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Stadio del Cagliari: finanza pubblica e valore privato

Posted on 26 Marzo 202626 Marzo 2026 By Paolo Maninchedda 16 commenti su Stadio del Cagliari: finanza pubblica e valore privato

Nell’intervista mandata in onda dal TGR Rai Sardegna, il presidente del Cagliari Calcio, Tommaso Giulini, ha detto due cose che meritano di essere prese molto sul serio. Non tanto per quello che intendono difendere, ma per quello che involontariamente rivelano.

La prima è l’idea che, a fronte della realizzazione del nuovo stadio, si possa parlare da un lato di “canone simbolico” per l’utilizzo dell’area pubblica e, dall’altro, di cessione del diritto di superficie.
La seconda è l’ammissione esplicita che gli investitori entrati nel Cagliari Calcio sono interessati agli aspetti immobiliari piuttosto che a quelli sportivi.
Se si mettono insieme queste due affermazioni, si può scorgere un esempio di come, nel giro di pochi anni, il contesto culturale abbia legittimato la subordinazione dell’interesse pubblico a quello privato, purché questo avvenga quando governa la cosiddetta area progressista. Non siamo più nello stato di diritto, nel quale niente è sopra la legge; viviamo tempi nei quali il contenuto della legge cambia a seconda di chi governa. L’Italia è ontologicamente faziosa.
Lo dimostro.

La costruzione del nuovo impianto è prevista con un apporto di capitale pubblico complessivo di 60 milioni di euro. In questo contesto, parlare di canone simbolico per il diritto di superficie su un bene pubblico non è una formula tecnica: è una contraddizione politica. Significa, di fatto, che la collettività non solo contribuisce in modo massiccio alla realizzazione dell’opera di un privato, non solo rinuncia a una remunerazione adeguata dell’uso del proprio patrimonio e dei propri capitali, ma darebbe anche, cedendo il diritto di superficie, proprio patrimonio a garanzia dei mutui contratti dal privato. Le garanzie, nel sistema bancario (che sto studiando perché è un grande sistema di microsoprusi sulle persone singole e di grande apparenza sui grandi numeri) sono soldi, soldi veri. Il Comune, cedendo il suo diritto di superficie, porta il proprio concorso all’opera di Giulini a valori notevoli, altro che 60 milioni.
Inoltre, nella malaugurata ipotesi (molto frequente nei club calcistici) di fallimento della società, le banche eserciterebbero l’ipoteca sul diritto di superficie e lo metterebbero all’asta: chi lo comprasse, si prenderebbe tutto ciò che sta sopra il terreno pubblico.

Passiamo alla seconda dichiarazione. Giulini afferma con grande franchezza (un tempo si chiamava impudenza) che gli investitori coinvolti guardano al progetto dello stadio, non tanto allo sport. Quindi sono interessati all’uso del campo, dell’albergo, della Spa, della sala congressi ecc. ecc.
È un passaggio che chiarisce la natura dell’operazione.

Se l’interesse degli investitori è lo stadio, e lo stadio viene reso possibile da un forte intervento pubblico – contributi, infrastrutture, garanzie e concessione del diritto di superficie – allora l’operazione assume inevitabilmente il profilo di un affare immobiliare favorito dalla finanza pubblica.

Questo cambia la prospettiva con cui dovrebbe essere valutato il progetto.

Lo stadio è stato presentato per anni come una grande infrastruttura sportiva per la città, una modernizzazione necessaria per il sistema sportivo e per l’immagine di Cagliari, con la connessa foglia di fico del rinnovamento del quartiere Sant’Elia (anch’io volevo farlo, ma avevo iniziato mettendo i soldi per buttare giù i torrioni e rifare nello stesso luogo case dignitose per gli stessi abitanti. Non si sono fidati e le torri sono ancora lì, che sprofondano nella sabbia e tutti fanno finta di non accorgersene).
Dalle parole dello stesso presidente emerge un’altra funzione dello stadio: quella di aumentare il valore economico della società rendendola più appetibile sul mercato.

