di diffamazione, ogni sanzione è illegittima.

È successo di nuovo in questi giorni.
Il commissario dell’Ats ha scritto a tutti i suoi dirigenti una lettera che ha per oggetto un argomento che dovrebbe interessare l’Ordine dei giornalisti, l’Associazione della Stampa, il Corecom: Rapporti dipendenti Ats con organi di informazione. Ecco il testo.

Il Commissario ricorda a tutti che nei rapporti con gli organi di stampa, che grazie a Dio non vengono preclusi, è il dipendente che deve osservare una specifica disposizione del Codice di Comportamento Aziendale che impedisce di divulgare notizie d’ufficio (così si legge) e di formulare giudizi denigratori. Lo sappiano bene i giornalisti che dovessero chiamare un qualunque Dirigente per chiedere informazioni: il loro interlocutore non può dare notizie. Non notizie false, non atti riservati protetti dalla privacy, ma notizie generalmente intese.
La norma promana da Sua Altezza Imperiale Moirano, ovviamente.

Ma il Commissario scrive che è stata ripetutamente violata, ma si rivela per essere apprezzata dal “nuovo” corso.

Se è stata violata, il Commissario deve procedere a sanzionare chi l’ha violata; invece no, scrive a tutti ricordando la norma, cioè, come dire, avverte tutti che non tollera ulteriori violazioni.

Adesso sarebbe interessante capire chi e come ha violato la norma, perché il Commissario scrive che è stata frequentemente violata.

Allora sono andato a rileggermi gli organi di informazione (si fa per dire) della Sardegna e ho riguardato un bel po’ di social.

Non ho trovato alcuna divulgazione di notizie riservate.

Non ho trovato alcun giudizio diffamatorio.

Ho trovato le proteste per la progettata azienda unica cagliaritana.
Ho trovato un’intervista al primario Giovanni Monni.
Ho trovato le posizioni dell’ex assessore Luigi Arru, dipendente Ats, che difende il suo operato.

È tutto questo che ha dato fastidio fino a prospettare la violazione di un regolamento che meriterebbe di essere oggetto di un confronto tra l’Ordine dei Giornalisti, l’Associazione della Stampa e l’Ats?

Richiamare i propri dipendenti al rispetto di una norma molto equivoca mentre è in corso una pubblica discussione, non è un modo per dire che non è gradito che si discuta?

Ma, soprattutto, mentre capisco, ma non condivido, la paura dei dipendenti, non capisco per nulla il silenzio degli organi di informazione, sempre più tragicamente inutili e immemori del sangue costato il sacrosanto diritto alla libertà di informazione.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare questi tag HTML e i relativi attributi:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>