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Aeroporti della Sardegna: arriva Caronte

Posted on 27 Marzo 202627 Marzo 2026 By Paolo Maninchedda 15 commenti su Aeroporti della Sardegna: arriva Caronte

Premessa politica Quando in un’isola tutti gli aeroporti sono nelle mani di un unico gestore, non ci si trova soltanto di fronte a un monopolio – cosa già di per sé problematica – ma davanti a un soggetto che, di fatto, finisce per determinare una parte decisiva della politica dei trasporti.
In queste condizioni quel potere, più forte di quello politico e privo della sua legittimazione democratica, o riconosce e garantisce il ruolo della politica nelle scelte strategiche, oppure è del tutto legittimo che la politica gli si contrapponga per ristabilire un equilibrio di poteri. Noi cerchiamo di fare politica vera e quindi ci contrapponiamo.
La questione della gestione degli aeroporti sardi non è una questione di denaro (posto che gli aeroporti pubblici erano e pubblici restano, essendovi in gioco solo la loro gestione), è una questione di potere, cioè di chi decide per noi e per quali ragioni.
Fatta questa premessa, possiamo andare a illustrare l’accordo tra la Regione e la società F2I che, lo ricordo, non è un banale privato, è un’articolazione dalla Cassa Depositi e Prestiti, la quale deve garantire con rendimenti adeguati i capitali dei suoi investitori i quali, in questo mondo disordinato, sono le Fondazioni bancarie italiane e i fondi di investimento.

Le spie del Male La delibera della Giunta regionale lo chiama term sheet (con due e, non con la i, anche se quest’ultima vocale sarebbe la più adatta), ma per tutti è l’accordo che, con il beneplacito della presidente Todde, consegna i tre aeroporti sardi al fondo di investimento privato F2I, facendolo diventare il Caronte degli ingressi e delle uscite da e per l’Isola. Poiché Minosse, che precede Caronte, è quell’antipatico che, senza confessarla e solo all’odore dell’animuccia, arriccia la coda tante volte quanto è il numero del girone infernale dove il peccatore deve andare a scontare la pena, noi abbiamo pensato di fare con lui come Teseo con il Minotauro e abbiamo trovato anche la nostra Arianna, la sorella del Minotauro, che ci ha confermato i segreti della bestia. Mi piace far sapere che questo mondo senza regole, che si sta mangiando tutto cantando Bella Ciao (prima la cantava chi moriva per la libertà, oggi la canta chi vuole tenersi stretti i suoi privilegi), ha in seno chi ha degli scrupoli, chi racconta e divulga le carte di casa. Lo scrupolo di coscienza è il peggior nemico degli avidi.

Tempi e modi del servaggio Il piano ha un calendario preciso e umiliante per la politica sarda. Scadenza fissata: 30 settembre 2026. Nello scacchiere degli affari, la prima mossa dovrà farla Camera di Commercio di Cagliari (cioè De Pascale), che detiene il 94,4% delle azioni della Sogaer (la società che gestisce lo scalo di Elmas) con il conferimento in Ligantia (società controllata da F2I e dove ci sono anche la Fondazione Sardegna e il fondo Blackrock) di tutte le azioni che ha in Sogaer.

A seguire, la Fondazione di Sardegna, dovrà acquisire le quote che il Banco di Sardegna ha in Sogaer (sono l’1.05% ) e conferirle in Ligantia. Terminati questi passaggi, F2I, Fondazione e Blackrock dovranno costituire una nuova compagnia, una NewCo. A quel punto la Regione Sardegna acquisirà il 9.25% dalla NewCo e risulterà dunque azionista di Ligantia che diventerà così la holding che controllerà tutti gli aeroporti dell’Isola. La composizione del capitale sociale di tale holding è già stabilita: la NewCo dei privati avrà il 50,25% delle azioni, la Camera di Commercio di Cagliari il 40.5% e la Regione sarda il 9.25%.
La Regione non potrà indicare, né il presidente della holding degli aeroporti (sarà indicato dalla Camera di commercio di Cagliari, cioè da De Pascale) e neppure l’amministratore delegato che spetterà alla NewCo privata.