In altre parole, lo stadio – costruito con un contributo pubblico significativo – diventa il fattore che consente di valorizzare e probabilmente vendere il club a un prezzo più alto. Un’operazione perfettamente legittima dal punto di vista imprenditoriale, ma che pone una questione di fondo quando interviene la finanza pubblica: a chi serve davvero lo stadio? Serve alla città per dotarsi di nuove infrastrutture sportive e di servizi collettivi? Oppure serve principalmente a rendere più appetibile un asset societario e a facilitare un’operazione di mercato?

Quando risorse pubbliche così rilevanti entrano in gioco, l’interesse generale dovrebbe essere la bussola. Questo significa pretendere condizioni chiare: un ritorno economico adeguato per il patrimonio pubblico, una reale utilità urbana e sportiva dell’opera, e la certezza che l’intervento non si traduca semplicemente in una leva per aumentare il valore di una società privata.

Le parole di Giulini hanno almeno il merito della chiarezza. Prima si moriva cantando “Bella ciao”, adesso si fanno fare i soldi ai ricchi. Prediligo il mio eremo alla vostra ipocrisia sociale, perché a voi piacciono molto i soldi, il lusso e chi ha soldi. Siete i socialisti dell’invidia della ricchezza.

Cagliari, Politica, Vetrina

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Comments (16) on “Stadio del Cagliari: finanza pubblica e valore privato”

  1. Angelo ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 15:42

    Quando venne abbandonato il Sant’Elia per andare a giocare alla Unipol domus, ebbi una brutto presentimento che purtroppo si è realizzato; Ovvero che i tempi per demolizione e costruzione del nuovo stadio sarebbero stati biblici, e che il Sant’Elia sarebbe diventato il “nuovo” Ospedale Marino. Ora la città si ritrova a dover gestire non più uno, bensì due ruderi e mostri ecologici.

  2. Paolo Maninchedda ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 09:24

    Gentilissimo Melisgraz, in Italia, per esempio, a Milano, Milan e Inter hanno costituito una società, il Comune ha venduto il terreno alla società e la società costruirà lo Stadio. Punto. I 60 milioni di euro di finanza pubblica sarebbero meglio destinati a far nuove le case di Area di Sant’Elia. Il Sant’Elia è certament eun rudere, ma bastava cedere l’area al Cagliari Calcio e, in un mondo normale, sarebbe stato più che sufficiente per avviare demolizione e ricostruzione.

  3. Melisgraz ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 09:12

    Dall’articolo vengono messe in evidenza le criticità economiche che potrebbero ricadere sulla parte pubblica e quindi sui cittadini. Quello che mi sfugge però è quale alternativa viene proposta o quale opera o intervento potrebbe essere eseguito da parte pubblica.. Il Comune si ritrova uno scheletro (vecchio Sant’Elia) da abbattere, uno stadio da costruire e non credo possa permettersi di fare tutto in autonomia. In Italia non credo ci siano esempi di stadi nuovi costruiti interamente con soldi pubblici, ritengo che un investimento, e come tale rischioso, economico e finanziario per la costruzione di uno stadio moderno seppur gestito da privati possa comunque portare dei ritorni economici alla città ben oltre i 50.000 euro annuali. 20.000 persone che affluiscono allo stadio nelle partite casalinghe, la possibilità di organizzare eventi e avere uno spazio moderno al posto di uno scheletro inagibile ritengo che possano portare l’amministrazione pubblica a scendere a compromessi. Compromessi necessari anche e soprattutto se messi in alternativa al nulla assoluto.

  4. Marco Casu ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 23:38

    Massu’ , ..il nostro Alberto scherza! Vero Alberto? Hahaha le sconfitte nachi, che roba da provinciali non sapere godere delle proprie presunte irrilevanti vittorie; in fondo in fondo gli insetti mica hanno pretesa di vivere del dolore altrui ma solo di Sangue per tirare a campare.

    Oh comunque tornando a bomba , che botta di culo : soldi dal Comune piu’ soldi dalla Regione piu’ diritto di superficie tutto all’incasso con gli aumenti di CAPITALE.

