Molti insulti, poche idee

11 agosto 2017 08:233 commentiViews: 1786

di Paolo Maninchedda

La Costituzione della Sardegna. Ogni volta che si immagina un futuro diverso, il presente reagisce.
Questo, però, dimostra quanto siano forti le idee: è bastato scrivere una Costituzione che immagini una Sardegna diversa, per scatenare una ridda di paure, di giudizi frettolosi, di ragionamenti che non reggerebbero a un minimo di verifica logica.
È la forza de Su Connottu.
Tutti si lamentano di tutto, ma appena si lavora a un cambiamento razionale, profondo, graduale, si ha tanta di quella paura che si preferisce la conservazione e l’agonia del presente al rischio della libertà.
Nessuno oggi entra nel merito della nostra Carta.
Nessuno, per esempio, dice ciò che pensa della nostra difesa dei diritti individuali.
Nessuno parla della separazione dei poteri tra il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Parlamento. Noi abbiamo scritto che vengono eletti in momenti diversi e che il Presidente non può sciogliere il Parlamento.
Siamo d’accordo? Sì, No, ogni risposta è lecita, ma si parli del merito.
Ecco, nel merito, con la Costituzione vigente, la Sardegna è condannata da 15 anni a un presidenzialismo assorbente e non facilmente limitabile. Se ne può parlare?
Si può parlare di come è possibile esercitare la libertà economica in Sardegna? Noi lo abbiamo descritto e perimetrato. Altri sanno fare di meglio? Ci dicano come e come sarebbe possibile realizzarla avendo a fondamento lo Statuto di Autonomia.
Noi abbiamo parlato di una nuova fiscalità.
Qualcuno ha un’idea diversa? Sì? Bene, la dica e dica come immagina di realizzarla a Statuto vigente, lo stesso Statuto che attualmente fa sì che il Total Tax Rate a Cagliari sia inferiore di 6 punti (60%) rispetto a quello di Sassari (66%), una delle città della Repubblica italiana con la più alta pressione fiscale. In sostanza, una piccola impresa sarda del Nord Sardegna ha lo Stato e il Comune come soci occulti per un valore del 66% del suo imponibile. Un’impresa cagliaritana, per il ‘solo’ 60%.
Ne vogliamo parlare?
Il Pd ha detto che non è un partito indipendentista e lo sapevamo. Ma sappiamo anche, perché li frequentiamo, che dentro il Pd ci sono persone curiose rispetto alle nostre posizioni, persone che pensano che l’Autonomia sia finita e che occorra andare oltre, anche se non arrivano a parlare di indipendenza. Con queste persone il dialogo continua.
Il Pd ha complessivamente anche detto, per bocca del suo segretario, che sui poteri della Sardegna bisogna discutere.
Bene: è un ottimo inizio rispetto ai tempi in cui si diceva che alla Sardegna avrebbe provveduto il celebre e mai visto ‘Governo amico’, lo stesso che ha tradito ogni patto morale sugli accantonamenti (400 milioni annui di furto di Stato), lo stesso dei ministri villeggianti ed elicotteralmente volteggianti sull’isola e fraudolentemente attivi sul versante delle servitù militari (non un palmo di spiaggia ci è stato restituito); lo stesso degli imbrogli di Stato dell’Eni a Porto Torres; lo stesso che ormai si sta preparando ad autorizzare la Sardegna a contrarre un mutuo di 300 milioni per il buco della Sanità in cambio di un sostanziale commissariamento (noi, per colpa nostra, ci indebitiamo, e loro comandano). E questo lo ricordo non al Pd di oggi che almeno accetta di aprire una seria discussione, ma a specifici parlamentari, veloci di  inutile e ingiustificata bile (generata non dai fatti, ma da quelli che un tempo si chiamavano i ‘malparlieri’) ma meno di proficua azione politica.
Resta un fatto: noi continueremo a proporre scenari sfidanti, nuovi orizzonti, possibilità di cambiamento, e discuteremo con tutti i sardi, a prescindere da ciò che hanno votato in passato, di un nuovo percorso per la Sardegna. Lo faremo presupponendo la gradualità, come abbiamo sempre detto, ma mai rinunciando all’orizzonte. Speriamo che questa discussione possa svolgersi con serietà e profondità, non col senso della battuta facile che sta distruggendo le relazioni personali e anche l’intelligenza.

La questione morale e il Movimento Pastori. Nel mezzo di questo dibattito che ci onora, alcuni esponenti del Movimento Pastori, avendo letto frettolosamente le dichiarazioni del capogruppo del Partito dei Sardi sui celebri 35 milioni promessi dal Presidente della Giunta dal cassone del camion che ha ormai sostituito l’Aula consiliare di via Roma,  mi hanno personalmente attaccato.
Uno ha associato la nostra proposta di Costituzione alla vecchia notizia dell’avviso di garanzia da me ricevuto per i fondi dei gruppi, lo stesso avviso di garanzia annullato dopo qualche settimana perché palesemente fondato su fatti inesistenti e fraintesi. Quell’immagine riproposta in Facebook dimostra come ormai la rete renda eterna l’accusa e mai la difesa e l’assoluzione (in questo caso rapidissima archiviazione). Il diritto all’oblio di cui parla Antonello Soro è davvero un diritto. Eppure in rete non esiste e basta un malintenzionato per far rivivere una notizia rivelatasi fondata sull’errore, senza far rivevere l’intera verità.
Detto questo, si vuole sollevare con me la questione morale? Sono qui, pronto.
Tuttavia, da solo, e sempre più solo, continuo a dire che in Sardegna se c’è una questione morale c’è anche una questione giudiziaria di cui nessuno parla politicamente perché tutti, ma proprio tutti, hanno paura.
Si vuole parlare dei fondi dei gruppi con me? Prontissimo.
L’occasione dell’infangamento gratuito è ghiotta, non solo per i miei avvocati (che hanno già proceduto), ma anche per cominciare a togliermi qualche sassolino dalle scarpe.
C’è stato in questa legislatura un partito trasversale del dossieraggio e dell’illazione, al quale non sono estranee persone dotate di rango istituzionale, che ha tentato di trasferire il confronto politico con noi del Partito dei Sardi sul piano giudiziario. Le bricioline di Pollicino di questa azione sono disperse sul terreno e con grande fatica si sta cercando di ricostruirle e di portarne i disseminatori in tutte le sedi opportune, dai tribunali al Consiglio Superiore della Magistratura.
Ma questo livello infame della politica e del potere è realmente quello che si vuole esercitare?
Davvero si vuole ingaglioffire in questo modo la vita politica sarda? O non sarebbe meglio elevare il livello della discussione, parlare di diritti e doveri, rigenerare il prestigio del ceto politico fondandolo sul sacrificio anziché sul privilegio?
Io sto su questa frontiera.