La holding controllerà tutte e tre le società di gestione degli aeroporti di Cagliari (Sogaer), Olbia (Geasar) e Alghero (Sogeaal). La Regione non indicherà né un presidente e neppure un amministratore delegato nelle tre società (alla Todde piace comandare con i deboli e inchinarsi ai forti. Non è politica, è sado-masochismo servile. Le è stato concesso di nominare un componente del consiglio di amministrazione nella holding e uno in ciascuna delle tre società aeroportuali di Cagliari, Olbia e Alghero (un po’ di prebende dove collocare clienti parassitari, senza responsabilità ma con gettone; nel Pd non ne mancano, in Sinistra Futura abbondano, in Verdi e Sinistri ci sono gli accademici della rendita politica).

The winner Ma è De Pascale il vero vincitore, l’uomo che ha sì perso l’appalto a Decimo (unica sconfitta cocente degli ultimi anni), ma ha intasato per i suoi affari l’ingresso all’aeroporto di Elmas, che si avvia a desertificare il commercio nella città di Cagliari, che è il principale fornitore di servizi di Terna (cosetta da niente in  Sardegna con il pasticcio energetico-ambientale che la Giunta non sa gestire), che è l’editore della Nuova Sardegna (Rovelli docet), che è il vero dominus del Cacip, che è  e il partner privilegiato di importanti figure politiche della Sardegna. Bella Ciao, Bella Ciao, Bella Ciao ciao ciao....
Per avere un’idea, la Camera di Commercio di Cagliari, che oggi esprime propri rappresentanti soltanto in Sogaer, ne guadagna uno in Sogeaal, un altro in Geasar e due nella holding. Nella società dello scalo cagliaritano, la Camera di commercio esprimerà anche il presidente del Consiglio di amministrazione, mentre l’amministratore delegato è appannaggio della NewCo. A Olbia, sia il presidente che l’amministratore delegato sono affare dei privati. Mentre ad Alghero, l’amministratore delegato è ancora in quota alla NewCo e il presidente del Cda sarà indicato, a rotazione, dalla Camera di commercio di Sassari e dalla Camera di commercio di Nuoro.

In totale i consiglieri di amministrazione saliranno a 30 (oggi sono 18): soldi, soldi per tutti gli accucciati clientes dei nuovi baroni rossi (Bella ciao, Bella ciaco, Bella ciao ciao ciao) e la Regione ne potrà indicare soltanto 4, uno in ognuna delle società (holding, Sogaer, Geasar e Sogeaal).

Abbiamo ascoltato la Todde mentre sosteneva che il term sheet (inutilemnet non allegato alla delibera, tenuto nascosto così da permettere a Mauro Pili di sbugiardare un’istituzione) garantisce un controllo pubblico sul business dei privati. La Todde è in preda alla serotonina politica da scampato pericolo. La Regione non conta nulla, è una comparsa, è sconfitta.

Spire infernali Ma torniamo a noi. Le clausole dell’accordo inseriscono un’altra condizione: la Regione, senza il consenso dei privati, non può trasferire le partecipazioni che ha nella holding. Senza l’ok di F2I e della Camera di Commercio, non si possono fare fusioni, trasformazioni, scissioni societarie. Cioè tutte quelle cose che F2I ha fatto senza il consenso della Regione.

Fusioni, il cui giudizio è ancora pendente al tribunale di Cagliari, dopo che lo stesso tribunale ha decretato la sospensiva della fusione di Sogeaal in Geasar. Ma la causa è destinata a restare senza il giudizio di merito, perché nel term sheet serotinato che piace alla Todde e che fa comodo ai privati, c’è scritto che le controversie giudiziarie in essere dovranno essere congelate. Più precisamente: “in stato di quiescenza, senza promozione o esecuzione di alcuna attività processuale, salvo quelle strettamente necessarie per richieste congiunte di rinvio (la Giunta Todde ha già chiesto tre rinvii sulla causa in questione) o sospensione”. Il diritto deve essere sospeso, e che diamine, tutti devono cantare Bella Ciao senza occuparsi d’altro.