    Dal Campo Largo Cagliaritano CIAO POVERY!!

  5. Stefano Locci ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 20:52

    Egregio Alberto M. (rispetto con non poco fastidio chi sceglie un nickname dietro cui nascondersi anziché firmarsi) sento di dover tornare sull’argomento referendum con ulteriori riflessioni.
    La Costituzione è salva. Dopo il blitz della ANM (appoggiata da un certo Scalfaro, non a caso quello del “non ci sto” ad essere indagato) che nel 1998 fece saltare la bicamerale sulle medesime attuali proposte si ripete l’osceno primato di un pugno di lobbisti mai eletti sul principio di rappresentanza elettiva (che vieppiu’ si dimostra assolutamente inutile). L’autocrazia giudiziaria, quella che nei fatti governa fomentando il caos (che altro significato dare altrimenti alla impunita’ concessa alle risorse boldriniane?) saldandosi con la filosofia del “tanto peggio tanto meglio” che la sinistra ha sempre professato sin dal dopoguerra ci regala il definitivo passaggio dallo Stato di diritto allo Stato derelitto.
    E non per niente la gente si fa giustizia da sé sempre più spesso.
    Evviva.
    N.B. La maggioranza schiacciante si è rivelata in tutte le regioni in cui mafie, criminalità organizzata, impunita’, parassitismo e sfruttamento la fanno da padrona. Che Gratteri abbia capito male?
    Saluti.

  6. Antonio ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 18:00

    Signor Alberto M tempo al tempo e si renderà conto chi sarà lo sconfitto poi sarà il primo a lamentarsi

  7. Mike ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 17:04

    Mr @Alberto M a seguito del suo commento “Prima la sanità, poi l’amore e l’arte, adesso lo stadio: tanti argomenti tranne il risultato del referendum. A qualcuno gli si è prosciugata la lingua! Ovvero: il sapore amaro di una sconfitta”, vista la risposta di Professor Paolo Maninchedda, caso mai avesse ignorato i contenuti reali del referendum, le ripropongo un mio commento (, presente in questo blog):
    “””Che tristezza! Se tanto mi dà tanto l’Italia è costretta a tenersi l’unificazione delle carriere tra giudici e pm attuata nel ventennio fascista (Regio decreto del 30 gennaio 1941, n°12, noto come Codice Grandi) nonostante i padri costituenti rimandassero al legislatore la riforma (separazione delle carriere) e nonostante la riforma Vassalli del 1988-1989 che, oltre a modificare il modello accusatorio, riaprì il dibattito sulla separazione delle carriere. Ora butto la palla in tribuna: non sarà che si conferma la profezia di Winston Churchill laddove diceva: “i nuovi fascisti chiameranno se stessi antifascisti”?”””
    Lei asserisce che chi ha votato SI è uno sconfitto e gli si è prosciugata la lingua. Mi dica mr Alberto, lei che si ritiene vincente, ha vinto qualche cosa e a prezzo di che cosa,? Ha capito il quesito referendario o ha votato per partito preso? Ha capito che la mancata riforma non solo incide pesantemente sul rinnovamento dell’Italia, ma dà un passaporto di immunità a una casta che non paga mai dazio per i suoi errori. Lei parla di vittoria, occhio che non sia come quella di Pirro. Io ho votato convintamente Si ma non mi sento assolutamente perdente! Per come stanno le cose adesso e purtroppo continueranno a perpretarsi cito una frase da paura “Iscuru a chie che ruede in manu a sa justizia” a ragione o a torto: Beniamino Zuncheddu le ricorda qualcosa? Continui pure a festeggiare. Ad maiora!

  8. Paolo Maninchedda ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 15:35

    Vede, egregio Alberto, la malevolenza l’ha reso cieco: https://www.sardegnaeliberta.it/ballade-ballade-bois-repubblica-giudiziaria/ Se però pensa che perdere significhi aver torto, mi conferma la sua iscrizione al peggiore dei fascismi, per di più anonimi.

