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Domani, ore 18:30: speriamo nella ragione più che nell’Università

Posted on 23 Settembre 202623 Settembre 2026 By Paolo Maninchedda 7 commenti su Domani, ore 18:30: speriamo nella ragione più che nell’Università

Domani, alle 18:30, all’Hotel Regina Margherita di Cagliari, cercherò di aiutare Carlo Calenda a presentare il suo libro Difendere la libertà.
Ho accettato l’invito perché ho letto il libro e mi è piaciuto: ricco di informazioni e di interpretazioni, piacevole da leggere, intenso nella visione dell’Europa, appassionato sull’Ucraina, lucido su Putin, Xi e Trump.
Non sono un militante di Azione; sono un lettore insonne che ha letto un buon libro e che vuole aiutare l’autore a spiegarsi.

In realtà, sono anche curioso di ascoltare un protagonista della politica italiana mentre questa si frantuma in tifoserie. Non ne posso più di essere trattato come un fesso dalle propagande opposte di Sinistra e Destra italiane. Ultimo episodio quello sulla scuola e i migranti: la Meloni dice una cosa ovvia, ma lo fa a scopi elettorali. Cosa fanno il Presidente della Repubblica e il cardinale Zuppi? Chiamano alla reazione ideologica contro i ghetti. Azione e reazione, come se noi, interlocutori delle parti, fossimo tutti degli acefali beanti da nutrire con bocconi interi, da deglutire per definizione e non per ragionamento, pronti a fare i soldatini per l’una o l’altra parte. Mattarella da ministro della Pubblica istruzione aveva la stessa preoccupazione della Meloni (qui la circolare), addirittura con lo stesso scopo dichiarato “non creare ghetti”, ma se la stessa cosa la dice la parte opposta, occorre affermare il contrario. Ne ho le tasche piene.

Sono tempi duri per chi esige che a guidare sia chi sa farlo e non chi pretende di convincere gli altri della propria competenza attraverso espedienti manipolatori o mascheramenti tattici.
Ieri ho avuto la fortuna di assistere a una lezione magistrale del prorettore alla Ricerca dell’Università di Cagliari sugli esiti dell’ultima Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR). Il prorettore in questione si chiama Luciano Colombo ed è una risorsa umana e scientifica per i Sardi che i Sardi ignorano, per lo più, di possedere. Con una chiarezza di linguaggio e di dottrina che non è più così facile incontrare, ha illustrato punti di forza e di debolezza della ricerca del nostro ateneo. È emerso che il tallone d’Achille sono i dipartimenti di medicina, cioè quelli che costano di più e che tutti constatiamo essere i più inefficienti. Ebbene, due dei candidati alla carica di rettore da dove vengono?
Ovviamente da medicina!
Un altro dei cinque candidati, un altro prorettore, era anche lui da noi ieri, e non si capisce perché, visto che la sua delega è su materie diverse dalla ricerca. Era lì perché è il candidato del rettore in carica, il quale lo ha voluto esporre nei diversi dipartimenti a fini propagandistici, come se noi non fossimo in grado di distinguere una presenza necessaria da una di utilità. Non sopporto più chi presuppone negli altri un tasso di intelligenza inferiore al proprio.

Il libro di Calenda parla anche di ricerca, tecnologia, industria e lavoro, cioè di quel terreno nel quale l’Università dovrebbe prosperare. Ebbene, abbiamo di che riflettere.
Oggi il Forte Village, quel centro di potere e di denaro che a distanza di qualche chilometro dalla città di Cagliari rappresenta una delle sedi del potere vero (l’altro è la sede delle società di De Pascale), annuncia il varo di un corso di formazione per manager alberghieri.
Fatto con chi?
Voi direte, con l’Università di Cagliari, come in passato!
Ovviamente no, fatto con la Luiss.
Perché?
Per provincialismo del Forte Village, forse, e per incapacità dell’Università di Cagliari di resistere sul territorio non con i progettini di raccordo con questo o quel Comune, ma con una strategia oculata e mirata sui temi e sulle strutture strategiche. L’Università di Cagliari è vittima della sua stessa narrazione, crede alle sue stesse facili rassicurazioni.

Ci vediamo domani, per chi avesse piacere, al Regina Margherita.

 

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Comments (7) on “Domani, ore 18:30: speriamo nella ragione più che nell’Università”

  1. Raimondo/Mundicu ha detto:
    23 Settembre 2026 alle 10:42

    Caro Paolo,
    non ho molta simpatia per Calenda, oggi di Azione, lo preferivo da Ministro dello Sviluppo Economico nei governi Renzi e Gentiloni, politico con capacità tecniche, di analisi e decisionali, non mi piace il politico Calenda presuntuoso che, per far valere le sue idee/opinioni, molla un partito per farne un altro, come Renzi, frazionando e dividendo, è così che si distrugge una politica..Mia Nonna adorata mi diceva spesso che quando i suoi beni/terreni di Villacidro sarebbero finiti in mano nostra, di noi nipoti, avrebbero perso il loro valore, perché frazionati e sparpagliati, aveva ragione… così è la politica !!
    Ma l’articolo mi è piaciuto perché contiene temi del momento discutibili; per cui
    domani sera sarò all’hotel Reg. Margh. per ascoltare e capire e perché ci sei Tu, questo non è da poco perché arricchisce l’incontro; ho conosciuto altri professori, ma di livello molto più basso. Al piacere di salutarti domani