I soldi ai pastori. Sulla questione dei fondi ai pastori è meglio essere chiari: il Partito dei Sardi è l’unica forza politica che ha detto dove prendere i soldi e come usarli. Noi abbiamo indicato le misure del Piano di Sviluppo Rurale utili alla causa: le misure 5.1., 5.2 (totale 15 milioni) utili per ristorare le aziende danneggiate (penso per esempio alle aziende di Gonnosfanadiga, Villacidro e Arbus distrutte dagli incendi; e penso, per esempio, ai dani derivanti dalla siccità) senza incorrere negli aiuti di Stato. Per aumentare la dotazione di queste misure abbiamo suggerito di dimunuire lo stanziamento della misura 7 sulla ‘Banda larga’ dove sono allocati 46 milioni largamente candidati a non essere utilizzati pienamente; abbiamo indicato la misura 14.1.2 sul benessere dei suini, dove ci sono 50 milioni, sicuramente candidati a non essere utilizzati a pieno finché non si debella la peste suina.
Noi abbiamo detto dove sono i soldi, quali voci portare in diminuzione e quali in aumento.
Nessun’altra forza politica lo ha fatto.
Però, siccome parliamo chiaro, e chiaramente diciamo che i soldi a pioggia fanno male all’agricoltura e che il ristoro dei danni non va fatto col de minimis diversamente danneggia le imprese sane, siccome parliamo chiaro, cerchiamo i soldi nei bilanci e diciamo come e dove matterli, siamo colpevoli agli occhi dei confusi. Pazienza.
Anche quando dicemmo che i famosi 12 milioni per la crisi del prezzo del latte non si sarebbero spesi venimmo insultati, poi i fatti ci diedero ragione.
Andiamo avanti.
Tuttavia, in tutto questo, c’è un aspetto positivo: il Partito dei Sardi sta al centro dei problemi. Problemi di libertà, di potere, di giustizia e di reddito. Questo è essere un partito nazionale della Sardegna e dentro questa soddisfazione ci sta anche avere un po’ di pazienza per gli insulti (ma senza mancare di denunciare gli autori).

Per chi vuole immaginare una Sardegna diversa, il link è questo www.sacartaprosarepubblica.eu

3 Commenti

  • a proposito degli insulti: la proposta di costituzione, fra i tanti pregi, ha quello di regalare un pò di senso dell’ esistenza a qualche mezza figura politico-intellettuale che altrimenti navigherebbe nella incoscienza di sè stesso;
    quindi, vai con la contumelia gratuita, il più possibile biliosa e volgare;
    ma quale proposta… ma quale ragionamento… molto più semplice rovesciare offese e ingiurie… come diceva quello: vomito ergo sum.

  • Franco Cappai

    La Nuova Costituzione della Sardegna del PdS.

    Tutti bravi a criticare e a sghignazzare, finora nessuno però è stato capace e in grado di stilare un simile documento che tuteli realmente la nostra isola e tutti suoi abitanti, dai soprusi che negli anni continuiamo a subire ad opera del governo romanocentrico che ha voluto fortemente isolarci nella nostra insularità.
    Siamo, assolutamente capaci solo di piangerci addosso per poi andare a chiedere l’elemosina della sopravvivenza, che ci propinano regolarmente, come una sorta di caramellina per tenerci a bada, d’altronde è risaputo al popolino è sufficiente dargli il contentino che placa immediatamente, anche se solo momentaneamente, tutte le eventuali recriminazioni dei propri diritti regolarmente disattesi.
    Troppo spesso sento i miei conterranei lamentarsi della crisi che sembra essere percepita in una maniera che non condivido, ma altrettanto spesso mi chiedo, cosa facciamo realmente NOI SARDI per superarla?
    Piangerci addosso non porterà a nulla se non a continuare a vivere di assistenzialismo che è stato e sarà la nostra rovina, perché in un modo o nell’altro continuerà a renderci schiavi di un sistema, che dal dopoguerra in poi ha rovinato l’Italia.
    Il messaggio della Carta della Sardegna, del Partito dei Sardi, vuole essere una sorta di monito a un atavico torpore che mal si sposa con il nostro benessere di cittadini Sardi Europei. Perché non prendere l’esempio di piccole nazioni Europee come Malta e di tante altre, che hanno avuto il coraggio di credere e determinare il loro futuro costituendosi come Nazione?
    Ai soliti disfattisti/negazionisti facenti parte dell’Intellighenzia isolana, consiglio di essere meno ipocriti e di collaborare per il benessere di tutti i Sardi e sicuramente anche per il loro!
    Franco Cappai PdS di Borore

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