  9. Antonio ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 14:29

    il bello che il presidente si indigna perchè non gli fanno il regalino

  10. Alberto M ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 14:07

    Prima la sanità, poi l’amore e l’arte, adesso lo stadio: tanti argomenti tranne il risultato del referendum. A qualcuno gli si è prosciugata la lingua! Ovvero: il sapore amaro di una sconfitta.

  11. Giuseppe+Aresu ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 12:57

    Buongiorno, da tifoso del Cagliari non concordo con l’Assessore RAS che alla domanda di un giornalista della trasmissione RAI Report, riguardo agli umori dei sardi rispetto le bonifiche da effettuare a Macchiareddu, più o meno rispondeva che la costruzione del nuovo stadio renda tutti felici e contenti, meno sensibili alle mancate bonifiche del sito inquinato.
    Mi perdonerete ma l’età avanza e di conseguenza la memoria inizia a svigorire, se non ricordo male l’azienda del signor Giulini, si era impegnata a mettere in regola le criticità, ma nel frattempo le cose sembrano mutate.
    Per quanto riguarda il canone da versare al Comune di Cagliari, nel caso non si arrivasse ad un accordo, da tifoso, sono dell’idea che il nuovo stadio possa fermarsi sulla carta dei progettisti.

  12. Mike ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 11:53

    Nihil sub sole novum! Si ripresenta il solito vizio della privatizzazione dei guadagni e della collettivizzazione delle perdite, azioni reiterate nel tempo dai sedicenti progressisti. Mi viene in mente una casa automobilistica che era un drago su questo modo di fare. Un’altro esempio abominevole è quello dove, mentre l’acquirente di un marchio pagava pronta cassa, si scelse l’opzione del pagamento (non solo) “dilaniato” nel tempo ma anche sempre e comunque pagato con i soldi della comunità. Nel caso in argomento mi torna in mente Cellino: lui lo stadio lo avrebbe pagato di tasca propria, ma venne avversato in tutte le maniere. Di contro oggi i pseudo progressisti stanno già gravando sulle tasche della comunità (60.000.000€ non sono noccioline). Cellino a suo tempo aveva un progetto facsimile quello della Juventus:; ovvero la Juventus per poter andare avanti nel progetto, verso’ nelle casse comunali 2,5 milioni. Qua’ invece, allo stato attuale, si vorrebbe versare un obolo pari a 50.000 euroooo? Maddai. Puccigatz!

  13. Pietro ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 09:50

    Bello fare impresa cosi.
    Per le spese, sgancia Comune e Regione;
    i guadagni invece finiscono in busciacca.
    E lo fanno per il nostro bene!

  14. Stefano Locci ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 09:32

    Egregio, mi torna a mente sempre il ricordo di Cellino che, gratis per le casse pubbliche, intendeva costruire il nuovo stadio. Fu spernacchiato perché ritenuto vicino al cdx e vendette la società. Oggi, acquisita la totale impunita’ grazie alla complicità degli immutati, peraltro, assetti della magistratura, la sinistra si lancia vieppiu’ in operazioni (vedasi aeroporti) scandalose secondo l’italico principio del fare i fro** con il cu** altrui (il nostro).
    Ed è solo l’inizio della fase di utilizzo dei “pieni poteri” (altro che Meloni e Salvini) dove dallo stato di diritto si passa allo stato derelitto. Prepariamo i passaporti perché l’aria diventa sempre più irrespirabile. Saluti.

  15. Lorenzo ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 08:25

    Propongo la fideiussione personale del funzionario/amministratore che concorra all’erogazione del contributo pubblico

  16. Paolo ha detto:
    26 Marzo 2026 alle 07:27

    Un’ ottima operazione dal punto di vista imprenditoriale privata, ma, c’è un MA, unico problema con l’ausilio della finanza pubblica. Sfido qualunque imprenditore non sia disposto ad investire con aiuti simili. Vero un rinnovamento per il Sant’Elia, ne ha bisogno, ma non certo con operazioni simili, dove basti pensare il valore commerciale della società potrebbe anche duplicare e lascio ai lettori cosa potrebbe succedere. Per chi non capisce, parliamo di soldi dei contribuenti…

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