Verrebbe da dire: ma perché tutta questa paura della sentenza, per una fusione che si diceva fosse regolare e legittima e supportata dai migliori consulenti del mondo, oltreché che spinta trasversalmente da tanti politici?

Un ulteriore divieto riguarda l’impossibilità, senza il parere favorevole della NewCo e della Camera di Commercio di Cagliari, di procedere con aumenti di capitali. Cioè se la Regione volesse accrescere la sua partecipazione nella holding non potrebbe farlo, mentre i privati e la Camera di Commercio di Cagliari se volessero ridurre il peso della Regione, attraverso un aumento di Capitale, potrebbero farlo.
Io coddo a piacere, tu solo a comando. Ops, mi è scappato l’inglese!
Ne deriva che senza un meccanismo di aumento della partecipazione pubblica, il rischio di una più marcata marginalizzazione della Regione sia concreto, quanto evidente, con tutto ciò che significa in termini di riduzione della tutela dell’interesse pubblico.

Resta il fatto che la Regione con il suo 9,25% di partecipazione nella holding non può incidere né sulle maggioranze ordinarie delle assemblee dei soci, né su quelle rafforzate. Si consola con due possibilità, per le quali gli è stato riservato il diritto di veto: nel caso di cambio della sede sociale della holding e qualora si disponesse la chiusura di uno degli aeroporti sardi per un periodo superiore ai 60 giorni. Da Regione a vigile urbano a tempo il passo è grande.

Non è previsto alcun meccanismo per garantire proporzionalità negli investimenti nei tre aeroporti, né criteri di riequilibrio tra gli stessi e il ruolo che eserciterà il costituendo comitato sullo sviluppo territoriale (3 componenti indicati dai privati e uno della Regione) sarà meramente consultivo e non a carattere deliberativo.

Vendita all’incanto In coda, quella che può definirsi una promessa ed insieme una minaccia: la NewCo è impegnata a non vendere la propria quota di partecipazione nella holding, fino al 31 dicembre 2028. Ma non c’è la golden share per la Regione. Cioè la New potrà cedere gli aeroporti sardi a chi vorrà, senza che la Regione possa aprire bocca: potrà venderli ad un bel fondo collegato a qualche stato canaglia, per esempio, oppure ad uno in cui i diritti delle donne sono fermi al Medioevo, o anche a quelli che la Todde e i suoi sodali hanno inserito nella blacklist dei guerrafondai o produttori di armi. Bella Ciao, Bella Ciao, Bella Ciao ciao ciao…

Alla Sinistra sarda piacciono i soldi e chi ce li ha, fino al punto da cedere potere istituzionale ai nuovi ricchi.

Politica, Trasporti, Vetrina

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Comments (15) on “Aeroporti della Sardegna: arriva Caronte”