  2. Alessandro ha detto:
    23 Settembre 2026 alle 10:42

    Fermo restando un qualche dubbio su Calenda, come del resto li ho su Marattin, molti su Meloni e Tajani, restano certezze -e non sono positive- su tutti gli altri.
    Farò di tutto per essere presente anche perché percepisco che siamo ormai in molti ad avere ormai fatto indigestione di Salmonella Typhi come lei ben descrive e come minimo c’é bisogno di chiarezza e per farla vanno ascoltate le fonti.
    Vorrei esprimere la mia anche su Mattarella e Zuppi, concordo una grande delusione, che purtroppo è reiterata su vari temi. Forse hanno perso un’occasione per tacere. Invece non ho visto nei giorni scorsi nessuna posizione manifestata da nessuna parte del clero sulla foto notizia pubblicata da quel gran genio di Tosa in merito all’arresto di Adinolfi (su cui non ho riserve se ci sono le prove) con un Crocefisso in primo piano. Un messaggio per me chiarissimo (parlo da pecorella smarrita) di dileggio di tutto il cristianesimo, se la Croce non ne è il centro cosa lo è? Nessuna parola di Zuppi, di Pizzaballa, di Parolin, tanto meno di sua Santità.
    Ennesima delusione.

  3. Paolo1 ha detto:
    23 Settembre 2026 alle 09:50

    Egregio signor Carlo, qui non si parla della politica di Calenda. Il professore è stato anche molto chiaro nella sua frase: «Non sono un militante di Azione; sono un lettore insonne che ha letto un buon libro e che vuole aiutare l’autore a spiegarsi». Come ho già spiegato nel mio primo post, a prescindere da chi compia belle azioni o esprima buone idee, che sia di destra o di sinistra, non significa necessariamente che si debba essere contrari a ciò che fa o dice. Neanche nutro simpatia per Calenda, ma non potrei certo sostenere che abbia scritto un libro che fa schifo o che non debba essere pubblicizzato soltanto a causa del suo trascorso politico.

  4. Paolo Maninchedda ha detto:
    23 Settembre 2026 alle 09:25

    Perfetto Carlo, auguri per il suo nichilismo. Chi si salva se tutti i libri sono falsi?

  5. Carlo ha detto:
    23 Settembre 2026 alle 08:47

    Prof mi ha deluso.
    Carlo Calenda e’ l’ennesimo personaggio immagine della decadenza della politica italiana.
    I libri oramai li sanno scrivere tutti basta avere un ottimo staff comunicazione che ti riassuma la posizione politica che peraltro e’ solo un bluff per coprire l’unico posticino rimasto vuoto, ma inutile.

  6. Paolo1 ha detto:
    23 Settembre 2026 alle 07:37

    Ottima riflessione, professore. Mi sento parte integrante del suo pensiero quando parla della politica. L’ultimo episodio, quello sulla scuola e sui migranti, è emblematico: la Meloni dice una cosa che, in sé, può apparire ovvia, ma la inserisce inevitabilmente nella propria comunicazione politica ed elettorale. È il suo mestiere, anche se personalmente la Meloni non mi ispira fiducia. Quello che trovo singolare, però, è che quando la stessa questione viene affrontata dalla parte opposta, spesso si finisca per sostenere esattamente il contrario. Come dice lei, anche il Presidente della Repubblica e il cardinale Zuppi hanno preso le distanze da quelle dichiarazioni. Ma allora mi chiedo: cosa aveva fatto, a suo tempo, Mattarella di fronte a situazioni analoghe? (si legga il suo decreto da ministro). E la Chiesa non dovrebbe avere come compito principale quello di favorire un’integrazione dignitosa e umana, anziché entrare nel confronto politico contingente? Credo che molti cittadini siano ormai stanchi di sentirsi trattati come degli ingenui dalle propagande contrapposte di destra e sinistra. Forse sarebbe utile tornare a discutere dei problemi concreti, senza pretendere che ogni volta una parte debba necessariamente dire il contrario dell’altra. Per ultimo, faccio anche un appello alla Chiesa: sarebbe ora di parlare dei problemi concreti delle persone, senza modulare i propri interventi a seconda del governo di turno. La fede è una cosa, la politica è un’altra. Credo che la credibilità della Chiesa passi anche dalla capacità di mantenere questa distinzione, offrendo una voce libera e coerente, soprattutto verso chi ha più bisogno.

  7. Emilio Cossu ha detto:
    23 Settembre 2026 alle 07:23

    In stagione faranno il tirocinio, che si può tradurre come laureati che pagano per lavorare. GENIALE!

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