Il giallo (mica tanto) della bocciatura del Piano Mancini: le firme mancanti e le pretese una tantum

La bocciatura del Piano Mancini è un atto con tanti ‘gialli’ connessi, che è utile cominciare a raccontare col solo intento di dire con chiarezza alle autorità dello Stato che non appena accadrà un nuovo allagamento di Olbia apriranno indagini e investigazioni di non venire a suonare i campanelli delle abitazioni degli assessori della Giunta Pigliaru, ma anche della Giunta precedente.
È un obiettivo difensivo minimo, di gente normale che ha fatto il proprio dovere fino in fondo e che adesso è costretta a leggere castronerie burocratiche e cortine fumogene amministrative, tutte orientate a nascondere che il Piano Mancini è stato bocciato per ragioni politiche, punto e basta, e di queste ragioni politiche portano la responsabilità in toto il Presidente della Giunta e i suoi assessori (sebbene il mazzonico presidente abbia pensato bene di non essere presente alla delibera della Giunta).

Cominciamo, come sempre, da una prima indagine sugli autori, su chi materialmente ha sollevato rilievi e poi li ha giudicati insormontabili.

In principio sta l’avviso di rigetto e poi il parere negativo emessi dal Servizio dell’Assessorato dell’Ambiente competente per LA VIA.

Prima domandina da fare a chi di dovere: perché la relazione istruttoria finale non è sottoscritta dai responsabili dei Settori della Valutazione di impatto ambientale e della Gestione dei rifiuti? Sono Settori diretti da due ingegneri stimati da tutti, molto capaci, tutt’altro che distratti e mai iscritti da chicchessia a questa o quella parte politica. Gente seria, improvvisamente muta.

Come mai in istruttorie simili le firme dei due responsabili sono presenti e in questa no?

La relazione finale è dunque sottoscritta dalla sola Dott.ssa Angela Maria Mereu, dirigente del “Servizio Valutazioni Impatti e incidenze Ambientali” dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente pare fino al 1 gennaio 2021 e oggi in quiescenza; l’inoltro della proposta di delibera alla Giunta Regionale contenente il parere VIA negativo risulterebbe tuttavia “caricato” sulla “borsa di Giunta digitale” nel mese di settembre 2020 quando era ancora in servizio. E dunque dovrebbe essere la relazione settembrina della Mereu ad aver giudicato insoddisfacenti le risposte date dall’Ufficio del Commissario sulla certezza del riutilizzo delle terre estratte per i lavori (su cui torneremo tra un attimo, perché è l’argomento più ingegnoso concepito da chi, evidentemente, ha pochissima dimestichezza con i lavori pubblici e col rischio idrogeologico) e dovrebbe essersi pronunciata in questo modo dopo un’istruttoria, evidentemente negativa, dei responsabili di Settore. E, invece, guarda un po’ questa firma negativa dei responsabili dei settori non c’è. Perché?

Uno degli argomenti più ‘simpatici’ (nel senso di Jocker) e velenosi (nel senso del linguaggio serpentino che affermando minaccia) messi in campo dalla Giunta regionale (ma chi ha scritto realmente la delibera è evidentemente persona che non ha alcuna dimestichezza con l’amministrazione regionale e tanto meno con i lavori pubblici) è la pretesa, per esprimere parere favorevole, di avere al momento della VIA i contratti con i proprietari di cave che acclarino la “certezza” del conferimento delle terre degli scavi non riutilizzate in sito”.

Affermo con assoluta certezza che questa pretesa, espressa come fatto preclusivo all’autorizzazione e non come prescrizione, è un hapax nella storia dell’amministrazione regionale, un caso unico.
Infatti, sostenere che la certezza del riutilizzo delle terre deve essere comprovata, al momento del rilascio della VIA, con contratti, autorizzazioni e approntamenti tecnici per operare nell’immediato, e non siano invece sufficienti prescrizioni e serie dichiarazioni di intenti, è come pretendere da un’impresa che installi il suo cantiere e metta a disposizione uomini, mezzi e attrezzature prima della firma del contratto di appalto, perché altrimenti l’Amministrazione non avrebbe certezza sulla corretta esecuzione del contratto stesso.
D’altra parte, se i criteri della bocciatura del Piano Mancini fossero stati adottati in passato, la sistemazione della foce del Rio San Girolamo, per esempio, e la prosecuzione dei lavori a monte della SS 195 per la
messa in sicurezza delle urbanizzazioni circostanti, non sarebbero mai
state né autorizzate né eseguite.

Ma se si dubitasse della competenza e della prassi dimostrate in passato dagli uffici regionali su interventi simili, si potrebbe andare a verificare il comportamento dello Stato italiano, unica fonte di verità per i Carabinieri.

Andiamo a cercare casi simili e magari anche vicini.

Ecco qui gli atti della VIA (nazionale) della SS-Olbia ( https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/286/329?Testo=&RaggruppamentoID=23#form-cercaDocumentazione ).