  1. Alessio Grazietti ha detto:
    5 Aprile 2026 alle 18:10

    Condivido e mi complimento
    Il problema è vedere cosa farà la Corte dei Conti, che ha già peraltro espresso parere negativo sull’operazione, una volta che questa sarà completata.
    Il vero discrimine della gestione aeroportuale sta nell’interesse di chi questa viene portata avanti.
    Fino a qualche anno fa, pur con limiti e incertezze, l’obiettivo era lo sviluppo del territorio. E l’obiettivo è stato raggiunto. Si sono rifatte da zero le infrastrutture (piste, piazzali di parcheggio aeromobili, aerostazione passeggeri, aerostazione per aviazione generale, parcheggi e viabilità, collegamento con la ferrovia, ecc.) offrendo un livello di servizio migliore e in linea con i più alti standard nazionali ed internazionali.
    Si è ampliato il panel delle compagnie aeree operanti, il network delle destinazioni servite, nazionali ed internazionali. E la ricaduta sul territorio è lampante nello sviluppo turistico e nella facilità di collegamenti, rispetto alla situazione di trenta anni fa quando la Camera di commercio, attraverso Sogaer ha preso in mano le redini dello sviluppo dell’aeroporto, ottenendo finanziamenti pubblici e reinvestendo in aeroporto gli utili della gestione.
    E, aggiungo, facendo crescere una generazione di tecnici, e amministrativi, tutti sardi, che ha gestito internamente tutte le fasi di tali vicende, facendo di Sogaer una società modello in campo nazionale.
    Da qualche anno invece, al di là dei proclami, l’attivismo aziendale è notevolmente rallentato, come anestetizzato in attesa della “salvifica” operazione di fusione e cessione della governance aziendale.
    Il tasso di crescita negli ultimi 6 o 7 anni è crollato mediamente sotto il 2%, rispetto al 7 o 8 % del periodo precedente. Molto al di sotto (pur scontando la crisi dovuta al Covid, ovviamente) della media nazionale e al trend naturale di crescita del traffico aereo a qualunque livello, mondiale, europeo o locale, e a circa un quarto di quello dell’aeroporto di Olbia, che nello stesso periodo è cresciuto di oltre il 40% , e ha guadagnato notevoli quote di mercato del traffico regionale, a scapito di quelle del capoluogo.
    La preponderanza del vettore irlandese è divenuta ormai dominante, al di là del conveniente, se non del ragionevole, tanto che altri importanti vettori hanno ridotto le proprie attività sullo scalo, o hanno addirittura chiuso la propria base operativa (Volotea).
    In passato si era sempre cercato e ottenuto di compensare la dimensione di Ryanair con lo sviluppo e la ricerca di partnership con altri vettori, policy che evidentemente non è stato possibile perseguire o non è stata oggetto della necessaria attenzione.
    Dal punto di vista infrastrutturale si è arrestato lo sviluppo e anche la manutenzione dell’esistente batte la fiacca, basti pensare che il rifacimento della pista data ormai al 2009, diciassette anni fa, e che almeno il tappetino di usura andrebbe rifatto ogni 10 o 12 anni.
    La nuova torre di controllo, in lenta esecuzione, è un intervento previsto e finanziato quasi 10 anni fa, e ancora lontano dalla conclusione.
    Il piano di sviluppo aeroportuale, strumento indispensabile e obbligatorio di pianificazione, anche urbanistica, è scaduto senza che ne sia stato presentato uno nuovo, e ora si viaggia in regime di proroga del precedente, che data al 2008.
    Gli utili aziendali, sbandierati come gran risultato della gestione recente, sono probabilmente legati più alla proroga delle tariffe aeroportuali (determinate da ART, l’autorità di Regolazione dei Trasporti, in base ai costi di gestione e alle spese per manutenzione, nonché agli investimenti) dovuta al Covid, che non ad una reale ed effettiva eccellenza gestionale.
    Tanto è vero che l’ultima delibera di ART riduce di circa il 20% le stesse tariffe, per il triennio in vigore, cosa che porterà, a spanne, almeno sei milioni in meno nelle casse dí Sogaer, a partire da quest’anno.

    Che la gestione tecnica, amministrativa e commerciale, quindi, assicurata da F2i nell’ipotesi del sospirato accordo, non possa che migliorare rispetto al quadro desolante attuale, non è in discussione. Ciò che resta da verificare è nell’interesse di chi si orienterà la gestione strategica dell’aeroporto , se dei cittadini sardi e dello sviluppo del territorio, o, come più probabile (eufemismo pleonastico), dei fondi di investimento futuri azionisti e dei dividendi dovuti agli investitori di questi ultimi.
    Fondi che gestiscono già diversi aeroporti, tra cui quelli milanesi, su cui è possibile che si orienti il fideraggio per i voli in prosecuzione, a discapito dello scalo di Fiumicino, che oggi è una eccellenza a livello internazionale sotto tutto i punti di vista, e non necessariamente a vantaggio dei cittadini sardi.
    Da questa operazione scaturirà un impoverimento della capacità di influenza della Camera di Commercio di Cagliari, che vedrà sì aumentare le poltrone nei consigli di amministrazione (in genere destinate ai propri consiglieri), ma certamente ridotto ai minimi termini il proprio potere decisionale.
    Inoltre il valore della partecipazione in Ligantia potrà magari avere un equivalente dal punto di vista nominale (come risulterebbe dagli studi elucubrati dalle società di consulenza, bocciati dalla Corte dei Conti, e ormai obsoleti e da aggiornare necessariamente comunque), ma non certamente in termini di valore di mercato, come comprende anche uno studente al primo anno di economia.
    Questo ovviamente si riflette sul valore patrimoniale del capitale della Camera di Commercio, e su questo credo che l’attenzione della Corte dei Conti, già allertata e vigile, non potrà non farsi sentire.
    Della politica in tutto questo ha già detto Lei, caro professore, e non aggiungo altro, se non un auspicio di una sempre possibile resipiscienza.
    Un caro saluto
    Alessio G

  2. Paolo ha detto:
    28 Marzo 2026 alle 07:26

    Rispondo a Ziccheddu, tutti gli aeroporti sardi sono una miniera, enormi fatturati, un elevato indotto che ci gira intorno sia diretto che indiretto e ciò che attira la politica sono oltre il fatturato le risorse umane che son posti di lavoro e si traducono in voti.
    Rispondo a Marco Razzoli, quando dice “Si accusa la destra, ma si deve avere il coraggio di affermare che i disastri più grossi portano la firma dei compagni” , la penso come lei, ma il problema della destra è la poca capacità di mediazione, la poca capacità di attirare, invogliare e coinvolgere i cittadini, ne abbiamo avuto esempio ora al referendum. I giornali sardi come spesso capita cercano di non calpestare molto i piedi a una classe politica che potrebbe creare consulenze, pubblicità o dare anche spazi in testate importanti, sarebbe da matti andarci contro.

  3. Marco Razzoli ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 18:36

    Si accusa la destra, ma si deve avere il coraggio di affermare che i disastri più grossi portano la firma dei compagni o derivano dall’ignavia dei cosiddetti “progressisti”. Ma se aspetti di leggere qualcosa in merito sui due quotidiani sardi, stai fresco! Libertà di stampa per questi è soprattutto piacere nel disinformare. A proposito: dava fastidio a qualcuno Mauro Pili all’Unione Sarda? Zuncheddu lo assunse come redattore capo. E poi non lo ha difeso? Perché allora non dargli spazio su Sardegna e Libertà?

  4. Tzicheddu ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 13:10

    L’aeroporto di cagliari è una miniera d’oro e i poteri forti vogliono impossessarsene, l’accordo era tipo: io ti sostengo economicamente e mediaticamente e tu poi mi rendi la vita facile nei miei affari. La verità è che Alessandra Todde non tocca palla, deve pagare pegno ai potenti e l’aeroporto è la moneta di scambio che hanno scelto (o almeno una di quelle più importanti), e le condizioni sono imposte dai potenti… e muda!!
    Poco importa che la Regione si privi di uno strumento strategico fondamentale per una regione che vive almeno in parte di turismo, che si perda il controllo della sicurezza dello scalo più importante della Sardegna, che noi sardi dovremo pagare ancora di più i servizi aeroportuali (concessioni per attività commerciali, parcheggi, bar, ecc.) perchè i potenti vorranno arricchirsi sempre di più.
    Grazie ancora alle sarde e ai sardi che hanno votato questi fenomeni.

  5. Frank Mallocci ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 12:19

    Come per il referendum i danni saranno enormi e non potremo come sardi lamentarci. La classe politica la esprimiamo noi. Per i prossimi decenni pagheremo tanto per non decidere nulla. I partiti, tutti, assenti. Tardiva oggi la convocazione dei big sardi di Fdi per discutere di un bue ormai scappato. PD incassa gettoni di presenza e forse qualcuno andrà ai piccoli partiti. Poi vedremo i CV e le dichiarazioni di incompatibilità.