In particolare bisogna leggere il Decreto di VIA e le successive “Verifiche di ottemperanza”. 

Risulta interessante la prescrizione n. 8  (della Commissione Tecnica nazionale VIA) riportata anche nel Decreto di VIA, riguardante il  quantitativo di terre e rocce da scavo da riutilizzare ( in quel momento, era del 70% , quindi se vi erano movimenti di materia per 7 milioni di mc, come mi pare di ricordare, si ricava che il 30%, circa 2  M di mc, erano destinati a siti di conferimento o discariche) dove si  prescrive l’obbligo (evidentemente successivo) della presentazione delle autorizzazioni relative alle cave di prestito e di conferimento. Non si chiedeva dunque il contratto con le cave come prerequisito per la concessione del Via, ma si prescriveva di presentare le autorizzazioni relative a questa attività. E dunque? Al ministero tutti giuridicamente ignorantoni? Nessuno con certificati studi di diritto costituzionale che oggi sembrano abilitare anche a pontificare di terre e cave?

Ugualmente interessante la prescrizione n. 11 del Mibact (anche essa riportata nel Decreto VIA) che rimanda a “prima del momento realizzativo” (e quindi sucessivamente all’autorizzazione VIA) l’individuazione e l’assunzione dei siti di deposito. A conferma di ciò si può leggere il provvedimento di “verifica di ottemperanza” del 2014  relativo al lotto 3 (anche esso presente nel sito dell’Ambiente) dove si attesta l’ottemperanza alla prescrizione n. 8 (di cui sopra) sulla base di quanto riportato nell’allegato parere della Commissione Tecnica che accerta, a sua volta, la presentazione da parte dell’Anas dell’elenco dei siti ritenuti idonei con le dichiarazioni dei titolari delle cave per un importo (490.000 mc) superiore al fabbisogno (270.000 mc). E dunque? Per i milioni e milioni di mc della Sassari Olbia si agisce secondo un preciso perimetro normativo e amministrativo, e per le terre delle vasche di laminazione del Piano Mancini li si manda al diavolo con pindarici voli giuridici e minacciose ricostruzioni farlocchissime?

Altro aspetto interessante è il numero complessivo di “prescrizioni” (n. 54 di cui 13 della “Commissione Tecnica VIA”, 26 del MIbact, e n. 15 della Regione Sardegna-Assessorato Difesa Ambiente) contenute nel Decreto VIA, alcune  comportanti modifiche progettuali anche importanti. Ancora interessante (in termini comparativi) è l’incipit contenuto nel parere, con prescrizioni, della Regione-Assessorato Difesa dell’Ambiente dove si recita…«Considerato che l’intervento costituisce ad oggi una delle più rilevanti priorità della pianificazione regionale in materia di viabilità… si ritiene che sul progetto si possa esprimere favorevolmente in quanto l’intervento è coerente con gli strumenti di programmazione e pianificazione vigenti sia a carattere territoriale che di settore, a livello nazionale, regionale e comunale a condizione che…» (seguono le 15 prescrizioni). Occorre precisare che la VIA, in tale occasione, era stata effettuata, in deroga, sul “progetto preliminare” (e non sul definitivo come da norma) ma quello che comunque rileva (nel caso specifico delle “terre”)  è il fatto che, tra “prescrizioni” e “verifiche di ottemperanza”, il “momento” della verifica della “certezza” è successivo a quello di emissione della valutazione di compatibilità ambientale. Quindi, anche gli Uffici regionali hanno agito e agivano come quelli nazionali. E poi, cosa è successo? Si prescinde dalle firme di chi ne capisce e si aggiungono perimetri normativi rifiutati e non praticati dallo Stato?

Per oggi ci fermiamo qui, perché poi c’è ancora tutta una storia da raccontare sulla posizione del Presidente della Giunta in qualità di responsabile dell’Ufficio del Commissario. Nei prossimi giorni dirò che cosa farà, a mio avviso, il mazzonico Presidente. Ma nessuno si stupisca se, man mano che i Carabinieri (sempre lodati) cercheranno di capire, appellandosi alla Madonna dei nodi, che cosa è realmente accaduto nel diniego solitario tinto di diritto della giungla, il mazzonissimo ne venga fuori impugnando dinanzi al Tar la delibera della sua Giunta. Sarebbe il colpo di teatro che più starebbe nel suo stile fuggitivo, leggiadramente sbarazzino, sbarazzante e imbarazzante (per gli altri) di ogni responsabilità.

One thought on “Il giallo (mica tanto) della bocciatura del Piano Mancini: le firme mancanti e le pretese una tantum

  • Renato Orrù says:

    …se piove acqua dal lato sbagliato sono mazzi per Olbia … se piovono indagini dal lato sbagliato sono mazzi per Cagliari ! Il rischio molto elevato è però che potrebbero piovere acqua e indagini contemporaneamente …

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