  6. Stefano ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 10:58

    https://www.movimentolibertario.com/2019/08/una-questione-di-monopolio/

  7. Antonio ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 10:54

    se lo faceva il centro destra il campo largo era in piazza giorno e notte per difendere la cosa pubblica

  8. medardo di terralba ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 09:35

    E’ una vicenda aberrante. La regione è legata mani e piedi ed è paradossale che racconti questa storiella come l’affare del secolo. La regione sta invece barattando un tesoro con le perline colorate e qualche specchietto. Non sono aprioristicamente contrario all’ingresso di soci privati nella gestione di società strategiche ma ciascuno deve avere rispetto di se stesso e il ruolo pubblico non può essere relegato a quello dell’utile idiota

  9. Stefano ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 09:23

    Egregio professore,

    ribadisco che io continuo a ritenere opportuno che l’attuale Giunta, Consiglio ed i relativi consulenti siano quanto prima alloggiati a Badu ‘e Carros.

    Per riflettere, in vigile attesa, mica per altro.

    E se dovesse occorrer loro di necessitare tachipirina, non gli negherei la facoltà di potere telefonare e richiederla all’ex-minsitro Speranza.

    Potrebbero anche approfittarne per leggere il libro che racconta le vicissitudini di Beniamino Zuncheddu.

  10. A ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 09:23

    L’unica cosa positiva di questa ennesima porcata è che non troveremo grillini a comandare holding o aeroporti, avremo corso il rischio di dover usare il gommone per raggiungere il continente.
    Deus nos bardet.

  11. Stefano Locci ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 09:08

    Egregio, il fenomeno delle svendite dei beni pubblici da parte dei cantori del Bella ciao viene da lontano, esattamente dal governo Prodi (!!) che nel 1997 vendette (tra le altre) Telecom Italia sul mercato dove erano presenti non pochi amichetti. Oggi il governo intende riacquistare la società poiché, giustamente, ritenuta asse strategico di rilevanza nazionale.
    Privatizzare beni o gestioni di cosa pubblica è un vizietto radicato in quella sinistra che una volta vedeva nello Stato il regolatore della vita dei cittadini (secondo il modello sovietico) ma che poi ha scoperto quante comode poltrone si possono occupare con minime partecipazioni nelle società. È il corrente modello politico dello ZTL o, se si preferisce, del Marchese del Grillo. Ai sudditi non resta che l’inchino. Saluti.

  12. Paolo Maninchedda ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 08:12

    Francesco, neanche io ho alcuna nostalgia della Regione gestore, ma la politica non ha solo il ruolo della costruzione delle infrastrutture, ma anche quello delle politiche della mobilità e io, fossi presidente della Regione dell’isola del Mediterraneo, tra le grandi, più distante dalla piattaforma europea, vorrei poter seriamente essere nelle condizioni di condizionare un monopolista, specie se si chiama Blackrock. Essere liberal-democratici significa che chi fa politica fa le regole e le vigila e chi fa affari, fa i soldi. Se chi fa affari è di fatto in grado di determinare le regole, come accade con i monopolisti, io sto da un’altra parte.

  13. Francesco ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 07:58

    L’unico vero privato in questa vicenda è Blackrock. E io nostalgia di una Regione con ruolo di *gestore* di aeroporti ne ho zero (Alghero qualcosa avrà pur insegnato), E sugli investimenti infrastrutturali la parola decisiva è della Regione, quindi direi che ha modo di farsi rispettare, fosse necessario.
    Tra cinque anni vedremo se questo assetto avrà fatto bene o male al trasporto aereo intorno alla Sardegna. Si accettano scommesse. Io punto su “bene”.

  14. Paolo Maninchedda ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 07:45

    Giusto, lapsus, correggo.

  15. Emilio Cossu ha detto:
    27 Marzo 2026 alle 07:43

    Non era Minosse che arricciava la coda?

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